Camera: dibattito e approvazione della legge di stabilità

Lettera a Claudio Scajola

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di Fabiano Catania

Onorevole Claudio Scajola, anche se probabilmente tale appellativo è risultato raramente così fuori luogo come nel suo caso, non mi giudichi come irrispettoso o eccessivamente passionale, ma dopo gli ultimi, ennesimi, fatti che l’hanno coinvolta ho sentito vivamente l’esigenza di scriverle queste righe.

E così è stato arrestato addirittura per aver favorito la latitanza di un suo compagno di partito, Amedeo Matacena, condannato in via definitiva per associazione mafiosa. Deve sicuramente esserci uno sbaglio; sono certo che questo fraintendimento possa essere facilmente chiarito come quella questione della casa, si ricorda? Si, quell’immobile che le era stato comprato a sua insaputa dall’imprenditore Diego Anemone. Le sue tesi quella volta le sono valse un’assoluzione in primo grado.

Sarà solo un malinteso, forse solo l’ennesima persecuzione giudiziaria nei confronti degli onesti cittadini italiani, eppure, signor Scajola, c’è da dire che lei allora ha proprio un po’di sfortuna con i fraintendimenti; il primo risale addirittura al 1983: da sindaco di Imperia, passò oltre due mesi a San Vittore con l’accusa di tentata concussione aggravata nell’ambito di un’inchiesta sugli appalti del Casino di Sanremo. Ma era un malinteso, fu prosciolto e poté tornare a fare il sindaco. Per fortuna.

Nel 2001 lei era Ministro dell’Interno e fu chiamato a gestire il difficilissimo G8 di Genova che tutti noi ricordiamo; sicuramente i 390 esponenti delle forze dell’ordine che si resero colpevoli di un vero e proprio massacro alla scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto hanno agito a sua insaputa; dal canto suo lei per far fronte ai disordini, a cui si era aggiunta anche la morte di Carlo Giuliani, aveva ordinato “di sparare su chiunque avesse sfondato la zona rossa”e, non curante degli appelli di Amnesty International e le polemiche per le ripetute e palesi violazioni dei diritti umani nel capoluogo ligure, lei non si dimise e continuò a fare il suo “onesto”lavoro.

Pochi mesi dopo la sfortuna bussa ancora alla sua porta,un commando delle nuove Br uccide Marco Biagi, consulente del ministero del Lavoro. Seguono mesi di polemiche per la mancata protezione al professore, che più volte aveva chiesto misure di tutela perché si sentiva minacciato. Poi la sua uscita infelice mentre si trovava a Cipro in visita istituzionale: “Biagi era un rompicoglioni che voleva il rinnovo del contratto di consulenza”che la costrinse alle dimissioni. Ma lei non si abbatte mai: dopo un anno infatti eccola di nuovo in auge nel nuovo Governo Berlusconi, stavolta al Ministero delle Attività Produttive.

L’ennesimo malinteso è però dietro l’angolo: era ministro dell’Interno da qualche mese quando l’Alitalia affidò ai propri manager il compito di studiare l’istituzione di un volo quotidiano dall’aeroporto di Albenga (33 chilometri da Imperia, città natale del ministro e suo collegio elettorale) a quello di Roma Fiumicino. La nuova rotta, anche grazie al suo interessamento, entrò in funzione il 17 maggio 2002 e il nuovo collegamento venne presentato ufficialmente dall’amministratore delegato dell’Alitalia Francesco Mengozzi e dal ministro dell’Interno, lei appunto. Ma con la stessa velocità con cui era stato istituito, il collegamento diretto Albenga-Fiumicino venne soppresso dall’Alitalia in seguito  alle sue dimissioni dal Viminale. Poco dopo il suo rientro al governo, questa volta come ministro per l’attuazione del Programma (28 agosto 2003), ricomparve anche il volo ma non più tra le rotte di Alitalia, bensì con Air One, in regime di continuità territoriale con i contributi dello Stato: un milione di euro che il governo Berlusconi aveva messo a disposizione dei collegamenti aerei fra le aree più“decentrate”. Però anche il volo Air One in seguito venne cancellato nel 2007, quando si chiude la sua esperienza governativa. Sicuramente a sua insaputa.

Arriviamo quindi alla famosa questione della casa: Nel 2010, in un’inchiesta sul Gruppo Anemone, coinvolto in un’indagine che chiamava in causa i vertici della Protezione Civile (secondo la quale il gruppo avrebbe ricevuto appalti pubblici senza regolare gara di appalto), la Guardia di Finanza trova traccia di assegni circolari per circa 900.000 euro provenienti da un architetto del gruppo (Zampolini) destinati, secondo l’architetto e le testimonianze delle proprietarie, a pagare la parte in nero di un appartamento con vista sul Colosseo intestato a sua figlia. Tutti Malintesi.

Se sta pensando che non è cortese elencare gli errori (o eventuali tali) di qualcuno in una lettera forse ha ragione, ma perdoni il mio impeto giovanile: la verità è che sogno un’Italia fatta da persone oneste e che abbiano l’amore per questo Paese e non solo per i propri interessi. Sono cresciuto vedendo una politica fatta da lei e da tutti i suoi compagni di partito; una classe politica, sia a Destra che a Sinistra, che mi ha lasciato in eredità solo debiti da pagare e mi ha spogliato della voglia di sognare.

Per questo capisca la mia gioia per la notizia del suo arresto perché io e tanti miei coetanei crediamo ancora nella politica per passione e nella legalità.

Infine chiedo scusa se, riferendomi a lei, non uso il maiuscolo come invece si addice a questi casi ma le lettere maiuscole si usano solo quando si rispetta qualcuno.

 

E non è questo il caso.

 

claudio_scajola_ansa

About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

3 pensieri su “Lettera a Claudio Scajola

  1. Evidentemente continuerà a non fregargliene un accidente (anche se avrei le mie idee sul come farlo ravvedere), ma sei stato mitico!

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