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La corrente dell’Idealismo

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Pathos, Recenti

di Emanuele Grillo

(tratto da La Crisi e l’Illusione)

La parola Idealismo presenta una varietà di significati. Nel linguaggio comune si denomina idealista colui che è attratto da determinati ideali o valori – etici, religiosi, conoscitivi, politici etc… – e che sacrifica per essi la propria vita. In filosofia, invece, la corrente dell’idealismo privilegia la dimensione “ideale” rispetto a quella materiale. Ciononostante, dalla seconda metà dei Seicento il termine idealismo non ha avuto molta fortuna: essa viene utilizzata per alludere all’idealismo gnoseologico e all’idealismo romantico. In particolar modo, l’idealismo gnoseologico si ricollega alle posizioni di pensiero che finiscono per ridurre l’oggetto della conoscenza a idea o rappresentazione:

<<Il mondo è la mia rappresentazione…>> (Arthur Schopenhauer)

L’anelito verso l’infinito, che è proprio dell’anima romantica, genera anche due altri atteggiamenti tipici del movimento: la tendenza all’evasione e l’amore per l’eccezionale. L’uomo romantico aspira ad evadere dal quotidiano ed a vivere esperienze fuori dalla norma, capaci di generare emozioni intense e travolgenti. Espressioni di questo desiderio ci riportano al culto dell’Ellade, nella riscoperta del Medioevo e nell’esotismo. Ma quando l’uomo idealista non può fuggire lontano e non può vivere apertamente l’ebbrezza del sentimento, si rifugia nei proprio mondo, fatto di sogni e di speranze che lo confortano e lo allietano per sopravvivere anche soltanto un giorno in più.

<<Sicuri, come il fiore vive di luce, così vivono della bella immagine, paghi, sognando e felici, e di null’altro ricchi, i poeti…>> (Friedrich Hölderlin)

La coscienza idealista è immersa in un’atmosfera rarefatta e quasi trans-materiale, più simile al sogno che alla veglia.L’uomo romantico si trova ad alloggiar tra i pensieri sparsi come a recitar la parte del viandante inquieto e morboso verso un “non so che” di irraggiungibile e illusorio. Le tematiche principali sviluppate dall’idealismo sono le seguenti:

–          Il Sentimento: ebbrezza di emozioni ;

–          L’Arte: modello ermeneutico per eccellenza ;

–          Il ruolo del Poeta: esploratore dell’invisibile .

Il sentimento è un valore supremo, l’infinito nella forma dell’indefinito. L’arte, inoltre, viene considerata come la “sapienza del mondo”. La musica si presenta come la regina delle arti, capace di far provare l’esistenza dell’infinito (Leopardi e Schopenhauer apprezzeranno molto la musica e, in particolar modo, la musica sinfonica di Wagner). Per il concetto di Infinito, invece:

–         Panteismo Naturalistico: infinito nel finito (natura) ;

–         Panteismo Idealistico: infinito nello spirito .

Se il Panteismo si accompagna a una religiosità cosmica, diversa dalle fedi positive, il Trascendentismo suole accompagnarsi, per lo più, all’accettazione di qualche religione storica. Importante ruolo, nella filosofia idealista, avrà lo Spirito, considerato come attività infinita e inesauribile nonché soggetto dell’equazione “Io=Dio” (Johann Gottlieb Fichte).

Ed ancora, sono presenti notevoli divergenze tra il Romanticismo e l’Illuminismo:

–         Romanticismo: interesse storico    /  Illuminismo: antistoricismo ;

–         Romanticismo: religioni positive  /   Illuminismo: universalismo ;

–         Romanticismo: nazionalismo       /   Illuminismo: vis. cosmopolita .

La tendenza alla malinconia, tipica dei poeti romantici, verrà scansata dall’ottimismo. L’ottimismo razionalistico del filosofo Hegel, per citarne alcuni, ha determinato la nascita della sinistra hegeliana (con Karl Marx) e della destra hegeliana (con Friedrich Nietzsche).

