A wreath of flowers floats in the water after Pope Francis threw it into the sea in memory of migrants who never arrived, during his visit to the island of Lampedusa, southern Italy, Monday July 8, 2013. Pope Francis has arrived on the tiny Sicilian island of Lampedusa to greet recently arrived migrants as yet another boatload came ashore carrying 162 Eritreans. Francis came to pray with survivors of the treacherous crossing from Africa and mourn those who have died trying. He flew Monday from Rome to Lampedusa's airport and was traveling by coast guard ship to the island's main port. (AP Photo/Gregorio Borgia)

L’indomabile transizione migratoria verso l’Europa

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COME DOVREBBE FUNZIONARE LA POLITICA EUROPEA?

<<[T]i chiediamo perdono, [Padre], per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi>>.

(Papa Francesco – Lampedusa, 8 Luglio 2013)

 

English version

 

bandiera_unione_europeaI fenomeni migratori non presentano situazioni da ignorare. Riguardano l’uomo e i suoi diritti. Risultano indomabili perché è complicato trovare soluzioni politiche che facciano stare meglio alcuni senza svegliare interessi altrui. L’immigrazione è uno di quei caldi argomenti che comprende molteplici portatori di interessi differenti. Le politiche sull’immigrazione devono risultare tempestive e supportate a tutto tondo per ottenere gli obiettivi prefissati: ciò comporta ulteriori sforzi e rischi di fallimento. Ma in gioco non ci sono soltanto alcuni miglioramenti incrementali sul benessere societario, ma vite umane e stabilità interna dei singoli Paesi ospitanti.

In prima analisi, mi focalizzerò sulle principali ragioni che portano ad onde migratorie nelle nostre società. È fondamentale contestualizzarsi con la storia, le differenze di significato migratorio e l’ordine di grandezza di questi movimenti. L’argomento è importante e delicato, proprio perché coinvolge sia i migranti stessi che la vita interna delle società ospitanti. Le domande quali <<Perché alcune persone sono incentivate a spostare la propria residenza permanentemente o per un lungo periodo?>> hanno spinto diversi ricercatori negli ultimi anni a sviluppare teorie per aiutare i decisori pubblici a tradurle in pratiche risposte.

Nella seconda parte dell’articolo, invece, il focus sarà incentrato sul dialogo europeo. Grava la necessità di risposte politiche dalle istituzioni competenti e alcune raccomandazioni – alla fine dell’articolo – sono proposte per alimentare il dibattito. Dibattito con traduzioni pratiche che non risulta utile solo per un progresso economico, ma anche per un fine umanitario.

 

  • PANORAMICA DEI PRINCIPALI ASPETTI MIGRATORI

La migrazione non è sempre stata un fenomeno globale. Facendo riferimento alla storia moderna della migrazione internazionale, Douglas Massey ha identificato differenti periodi nei quali essa può essere diversamente identificata (Hirschman, et al., 1999). Dal 1500 al 1800, l’Europa dominava la scena dei movimenti delle persone. Il processo di colonizzazione, con la forte bandiera del capitalismo mercantilistico, mosse le persone a conquistare nuovi territori. Questo primo fenomeno migratorio viene, quindi, definito, periodo mercantile.

Il secondo è il periodo industriale dove, dal 1800 al 1925, 48 milioni di persone hanno lasciato la industrializzata Europa per muoversi in nuove terre emergenti come l’America e l’Oceania. Questo nuovo fenomeno migratorio si interruppe durante le due Guerre Mondiali. Restrizioni migratorie furono aumentate e la maggior parte dei migranti erano puri rifugiati di guerra.

La migrazione post-industriale è la terza ondata che rappresenta il punto iniziale del nuova globalità migratoria. Fino a questo periodo, la migrazione era un fenomeno prettamente europeo. Dagli Anni ’60 del Novecento, la migrazione può invece definirsi internazionale. L’intero globo cominciò ad essere caratterizzato da diverse destinazioni migratori e molti fattori aiutarono lo spostamento da un concetto locale ad uno globale. O meglio glocale, perché si caratterizzò anche lo spostamento interno in diverse zone di un determinato territorio (es., da Sud verso Nord). Dei fattori menzionati è semplice richiamare la riduzione dei costi di comunicazione e di trasporto, la rapidità di ricezione delle informazioni, la maggiore attenzione in agende di Governo che creano ambienti più confortevoli per individui alla ricerca del miglioramento del loro benessere.

