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L’eccezione culturale: un dibattito francese

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“Intouchables” (“Quasi Amici”, nella versione italiana) è stato diretto dai registi Olivier Nakache ed Éric Toledano – 2011

The Artist, Intouchables o ancora La Môme sono soltanto alcuni dei film rimasti impressi nelle menti di tutto il mondo come dei successi francesi. Sono stati elaborati dei remakes americani, evento abbastanza raro da inorgoglire l’insieme dell’Esagono, mai troppo cosciente del proprio talento. Se è vero che l’intera Hollywood si precipita ogni anno sul red carpet del Festival de Cannes, tuttavia non è possibile tralasciare il dominio incontrastato delle produzioni americane nel cinema e nei programmi televisivi sparsi per il globo.

Ogni evento che possa definirsi “pomposo” vede infatti sfilare delle celebrità statunitensi, le quali sembrano brillare di una luce ben superiore a quella dei rivali. Dall’avvento del modello americano si è assistito ad una lenta ma incessante diffusione della cultura degli States e, con lei, della lingua inglese che fa ormai parte delle nostre conversazioni quotidiane. Com’è risaputo, l’incontro fra culture e la loro diffusione rappresenta comunque un’opportunità formidabile di crescita, di conoscenza, di coesione. Ma una tale diffusione non può rimanere unilaterale per sempre. Considerando il fatto che la lingua caratterizza intimamente il suo locutore, definendo ed orientando ogni giorno la sua percezione del mondo.

Non è un a caso che i propagandisti francesi del XX secolo si siano impegnati a diffondere un nuovo codice, al servizio della loro ideologia. Disfarsi della propria lingua equivale a distruggere le particolarità del popolo che la utilizza. E’ qui dentro che si conforma quell’idea che sta all’origine del principio di “eccezione culturale”, inventato ed ardentemente difeso dalla Francia, che considera la cultura come un bene particolare, da sottrarre agli accordi internazionali, politici e commerciali. La lingua e gli idiomi non possono considerarsi merce di scambio in alcun modo: non è ammesso abbandonarla alle tendenze del mercato, il più delle volte basato su vere tendenze passeggere.

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Lo spazio esagonale della Francia continentale

Concetto particolarmente applicato nel cinema transalpino, dove vengono tradotti la quasi totalità dei film per mezzo di alcuni finanziamenti ad hoc. Concetto che sta all’origine di una legge del 1996 che obbliga, di fatto, le radio francesi a diffondere in onda almeno il 40% delle canzoni nella lingua di Molière e di NTM. Chi conosce il popolo francese non rimarrà sorpreso dall’importanza che questi ultimi attribuiscono a tale principio, difeso con fervore dal Governo durante le recenti negoziazioni (tutt’ora in corso) tra l’Unione Europea e gli USA, relative all’ormai imminente accordo per il libero scambio. Si tratta infatti di difendere una cultura, un tempo dominante, che rischia oggi di vedersi spiazzata da quella dello Zio Sam. Si tratta di affermare che tutte le culture, anche le più piccole e sconosciute, meritano di essere protette nel tempo.

Parecchie voci, nel mondo economico e culturale, hanno denunciato una forma di primitivo orgoglio anti-anglossassone e, soprattutto, anti-americano. Questa critica risulta anacronistica per la Francia del terzo millennio, in quanto i suoi cittadini odierni conoscono bene il valore della libertà che devono ai giovani soldati americani, caduti sulle coste della Normandia, durante la Seconda Guerra Mondiale. Non si tratta quindi di negare il legame indistruttibile che intercorre tra la Francia e gli Stati Uniti, fin dalla loro creazione: dietro il tradizionale orgoglio francese, risaputo in tutto il mondo (per i pregi, quanto per i difetti), si cela la convinzione di poter rimanere una “potenza culturale” come la totale incredulità alla natura e al ruolo degli accordi commerciali intrapresi, che agli occhi dei transalpini rappresentano una moderna e pacifica lotta per l’influenza e per i propri interessi. E il timore percepito dai francesi si vuole estendere ad altre grandi culture del nostro Continente. Tra cui, naturalmente, l’Italia e il suo immenso patrimonio storico, baluardi per il mondo intero.

Conservo, da italo-francese, la speranza che la Francia possa rappresentare al mondo non soltanto un luogo per “fare shopping” di lusso, quanto una Nazione da scoprire per la sua ingente storia.

 

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Palais de l’Élysée, Parigi

 

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About Léonor Maridat Belotti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice di 21 anni, italo-francese. È cresciuta nei Caraibi, poi nel Sud-Ovest della Francia. Adottata da Parigi, trasporta un po' d'Italia ovunque vada. E' disperatamente appassionata di Politica. Ha vissuto per qualche mese a Montréal.

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