shutterstock_221208910

L’altra faccia del terrorismo: cosa stanno cercando?

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

La cosa più terribile di tutte è che forse ci stiamo abituando a sentir parlare di attacchi terroristici, sequestri di persona e quant’altro. E la domanda sorge spontanea: ci si può abituare davvero a tutto questo?

Terroristi islamici in marcia a Mosul
Terroristi islamici in marcia a Mosul

La risposta è si. Col tempo, l’uomo è diventato in grado di adeguarsi ad ogni situazione, riuscendo a convivere con essa. Basti pensare alla tipica rassegnazione di coloro che erano rilegati a vivere in condizioni di schiavitù, sopportando quello stato di cose e cessando di provare ad immaginare una vita diversa per loro. Mi viene in mente un parallelismo, che potrebbe sembrare inopportuno ed inadeguato all’argomento, ma che ritengo invece riesca ad esprimere tale pensiero: i personaggi della saga di Harry Potter, noti come dissennatori, il cui compito era quello di risucchiare via dalle loro vittime ogni ricordo felice, ogni emozione, fino a strappargli l’anima. Ecco, ci sono delle situazioni come quelle che stiamo vivendo, o di cui ne abbiamo sentito parlare nell’ultimo periodo, che provocano allarmismo, paura e spesso facile indignazione e disgusto. Per poi dimenticarcene sistematicamente il giorno dopo, passando oltre. Il problema sta nel fatto che è troppo facile indignarsi o gridare al vile attentato, barricati come siamo nella nostra “roccaforte culturale ed ideologica”, considerandola superiore a tutto e che non lascia spazio a nessuna contraddizione. Mi limiterei ad aggiungere, dopo la doverosa condanna di routine (che va, tuttavia, sempre ribadita) che dovrebbe seguirne uno sforzo nella comprensione nei riguardi di una cultura che, in molti aspetti, è diversa dalla nostra. Provando a capire, dunque, le cause che hanno scatenato delle azioni così folli, tipiche degli estremismi.

Tra questi eventi, non ci si può esimere dal ricordarne uno in particolare: l’uccisione per mano dei jihādisti  di tredici ragazzi iracheni, avvenuta il 12 Gennaio a Mosul (Iraq Settentrionale) in una pubblica piazza. La loro colpa sarebbe stata quella di guardare una partita di calcio e tifare per la loro nazionale, che giocava contro la Giordania nella Coppa d’Asia, tutt’ora in corso in Australia. La notizia è stata diffusa ai media occidentali solo da qualche giorno e proviene da un gruppo di attivisti siriani che hanno lanciato una campagna nota come Raqqa is being slaughtered silently, iniziativa non violenta e che espone le atrocità commesse dall’ISIS contro la popolazione civile della città (Raqqa, infatti, è la città siriana considerata capitale del territorio controllato dall’ISIS). Si tratta di un gruppo indipendente, non legato a nessuna fazione politica o militare, che si sforza di trasmettere la realtà dei fatti, in maniera quanto più obiettiva.

Militanti islamisti sfilano a Raqqa, in Siria
Militanti islamisti sfilano a Raqqa, in Siria

A questo punto, però, una domanda credo sorga spontanea: perché? Com’è possibile che per un motivo tanto futile si arrivi ad un gesto che non può che essere definito “folle”? Immediatamente dopo arriva l’indignazione, la condanna da parte di tutti, indistintamente. Giusta e sacrosanta, ma vogliamo almeno tentare di andare al di là della tragicità dell’evento. Per provare a razionalizzare non tanto il terribile episodio in sé – che difatti non arreca alcun barlume di ragionevolezza – quanto la logica che sta dietro a tutto questo. La stessa che anima il terrorismo, le sue milizie e che ha dato vita a questa ennesima vigliaccata. Solo così si potrà riuscire a non impazzire davanti a questi attacchi sistematici.

Non è cosa facile, poi, provare a dare una giusta definizione del fenomeno: il terrorismo è “una forma di lotta politica che consiste in una successione di azioni criminali violente come attentati, stragi, sequestri, ai danni dei Governi e delle istituzioni pubbliche, etniche o religiose”. I terroristi agiscono per fini di predominio e, nel nostro caso, il predominio religioso. La Guerra Santa è divenuta un’espressione molto comune, perché atta a convertire i non musulmani ed a sottometterli al loro Dio: è questa la jihād offensiva, così come interpretata dai fondamentalisti islamici, i qualli hanno così palesemente ignorato quella forma di jihād ammessa invece dal Corano, che è in realtà la jihād difensiva. La lotta dell’ISIS è, quindi, una lotta contro il predominio economico e culturale di un Occidente ritenuto aggressivo e globalizzante; è questo il sentimento che sta alla base delle stragi a cui assistiamo.

È stato riportato da più fonti che la motivazione dell’uccisione risiederebbe nella violazione della sharia, ovvero la legge coranica. In verità, quest’ultima non vieta lo sport né tantomeno si riferisce al calcio: al contrario, raccomanda l’attività fisica in tutte le sue forme. Sono riportate soltanto alcune restrizioni riguardanti l’abbigliamento e alcune parti del corpo che non possono restare scoperte. Il motivo reale, dunque, non è religioso ma politico: il calcio è ritenuto uno sport occidentale e chi lo segue contribuisce a diffondere un’idea che proviene dall’Occidente, da recidere alla radice.

Si dice che per sconfiggere il nemico bisogna conoscerlo, ma è qui che sorge un altro problema: non riusciamo a comprendere realmente lo Stato Islamico. I jihādisti abusano della religione, come strumento per formare un nuovo Stato popolato solo dai giusti, dai puri. Il loro diventa un progetto politico a lungo termine, con l’intento di creare una nuova forma di totalitarismo e in cui la religione diviene lo strumento principale. Per noi occidentali, dove esiste la democrazia e dove l’idea che nessuno è veramente depositario di una verità assoluta è ormai assodata, proprio questa idea diventa il meccanismo che genera il caos. Perché agli occhi musulmano (fondamentalista) esiste soltanto un’unica verità, un unico Dio, un unico popolo.

È un mondo che non comprendiamo perché continuiamo a perseverare nell’errore di volerlo incasellare in quelle che sono le nostre idee e la nostra cultura. Dovremmo sforzarci, invece, di uscire dai nostri schemi e dalle facili semplificazioni. O continueremo sempre a lasciarci sfuggire il reale significato, ma soprattutto la reale portata di questa Guerra Santa, che ha già modificato la cartina geografica, cancellando il confine tra due Stati.

 

Devastazione a Raqqa, diventata la capitale del territorio controllato dall'ISIS
Devastazione a Raqqa, diventata la capitale del territorio controllato dall’ISIS

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Chiara Vilardo

COLLABORATRICE | Classe 1990, originaria di Sommatino (CL), studia Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Catania. Le piace leggere, soprattutto quando si tratta dei romanzi di Ken Follett. Adora la musica che appartiene al cantautorato italiano e negli ultimi tempi si sta avvicinando con interesse al mondo del cinema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *