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La scienza della cannabis

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Formula di struttura del THC

Il mese scorso ho trascorso un week-end ad Amsterdam, che si è rivelata essere una bella città: pulita, tranquilla, praticamente fatta a misura d’uomo. Non mancano di certo le attrazioni turistiche a questa città (dal Van Gogh Museum alla casa di Anna Frank, passando per il Museo delle Cere di Madame Tussauds e l’Amsterdam Arena per gli appassionati di calcio), ma una delle cose che attrae maggiormente la curiosità dei turisti è sicuramente la presenza dei coffeeshop, luoghi in cui è possibile consumare droghe leggere come hashish e marijuana. Entrambe derivano dalla pianta Cannabis sativa sottospecie indica e contengono una sostanza psicoattiva, il delta-9-tetraidrocannabinolo (meglio conosciuto come THC), ricavato dai fiori femminili della Cannabis, in cui ha la funzione di rallentare la crescita della pianta per permetterle di destinare maggiori risorse al processo di fioritura.

Cosa succede quando assumiamo THC? Assumendo THC per via respiratoria, esso raggiunge il picco ematico dopo appena dieci minuti, ma la sua concentrazione nel sangue scende rapidamente perché viene in parte metabolizzato e in parte accumulato nel tessuto adiposo. A causa di ciò, è possibile riscontrare la presenza di THC nelle urine, anche a distanza di giorni/settimane dall’ultima assunzione, soprattutto se si è un fumatore abituale. Gli effetti “macroscopici” del THC comprendono: rilassamento, euforia, disinibizione psicologica, ma anche distorsione del senso del tempo, alterazione del controllo motorio con aumento del tempo di reazionecompromissione della memoria a breve termine, aumento della frequenza cardiaca, stati di ansia, panico e paranoia. Bastano 2-3 mg di THC per osservare tali effetti in un fumatore occasionale, mentre occorre un dosaggio maggiore per i fumatori abituali.

Perché il THC ha questi effetti? Nel nostro organismo, soprattutto a livello del Sistema Nervoso (ma anche nel cuore e nei polmoni), sono presenti i recettori per i cannabinoidi, a cui normalmente si legano delle sostanze chiamate endocannabinoidi, prodotte dal nostro stesso organismo. I recettori per i cannabinoidi sono di due tipi (CB1 e CB2) ed è  stato dimostrato che il THC è in grado di legarsi ad entrambi. Gli endocannabinoidi derivano da un acido grasso polinsaturo (l’acido arachidonico) e se ne conoscono cinque tipi, di cui l’anandamide e il 2-arachidonoilglicerolo sono stati i primi ad essere identificati. Gli endocannabinoidi sono prodotte dalle cellule nervose solo quando servono, infatti a differenza dei neurotrasmettitori, non sono immagazzinati in vescicole all’interno dei neuroni. Essi agiscono come neuromodulatori, cioè regolano l’eccitabilità neuronale, ed è stato riscontrato il loro coinvolgimento nei processi che regolano: appetito [1], memoria, risposta immunitaria (i recettori per gli endocannabinoidi sono presenti pure a livello delle cellule del sistema immunitario), proliferazione cellulare [2] (e quindi crescita di tumori). Hanno inoltre attività analgesica [3], vasodilatatoria ed anticonvulsivante [4].

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Il THC è visibile ad occhio nudo, sottoforma di minuscoli cristalli, sulla superficie di foglie e fiori

Quali sono gli usi terapeutici della Cannabis? A causa del THC, la Cannabis è una sostanza che può creare dipendenza, ma le dosi usate nei trials clinici riducono al minimo la possibilità di questo effetto collaterale. Negli ultimi anni sono stati condotti numerosi studi sull’utilizzo della Cannabis per il trattamento di alcune malattie, quali: obesità, epilessia e dolore cronico. E’ noto da tempo che fumare Cannabis stimoli l’appetito, ma recenti scoperte sembrano suggerire che le persone che fanno uso regolare di questa sostanza presentino un indice di massa corporea inferiore rispetto ai non fumatori. In un recentissimo studio canadese [5] è stato messo in evidenza che i topi, ai quali è stata somministrata una dieta ad alto contenuto di grassi contemporaneamente alla somministrazione di THC, non presentano un aumento della massa grassa. Ciò sembra essere dovuto, in parte, al fatto che il THC impedisce il legame degli endocannabonoidi ai recettori di tipo CB1 che sono presenti in molte regioni di controllo del peso corporeo (tratto gastrointestinale, tessuto adiposo, pancreas, fegato, ipotalamo), ma anche all’azione che ha questa sostanza sul microbiota intestinale, cioè sui milioni di batteri che colonizzano il nostro intestino. Pertanto, l’assunzione di farmaci a base di THC e una dieta equilibrata potrebbero rappresentare una buona arma contro il problema dell’obesità.

