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L’indipendenza della Catalogna, nel braccio di ferro tra Barcellona e Madrid

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Mappa della Catalogna - Spagna
Mappa della Catalogna – Spagna

Mentre la Catalunya cerca di organizzare un referendum per ottenere l’indipendenza dalla Spagna per il prossimo di Ottobre, l’attenzione viene catturata dalla detenzione – a partire dallo scorso 20 Settembre – di quattordici dirigenti del Governo regionale catalano e la requisizione di nove milioni di schede elettorali. Sembra iniziare così un nuovo capitolo della storia della rivendicazione dello “Stato catalano”: una nuova pagina nella quale la distanza tra la popolazione locale e il resto della Spagna si estende ancora di più.

La Catalogna è una delle diciassette comunità che costituiscono la Spagna, benché “spagnola” non si sia mai sentita realmente. Ciò si può banalmente notare facendo già caso alla lingua parlata in loco dagli abitanti che non è il castigliano (spagnolo) bensì il catalano, che viene insegnato nelle scuole insieme allo spagnolo e il quale viene considerato una lingua straniera. Per noi italiani può risultare difficile immaginare questo scenario, spesso l’esempio che ci sovviene è quello del paragone tra i dialetti regionali con l’italiano, ma bisogna fare molta attenzione perché non è così. Il catalano è una lingua riconosciuta a tutti gli effetti quale co-ufficiale dalla stessa Carta Costituzionale spagnola insieme al galiziano e al basco. Orbene, questa della lingua è solo uno dei segnali distintivi dell’identità catalana: passeggiando semplicemente per le strade di Barcellona si può notare come su quasi ogni balcone vi sia appesa la bandiera catalana e non quella spagnola, e ciò non solo in questo periodo nel quale il tema dell’indipendenza catalana è più attuale che mai, ma questo sentimento di indipendenza ha fatto i suoi primi passi già trecento anni fa. Era l’11 Settembre del 1714 quando l’Esercito Reale conquistò Barcellona e tutta la Catalogna passò, in seguito, sotto il dominio spagnolo. È però nel 1920 che si palesano i primi segnali attraverso la creazione del primo partito indipendentista Estat Català (trad: Stato Catalano). Il suo fondatore Fransesc Macià proclamò l’instaurazione della Repubblica catalana nel 1931 a seguito delle elezioni municipali, per poi ritrattare giusto qualche mese dopo e restaurare la Generalitat de Catalunya, l’apparato di Governo catalano formato dal Parlamento, la Presidenza e Consiglio Esecutivo.

Con la Guerra civile spagnola e l’arrivo di Francisco Franco al potere, le conquiste ottenute fino ad allora dalla Catalogna furono annichilite. Nonostante la dittatura e tutto ciò che ne conseguì, come il divieto di parlare catalano, il sentimento di appartenenza rimase vivido tra il popolo. Ed è proprio alla morte di Franco e con l’instaurazione della democrazia nel 1977 che la Catalogna recupera il suo statuto e la Generalitat si trasforma nel vero organo del potere legislativo, esecutivo e giudiziario della nuova Comunitat Autònoma de Catalunya.

All’epoca, però, la rivendicazione indipendentista suscitò poca adesione da parte dei catalani, complice la nascita in quel periodo di un’organizzazione terroristica indipendentista radicale chiamata Terra Lliure. È nel 2000 che la crisi economica e – soprattutto – il rifiuto da parte del Tribunal Constitucional di una proposta di estensione dell’autonomia della Regione catalana approvata dal Parlamento catalano e da quello spagnolo, che scatta la scintilla e si attesta quindi una virata indipendentista della maggior parte dell’opinione pubblica catalana.

Artur Mas i Gavarró (1956) è un politico spagnolo. Dal 2010 al 2016 è stato il 129º Presidente della Generalitat de Catalunya
Artur Mas i Gavarró (1956) è un politico spagnolo. Dal 2010 al 2016 è stato il 129º Presidente della Generalitat de Catalunya

La Catalogna è la Regione più ricca della Spagna, contribuisce con il 18% al PIL e genera il 21% di ricevute fiscali del Paese: eppure riceve solo l’11% degli investimenti pubblici erogati da Madrid. La differenza è considerevole – 16 miliardi di euro secondo il Governo catalano – e contribuisce alla tensione tra Barcellona e la capitale – secondo la quale il deficit sarebbe di 8 miliardi.