Quindi, tornado ai nostri giorni, la policy europea deve tenere in considerazione molti elementi tra i quali, in particolare, l’ordine di grandezza della attuale migrazione internazionale. Koser ha calcolato che solamente il 3% della popolazione mondale è, oggi, migrante. È un numero che fa oscillare il valore assoluto tra le 200 mila persone. In aggiunta, Koser sottolinea le motivazioni che spingono il 97% del mondo a non migrare. L’umana inerzia a non muoversi dalle proprie terre d’origine a terre sconosciute, i controlli e restrizioni governative, lo sviluppo di Paesi che offrono migliori condizioni abitative (Koser, 2007).

L’emergenza in Europa è esplosa nel 2011, quando migliaia di tunisini hanno iniziato ad arrivare all’isola di Lampedusa visto l’inizio della Primavera Araba (Park, 2015). Da questo punto in poi, l’emergenza di una soluzione condivisa a livello europeo su come attrezzarsi politicamente è tuttora sconosciuta. Quanti sono i rifugiati che potranno nuovamente chiedere asilo? Nel 2014, questo numero ha raggiunto il picco di 59.5 milioni, ma Turchia, Pakistan e Libano hanno ospitato l’86% di essi (Ambrosini, 2015). All’incirca 8 milioni di persone possono essere considerati rifugiati con il desiderio di vivere in Europa. La tabella 1 raffigura l’ordine di grandezza delle richieste di asilo in UE dal 2008 al 2014. La storia e la grandezza del fenomeno attuale risultano cruciali per poter comprendere come risolvere ed aiutare i migranti e i Paesi ospitanti.

 

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Table 1 – Source: (Di Pasquale, et al., 2015)

 

 

  • PERCHÉ MIGRARE?

Composite sono le ragioni che spingono a migrare da parte di molti ricercatori che hanno risposto a questa domanda. All’interno del perimetro di riferimento della situazione europea ci sono tre diversi concetti di migranti: richiedenti asilo, rifugiati e migranti economici. C’è una correlazione tra i primi ed i secondi, in quanto i rifugiati sono i migranti che hanno ottenuto l’asilo. Una prima teoria è quella neoclassica. Essa si focalizza sull’immigrazione creata dal delta geografico realizzatosi per difficoltà di incontro tra la domanda e l’offerta di lavoro attraverso i diversi Paesi. Il libero mercato aiuta, secondo la teoria, a creare la convergenza tra le due grandezza. L’assunzione neoclassica sull’immigrazione prevede che la decisione di spostamento è data dalla massimizzazione del reddito dell’individuo. Le moderne teorie economiche, invece, si contraddistinguono nell’osservare che non è il singolo soltanto a dettare unicamente la decisione di spostamento della sua persona. Bisogna considerare il contesto in cui essa vive. Le persone hanno interrelazioni e il reddito non può essere l’unica discriminante (non è una quantità omogenea). Non è corretto considerare solo la massimizzazione del reddito, ma anche la minimizzazione del rischio deve entrare nella funzione decisionale. Il mercato può fallire, quindi le decisioni possono essere diverse.

La Segment Labour Market Theory si focalizza, invece, sulla creazione della migrazione per la presenza del settore industriale. Essa dipende dalla domanda intrinseca di lavoro delle società industriali moderne. Le società hanno bisogno di capitale e lavoro, quindi sono ben a conoscenza della loro produttività totale dei fattori. La migrazione è data, quindi, dalla necessità delle singole società. Le tre teorie sono fondate su una base microeconomica. La World System Theory allarga l’obiettivo e si basa su un contest macroeconomico. L’espansione del capitalismo globale influenza la ricchezza dei Paesi più poveri e crea maggiore esigenza per le persone più povere di migrare. La migrazione – secondo la teoria – è un effetto macroeconomico dopo che i Paesi capitalisti con le loro economie entrano nelle funzioni decisionali delle persone dei Paesi più poveri.

Altre due teorie sottolineano la presenza di diversi fattori che possono aiutare a comprendere lo scopo migratorio. La teoria del capitale sociale propone l’importanza del capitale sociale nelle decisioni migratorie. Network e famiglie sono elementi cruciali da tenere in considerazione. La teoria della causazione cumulativa si concentra, banalmente, sulla migrazione. Migrazione causa migrazione.

La prospettiva delle teorie brevemente presentate è differente, ma ognuna di esse è valida ed importante nelle sue peculiarità. Il dialogo scientifico ha comportato la focalizzazione non solo su sottosviluppo, sovrappopolazione o incapacità governativa (Koser, 2007). Gli elementi da tenere in considerazione sono molti e necessari, per comprenderne le cause e trovarne una buona sintesi normativa. Cause quali distorsioni di mercato, inuguaglianze e conflitti (Czaika & De Haas, 2013).

