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La Sindone: un dibattito sospeso

Pubblicato il Pubblicato in Costume e Società, Recenti, Sabbie del Tempo
Un'immagine dell'Ostentazione della Sindone
Un’immagine dell’Ostentazione della Sindone

Pochissimi giorni fa, a Torino, si è conclusa l’ostentazione della Sacra Sindone. Da sempre, tale evento richiama l’affluenza di moltissimi fedeli (e non solo) affinché osservino il volto di Gesù e possano pregare di fronte alla Santa Reliquia.

Mi son capitati fra le mani diversi libri i quali trattano, in modo ampiamente esaustivo, tutti gli intrighi e le curiosità sulla Sindone. Non solo libri, ma pure conferenze, che hanno fatto da cornice a questo evento religioso, storicamente molto caro. Ora, il mio articolo non vuole porsi in modo nettamente antagonista, rispetto alla credenza dei fedeli, che prendono per vero il significato stesso della Sindone, identificandola come l’immagine reale del volto di Nostro Signore e della Sua Passione. Vorrei, però, compiere un piccolo passo per collocare quest’icona religiosa in un più ampio contesto storico, per capire al meglio le sue vicende e i molti dubbi che ancora oggi circolano sulla veridicità della Sindone.

Dopo questa lunga premessa, posso dirvi tranquillamente che per tutta la tarda antichità e l’intero Medioevo comparvero – in tantissimi luoghi – una moltitudine di oggetti che, in qualche modo, erano legati alla vita di Cristo. Potevano essere oggetti che Nostro Signore aveva toccato o, addirittura, che portavano le vere impronte del figlio di Dio. E a questo punto, il gioco è facile: possono considerarsi vere tutte queste Reliquie? Decisamente no. La stessa Chiesa Cattolica prese posizioni molto chiare, sull’enormità di oggetti sacri in circolazione. Molti di esse vennero attribuiti come false; altre, pur sempre mantenendo lo status di opere non divine, vennero utilizzate per saziare i bisogni del popolo che voleva conoscere in tutti i modi come fosse il viso di Gesù, per ritrovarsi di fronte a qualcosa che persino il Cristo toccò. Era lo stesso sentimento che spingeva moltissimi fedeli al pellegrinaggio verso Gerusalemme, affinché si potesse calpestare la stessa sabbia che calpestò il Nazareno. Lo stesso Dante Alighieri, nel Canto XXXI del Paradiso, usa queste parole:

<<Segnor mio Iesù Cristo, Dio verace,
or fu sì fatta la sembianza vostra>>.

Questo per rendere l’idea di come fosse importante ed appagante (ancora oggi è così) non soltanto poter vivere nei luoghi di Gesù, ma anche poter conoscere le sue sembianze e il suo volto. Tornando alla nostra Sindone, devo dare una prima nozione poco confortante: non ci sono documenti infatti, prima del XIV secolo, che attestino l’esistenza della Sacra Sindone. Da quel secolo ad oggi, invece, abbiamo un’enormità di notizie che attestano la sua esistenza e i suoi spostamenti nel mondo cristiano.
A questo punto, possiamo dire che sia stato solo un caso, solamente una sfortunata concatenazioni di eventi che ci permette di sapere la vita della Sindone solamente dal 1300 in poi. Ma questa fatalità, appena citata, viene smorzata all’istante da questa frase:

Un dipinto che ritrae Clemente VII
Un dipinto che ritrae Clemente VII

<<Quando si espone la Sindone, quando si sarà radunata la maggior folla di popolo, si predichi pubblicamente al popolo dicendo, con voce alta, intelligibile e senza nessun imbroglio che la suddetta figura o rappresentazione non è il vero sudario del Signore Nostro Gesù Cristo>>.

L’importanza di tale frase è data dalla persona che la pronunciò, ossia l’anti Papa Clemente VII, nel 1389/90. Un Papa che, durante le prime testimonianze (a noi pervenute) della Sindone, ordinò di dire al popolo che quella Reliquia era solo un falso, buona per poter immaginare come potesse essere il volto del Figlio di Dio. Senza doverli citare tutti, molte altre persone erano convinte della non veridicità della Sindone. Molti altri uomini del clero la pensavano così e pure molti uomini di cultura del tempo. Soltanto per rendere l’idea di come venisse ritenuta quindi, nel Medioevo, la Reliquia della Sindone.

