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La “Cultura dello Stupro”: guida per signori e signore

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

tumblr_my0btnGpR41sio736o1_500Virginia Woolf diceva che le donne che scrivono con indignazione nei confronti della condizione delle donne, quelle distratte da odi e rancori, che hanno la mente ingombra di risentimento e di amarezza, non sono delle buone scrittrici. Sono da criticare perché il fuoco dell’indignazione brucia la creatività, alimenta proteste sterili e dà vita a prediche che nessuno vuole ascoltare. Virginia Woolf oggi mi avrebbe criticata e considerato la mia scrittura insignificante. Lo avrebbe fatto perché oggi sono indignata, arrabbiata, piena di amarezza, di risentimento. E lo stesso sarà questo articolo, che forse sarà ridondante, pieno di cose già dette e per questo inascoltato. Ma è proprio per questo che lo voglio scrivere, perché nonostante i fiumi di pagine e le migliaia di proteste in proposito, quello che si scrive e che si dice continua oggi a rimanere inascoltato.

Qualche giorno fa, un’adolescente di quindici anni è stata stuprata a Roma da un militare. Era sera, la ragazza era fuori con delle amiche e, allontanatasi un attimo per gettare una bottiglia di birra in un cassonetto, è stata avvicinata da questo tipo – un omone di trentun’anni – che si è spacciato per un agente di polizia. Le ha detto di dover fare degli accertamenti, l’ha condotta nei pressi di un parcheggio, l’ha strattonata, spinta a terra, e minacciata di morte se non fosse rimasta ferma. Poi l’ha stuprata. La ragazza ha dichiarato di aver smesso di ribellarsi, ad un certo punto: ha chiuso gli occhi ed ha sperato che tutto finisse il più presto possibile. Oggi scopro che questo sedicente poliziotto ha dichiarato che la ragazza era consenziente, che molti lo giustificano e pensano che sia anche “un po’ colpa della ragazza”. Oggi scopro anche che se non fai niente per ribellarti, mentre un uomo ti sta stuprando, vieni considerata consenziente, che se non scalpiti, urli o ti dimeni, sei vittima due volte. Dello stupratore e della giustizia.

Quello che si è verificato nei giorni precedenti è solo uno dei tanti episodi del genere, uno dei tanti che vediamo ripetutamente alla tv, che leggiamo sui giornali, e che sono quasi sempre gli stessi. In Italia, dieci violenze sessuali sono denunciate ogni giorno, in un anno la lista di chi denuncia conta circa 3.600 casi. Stessa dinamica, stessa violenza, stesse conseguenze. Al di là del fatto in sé, c’è un’altra cosa che è uguale, quella più tremenda: i commenti della gente, dei media, degli stupratori, degli uomini e delle donne. <<Se l’è cercata>>, dicono. <<Ma a mezzanotte da sola per strada che ci faceva?>>, <<Vedrete che adesso la minigonna e le tette di fuori non le porta più>>, ridacchiano. <<Per carità, non giustifico la violenza, ma le ragazze abbiano più rispetto per loro stesse!>>, minimizzano. I commenti di questi signori e signore, che potete leggere e sentire ormai ovunque, sono i commenti dei più, ma sarebbe troppo facile dar loro degli ignoranti, violenti e carnefici. La colpa è loro, ma lo è di più della società in cui viviamo: quella della cultura dello stupro, del sessismo e del patriarcato che accettiamo da centinaia di anni senza neanche accorgercene.

11696708_10205758579955534_1278372904_nA tutti e a tutte loro, vorrei dire che questa si chiama Cultura dello Stupro e per spiegarvi cos’è, cito un estratto dalla pagina del Marshall University’s Women’s Center:

<<La Cultura dello Stupro è l’ambiente in cui la violenza detiene una posizione predominante e nel quale la violenza sessuale contro le donne è naturalizzata e giustificata sia nei media, come nella cultura popolare. La Cultura dello Stupro si perpetua attraverso l’uso del linguaggio misogino, l’oggettivazione del corpo della donna e la fascinazione della violenza sessuale, creando così una società che ignora i diritti e la sicurezza della donna>>.