 

  • UNIONE EUROPEA: L’IMPORTANZA DI UN PROVVEDIMENTO

Dopo la tragedia avvenuta a Lampedusa – il 3 Ottobre 2013 – il Governo italiano ha creato un piano con lo scopo di salvare i migranti in mare e combattere il traffico illegale degli stessi. L’operazione Mare Nostrum ha salvato più di centomila vite (Park, 2015). Queste parole possono risultare sufficienti per comprendere l’importanza delle politiche migratorie. L’Italia ha attuato il piano chiedendo aiuto all’Europa. L’Europa non ha risposto all’appello, così la popolazione italiana ha allocato più di cento milioni di euro in un anno, per cercare di coprire le emergenze. Un piano di salvataggio con un budget di 9 milioni di euro mensili. Ad operazione Mare Nostrum conclusa, nel Novembre 2014, l’Europa decise di provare a fare qualcosa per alleviare le sofferenze dei Paesi costieri. Il cosiddetto Piano Triton con, l’agenzia europea Frontex, fu avviato. Comparando le due operazioni di salvataggio, il piano europeo è molto povero in quanto alloca solo meno di 3 milioni euro mensili, sebbene molti naufraghi continuano a morire. L’UE sembra, ora, aver capito che il suo programma è fragile e sussiste la necessità di un piano più corposo. Per lo meno, un primo passo è stato compiuto: capire che i fenomeni migratori devo essere affrontati con accordi intra-nazionali e non lasciati alle singole realtà nazionali.

La comprensione di una politica intra-governativa non è stata, tuttora, sufficiente per il superamento della Convenzione di Dublino (n. 604/201). Questa normativa prevede che la richiesta di asilo può avvenire in un solo Stato. Un applicante non può fare richieste multiple. Il problema si pone nel fatto che il primo Paese ospitante è responsabile della decisione di accettazione o meno del richiedente. Se una richiesta di asilo risulta essere rigettata, non si può presentare richiesta in ulteriori Stati. Questa regola ha creato molti problemi per i Paesi che si trovano nel bel mezzo del Mar Mediterraneo. In questo contesto legale, non viene considerata la destinazione desiderata dal migrante. Come possiamo considerare l’Europa un’Unione se non riesce a risolvere dei problemi internazionali insieme? In questo periodo, la Convenzione di Dublino è temporalmente ferma e un sistema pro quota è stato delineato. È cruciale definire, a livello europeo, un chiaro impianto normativo per il futuro della Convenzione di Dublino e per il timido sistema pro quota delineato.

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(Czaika & De Haas, 2013)

Tornando all’importanza di un provvedimento europeo, è molto utile l’impostazione che Czaida e De Hass hanno delineato per comprendere le diverse sfere d’azione di una politica migratoria (2013). Quando si parla di politiche migratorie, la loro teoria sostiene che ci si riferisce agli impatti di quest’ultime nel comportamento umano, ma gli effetti sulla migrazione non sono solamente correlati alla presenza di normative sull’immigrazione. Risultano fondamentali le politiche non migratorie quali quelle sulla crescita, sulla struttura del mercato del lavoro, sull’educazione, sull’uguaglianza etc.

Creando la figura 1, Czaida e De Hass hanno generato un importante meccanismo politico da considerare. In particolare, hanno identificato tre gap come elementi da evitare per far funzionare una politica pubblica. Il gap dialettico, il gap di implementazione e il gap di efficienza. Prime determinanti dei risultati migratori sono l’inclusione dei portatori di interessi e le misure pratiche che sono state adottate. Qualunque provvedimento produce effetti, ma il decisore pubblico punta ad ottenere un effetto desiderato. Solo così esso può misurarne l’efficacia. Negli anni recenti, l’aumento di restrizioni migratorie è crescente, ma non abbiamo notato una riduzione dell’afflusso migratorio.

La capacità di implementare le limitazioni all’ingresso dipende dal potere e dall’autonomia della burocrazia statale, ma anche dal numero di immigrati coinvolti, dal grado di protezione dei cittadini, dall’indipendenza della giustizia e dalla tradizione migratoria del Paese ospitante; sono tutti elementi essenziali da tenere in alta considerazione (Massey, 1999). Quattro esterni effetti di sostituzione limitano, maggiormente, l’efficacia delle restrizioni. La struttura spaziale, in primis, che determina la migrazione in determinate aree; l’effetto categoriale di entrare legalmente o illegalmente; la decisione temporale; e l’effetto contrario di causare non solo minori ingressi, ma anche minori uscite migratorie (De Haas, 2011).

