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Chi era la musa del Rinascimento?

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Sandro Botticelli, Ritratto di giovane donna (o ritratto postumo di Simonetta Vespucci, 1476 c.ca, 47.5×35 cm,tempera su tavola, Gemäldegalerie, Berlino)
“Ritratto di giovane donna” (o ritratto postumo della nobildonna italiana Simonetta Vespucci, 1476 circa, 47,5×35 cm, tempera su tavola) realizzato dal pittore italiano Sandro Botticelli (1445-1510) – Gemäldegalerie, Berlino

È sufficiente cercare sul web «Simonetta Vespucci» affinché compaiano numerosi risultati su una giovane donna bellissima che sarebbe stata musa e modella di poeti e pittori, una vera icona quattrocentesca. Si tratta, appunto, di Simonetta Cattaneo, coniugata Vespucci, accreditata come una delle donne più belle del Rinascimento, che avrebbe prestato il suo volto alle raffigurazioni di pittori quali Piero di Cosimo e Sandro Botticelli, di cui sarebbe stata perfino amante. Basta guardare inoltre il retro della moneta dei dieci centesimi italiani per trovarsela davanti. Cerchiamo allora di fare un po’ di luce su questa giovane.

Simonetta Cattaneo (14531476) fu una nobildonna genovese, figlia di Gaspare e Cattocchia Spinola. Andò presto in sposa a Marco Vespucci, un parente del noto navigatore Amerigo, anche per interesse dei Cattaneo di imparentarsi con i Vespucci, banchieri fiorentini intimi di una delle famiglie più importanti dell’epoca: i Medici. Dopo le nozze, avvenute a Genova nella Chiesa di San Torpete, i due coniugi andarono a vivere a Firenze, ospiti nel Palazzo mediceo di via Larga (oggi via Cavour); le loro nozze furono festeggiate a Villa Careggi, un’abitazione medicea situata in una zona verde poco lontana dalla città. A Firenze si compì la parabola di Simonetta che, a quanto pare, fu amata da Giuliano de’ Medici, fratello di Lorenzo de’ Medici detto Il Magnifico.

L’amore fra i due sarebbe testimoniato da Agnolo Poliziano, poeta attivo presso la corte medicea, che dedicò loro un poemetto in ottava rima diviso in due libri e rimasto incompiuto, le Stanze per la Giostra, composte per Giuliano in occasione della giostra cavalleresca che portava il suo nome, il Torneo di Giuliano, svoltosi in Piazza Santa Croce nel 1475. Nelle Stanze per la Giostra, Poliziano descrive Simonetta come una ninfa, divinità boschiva, che si intrattiene in una tipica natura amena e che ha rubato il cuore di Iulo, figlio di Venere. Che la ninfa sia Simonetta non ci sono dubbi in quanto viene presentata in modo chiaro: «Io non son qual tua mente invano auguria, / non d’altar degna, non di pura vittima; / ma là sovra Arno innella vostra Etruria / sto soggiogata alla teda legittima; / mia natal patria è nella aspra Liguria, / sovra una costa alla riva marittima, / ove fuor de’ gran massi indarno gemere / si sente il fer Nettunno e irato fremere. // Sovente in questo loco mi diporto, / qui vegno a soggiornar tutta soletta; / questo è de’ mia pensieri un dolce porto, / qui l’erba e’ fior, qui il fresco aier m’alletta; / quinci il tornare a mia magione è accorto, / qui lieta mi dimoro Simonetta, / all’ombre, a qualche chiara e fresca linfa, e spesso in compagnia d’alcuna ninfa. //» (II 51, 52).

Nel 1476, un anno dopo il Torneo di Giuliano, Simonetta morì forse a causa di una malattia e due anni esatti dopo, addirittura lo stesso giorno (26 Aprile) a causa della Congiura dei Pazzi, moriva anche Giuliano; per questo Poliziano rinunciò a concludere il poemetto. Ad ogni modo, la morte prematura della ragazza – scomparsa giovanissima, a ventitré anni – lasciò sgomenti i fiorentini. Lorenzo de’ Medici scrisse per lei un sonetto:

 

«O chiara stella, che coi raggi tuoi
togli alle tue vicine stelle il lume,
perché splendi assai più che ‘l tuo costume?
Perché con Phebo ancor contender vuoi?

