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La crisi è arrivata in Belgio: tra austerità ed euroscetticismo

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sciopero_belgio15-12Ormai è Dicembre: si respira aria di festa, di spensieratezza e di serenità. L’Europa centrale, come ogni anno, regala ai turisti che la visitano un’immersione in un’atmosfera magica e unica: quella dei mercatini di Natale, delle luci e dei dolci colorati.  C’è chi aspetta questo momento per un anno intero: i bambini hanno un salvadanaio apposta per le monetine che utilizzeranno per le piccole spese a Plaisirs d’Hiver, a Bruxelles. C’è lo stagista alla Commissione Europea, che durante la pausa pranzo, per distrarsi un po’, beve un the caldo su una panca di legno collocata in una piccola casetta di legno allestita nel Village Nordique. Ci sono gli studenti Erasmus, a Bruxelles o nelle vicine università sia francofone che fiamminghe, che non perdono l’occasione per pattinare sulla pista di ghiaccio dopo gli ultimi acquisti natalizi.

A Natale, lo sanno tutti, vanno messi da parte i problemi, lasciarli lì nell’angolo a riposare, aspettare che tutto passi o comunque procrastinare e procrastinare la ricerca di una soluzione. Rimandarla a domani. O anche a dopo a domani. Purché non sia oggi.

C’è,  invece, chi semplicemente non ci sta. Chi rimane fermo e lucido nonostante le luci di Natale siano un po’ abbaglianti. C’è chi dice no, cantava Vasco Rossi. E a urlare “no”, questa volta, sono i lavoratori belgi scesi in piazza più di una volta durante l’ultimo mese per manifestare il loro malcontento che cresce sempre di più, mentre il peso dell’austerità e dei tagli al welfare si fa sempre più insostenibile. Non parliamo dell’Atene anti-Trojka di Syryza, né tantomeno di Plaza Mayor. Non siamo né in Grecia né in Spagna, i Paesi più colpiti dalla crisi, bensì, appunto, nel piccolo Belgio. Un Paese che, considerate sue le dimensioni, la bellezza dei suoi paesaggi, dei suoi piccoli centri storici, come quello di Bruges, oltre che la gentilezza e disponibilità delle persone che ci vivono, dà l’impressione di essere una sorta di luogo fatato dove nulla di brutto può succedere. Tuttavia il vento della crisi ha cominciato a farsi sentire in maniera particolarmente forte anche qui, recando non pochi problemi ai belgi. Un vento che, minaccioso, pare voler distruggere i fondamenti del Welfare State.

Le tre grandi organizzazioni sindacali del Paese, vale a dire la CSC, la FGTB e la CGSLB, hanno allestito uno sciopero nazionale il 15 Dicembre che ha paralizzato i trasporti pubblici, dalla rete ferroviaria nazionale ai voli internazionali a  Charleroi e  Zaventem, oltre che un’imponente manifestazione nazionale  con relativi scontri (circa 112 feriti), nel mese di Novembre. Le motivazioni? <<Stanno attaccando i lavoratori e allo stesso tempo fanni regali alle grandi aziende, ai ricchi. Non possiamo accettarlo>>, spiega a Le Soir Philippe Peers, segretario del sindacato CGSP. <<Prendono il denaro dalle tasche dei lavoratori per darlo agli azionari>>, continua Marc Globet, della FGTB. Le misure di austerità del governo, in particolare, mirano al taglio degli stipendi dei dipendenti pubblici, all’aumento delle ore di lavoro e dell’età pensionabile,  ma soprattutto alla riduzione dei servizi sociali, sacri ed intoccabili in qualsiasi Welfare State che voglia ritenersi tale. Interventi che il governo pare ritenere necessari, in quanto il Belgio, che insieme a Italia e Francia é sotto il mirino della Commissione UE per il livello dei conti pubblici, ha tempo fino a Marzo per adottare le riforme, pena l’apertura di una procedura di infrazione.

Una delle giornate più importanti, in quest’ondata di scioperi e di manifestazioni, fu proprio il 6 Novembre, il giorno in cui Jean-Claude Juncker avrebbe dovuto recarsi a Bruxelles per le Giornate Europee, salvo poi declinare l’invito il giorno stesso, scatenando l’indignazione dei redattori del Nouvelle Observateur, e la malizia di chi ha considerato l’assenza del lussemburghese come una diretta conseguenza dell’imbarazzo scaturito dagli ultimi eventi legati alla sua persona: il caso Luxleaks, secondo cui il Governo del Lussemburgo avrebbe concesso favoritismi fiscali a 340 multinazionali (tra cui Amazon e la Deutsche Bank) stipulando patti segreti.  Proprio mentre l’attuale Presidente della Commissione Europea era alla guida del Paese. Il tutto è contornato da un’amara sfumatura di sarcasmo , considerando che l’evento organizzato dall’OBS, a cui hanno partecipato Enrico Letta (convinto “europeista”) e Martin Schulz (Presidente del Parlamento Europeo), si incastrava perfettamente nel piano quinquennale di contenimento dell’euroscetticismo, ormai dilagante con l’avanzare dei proseliti guidati da leader, o aspiranti tali, dotati di carisma e di uno spiccato talento per l’utilizzo dei social networks, come il nostrano Matteo Salvini

Una serie di eventi e di circostanze che non hanno fatto altro che aumentare l’insoddisfazione belga verso il Governo, e, più in generale, proprio verso i famigerati “eurocrati” che lavorano nei palazzi del Quartiere Schuman.

 

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About Alessia Del Vasto

COLLABORATRICE | Classe 1994, di origini partenopee. EU Studies Fair Ambassador per POLITICO Europe, studia Scienze Politiche Internazionali presso l'Università di Pisa. Ha trascorso quest'anno accademico in Belgio, tra gaufres e case con i mattoncini rossi, per vivere quello che le piace definire "il sogno europeo".

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