 

  1. 1 – Nascita dello Sturm und Drang

La filosofia della fede si può considerare nel suo complesso come l’espressione filosofica di quell movimento letterario-politico che è stato chiamato Sturm und Drang, cioè “tempesta e impeto”Lo Sturm und Drang, dunque, nasce e si diffonde in Germania.

Questo movimento, come detto precedentemente, si oppose a Immanuel Kant per il suo metodo razionalistico (critica alla ragione kantiana) per un riscatto della fede e del sentimento. La fede, infatti, era in grado di cogliere conoscenze “inaccessibili” alla ragione. Ciononostante l’intento di elaborare una filosofia del sentimento nonché un’adoperata e attenta ricerca dell’infinito impegnerà persone ricercate come Schiller, Goethe e lo stesso Hegel. “Paradossalmente”, il metodo da loro coniato sarà di tipo razionalistico e ne deriva che:

Ragione –> impegnata nella ricerca del sentimento e nella dimostrazione dell’infinito.

Dall’irrinunciabile sentimento di liberazione dalla crisi nasceva dunque un’immediata necessità di risvolta filosofica e sociale. Tuttavia, non era ancora possibile creare (né tanto meno gestire) un’illusione che riuscisse ad amalgamare saggiamente desideri e azioni pratiche. La forma mentis del tempo era fortemente radicata alle congetture dei decenni addietro, la cultura ancora sotto prigionia degli schemi rigidi e razionalisti figli di un’Età in cui sogni e sentimenti erano sinonimi di debolezza e irrazionalità.

 

  1. 1.1 – Tra il Classicismo ed il Romanticismo:

Negli scritti Sulla grazia e la dignità (1793) e in particolar modo nelle Lettere sull’educazione estetica (1795) Schiller mostra l’arte come il principio che armonizza la natura e lo spirito.

A parere del filosofo, l’uomo possiede due categorie di istinto: sensibile e della forma. Se il primo deriva dal suo essere fisico e lo lega alla materia e al tempo, il secondo deriva dal suo essere razionale e lo rende libero. Il sacrificio di uno dei due istinti, però, apporterebbe non pochi problemi all’essere umano: a tal riguardo, è necessario fonderli creando così l’istinto del gioco. Quest’ultimo porterà la forma nella materia e la realtà nella pura forma razionale, proprio come se fosse un gioco.

Questo nuovo istinto rappresenta la bellezza nella sua interezza, nel suo valore effettivo, nella sua forma vivente. In tal modo l’uomo si sottrae dunque sia dalla determinazione della natura sensibile, sia a quella della ragione, raggiungendo una condizione di pura problematicità, che è lo stato estetico. Questo stato, che è una seconda una creazione dell’uomo, è la condizione di ogni creazione artistica, in quanto la rende indipendente sia dall’intelletto, sia dalla volontà, garantendone quindi il disinteresse.

Johann Wolfgang Goethe (1749-1832), invece, delinea l’intrinseco legame che intercorre tra la natura e lo spirito, tra il mondo e Dio. La sua, però, non è una teoria estetica bensì una serie di ipotesi ed osservazioni naturalistiche: stavolta l’arte non rientra nei canoni della filosofia ed è la natura stessa colei la quale gestisce il ruolo di protagonista. Il legame tra la natura e Dio è così resistente da giungere all’affermazione che non si può giungere a Dio se non attraverso la natura, così come non si può giungere all’anima se non attraverso il corpo. Ma Goethe ci spinge oltre: se la natura è tangibile, e quest’ultima è strettamente legata a Dio, dunque:

<<L’esistenza è Dio stesso…>> (Johann Wolfgang Goethe – Lettera a Jacobi)

Alla natura, quindi, si ispirano le ricerche e le ipotesi naturalistiche di Goethe, dirette a rintracciare nella natura il fenomeno originario nel quale si manifesta e si concreta, in un determinato tipo o in una determinata forma, la forza divina che regge il tutto. Arte e natura si distinguono soltanto per gradi, non per qualità: il fine che l’arte o l’artista perseguono agisce in modo meno consapevole, ma ugualmente efficace, nella natura. L’opera forse più nota di Goethe, il Faust, nella ricchezza di motivi che lo costituiscono, esprime quella concezione dell’uomo in termini di Streben (sforzo) che è peculiare dell’età romantica.

