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L’importanza del Rock, ai tempi della Guerra Fredda

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Per questo nuovo articolo, miei cari lettori, voglio fare un bel salto all’indietro, parlando della Guerra Fredda. Ebbene, capisco che possiate pensare che questo mio argomento sia frutto della sbornia di ieri sera, ma non è così.

In questo periodo vi fu un soldato che non viene mai ricordato dalla storiografia contemporanea, per chissà quale strano motivo. Egli fu letale in certi momenti storici e, sicuramente, contribuì anche lui a far cadere quel tenebroso muro che divideva Berlino. Questo soldato era la musica e, per essere più specifici, quella occidentale: rock, blues, pop, country e tutto il resto che vi possa venire in mente.

La Guerra Fredda fu quell’evento per cui il mondo, entro un discreto lasso di tempo, fu diviso (nel vero senso della parola). Un muro demarcava la fine di un’ideologia, di un modo di operare e di una politica da un altro stile di vita, completamente differente. Questi due titani si fissarono dritti negli occhi per diversi anni, arrivando perfino alle mani in certi punti del globo. La tensione era alle stelle. Non era una guerra canonica e questi due colossi bramavano la folle idea di plasmare il mondo a propria immagine e somiglianza, impedendo al nemico di trionfare. Ed ecco che entra in gioco la nostra cara amica musica.

L’Occidente viveva infatti da tempo una profonda rivoluzione sociale al termine della Seconda Guerra Mondiale e la storia del rock riflette appieno tali mutamenti. Il tutto partì dallo Stato che, nel dopoguerra, scandiva il tempo del mondo occidentale: l’America.

Un'immagine di Elvis Presly
Elvis Presly

Nel 1954, un produttore musicale decise di lanciare il disco di un camionista di Memphis. Il suo nome era Elvis Presly e il disco Thats All Right (Mama) / Blue Moon Of Kentucky.
Ben quanrantacinque dei suoi lavori raggiunsero il milione di copie ciascuno ed Elvis divenne l’idolo delle teenagers bianche. Il nuovo genere musicale ora aveva il suo volto principale per poter dilagare in ogni dove. Ben presto avvenne un proliferare di artisti, solitamente schierati contro la guerra, che parlavano di libertà e dei mali del proprio tempo. Tra l’esplosione dei cantanti americani e della british invasion, questi decenni furono il momento più florido per il rock. Così per citarne alcuni: The Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan, Beach Boys e ancora Eric Clapton, Jimi Hendrix, Tim Buckely, Pink Floyd, Frank Zappa, Led Zeppelin, Van Morrison e i The Doors. Non basterebbe un solo articolo per citarli tutti! Questo soltanto per rendervi l’idea della portata che la musica ebbe in quei decenni.

Un fotomontaggio di Stalin, in versione Rock Star
Un fotomontaggio di Stalin, in versione “Rock Star”

Nel 1961, purtroppo, venne eretto il Muro di Berlino e da quel momento ciò che era ad Ovest, lì sarebbe restato. Il meglio della musica del tempo fu dunque bandito dalla parte sovietica, come successe alla stragrande maggioranza dei prodotti dell’Occidente.
Le aree sotto il controllo dell’URSS avevano l’illusione di poter arginare l’influenza capitalista con un muro: e in effetti, per decenni, esso adempì a dovere nel suo compito. La musica del male, quella occidentale, era severamente censurata, poiché aizzava le nuove generazioni ad abbandonare la vita ad Est della Cortina di ferro, per intraprendere un viaggio verso un mondo fatto di sogni e luci colorate, che esisteva oltre ad essa. La Grande Madre Russia non avrebbe mai permesso ai suoi figli di vivere un moderno <<ideale dell’ostrica>> (per citare il verista Giovanni Verga). Non avrebbe mai permesso ai suoi figli di cadere sotto le note del pifferaio magico occidentale, finendo col naufragare nella città dei balocchi. Non lo avrebbe mai permesso, a costo di strappare la stessa vita ai suoi figli.

Un'immagine di Jimmy Page, insieme a Robert Plant
Da sinistra verso destra: Jimmy Page, Robert Plant

La musica restava tra i più incantevoli dei peccati e, addirittura, il più difficile da contrastare. E’ possibile arginare una folla con un muro, ma certamente non è possibile mettere in gabbia la musica. Nel giro di poco tempo, attraverso l’utilizzo di radio clandestine, si poteva ogni tanto assaporare la musica degli occidentali e, probabilmente, si saranno immaginati quei ragazzi ballare liberi e felici, coi loro capelli lunghi ed i vestiti sgargianti. Molti, dopo aver assaporato quelle note, tentarono la fuga e trovando, quando andava bene, il carcere.

Era questione di priorità. Molti questi individui, dopo un primo periodo di smarrimento, iniziarono a comprendere che stavano perdendo di mano la loro vita per mandare avanti un sogno che ormai era morto. Il baluardo contro il capitalismo era finito ancor prima di iniziare e l’Occidente continuava a sollecitare i loro animi: dai caschi di banane agli assoli di Jimmy Page.

Ecco quale fu il ruolo, nella Guerra Fredda, del rock. Un ruolo spesso ignorato poiché ci dimentichiamo che se da un lato era divenuto (indubbiamente) il simbolo strumentale di alcuni strati sociali che desideravano rivendicare certi bisogni oltre di denunciare varie ingiustizie, dall’altro rappresentò uno dei più importanti prodotti dell’industria del consumo di massa, portatore dei valori occidentali nel mondo intero.

Un dualismo, forse scellerato, che non poteva essere spezzato. Come le due facce di una medaglia, impossibilitate a vivere l’una senza l’altra. La denuncia delle ingiustizie, le rivendicazioni della libertà e dell’uguaglianza, accompagnate dal consumismo ingordo del mondo capitalista.

 

(Un video sulle vicende berlinesi, con il sottofondo dell’ intramontabile Wind Of Change degli Scorpions)

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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