Barcode-Evolution-1-web

La vita nell’era del consumismo sfrenato: reale benessere per la collettività o motivo di infelicità generalizzata?

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

<<Il capitalismo moderno è la combinazione di questi due elementi: l’invenzione di bisogni e l’infantilizzazione della società adulta>>.

133869.jpg.orig
Federico Rampini (1956) è un giornalista e scrittore italiano

Si tratta di una citazione ricavata dal libro Occidente estremo. Il nostro futuro tra l’ascesa dell’impero cinese e il declino della potenza americana, saggio del giornalista e scrittore italiano Federico Rampini, attualmente inviato a New York per La Repubblica. Precedentemente, l’autore lavorò a Pechino e il suo trasferimento dalla Cina agli Stati Uniti gli offrì l’opportunità di maturare una visione più profonda riguardo ai cambiamenti politici, economici e sociali che attualmente travolgono il nostro pianeta. Rampini, come numerosi altri pensatori, ritiene che la società capitalistica produca nella popolazione nuove necessità, che conduca ad un consumo sempre maggiore e che trasformi ogni individuo adulto in un bambino, che compri impulsivamente il giocattolo che desidera, senza riflettere con pazienza sull’azione che sta per compiere. Indubbiamente, nella nostra esistenza quotidiana siamo costantemente a contatto con il capitalismo, anzi potremmo meglio dire che siamo nati all’interno di una società dominata da questo complessa forma di organizzazione economica e sociale, che ha segnato in maniera indelebile il nostro modo di vivere.

Nell’epoca contemporanea, infatti, la nostra vita svolge il suo corso in un mondo estremamente stratificato, che subordina al profitto ed a considerazioni meramente economiche il ricco e genuino complesso di valori che la storia ha tramandato alle diverse generazioni. Questa situazione ha condotto alla corruzione dell’uomo e in quanto, spesso, non siamo più dei cittadini liberi di scegliere usando la propria coscienza, ma siamo bloccati dalle catene che ci sono state imposte dal sistema. Inoltre, è bene ricordare che l’aumento della ricchezza ha prodotto diseguaglianze sociali: il liberismo che ha caratterizzato l’economia negli ultimi anni non ha solamente condotto ad un aumento limitato della ricchezza complessiva, ma ha anche e soprattutto evidenziato come il mercato non sia stato e non sia ancora in grado di tradurre lo sviluppo in prosperità per la collettività. Ed è proprio da questo fatto che gli obiettori di crescita muovono una forte critica nei confronti della società capitalistica, dal momento che quest’ultima non potrà mai costituire una società dell’abbondanza e del benessere.

2015-07-30-1438295352-4046897-inequalityilloLa vera felicità, infatti, non trae di certo le sue origini dalla quantità di capitale che si possiede. Già duemila anni fa, il filosofo latino Seneca aveva colto la necessità di essere consapevoli che la felicità è legata alla capacità dell’uomo di limitare i propri bisogni a quelli naturali e necessari. Inoltre, l’individuo deve divenire sovrano della propria vita e del tempo che la vita stessa mette a disposizione, non disperdendolo inutilmente a causa della frenesia continua che caratterizza le nostre giornate: solo così possiamo condurre la nostra esistenza serenamente. Nel corso dei decenni, per giunta, si è determinato un grave crollo degli ideali, dal momento che l’economia si è imposta come la religione del nuovo tempo. Sembra indispensabile, dunque, un cambio di rotta che offra la possibilità di divenire nuovamente padroni di noi stessi, della nostra identità e delle nostre azioni e non più soggetti a questo nuovo feticismo.

Gli obiettori di crescita si oppongono ad un’esistenza fondata sul consumo e ritengono che quest’ultimo non possa costituire la base dello sviluppo della nostra civiltà. Uno dei più noti sostenitori della decrescita felice è l’economista e filosofo francese Serge Latouche, il quale ritiene che lo sviluppo sia all’origine della crisi, dal momento che esso rimpiazza la cultura con il consumo. Egli è nato a Vannes nel 1940 e ha seguito, nel corso della sua giovinezza, le vicende legate alla Guerra d’Algeria per la liberazione del Paese dal dominio coloniale francese, riflettendo sui cambiamenti sociali che si stavano realizzando nel contesto del terzomondismo e divenendo nel corso della sua vita un ferreo oppositore dell’occidentalizzazione della società, ovvero dell’imposizione del sistema economico capitalistico, considerato attualmente il modello più valido, nonostante esso porti ad una crescita senza crescita, come sostiene nel saggio L’economia è una menzogna.

La nostra è una società dominata dall’austerità forzata, dalla disoccupazione, dalla crisi delle finanze pubbliche, con il conseguente esaurimento delle risorse per sostenere la cultura, l’istruzione e la sanità, per cui una crescita infinita non può essere realizzata in un mondo finito che mostra continuamente le sue debolezze. Siamo dunque vittime di una logica perversa di mercato, interessata più alla quantità delle merci da vendere – quindi al capitale – che alla qualità di esse e di conseguenza alla qualità dell’acqua, dell’aria, del cibo, della salute, della vita.

In questo senso, la filosofia degli obiettori di crescita è utile perché offre uno spunto di riflessione per noi tutti, per poterci rendere consapevoli del fatto che il mondo capitalistico ha permesso di ottenere importanti strumenti per garantire il progresso dell’umanità, ma il suo egoismo sta opprimendo la nostra vita, anch’essa ridotta a un semplice prodotto di consumo. Non è comunque necessario assumere un atteggiamento di opposizione radicale nei confronti della società dei consumi, privandosi della televisione, del frigorifero, della lavatrice e di tutti gli altri oggetti che, in un modo o nell’altro, facilitano la nostra esistenza, o abbandonare in maniera assoluta il consumo di carne e derivati animali, dandosi ad un’alimentazione vegetariana-vegana e biologica per protestare contro questo tipo di regime.

Importante è, però, diventare coscienti del fatto che non dobbiamo accettare di essere fedeli e devoti servienti della setta del consumismo, ma dobbiamo prendere in mano la nostra vita e attribuirle il valore autonomo che merita, non dimenticando che è la ragione a costituire la nostra vera essenza, non il capitale.

 

APPROF-Diseguaglianza-sociale-INT

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Chiara Piutti

COLLABORATRICE | Nata nel 1996, è cresciuta tra le verdi colline chiampesi e gli storici palazzi e vie di Vicenza. Ha frequentato il Liceo Classico "A. Pigafetta" ed attualmente studia Lettere Moderne presso l'Università degli Studi di Padova. Nel tempo libero le piace impegnarsi attivamente nella comunità, attraverso la politica e l'organizzazione di attività culturali per la cittadinanza.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *