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L’indipendenza veneta e i muri dell’individualismo

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

di Marco Pucciarelli

Il sistema Italia è praticamente fallito. O quantomeno compromesso. Tutto quanto funziona piuttosto male e le colpe sappiamo tutti a chi rivolgerle. Dalla cattiva politica alla gestione di certi privati delle proprie imprese, senza dimenticarsi di quel “pizzico” di inciviltà e pochezza di principi che invadono un po’ tutto il popolo italico.

Detto ciò passiamo alla notizia clamorosa, che vede la Regione Veneto sotto le luci dei riflettori. Ormai da qualche giorno, buona parte dei veneti han “deciso” infatti di abbracciare l’idea secessionista che vede la suddetta regione staccarsi dalla nostra Repubblica. Il malcontento in tutta la penisola è forte: corre dalle Alpi alla Sicilia (per citare Mameli), per cui il desiderio e la voglia di sbattere la porta in faccia all’Italia, lasciandola marcire al proprio destino, è comprensibile. Ahimè, nonostante ciò, bisogna usare un po’ più la testa e capire bene questo movimento, da chi è fomentato, chi lo desidera. L’ostilità verso questa Europa ha acuito i sentimenti indipendentisti nazionali, che ora si fanno sempre più forti: <<L’indipendenza non fa mai male. L’indipendenza e’ futuro, speranza, dignità, democrazia a qualunque livello venga coniugata. In Lombardia ho chiesto di fare la stessa cosa. L’Italia ha bisogno di più territorio>>.

Queste son le parole del Segretario della Lega Nord, Matteo Salvini. La Lega forse dimentica che, per buona parte di questi ultimi vent’anni, è stata in maggioranza con importanti incarichi di Governo, senza contare che in PiemonteLombardia e Veneto dei loro rappresentanti hanno ricoperto il ruolo di Governatore (sprecando tempo e risorse alla ricerca forsennata della Macro-Regione del Nord). Dal 1989 che la Lega esiste,  nessuno dei loro progetti è mai andato in porto (senza contare che questo partito è al limite della legalità, poiché la Repubblica è una e indivisibile). I loro rappresentanti han sempre urlato e criticato, ma in sostanza non hanno mai fatto nulla se non prendersi lo stipendio proprio dalla ribattezzata “Roma ladrona”.

Tutto questo clamore, però, non va ridimensionato esclusivamente ad una fazione politica, poiché il malcontento è abbastanza generale e i leghisti non sono gli unici simpatizzanti alla causa. Tanti, troppi volti più o meno noti perseverano nel nuovo filone indipendentista per “restare a galla”, suscitando in noi un sorriso molto triste poiché li osserviamo  ricoprire i panni dei funzionari statali, che offendono lo Stato da cui ricevono mensilmente una cospicua paga.

Personalmente, questi movimenti li trovo ridicoli ed inutili. Qui in Italia non vi è una vera storia indipendentista/secessionista, come la si può trovare ad esempio in Spagna. E il malcontento economico, nonché lo smarrimento etico della classe politica non sono delle buone scuse per procedere in questa direzione, che mira alla fantomatica restaurazione della Serenissima e perché no, ci rimettiamo un bel Doge, la bandiera di San Marco e le flotte veneziane che un tempo giunsero sino ai territori ottomani.

Tornando alla realtà, i cittadini veneti devono sapere d’appartenere con merito ad una delle Regioni più produttive del nostro Paese, ma anche ad uno dei territori (ma in dosi minori, stando all’ultimissima mappa redatta dall’Agenzia delle Entrate) travolti dall’evasione fiscale, una delle grandi piaghe italiane. Capendo questo punto, capiremo che il male italiano è intrinseco nel sangue del suo popolo.

Il nostro “peccato originale” non è apparso con l’unificazione, ma è stato partorito dalla sua gente e non sarà certo l’innalzamento di un muro a proteggere i veneti dal nemico che, in fin dei conti, vive anche nel loro giardino da un bel pezzo. Questo malcontento è la prova schiacciante di come gli aguzzini di una Nazione riescano a passare da carceriere a carcerato, fomentando la divisione ed accentuando erroneamente l’ascesa di un finto individualismo. E’ necessaria rivoluzione culturale che parta dai cuori e dalle coscienze delle persone. È troppo facile lavarsene le mani, dimenticando il sostegno e l’accrescimento ottenuti soltanto con la forza dell’unità nazionale.

E il mio intento è proprio quello di lanciare un appello a quell’unità così bistrattata e (con ipocrisia) mal considerata. Tutti gli italiani devono sentirsi accomunati dal tricolore, lottando per il vero progresso del Paese. Le guerre di cortile, che isolano e dividono dei connazionali, è un madornale errore fanatico e populistico. Basterebbe dimostrarsi più umili, senza la presunzione di superiorità nei confronti di fratelli di altre Regioni o la prevaricazione del singolo con ogni mezzo. Basterebbe, ancora, più legalità e in ogni luogo.

Mi auguro, spero, che un giorno possa scoppiare realmente questa tanto attesa rivoluzione culturale e che riesca a trovare la forza di infiammare il popolo italiano, facendoli amare quel Paese che è pur sempre il più bello del mondo. Dando nuovamente ragione a Mameli, con del parole del nostro inno:

<<Dall’Alpi a Sicilia dovunque è Legnano>>

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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