Forse i belli occhi, quali ha tolti a noi
Morte crudel, che omai troppo presume,
accolti hai in te: adorna del lor nume,
il suo bel carro a Phebo chieder puoi.

O questo o nuova stella che tu sia,
che di splendor novello adorni il cielo,
chiamata essaudi, o nume, i voti nostri:

leva dello splendor tuo tanto via,
che agli occhi, che han d’eterno pianto zelo,
sanza altra offensïon lieta ti mostri».

 

Lorenzo immagina Simonetta come la più chiara fra le stelle che brillano nella notte e in alcune righe della prosa che funge da commento al sonetto, scrisse: «e, infra l’altre sue excellenti dote, aveva così dolce e attrattiva maniera, che tutti quelli che con lei avevono qualche domestica notizia credevono da essa sommamente essere amati. Le donne ancora e giovane sue equali non solamente di questa sua excellenzia tra l’altre non avevono invidia alcuna, ma sommamente essaltavono e laudavono la biltà e gentilezza sua: per modo che impossibile pareva a credere che tanti uomini sanza gelosia l’amassino e tante donne sanza invidia la laudassino. E se bene la vita sua, per le sue degnissime condizioni, a tutti la facessi carissima». Per lei aveva composto poesie anche un altro poeta attivo alla corte medicea, Bernardo Pulci, una In morte di Simonetta Cattaneo Vespucci, a cui si aggiunge un sonetto in cui la giovane si rivolge al suo devoto Giuliano per consolarlo della propria scomparsa [1].

 

Un ritratto di Sandro Botticelli (1478-1480 circa, tempera su tavola 54,5×36,5 cm) - Staatliche Museen, Berlino
Un ritratto di Sandro Botticelli
(1478-1480 circa, tempera su tavola 54,5×36,5 cm) – Staatliche Museen, Berlino

 

Ciò che emerge dalle fonti letterarie è una forte idealizzazione di Simonetta, amata come si poteva amare al tempo una donna sposata, in modo un modo astratto esprimibile attraverso l’arte e la poesia. L’amore cortese, che ha valicato lo Stilnovo e il tempo di Dante Alighieri e Francesco Petrarca per arrivare al Rinascimento, si poggiava su una solida base astratta per la quale la donna amata, che possiede sovente tratti angelici, è chiarissima e gentilissima – nell’accezione stilnovistica del termine – e da lei non si può ottenere nulla. L’amore è fine a se stesso, si potrebbe dire Amor gratia Amoris parafrasando il detto «ars gratia artis». La sensibilità poetica ha contribuito senz’altro a generare un vero e proprio mito di Simonetta Vespucci – specie dopo la sua morte – che è sopravvissuto anche nella critica dell’arte ed è stato messo in discussione solo di recente [2].

 

Piero di Cosimo, Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra (1480 c.ca, tempera su tavola, 57×42 cm, Museo Condé, Chantilly)
“Ritratto di Simonetta Vespucci come Cleopatra” (1480 circa, tempera su tavola, 57×42 cm) realizzato dal pittore italiano Piero di Cosimo (1461-1522) – Museo Condé, Chantilly

 

Al di là della letteratura in cui – si sa – l’invenzione è accettata e funzionale, è stata l’arte a conferire l’immortalità a Simonetta, permettendole di oltrepassare i confini del suo tempo. In particolare sarebbe stato l’abile pennello di Sandro Botticelli a consegnarle l’eternità. Se si osservano molte delle sue opere, infatti, è riconoscibile un viso che varia di poche caratteristiche e in cui è sempre stato riconosciuto il bel volto armonioso di Simonetta che sarebbe stata ritratta in opere sia profane – come La nascita di Venere, La Primavera, Venere e Marte – sia sacre – come le Madonna della Melagrana e La Vergine con Bambino, San Giovanni e Angelo. Attraverso i suoi quadri, Botticelli avrebbe espresso l’amore per la giovane fino a farla trionfare nella Venere, in cui è bene ricordare che il corpo nudo della dea che emerge splendida dal mare adagiata su una conchiglia non è quello di Simonetta, perché non era accettabile che una nobildonna posasse svestita per un artista.

