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L’inferno di Foča e la giustizia universale

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Mehmed Pasha Kukavica Mosque – Foča, Bosnia ed Erzegovina

Oggi è il 23 Febbraio 2016. Sono passati quindici anni dallo stesso giorno in cui, nel 2001, veniva emessa quella sentenza che forse è un po’ riuscita a far giustizia, e che sicuramente ha fatto giurisprudenza. Si tratta della sentenza di condanna emessa dal Tribunale Penale Internazionale contro gli stupratori di Foča.

Foča è una città che si trova nell’ex Jugoslavia. Non è ricordata per le sue bellezze o perché si tratta del capoluogo dell’omonima Regione. Foča è nota perché teatro dell’ennesimo scempio consumatosi nel 1992 ai danni, direi, di quella che può ritenersi l’umanità intera. Ventiquattro anni fa, in quella cittadina veniva attuato il piano di sistematico sterminio dei musulmani della Bosnia-Erzegovina e di stupro delle loro donne da parte dei “fratelli” serbi. Il piano ebbe inizio lì poiché si trattava della cittadina con il più altro numero di musulmani residenti. Undici anni dopo, poi, ebbe iniziò il processo con il quale i carnefici avrebbero dovuto essere puniti, sebbene forse punizione alcuna potrebbe raggiungere il livello di malvagità raggiunto a quel tempo e in quel luogo. In particolare, il processo si è svolto avverso miliziani e poliziotti che avevano approfittato semplicemente dello stato di caos e del potere momentaneamente ottenuto per annientare totalmente la dignità umana di ognuna delle proprie vittime.

stabilization forceNon tutti, però, furono processati: alcuni sono ancora in fuga, altri sono morti mentre tentavano di fuggire dalla Stabilisation Force (SFOR, si trattava di una forza dispiegata dalla NATO in Bosnia proprio per difendere l’Accordo di Dayton, con il quale terminò la guerra, oggi chiuso e sostituito dalla missione Althea). Lo svolgimento del processo ha avuto luogo soprattutto grazie alle testimonianze di queste donne coraggiose, durante il quale quest’ultime sono state indicate solo con un numero per proteggerle da eventuali vendette e ritorsioni. Ricordiamo, per esempio, la storia di una fra le più giovani di queste donne, ridotta ad un vero e proprio stato di schiavitù sessuale in quanto sistematicamente stuprata. La sentenza che è giunta – finalmente – nel 2001 non è stata di vitale importanza soltanto dal punto di vista giuridico, ma è stato forse anche esempio di speranza: la speranza che chi si macchia di tali atrocità non è sopra la legge e che questi verranno, prima o poi, perseguiti e non lasciati impuniti. Con questa sentenza ha trovato condanna Gojko Janković, il principale accusato di questi crimini, punito con trentaquattro anni di reclusione. Con lui anche Dragoljub Kunarac, Radomir Kovač e Zoran Vuković.

Ma soffermiamoci sulla portata che l’emanazione della sentenza ha avuto, in quanto la ritengo fondamentale. Con questa decisione, infatti, per la prima volta si è considerato lo stupro come uno fra i crimini contro l’umanità. Il termine, com’è abbastanza intuibile, definisce <<quelle azioni che riguardano violenze contro un popolo o parte di esso, o comunque come perpetrate in danno dell’intera umanità>>. Di crimini contro l’umanità si è parlato per la prima volta nel 1915: in quell’occasione Francia, Inghilterra e Russia condannarono quello che è noto come il genocidio armeno. Da qui si sviluppò una coscienza nuova – relativa ai diritti umani – secondo cui esiste un diritto che spetta a tutti gli uomini, universalmente, senza tener conto di alcuna diversità basata su razza, religione, colore della pelle etc. Sono proprio questi i crimini oggetto di giudizio della Corte Penale Internazionale che ha sede a l’Aja. Questa accusa include fra i casi perseguiti il genocidio, lo sterminio di massa, la deportazione e anche – ad oggi – lo stupro.

Non è sufficiente attribuire un senso d’universalità ai diritti umani, se questi continuano ad essere violati. Non è sufficiente – ancora – punire i fautori delle violenze e delle violazioni, a distanza di lunghissimo tempo. Al tempo stesso, chissà se un giorno queste atrocità cesseranno. Allora, forse, lo stesso tribunale non avrà più senso d’esistere.

 

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About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

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