 

  1. 1.2 – Hegel ed il problema dell’Infinito  

Le tesi di fondo del sistema hegeliano mirano alla risoluzione, al chiarimento, delle maggiori ipotesi della corrente idealista:

–         La risoluzione del Finito nell’Infinito ;

–         L’identità tra ragione e realtà (tutto ciò che è reale è razionale, tutto ciò che è razionale è reale) ;

–         La funzione giustificatrice della filosofia .

Il nostro interesse verterà principalmente la prima delle sue tre tesi, ossia la ricerca e la compiutezza dell’Infinito. Secondo il filosofo tedesco, infatti, la realtà non è un insieme di sostanze autonome, ma un organismo unitario di cui tutto ciò che esiste è parte o manifestazione. Tale organismo, non avendo nulla al di fuori di sé e rappresentando la ragion d’essere di ogni realtà, coincide con l’Assoluto e con l’Infinito, mentre i vari enti del mondo, essendo manifestazioni di esso, coincidono con il Finito. Di conseguenza il Finito, come tale, non esiste in quanto ciò che noi chiamiamo Finito è nient’altro che un’espressione parziale dell’Infinito. E’ lecito affermare, dunque, che il Finito, in quanto è reale, non è tale, ma è lo stesso Infinito.

Nasce e si sviluppa in Hegel una sostanziale forma di monismo panteistico, ossia una teoria che vede nel mondo (il Finito) la manifestazione o la realizzazione di Dio (l’Infinito).

<<Il vero è l’intiero. Ma l’intiero è soltanto l’essenza che si completa mediante il suo sviluppo. Dell’Assoluto devesi dire che esso è essenzialmente Risultato, che solo alla fine è ciò che è in verità…>>(Hegel – Fenomenologia dello Spirito, “Prefatio”)

Il Finito è dunque la manifestazione nonché un vero proprio momento necessario dell’Infinito (rappresentato dall’Assoluto, da Dio e dallo Spirito). A tal riguardo, Finito ed Infinito coincidono.

 

1.3 – Romanticismo: espressione della grande    trasformazione moderna

L’epoca di grandi trasformazioni tra il XVIII ed il XIX secolo è percorsa da tensioni laceranti, più o meno sotterranee. Se, infatti, si considerano le cosiddette tematiche negative si denota proprio come quest’ultime rientrano in un contesto storico pressoché equivalente. Se la letteratura sembra interpretare le paure, le ossessioni, le angosce dell’epoca la filosofia, invece, affronta e interpreta con nuovi metodi il pensiero delle menti degli intellettuali europei, cercando di trovare nuove risposte tali da appagare la crisi. Ecco spiegato perché lo Sturm und Drang, il wertherismo, Rousseau, l’ossianismo, la letteratura “gotica” avevano espresso la percezione inquieta del crollo imminente del vecchio mondo, per elaborare un piano di trasformazione già in fase Preromantica. Si può dunque formulare l’ipotesi che:

Il Romanticismo –> espressione non soltanto della delusione storica dell’Illuminismo e della rivoluzione, ma di tutto il grande moto di trasformazione di quella età, con le contraddizioni che esso genera.

La delusione storica, dunque, non è che uno dei momenti di quel processo, che ha radici più profonde e più lontane. Una corsa verso l’ignoto, la riscoperta delle piccole cose, la rinascita del sentimento (bello o brutto che sia), la rivalutazione delle illusioni.

 

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About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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