Si chiama Cultura dello Stupro quella che vede condannare, sempre e in ogni caso, le vittime che vengono accusate, schernite. Vengono accusate di indossare minigonne troppo corte, di vestire in maniera provocante, di essere ubriache, di essere delle ragazze facili, di essere qualunque cosa questa società sessista in cui viviamo condanni.

In questo articolo, vorrei fare due appelli: uno agli uomini e uno alle donne. Non perché siano due esseri diversi, opposti o in conflitto tra loro. Due appelli perché sono diverse le cose che vorrei dire loro.

A tutti gli uomini che stuprano, vorrei rivelare una cosa molto semplice: quando una donna dice “no” significa no. Non c’è minigonna, ora, situazione, che diano ad un uomo il diritto di stuprarla. Quando una donna dice no, che sia in un vicolo, in una strada in centro, o accanto a voi nel vostro letto, significa no. Che sia una ragazzina sconosciuta incontrata a mezzanotte, che sia vostra moglie o la vostra fidanzata. No significa no. Se non riuscite a capirlo e andate avanti lo stesso, siete degli stupratori e state togliendo a quella donna il diritto di scegliere. Lo stupro è il furto del diritto al piacere di una donna. Perché sì, anche le donne hanno diritto al piacere sessuale. Anche le donne fanno sesso ed anche a loro piace fare sesso, esattamente come a voi. Ma è una donna che sceglie chi entra e chi esce dal proprio corpo, non voi. È una donna che decide sul suo corpo, quando e come vuole.

11720614_10205758581195565_543267019_nA tutti gli uomini che stuprano e che non stuprano, a tutti i maschi alfa, forti e possenti, che credono che le donne siano di loro proprietà, ma anche agli uomini che credono di rispettare le donne, ma che poi dicono che se la sono cercata perché indossavano una minigonna o che <<Beh, un uomo ha degli istinti>>, vorrei dire questo: lo stupratore non è tale in quanto maschio. Gli istinti non c’entrano nulla, lo stupro non è bisogno o voglia di sesso, lo stupro è un atto politico, culturale e sociale che ha lo scopo di umiliare e sottolineare il dislivello di potere tra generi. Non si stupra una donna perché improvvisamente ti assale la voglia di sesso, ma per offendere il genere femminile, per rimetterlo “al suo posto”, perché lo si considera nulla. A tutti questi uomini vorrei rivelare che la vita di una donna, in questa società patriarcale, è quanto di più lontano essi riescano ad immaginare. Una donna, semplicemente camminando per strada, è sottoposta a una pressione che nessun uomo potrà mai provare: ha il timore di essere seguita, avvicinata, abbordata, condotta nei pressi di un parcheggio ed essere stuprata.

Una donna, semplicemente camminando per strada, è esposta ad un numero di sguardi disgustosi che mai gli uomini potranno sentire su di sé: il male gaze, lo sguardo maschile, lo sguardo da maschio alfa che semplicemente con un’occhiata ti inchioda, ti fissa, ti spoglia, ti dice <<sono io che comando e di te posso fare quello che mi pare>>. Un uomo non proverà mai la sgradevole e tremenda sensazione di essere palpato dentro ad un autobus o in coda al cinema. Non saprà mai cosa significa sentirsi morire dentro al più insignificante tocco, ché non è il gesto in sé la cosa grave, è quella appropriazione di qualcosa di tuo, quella sensazione dopo che ti si appiccica addosso e non se ne va più: quel senso di sporco, di fetido, di impotenza e di inspiegabile vergogna. Di vergogna sì. Perché una donna subisce un sopruso, una violenza e si vergogna pure. A molti risulta incredibile che le donne che subiscono violenze abbiano difficoltà a denunciare il loro carnefice. Basterebbe solo andare alla polizia e dire quello che è successo, è vero, ma la vergogna, la sensazione di vergogna, quella non si può spiegare. Quella ti si attacca addosso e non se ne va più. Una violenza, qualsiasi violenza – che sia una palpatina o uno stupro – segnano una donna. La segnano per sempre e non c’è niente che possiate fare perché se lo dimentichi o perché quella sensazione sgradevole si lavi via come si lava la stanchezza sotto la doccia a fine giornata.

11653285_10205758575315418_1408085394_nA tutte le donne che sono dalla parte di quelli che dicono <<Se l’è cercata>>, vorrei dire invece: svegliatevi! Siete voi le stesse che provano tutte quelle sgradevoli sensazioni che ho descritto sopra, e che tuttavia siete ancora contro voi stesse. Siete voi quelle che, una volta stuprate, verranno accusate di voler mettere nei guai un bravo ragazzo, una persona perbene. Vi diranno che l’avete provocato, perché un uomo si sa ha degli istinti e voi siete lì con le vostre cosce di fuori a risvegliarglieli. Siete voi quelle che verranno messe a tacere, stavolta e tutte le altre volte. Non fatevi imbambolare. Non abbiate paura! A tutte voi, vorrei dire che siete libere di gestire voi stesse, il vostro corpo, il vostro abbigliamento, la vostra sessualità. Siete mente, corpo, sensi, desideri e soprattutto scelta. Il diritto al piacere è una cosa di cui nessuno può e deve derubarvi o privarvi. Smettetela di essere accondiscendenti, di giustificare degli atti insensati, di cercare una scusa dentro una minigonna. Sentitevi libere di andare in giro come vi pare, di notte e di giorno, ché questo sopruso non può continuare. Mettetevi in prima linea per voi stesse e tiratene dalla vostra parte altri mille. Spiegate loro cosa significa, che cos’è quella vergogna e quel sudiciume, e annientatelo per sempre. Voi esistete, in quanto persone, e non in quanto oggetto per il compiacimento sessuale dello stupratore di turno che non vede l’ora di darvi la colpa, forte dell’appoggio degli altri, per il vostro abbigliamento o per chi sa cos’altro. Le strade vi appartengono, il mondo vi appartiene così come vi appartiene il vostro corpo e la gioia di trattarlo, vestirlo, curarlo, scoprirlo come vi pare. La vostra sessualità esiste, è viva e non dovete vergognarvene. Amate e fatevi amare da chi vi pare. Toccate e fatevi toccare da chi vi pare. Il mondo appartiene a entrambi i sessi. Non negatevelo. Scegliete.

Per concludere dunque, lasciate che vi dica una cosa – uomini o donne che siate – quelli della cultura dello stupro non sono gli stupratori, non solo: sono tutti coloro che, in un modo o in un altro – con un commento, una battuta, uno sguardo – perpetuano questa atrocità e permettono che gli stupratori, quelli veri, siano giustificati e legittimati.

Chi dice che la colpa è della vittima ha la stessa mentalità e cultura dello stupratore. Svegliamoci e svegliatevi: non permettiamo che degli atti disumani vengano legittimati da una cultura che non ha più motivo di sussistere. Rompiamo le catene, cancelliamo i pregiudizi. Viviamo in libertà.

 

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About Antonietta Bivona

COLLABORATRICE | Nata il 16 Aprile del 1993, in Provincia di Catania. Dopo gli studi classici, si è laureata in Lingue e Culture Europee Euroamericane ed Orientali presso l'Università degli Studi di Catania, con una tesi su Cesare Pavese e il Mestiere di vivere. Attualmente è impegnata con un master in Global Marketing. E' una grande appassionata di letteratura, italiana e straniera. Ama la scrittura, l'arte ed il cinema. Sociopatica, bibliofila e femminista.

Un pensiero su “La “Cultura dello Stupro”: guida per signori e signore

  1. Fantastico articolo. Complimenti Antonietta. E’ un argomento che mi provoca tanta rabbia perchè è una cultura che si perpetua in maniera sottile anche nel linguaggio, quando ormai la donna non è più “Sara”, “Elena” o “Maria” ma “una zoccola”, “una porca”, “una bonazza” e via dicendo… battaglia difficile ma mai mollare! un abbraccio!

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