0031

La bellezza di una Sicilia perduta: “Viola Fòscari” di Tea Ranno

Pubblicato il Pubblicato in Il consiglio del Libraio, Letteratura e Cultura, Recenti

<<Ma chista ca vi cuntu iu

È storia ‘i sentimentu c’abbrancica e pazzia,

e nun pinsati ca su’ cosi can un ponu capitari,

nun vi sintiti megghiu ‘i chiddi

ca pateru duluri e tribulizzi,

nun pinsati ca ‘u ventu trasi e nesci di li casi

senza arrubarisi nenti,

pinsati ca comu ‘u ventu è l’amuri:

latru e senza rispetto,  minnicativu, bastardu>>.

 

Traduzione:

 

<<Ma questa che vi racconto io

È storia di sentimento che avvinghia e fa impazzire,

e non pensate che sono cose che non possono capitare,

non vi sentite migliori di quelli

che patirono dolori e tribolazioni,

non pensate che il vento entra ed esce dalle case

senza rubare niente,

pensate che come il vento è l’amore:

ladro e senza rispetto, vendicativo, bastardo>>.

 

tea-ranno-viola-foscari-cover
“Viola Fòscari”, Mondadori Editore – 2014

Comincia con questa sorta di poesia il romanzo che ho divorato durante le feste natalizie e con cui voglio inaugurare il nuovo anno di letture: si tratta di Viola Fòscari (edito da Mondadori), romanzo della scrittrice, mia conterranea, Tea Ranno. La curiosità per questo scritto è sopraggiunta dopo aver partecipato alla presentazione del suddetto testo, nella città in cui vivo. Già autrice di altri romanzi molto belli, come La sposa vermiglia o In una lingua che non so più dire, Tea Ranno pone di nuovo al centro di tutta l’azione una donna, Viola Fòscari appunto, che ne è la protagonista indiscussa.

La storia è ambientata subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, a Melilli (in Provincia di Siracusa). Viola è una donna bellissima, sebbene l’età anagrafica (sta per compiere cinquant’anni), ed è  sposata con don Vittorio Russitto, una delle persone più importanti nel paese. Ho voluto sottolineare il fatto che Viola sia bella, nonostante l’età, perché è proprio questo uno degli elementi portanti del romanzo, che la Ranno non manca mai di sottolineare. Nella sua vita, Viola ha avuto tutto. Ha un marito, ha due figli maschi con cui intrattiene due rapporti affettivi differenti, ma che sono comunque la sua gioia. Ha una casa meravigliosa, molte proprietà ed è una delle donne più in vista e rispettata di tutta Melilli. Eppure è sola. Forse non se ne rende subito conto, ma è proprio il giorno del fidanzamento del figlio maggiore che fa scattare in lei la scintilla. Scintilla che verrà alimentata dal cognato del figlio, Paolo Di Bernardo. Un venticinquenne di bell’aspetto, orfano di madre, che rimane subito invaghito da questa donna così altolocata. I due si incontrano proprio durante la festa di fidanzamento di Giuliano Russitto (figlio di Viola), con la sorella di Paolo, Marta. Viola non vi presta subito attenzione, occupata com’è dalle mansioni di padrona di casa che incombono su di lei. Così Paolo comincerà a corteggiarla, andando contro tutto e tutti.

La narrazione, come ha detto Tea Ranno, è ispirata ad una storia vera capitata molti anni fa a Melilli, che fece  molto scalpore in quell’epoca. È una storia d’amore. Uno di quelli amori che ti rende pazzi, o nel caso di Viola, che fa uscire allo scoperto la pazza che c’è in lei e che per troppo tempo è rimasta silenziosa. Perché Viola cederà al corteggiamento e si farà coinvolgere in questa storia d’adulterio, fatta di incontri fugaci e di baci rubati.

Tea-Ranno
Tea Ranno (1963) è nata a Melilli, in Provincia di Siracusa. Dal 1995 vive a Roma

Oltre la storia d’amore tra Viola e Paolo, si intrecciano le altre avventure amorose della famiglia Russitto. C’è Fausto, figlio minore, scontroso, incapace di manifestare i suoi sentimenti nei confronti della madre, che preferisce scappare a Catania per stare con la sua Nives, la ragazza che non capisce subito di amare; e poi c’è Giuliano. Su Giuliano voglio soffermarmi un po’ di più. Lui è il prediletto di Viola (o comunque così sembra) ed è anche il primogenito che sta per sposarsi. La sua zita (fidanzata), Marta Di Bernardo, non va d’accordo con Viola: è gelosa di questa madre troppo protettiva e dell’affetto che lega i due. Per questo, sin da subito, il rapporto che si instaura tra le due è  ricco di astio. Nel frattempo, Giuliano spia dalla finestra Costanza Villarosa, una ragazza caduta in disgrazia, che da piccola giocava con lui per strada e che ora si accontenta di guardare, anche lei, fuori dalla finestra. Quella che si istaurerà tra i due è la storia d’amore che più mi ha emozionata. Quello che c’è tra di loro rappresenta la purezza del sentimento, in contrasto evidente con il sentimento esistente tra Viola e Paolo. Il primo li condurrà al matrimonio, il secondo invece alla distruzione.

A fare da contorno al tutto c’è, poi, la popolazione melillese. Leggendo i dialoghi in siciliano, ho avuto quasi la sensazione di far parte della folla. Di sparlare i comportamenti di alcuni personaggi e di appoggiarne degli altri. Io e il popolo eravamo quasi la stessa cosa. Mi ha ricordato molto I Malavoglia di Giovanni Verga e il suo intento verista. Se poi alle discussioni tra cummari e cumpari aggiungiamo le superstizioni o i cunti dei pupari, rappresentanti le gesta di Orlando e Rinaldo, e l’amore per Angelica, o ancora  le trattative attive nella costa siracusana per l’istallazione delle prime raffinerie, ci troviamo di fronte ad uno spaccato di quel tempo.

Sembra quasi una fotografia: una fotografia che molto spesso, grazie ai racconti dei miei nonni, ho cercato di immaginare nella mia testa. Sin da piccola, ho avuto sempre quella curiosità per le tradizioni della mia terra, e il fatto che Tea Ranno sia riuscita a rappresentare con le sue parole lo spaccato di un’epoca, quel periodo di passaggio subito dopo la guerra in cui il vecchio stava per congiungersi con il nuovo, ha quasi dato risposte alle domande che molto spesso mi sono posta. Se vi aggiungiamo anche il fatto che molti sono i riferimenti alla mia Augusta, allora la fotografia si completa.

Viola Fòscari è un romanzo che si legge tutto d’un fiato. Ha le caratteristiche di un classico e mi piace pensare che Tea Ranno, con la sua eroina, abbia fatto l’occhiolino a due delle più famose eroine della letteratura classica. Mi riferisco naturalmente a Emma Bovary e ad Anna Karenina, due donne che hanno lottato per la loro felicità. Tuttavia, la fine di Viola lascia aperto uno spiraglio di speranza. Ecco l’unica cosa che avrei preferito differente: la fine.

Per il resto, ho apprezzato molto il modo in cui la storia è stata costruita e anche il fatto di aver potuto respirare, tra le pagine, una Sicilia che purtroppo non tornerà più.

 

pupi_da_teatro_

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *