Young girl being bullied at School

Le diverse figure del bullismo

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bullismo_6751-630x257Dopo aver cercato di identificare cosa si intenda per bullismo (articolo precedente, clicca qui), è bene soffermarsi ad identificare quali siano le figure che ne fanno parte.

Nello studiare questo fenomeno, possiamo notare che vi sono diversi ruoli che compaiono in scena. Anzitutto troviamo le figure del bullo e della vittima. Singolare potremmo definire la figura del bullo-vittima (o vittima provocatrice), ossia di quelle persone che contemporaneamente subiscono e attuano episodi di violenza verbale e/o fisica, ma esse non sono le sole figure di questo fenomeno. Infatti la letteratura di settore ha identificato almeno sei personaggi che agiscono in una situazione di bullismo. Oltre a colui che prende l’iniziativa si possono trovare i suoi aiutanti, che si associano e si fanno trascinare, i sostenitori i quali incoraggiano il bullo e deridono la vittima, i difensori che in qualche modo cercano di intervenire positivamente e gli esterni che stanno alla larga dal contesto problematico [1].

Esistono alcuni elementi di rischio che possono rendere maggiormente probabili situazioni pericolose; alcuni sono relativi a caratteristiche socio-psico-affettive dei soggetti, mentre altri hanno a che fare con l’ambiente fisico o la dimensione relazionale. Gli ambiti che vanno presi in considerazione vanno dalla società intera fino alla singola identità degli attori coinvolti. Altro elemento rilevante è la presenza o meno di una rete di amicizie nella vita sociale della vittima. L’assenza di un gruppo di supporto rende ancora più pesante la situazione di colui che subisce. La famiglia di provenienza incide sulla formazione dei due ruoli; la letteratura di settore ci fa difatti notare che generalmente le vittime vengono da famiglie iperprotettive e invischiate, mentre è più facile che i bulli provengano da famiglie nelle quali il calore e l’affetto sembrano latitare [2].

isabileNei due “ruoli primari” possiamo delineare caratteristiche di personalità particolari. Tendenzialmente, infatti, i bulli hanno uno stile di relazione aggressivo e controllante, mentre le vittime risultano essere timide o con uno stile relazionale piuttosto passivo e dipendente.

La disabilità o la presenza di bisogni educativi speciali sono elementi che, se presenti, portano all’aumento del rischio di subire comportamenti sopraffattori. Ciò può venir causato anzitutto da una minore integrazione di questi soggetti o dalle loro particolari caratteristiche che li rendono facili bersagli [3].

Vi è la tendenza a credere che tutti i bulli siano di sesso maschile. Al contrario, nonostante si registri una prevalenza dei ragazzi nell’agire violentemente, la cronaca ci mostra esempi sempre più frequenti di bullismo “in rosa” [4]. Bisogna notare, però, che le differenze di genere portano a diversi modi di sperimentare i fenomeni di bullismo. Ad esempio, le ragazze tendono a reagire con emozioni di tristezza e paura, mentre i maschi provano generalmente rabbia. Inoltre le femmine riferiscono gli eventi agli adulti con maggiore facilità rispetto ai maschi, probabilmente perché questi ultimi temono di apparire deboli [5].

Anche pensare che le vittime si meritino ciò che gli accade – ad esempio perché assumono comportamenti provocatori o perché diversi – è un pericoloso errore di valutazione, in quanto giustificare l’agire prevaricante sia giusto conduce ad un deleterio meccanismo di disimpegno morale.

Per utilizzare una metafora teatrale, possiamo dunque notare come in scena non vi siano soltanto i due ruoli principali, ma anche un insieme di altre figure (principali o comprimarie). Ognuna di queste contribuisce con la sua azione a supportare una parte piuttosto che l’altra e delineando, in questo modo, nuove possibili trame nella loro vita e in quella dei soggetti coinvolti.

 

 

NOTE UTILI :

[1] Cfr. Smith P.K, Bulli in classe sviluppi nel Regno  pp. 2-3 ;

[2] Cfr. Ivi ;

[3] Cfr. Nabuzoka D. – Smith, Sociometric status and social behaviour of children with and without learning difficulties, in journal of child psychology and psychiatry, 1993, pp.1435-1448 cit. in Smith P.K, Bulli in classe sviluppi nel Regno…, op. cit. pp. 2-3 ;

[4] Cfr. autore, Baby- gang in rosa, ragazzine violente prese e denunciate  in Bresciaoggi del 21 Marzo 2010, p. 4 ;

[5] Cfr. Fedeli D., Il bullismo: oltre. Volume1 dai miti alla realtà: la comprensione del fenomeno, Brescia, Vannini editrice, 2007, pp.57-58 .

 

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About Francesco Tamburini

COLLABORATORE | Classe 1984, laureato in Scienze dell'Educazione presso l'Università Cattolica di Brescia. E' appassionato di storia, di tematiche formative, di bullismo, dell'uso delle tecnologie in ambito educativo e del loro influsso sulle relazioni umane. Amante sportivo, è un gran milanista. Crede che si debba sempre fare della propria vita un piccolo capolavoro, svolgendo sempre il proprio dovere al meglio.

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