 

Sandro Botticelli, Venere e Marte, (pittura a tempera, 69 cm x 1,73 m, National Gallery, Londra)
“Venere e Marte” (1482 circa, pittura a tempera, 69 cm x 1,73 m), realizzato dal pittore italiano Sandro Botticelli – National Gallery, Londra

 

Tuttavia – e veniamo alla conclusione forse deludente di tutta la vicenda – non ci sono testimonianze del fatto che Simonetta fosse la modella dei quadri dei pittori, tanto meno che fosse l’amante di Botticelli. Purtroppo non si può sapere quali fossero le sue reali sembianze, né se lei avesse mai posato per Botticelli; niente toglie che il suo aspetto sia davvero quello tramandato, fotografato ogni giorno alla Galleria degli Uffizi da numerosi visitatori provenienti da tutto il mondo, specie nella Nascita di Venere e nella Primavera. Bisogna tenere presente che è possibile non trovarsi davanti a Simonetta, ma alla raffigurazione di una donna ideale dell’epoca che veniva raffigurata spesso con fattezze armoniose e aggraziate, biondi capelli lunghi raccolti e adornati con perle bianche, incarnato bianco, gote rosee e occhi chiari.

 

Sandro Botticelli, Madonna della Melagrana (1487, tempera su tavola, 143,5×143,5 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze)
“Madonna della Melagrana” (1487, tempera su tavola, 143,5×143,5 cm) realizzato dal pittore italiano Sandro Botticelli – Galleria degli Uffizi, Firenze

 

Riguardo poi a Simonetta e Botticelli, ci sono pochi dubbi che due si conoscessero visto che i Vespucci commissionarono delle opere al pittore – come il Sant’Agostino nello studio della Chiesa di Ognissanti – ma il fatto che Sandro Botticelli avesse chiesto alla famiglia fiorentina di seppellirlo accanto a Simonetta nella stessa chiesa può essere una finzione, anzi potrebbe trattarsi di un altro tassello che ha alimentato la leggenda. I Vespucci erano stati sì i principali finanziatori della cappella e Botticelli venne sepolto effettivamente nel cimitero di Ognissanti ma questo non basta, a quanto pare, per asserire che i due fossero amanti. In tutto questo, fra le altre cose, a meno che non emerga qualche documento che provi che Simonetta Vespucci fosse la giovane che incantò i pittori, il dubbio rimane. Il passo dalla letteratura all’arte è breve, e ciò è confermato dal mito che ha attraversato i secoli.

Certo, l’idea che la musa dei poeti sia la stessa dei pittori è accattivante e forse romantico, ma non si sa ancora chi era la musa del Rinascimento e rimarrà un mistero, lo stesso che si può leggere velato nel dolce sguardo della meravigliosa Venere di Botticelli. 

 

Sandro Botticelli, La nascita di Venere, particolare (1482–1485 c.ca, tempera su tela, 172×278 cm, Galleria degli Uffizi, Firenze)
“La nascita di Venere”, particolare (1482-1485 circa, tempera su tela, 172×278 cm) realizzato dal pittore italiano Sandro Botticelli – Galleria degli Uffizi, Firenze

 

NOTE UTILI:

[1] clicca qui;

[2] Si veda in tal senso il seguente articolo, preciso e con alcune indicazioni bibliografiche: clicca qui.

 


 

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About Diletta Solinas

REDATTRICE | Classe 1992, sarda. Adora la lettura, l'arte, i film, i viaggi, i programmi di Piero e Alberto Angela e guarda ancora con meraviglia il mare e la natura. Laureata in Lettere sulla via dell'antico, ora prosegue gli studi in Italianistica e per questo si sente un po' un ibrido.

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