 

  • SUGGERIMENTI PER UNA POLITICA MIGRATORIA EUROPEA

Alla luce delle criticità discusse, presento alcuni suggerimenti di policy dividendoli in tre differenti, ma correlati concetti:

Salvataggio: I politici europei dovrebbero appuntare, nella loro agenda, diversi punti a riguardo delle operazioni di salvataggio. È evidente l’esigenza di rimuovere la discrasia presente tra le quote timidamente stabilite e la Convenzione di Dublino. Quest’ultima deve essere rivista al fine di una soluzione della crisi migratoria. Il sistema per quote deve avere un preciso, razionale e legale confine, definendo chiaramente le oscillazioni legislative e le procedure sanzionatorie. L’Europa, però, deve fornire aiuto economico ai propri Stati membri in proporzione alle assegnate quote di ospitalità (Ambrosini, 2015). Alcune proposte approvate in merito all’attacco delle barche dei contrabbandieri non hanno funzionato correttamente nell’ostacolare l’immigrazione illegale. La soluzione deve passare solamente attraverso un dialogo pan-europeo con i Paesi dei migranti. Le difficoltà di dialogo sono molte – viste le tensioni politiche – ma come Europa possiamo avere un canale privilegiato che vada oltre ai dialoghi tra singole Nazioni. L’Europa non può continuare a sopravvivere solo come un’unione economica, con avvenimenti sporadici di unione politica. L’Alto Rappresentante dell’UE per gli Affari Esteri, insieme alle normative europee, devono diventare una credibile parte politica a livello internazionale. Superiore alle singole realtà territoriali. Infine, è tempo di costruire i corridoi umanitari. Questi aiuterebbero l’organizzazione delle operazioni di salvataggio e faciliterebbero la concezione di aiuti che non sono sporadici, bensì regolari. Non possono essere considerate ed affrontate solo come emergenze. Risulta cruciale collezionare le richieste di asilo il più vicino possible alle aeree di crisi per poter operare con maggiore facilità con servizi aerei (Ambrosini, 2015).

Ospitalità: Non è permesso evitare di chiedere ai migranti qual è il loro Paese di destinazione. Raccogliere le richieste d’asilo più vicino possibile alle aree di crisi, e confrontarli con le quote assegnate, renderebbe il fenomeno maggiormente gestibile. Un secondo elemento di discussione politica è l’inclusione sociale. Come integrare i migranti senza creare problemi per i territori ospitanti? <<L’Europa ha storicamente abbracciato un approccio più etnico che civico al concetto di Nazione, differentemente dagli Stati Uniti, e questo è parte della ragione per cui l’immigrazione è un elemento più difficile da gestire [1]>>, scrisse Charles A. Kupchen. Koser, inoltre, ha specificato due metodi di integrazione: l’assimilazione e il multiculturalismo (Koser, 2007). Da cittadino europeo, considerando il contesto etnico consolidato, ritengo che il miglior modo per integrare i migranti sia quello dell’assimilazione degli stessi nel nostro contesto continentale. La loro partecipazione ad una nuova società non deve ribaltare la realtà dei cittadini, ma assimilarsi via via in un contesto di inclusione sociale sui valori territoriali di riferimento.

Benefici demogafici: Dalla creazione dell’UE, la politica si è concentrate primariamente sulla legittima crescità economica e sullo sviluppo sociale. La creazione di un sistema di welfare che garantisce maggiore sicurezza sta ora affrontando una situazione di disequilibrio dovuta alla riduzione della popolazione attiva. Come sostenere i bilanci pubblici con il decremento della forza lavoro? L’immigrazione può essere utile per incrementare la decrescente popolazione, ma per quanto riguarda l’invecchiamento della società? Gli impatti di essa sulle pensioni, sul welfare, sul sistema sanitario possono essere arginati dalla immigrazione, ma solamente con effetti di breve periodo perché poi i migranti si adatteranno alle esigenze riproduttive nella loro nuova cultura (Mencarini, 2015). L’invecchiamento della società non può essere risolto solamente con l’immigrazione.

L’immigrazione è una risorsa, come un rischio. È per questo che l’importanza che essa assume deve essere ben tradotta in accurate decisioni pubbliche. Per il benessere sociale.

 

 

 

BIBLIOGRAFIA :

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Koser, K., 2007. International Migration. Oxford: Oxford University Press ;

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[1] <<Europe has historically embraced more ethnic than civic approaches to nationhood, unlike the United States, and that is part of the reason immigration is proving so difficult>> .

 

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About Francesco Polo

COLLABORATORE | Coneglianese DOCG, classe 1992. La vita da Ragionier Fantozzi gli stava stretta, quindi sposta gli studi verso una laurea in Economia pura all'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, con una tregua alla Warsaw School of Economics. Studia ora il MSc in Economia e Amministrazione Pubblica sempre alla Bocconi, con un gelido periodo all'Università Presidenziale di Mosca. Si interessa di tutto ciò che può essere studiato non solo a parole, ma che contenga almeno un dato statistico.

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