Sempre il recettore CB1 sembra mediare l’effetto anticonvulsivante degli endocannabinoidi, come la già citata anadamide [4]. Da uno studio pubblicato nel 2014 da un team di ricerca dell’University School of Medicine di New York [6] è emerso che il cannabidiolo (un metabolita della Cannabis, che non ha alcun effetto psicoattivo a differenza del THC) ha effetti antiepilettici e neuroprotettivi, ma occorrono altri studi, come i trials clinici, per poter introdurre la Cannabis nel trattamento dell’epilessia.

Maggiori dati si hanno invece per quanto riguarda l’uso della Cannabis per il trattamento del dolore cronico. Recentemente è stato condotto uno studio [7] in cui sono stati seguiti dei pazienti che per un anno hanno assunto 2,5 g al giorno di Cannabis contenente il 12,5% di THC: è stato evidenziato come i pazienti abbiano riscontrato una situazione di sollievo e che gli effetti collaterali delle Cannabis, come i disturbi gastrointestinali o a livello degli apparati urinario, respiratorio e del sistema nervoso, sono modesti. Occorrono comunque ulteriori ricerche per confermare la sicurezza del consumo di Cannabis per un periodo di tempo che superi i dodici mesi.

Come già anticipato all’inizio di questo articolo, nei Paesi Bassi il consumo delle droghe leggere è stato legalizzato seppur con regole piuttosto severe: e in Italia? Nel nostro Paese è attualmente in vigore la legge Iervolino-Vassalli, secondo cui anche il consumo delle droghe leggere è ritenuto illegale, ma in seguito alle modifiche apportate nell’Aprile del 2014, sono state ridotte le pene per i possessori ed i consumatori di droghe derivate dalla Cannabis. Inoltre, nel Marzo del 2015, l’Italia – che per anni ha speso miliardi di lire/milioni di euro per importare farmaci a base di cannabinoidi dai Paesi Bassi – ha finalmente dato il via alla coltivazione della Cannabis per uso terapeutico presso l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, in seguito all’accordo siglato nel Settembre del 2014 tra il Ministero della Difesa e il Ministero della Salute.

E’ un passo avanti non da poco, per un Paese che tende ad essere il fanalino di coda dell’UE in questioni di carattere etico-sociale.

 

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FONTI:

[1] Leptin-regulated endocannabinoids are involved in maintaining food intake. (Di Marzo V, Goparaju SK, Wang L, Liu J, Batkai S, Jarai Z, Fezza F, Miura GI, Palmiter RD, Sugiura T, Kunos G.) Nature. 2001 Apr 12; 410 (6830): 822-5 ;

[2] Targeting the endocannabinoid system in cancer therapy: a call for further research. (Bifulco M, Di Marzo V) Nat Med. 2002 Jun; 8 (6): 547-50 ;

[3] An analgesia circuit activated by cannabinoids. (Meng ID, Manning BH, Martin WJ, Fields HL). Nature. 1998 Sep 24; 395 (6700): 381-3 , Cannabinoids mediate analgesia largely via peripheral type 1 cannabinoid receptors in nociceptors Nitin Agarwal, Pal Pacher, Irmgard Tegeder et al.) Nature Neuroscience 10, 870 – 879 (2007) ;

[4] Evidence for a physiological role of endocannabinoids in the modulation of seizure threshold and severity. (Wallace MJ, Martin BR, DeLorenzo RJ) .Eur J Pharmacol. 2002 Oct 11; 452 (3): 295-301 ;

[5] Prevention of Diet-Induced Obesity Effects on Body Weight and Gut Microbiota in Mice Treated Chronically with Δ9-Tetrahydrocannabinol (Nina L. ClunyCatherine M. Keenan, Raylene A. Reimer et al.) PLoS One. 2015; 10 (12): e0144270 ;

[6] Cannabidiol: pharmacology and potential therapeutic role in epilepsy and other neuropsychiatric disorders. (Devinsky OCilio MRCross HFernandez-Ruiz JFrench J, et al.) Epilepsia Volume 55, Issue 6, pages 791–802, June 2014 ;

[7] Cannabis for the Management of Pain: Assessment of Safety Study (COMPASS) (Ware MAWang TShapiro SCollet JPCOMPASS study team) Journal of Pain. 2015 Dec; 16 (12): 1233-42 .

 

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About Deborah Crifò

COLLABORATRICE | Nata nel Dicembre del 1991, da ragazzina sognava di diventare un'archeologa. Per questo, fu ben lieta di iscriversi al Liceo Classico "Gorgia" di Lentini (SR) per studiare latino e greco. Ma questa scelta, della quale non si è mai pentita, l'ha portata in realtà ad appassionarsi alle scienze, in particolar modo alla Fisica ed alla Biologia. Oggi è laureata in Scienze Biologiche e frequenta il corso di laurea specialistica in Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università degli Studi di Catania.

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