Possiamo passare ad un secondo punto, molto spinoso, sottolineato molto bene dal Prof. Andrea Nicolotti nel suo libro. A chi appartiene la Sindone? Ebbene, come sottolinea docente torinese, la risposta è meno ovvia di quanto possa sembrare. Ovviamente, ora è di proprietà della Chiesa cattolica, ma lo è solo dal 1983, anno in cui l’ex Re Umberto II la lasciò per testamento a Papa Giovanni Paolo II. Umberto II, però, aveva un bel dire nel sentirsi il proprietario della Sindone. Il patrimonio dei Savoia, come sottolinea il costituzionalista Francesco Margiotta Broglio, passò con la nascita della Repubblica Italiana, dai Savoia allo Stato. Ergo, Umberto II non era più l’effettivo proprietario della Sindone, poiché lo Stato ne era divenuto il vero proprietario. Peccato, però, che non si discuta mai troppo della Sindone. Rischiando di ledere la propria immagine, agli occhi del popolo, facendo leva su sentimenti profondi ed importanti. Si tende sempre a lasciar correre, a chiudere un occhio quando serve, e così avvenne. A livello tecnico, oltretutto, la Sindone sarebbe rimasta patrimonio della Chiesa per un motivo molto misero: l’usucapione, dato che lo Stato (sempre per il discorso ribadito precedentemente) non l’ha mai rivendicata. Cinque o sei anni fa, vi fu un’interrogazione parlamentare riguardante proprio la Sindone. E sempre grazie al principio che è meglio non discutere su tale argomento, il Governo Italiano decise di non rispondere.

Facendo il punto del dibattito, infine, sarebbe venuto fuori che la Sindone – per buona parte del Medioevo e dell’epoca moderna – non fu mai considerata propriamente come un oggetto autentico bensì un prodotto di qualcuno, utile per pregare e per osservare una riproduzione fedele del volto di Gesù. Inoltre, se davamo per scontato che la Sacra Sindone fosse di proprietà esclusiva della Chiesa, ora sappiamo che in realtà – almeno per quanto riguarda l’epoca contemporanea – quest’ultima la possieda soltanto da trentadue anni.

Questioni molto curiose, che vanno ad arricchire la già ricca cornice di leggenda e mito della Sindone. Un dibattito che merita sicuramente più onestà intellettuale e storica, affinché si possa ammirare tale Reliquia per quello che è. Senza troppi giri di parole e, soprattutto, in maniera sincera.

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

3 pensieri su “La Sindone: un dibattito sospeso

  1. Il Clemente VII citato in relazione alla Sindone non è quello del ritratto ma un altro, cioè l’antipapa avignonese. La citazione di Dante non si riferisce a Gerusalemme ma a Roma. Il titolo del libro di Nicolotti è: “Sindone. Storia e leggende di una reliquia controversa”.

    1. Gentile Gian Marco, intanto la ringrazio per aver letto e per aver sottolineato certe imprecisioni. Purtroppo il lavoro su di un articolo comprende sia la scrittura di esso che la revisione, il che provoca l’esubero di “mani” sul lavoro. Al riguardo ci sono le Mie colpe, in primis, per non aver notato, fino ad ora, i due errori (il titolo e la foto). Con ragione mi fa notare l’immagine errata dell’anti papa e il titolo del libro. “A chi appartiene la Sindone?” è una domanda che pongo io al lettore, dato la mia scelta personale di citare esclusivamente l’autore.

      Per quanto riguarda Gerusalemme, può essere che mi sia espresso male io, o che lei non abbia compreso la suddetta frase, dato che paragono il sentimenti dei pellegrini, in marcia verso Gerusalemme, per poter tastare il terreno dove visse il Cristo, al sentimento di certi fedeli, di poter adulare una reliquia appartenuta a Cristo (anzi, dove si può ipotizzare che essa era per davvero la sagoma del volto di Gesù). Per quanto riguarda Dante, nella suddetta citazione, non parla certamente di Gerusalemme, ma, immedesimatosi nel cristiano tipo del suo tempo, mostra quanto forte fosse la voglia di poter conoscere l’immagine del figlio di Dio.

      Detto ciò, la ringrazio ancora per aver presentato questi “grossolani” errori e mi scuso per il cattivo prodotto messo in scena. Con la speranza che lei possa continuare a leggere i miei/nostri articoli, le auguro una buona giornata.

      Marco Pucciarelli.

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