A partire da quel rifiuto, ogni 11 Settembre in occasione della Diada – la festa nazionale catalana – le strade di Barcellona si trasformano in un gran corteo pro-indipendenza (si parla di una partecipazione che oscilla tra le cinquecentomila e quasi due milioni di persone). Con il Presidente della Generalitat Artur Mas, nel 2014 tutto si accelera: a seguito del rifiuto da parte del Tribunale, riunì una consultazione – anch’essa dichiarata illegale dalle istanze del Governo spagnolo – che ebbe luogo nonostante tutto il 9 Settembre 2014 e che formulò così le questioni: «¿Quiere usted que Cataluña se convierta en un Estado?  ¿En la afirmativa, desea usted que ese Estado sea independiente? / trad: Vuole che la Catalogna sia proclamata uno Stato?  In caso di risposta affermativa, vuole che tale Stato sia indipendente?».

I risultati di questa consultazione attestarono la vittoria del con una percentuale dell’80,2%, risultato che però va contestualizzato tenendo presente che la percentuale di partecipazione fu soltanto del 37%, poiché gli oppositori al processo di indipendenza scelsero l’astensione in quanto considerata la scelta più coerente rispetto al voto negativo, non riconoscendo a priori la legalità dello scrutinio. A seguito di questa prima consultazione, ebbe ufficialmente inizio il processo di indipendenza della Catalogna: il tema divenne ben presto la quotidianità in Spagna e Carles Puigdemont, successore di Artur Mas a capo del Governo catalano, ha indetto un referendum per il prossimo 1° di Ottobre. Combinando tale atmosfera alla condanna di Mas e due consiglieri ad un’interdizione di due anni all’esercizio di qualsiasi funzione pubblica, è facile immaginare le tensioni del momento. Madrid considera quindi illegale il referendum, aumentando così la distanza tra le due popolazioni, incentivandole indirettamente al radicalismo. Eppure secondo i sondaggi il No all’indipendenza risulta prevalere e la maggioranza dei catalani, più che a favore dell’indipendenza, milita prima di tutto per il proprio diritto di scelta.

Carles Puigdemont i Casamajó (1962) è un politico spagnolo, attuale Presidente della Generalitat de Catalunya dal 10 Gennaio 2016
Carles Puigdemont i Casamajó (1962) è un politico spagnolo, attuale Presidente della Generalitat de Catalunya dal 10 Gennaio 2016

L’attentato a Barcellona dello scorso 17 Agosto non contribuisce a calmare gli spiriti. Al contrario, assistiamo ad una deriva dubbiosa da parte dei poteri locali e a polemiche fuori luogo in un momento così delicato. Primo segno di discordiail giornale di Carles Puigdemont, realizzato nell’immediatezza dell’accaduto, viene pubblicato in catalano! Questo provoca l’ira degli spagnoli che lo considerano inadeguato vista la gravità e la moltitudine colpita da tale attacco, e che quindi si sarebbe dovuto utilizzare lo spagnolo per permettere a tutta la Nazione di essere tenuta informata. I giornali spagnoli non si lasciano scappare l’occasione di sfruttare l’atto terroristico per criticare l’indipendentismo catalano. El Mundo scrive: «Estos datos tendrían que hacer reflexionar a las autoridades catalanas sobre una política de acogida en la que han primado a veces los intereses electoralistas, vinculados al independentismo, sobre la seguridad nacional / trad: Questi dati dovrebbero far riflettere le autorità catalane sulla politica di accoglienza con la quale si ha dato priorità spesso agli interessi elettorali, vincolati all’indipendentismo, sulla sicurezza nazionale».

Il giornale conservatore ABC si spinge ancora più lontano, accusando direttamente il Governo catalano e – sicuramente – il colpevole prediletto, i musulmani: «Precisamente Cataluña es el territorio español donde hay más musulmanes y están menos controlados los yihadistas, ya que aquellas autoridades tienen otras prioridades. Incluso intentaron atraerles a su causa independentista hasta darse cuenta de que lo único que atrae a esos luchadores es la Guerra Santa / trad: Precisamente la Catalogna è il territorio spagnolo nel quale vi sono più musulmani e sono meno controllati i jihadisti, considerato che le loro autorità hanno altre priorità. Addirittura provarono a coinvolgerli alla loro causa indipendentista, fin quando non si resero conto che l’unica cosa che attrae questi militanti è la Guerra Santa». È poi il turno del Ministro dell’Interno catalano, Joaquim Forn i Chiariello, di trovarsi al centro delle critiche. In occasione di un’intervista, fa distinzione fra le vittime catalane e quelle spagnole, alludendo così all’esistenza di due nazionalità diverse. Il Ministro porgerà le sue scuse successivamente spiegando che non era intenzionato a «fare politica».

Mariano Rajoy Brey (1955) è un politico spagnolo, attuale Presidente del Governo dal 21 Dicembre 2011
Mariano Rajoy Brey (1955) è un politico spagnolo, attuale Presidente del Governo dal 21 Dicembre 2011

La manifestazione contro il terrorismo svoltasi il 26 Agosto a Barcellona, che ha riunito circa cinquecentomila anime, offre anch’essa spazi per la polemica. Filippo V di Spagna è stato accolto, infatti, con fischi e insulti dalla moltitudine delle persone presenti. Ed infine, il recupero problematico del Partit Demòcrata Europeu Català (PDeCAT, trad: Partito Democratico Europeo Catalano) il quale, per esprimere il proprio supporto ad Artur Mas, ha utilizzato lo slogan «No tinc por / trad: Non ho paura»: slogan contro il terrorismo per esprimere l’opposizione alle barbarie, strumentalizzato per obiettivi politici.

Il meccanismo instaurato è preoccupante, e il conflitto sembra aver preso una direzione dalla quale non si potrà tornare indietro. L’arresto il 20 Settembre di quattordici dirigenti indipendentisti, tutti membri della Generalitat, ne è la conferma. La denuncia del Governo di Mariano Rajoy, secondo il quale questa «deriva separatista è anticostituzionale», nonché il sequestro di nove milioni di schede elettorali provoca l’ira dei catalani e il loro Presidente accusa per primo il potere centrale di aver imposto lo «stato di emergenza» e causato la sospensione «de facto dell’autonomia della Catalogna», così descrivendo il Governo Rajoy come «totalitarista» e «violatore dei diritti fondamentali». Questi arresti hanno dato adito alla formazione di una maggiore unità tra i catalani che, al di là dell’opinione sulla questione indipendentista, denunciano una mancanza di democrazia; il sindaco di Barcellona – che si mantiene, almeno apparentemente, neutrale rispetto al referendum – parla di «scandalo democratico».

La tensione in Spagna è quindi palpabile, tra i Governi, ma anche tra i cittadini. Attraverso la sua posizione, il Governo statale mette in pericolo la democrazia e sceglie un cammino sdrucciolevole. Le manifestazioni organizzate a Barcellona, a seguito degli arresti di cui sopra, dimostrano una vera coesione tra i suoi abitanti sul desiderio di poter scegliere il proprio destino, a prescindere che sia conforme o meno alle leggi e/o alle speranze di Madrid.

La Spagna, ad oggi, appare quindi impelagata in una crisi intrinseca la cui risoluzione appare lontana: mentre agli occhi dei catalani sembra più vicina che mai.

 

 


 

LA INDEPENDENCIA DE LA CATALUÑA, EN EL BRAZO DE HIERRO ENTRE BARCELONA Y MADRID

Mapa de Cataluña - España
Mapa de la Cataluña – España

Mientras que Cataluña intenta organizar un referéndum sobre la independencia el próximo 1ero de Octubre, la detención el 20 de Septiembre de catorce dirigentes del Gobierno regional catalán, así que la requisición de nueve millones de papeletas de voto, inicia un nuevo capítulo en la historia de la reivindicación de un “Estado catalán”: una página donde el abismo entre el pueblo catalán y resto de España se alarga un poco más.

Cataluña es una Región aparte. Hace parte de los diecisiete comunidades que constituyen España, pero “española” no lo es realmente. Si os vais por ahí, aprendes algunas palabras de catalán, lengua oficial de la Región y hablada por los 3/4 de la población. Y si, no vais a España, pero bien en Cataluña, Región con su cultura propia, muy diferente a la del resto del País. Veréis por cada lugar, colgado en las ventanas y en los balcones, la bandera catalana, pero nunca la española. Ese sentimiento de independencia hizo sus primeros pasos hace más de 300 años. Es el 11 de Septiembre de 1714 que el Ejército Real tomó posesión de Barcelona y Cataluña pasó bajo el seno español. Pero hay que remontar a los años 1920 para ver aparecer los signos precursores de un movimiento independentista catalán con la creación del primer partido independentista, el Estat Català. Su fundador, Fransesc Macià, proclamarà la instauración de una República Catalana en 1931, después de elecciones municipales reportadas por su partido. Se retractaba algunos meses más tarde, pero restaurarà la Generalitat de Cataluña, el Gobierno catalán, formado del Parlamento, de la Presidencia y del Consejo Ejecutivo.

La Guerra Civil Española y la llegada de Francisco Franco al poder desecharon ese arrebato, pero a pesar de la dictadura, y de la interdicción de hablar catalán, el sentimiento de pertenencia a una nación catalana se queda presente. Es a la muerte de Franco, y a la vuelta de la democracia en 1977 que Cataluña recupera su estatuto y la Generalitat se vuelve entonces en el verdadero órgano del poder legislativo, ejecutivo y judicial de la nueva Comunidad Autónoma de Cataluña.

La reivindicación independentista suscita entonces poca adhesión de parte de los catalanes, a pesar de la creación de una organización terrorista a favor de la independencia total, Terra Lliure. Es finalmente sobre el tarde, al fin de los años 2000, que la crisis económica, la del alojamiento, pero sobre todo el rechazo de parte del Tribunal Constitucional de un texto alargando la autonomía de la Región y reconociendo la existencia de una «Nación» catalana se ponen en detonadores de un viraje independentista de la mayor parte de la opinión pública de la Región.

Artur Mas i Gavarró (1956) es un economista y ex-político español. Fue presidente de la Generalidad de Cataluña de 2010 a 2016, durante la IX y X Legislaturas
Artur Mas i Gavarró (1956) es un economista y ex-político español. Fue presidente de la Generalidad de Cataluña de 2010 a 2016, durante la IX y X Legislaturas

Porque Cataluña, Región la más rica de España, contribuyendo a 18% al PIB español y generando 21% des las recetas fiscales del País, recibe solo 11% de las inversiones públicas otorgados por Madrid. La diferencia es enorme – 16 milliards de euros según el Gobierno catalán – y cristaliza las tensiones entre Barcelona y la capital cuando esta última anunció que el déficit sería de 8 millardos, mitad menos pues. La decisión del Tribunal Constitucional, sobre un texto aprobado al origen por los Parlamentos españoles y catalanes, ve nacer un fuerte sentimiento de traición en estos últimos. El sentimiento de haber intentado todo, y de sufrir los rechazos continuos de parte de Madrid, la única solución estando de de emanciparse totalmente del Estado Español.

Desde entonces, cada 11 de Septiembre, por la ocasión de la fiesta de la Diada – fiesta nacional catalana – las calles de Barcelona se vuelven en un gran conjunto por la independencia, con por ejemplo la formación de una cadena humana de 400 km en 2013 para pedir la salida de España, y el año siguiente, entre 1,8 millones (cifras de la Generalitat) y 500.000 personas (según el Gobierno español) desfilaban en las calles barcelonesas. Ese año todo se acelera, el Presidente de la Generalitat catalana Artur Mas, llama entonces a una consultación, la forma de un referéndum siendo rechazada por Madrid. La consultación, declarada ilegal por las instancias gubernamentales españolas, tuvo lugar a pesar de todo el 9 de Noviembre de 2014 planteando esas dos preguntas : «¿Quiere usted que Cataluña se convierta en un Estado? ¿En la afirmativa, desea usted que ese Estado sea independiente?».

La independencia gana de sobra, con más de 80,2%, un resultado que necesita ser matizado porque, con únicamente 37% de participación, los oponentes al proceso han elegido abstenerse en vez de ir a votar No, no reconociendo la legalidad del escrutinio. Esa primera consultacion entrena un año despues la declaracion de lanzamiento del proceso de independencia de Cataluña. El tema se vuelve cotidiano en España, Carles Puigdemont, sucesor de Artur Mas a la cabeza del Gobierno catalán llama finalmente a un referéndum el próximo 1ero de Octubre. Conjugais eso a la condenación de Mas y de dos consejeros a dos años de interdicción de ejercer cualquier función pública por la organización del referéndum de 2014 y no se necesitaba más para exacerbar las tensiones. Madrid considera entonces el referéndum ilegal. La capital sigue en sus trece, y ensancha aún más el abismo entre las dos poblaciones y alimenta así la radicalización de las posiciones. Pero, según las encuestas, el No a la independencia está designado como el favorito de los resultados, y la mayor parte de los catalanes, más que a favor de la independencia, militan antes de todo por su derecho a poder elegir.

Carles Puigdemont Casamajón (1962) es un político y periodista español, Presidente de la Generalidad de Cataluña desde 2016
Carles Puigdemont Casamajón (1962) es un político y periodista español, Presidente de la Generalidad de Cataluña desde 2016

El atentado de Barcelona, el pasado 17 de Agosto, no viene tranquilizar los espíritus, al contrario. Asistimos entonces a unas derivas dudosas de parte de los poderes en sitio, y a polémicas malvenidas en un periodo así. Primer señal de desacuerdo, la rueda de prensa de Carles Puigdemont, realizada a la seguida de los acontecimientos, se efectúa en catalán. Provocará la ira de los españoles, que consideran que el momento es mal elegido, y que el español habría debido ser usado. Al turno de los periodistas españoles de meter las narices, haciendo entonces el amalgama entre terrorismo y independentismo. El Mundo escribe: «Estos datos tendrían que hacer reflexionar a las autoridades catalanas sobre una política de acogida en la que han primado a veces los intereses electoralistas, vinculados al independentismo, sobre la seguridad nacional».

El periódico conservador ABC, él, va aún más lejos, apuntando directamente al Gobierno catalán, y por seguro, el culpable favorito, los musulmanes: «Precisamente Cataluña es el territorio español donde hay más musulmanes y están menos controlados los yihadistas, ya que aquellas autoridades tienen otras prioridades. Incluso intentaron atraerles a su causa independentista hasta darse cuenta de que lo único que atrae a esos luchadores es la Guerra Santa». Es después al Ministro del Interior catalán, Joaquim Forn i Chiariello, de encontrarse bajo el fuego de las críticas. A la ocasión de una entrevista, diferencia las víctimas catalanas de las víctimas españolas, haciendo así alusión a la existencia de dos nacionalidades diversas. El Ministro se disculpó enseguida explicando que no quiso «Hacer política».

Mariano Rajoy Brey (1955) es un político español, Presidente del Gobierno de España desde 2011, durante las X y la XII Legislaturas
Mariano Rajoy Brey (1955) es un político español, Presidente del Gobierno de España desde 2011, durante las X y la XII Legislaturas

La manifestación contra el terrorismo del 26 de Agosto en Barcelona que reunió 500.000 personas tiene también el derecho a su polémica. Felipe V, Rey de España, ha podido medir la fianza hacia el poder español después de haber sido copiosamente abucheado por la multitud. Y, finalmente, la recuperación política casi problemática del Partit Demòcrata Europeu Català (PDeCAT), quien, para expresar su soporte a Artur Mas y a los dos consejeros perseguidos por la justicia, decide de usar el eslogan «No tinc por»: un eslogan contra el terrorismo, para expresar la oposición a la barbarie, usado tan simplemente para objetivos políticos.

El engranaje es preocupante, el conflicto parece haber tomado una dirección hacia la cual no podrá dar la vuelta. La detención el 20 de Septiembre de catorce dirigentes independentistas, todos miembros del Gobierno catalán, no nos hará mentir. La denuncia del Gobierno de Mariano Rajoy, para quien esa «deriva separatista es anticonstitucional», la puesta baja tutela de la economía local en principios de la semana, y la requisición de nueve millones de papeletas destinados al voto provocan la ira de los catalanes, su presidente en cabeza, quien acusa al poder central de haber impuesto «un estado de emergencia» y de suspender «de facto la autonomía de Cataluña». Según él, el Gobierno de Mariano Rajoy sería «totalitario» y violaría «los derechos fundamentales». Esas detenciones han visto formarse una cierta unidad de los catalanes, a favor o no de la independencia, cada uno denunciando una falta a la democracia, la alcaldía de Barcelona – quien mantiene una neutralidad con respecto al referéndum – calificando el caso de «escándalo democrático». Y también la dirección del Futbol Club Barcelona se expresa. Sin embargo muy prudente sobre esas cuestiones de independencia, ha llamado al derecho de elegir, teniendo siempre el cuidado de no sobrepasar esa tenue línea.

La tensión en España está entonces palpable, entre Gobiernos catalanes y españoles, pero también entre sus habitantes. Con su posición, el Gobierno del Estado pone la democracia en peligro, y elige de tomar un camino resbaladizo. Las manifestaciones organizadas en Barcelona siguiente a la detención de los dirigentes catalanes muestran una verdadera unidad del pueblo cuanto al deseo de poder elegir su destino, a pessar del hecho que el referendum sea compatible o menos a la ley y/o a las aspectativas de Madrid. Una escalada de acontecimientos que deja pensativo, que evoca horas oscuras de la historia española y que nos acuerda que la democracia nunca es realmente adquirida.

España se atasca en una crisis intestina cuya salida parece muy lontana, al inverso de Cataluña, que nunca ha sido tan cerca de ver su deseo de independencia concretizarse.

 

 


 

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About Luana Pennestri

REDATTRICE | Il 17 Marzo del 1992, vedendo spuntare una chioma rossa, sua madre capì subito che quella "cosina" le avrebbe dato filo da torcere. Dopo gli studi artistici, intraprende la carriera universitaria in Giurisprudenza. Con lo zaino sempre in spalla, appassionata di cinema sin dal momento in cui da piccola scoprì il "Porco Rosso", è in perenne ricerca dell'equilibrio tra euforia e tristezza. Ha vissuto per qualche mese a Madrid.

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