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Junk food: quando il cibo nuoce alla salute

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Col passare degli anni e con la conseguente evoluzione della società e dei costumi, uno dei temi più dibattuti è diventato quello dell’alimentazione. In particolar modo, ci si interroga sulla nutrizione delle generazioni più giovani, che sono quelle le cui abitudini alimentari destano più perplessità: i ragazzi sono portati a consumare cibi non sani, di dubbia provenienza e composizione, con il risultato che si allontanano sempre più dalle vecchie tradizioni culinarie della nostra civiltà per avvicinarsi ad altri modelli importati dall’esterno (specialmente nord-americani) scorretti dal punto di vista nutrizionale. Questo non accade perché ci sia una sorta di avversione verso gli alimenti più nostrani, ma perché i giovani vengono trascinati dall’onda di influenza dei mezzi di comunicazione che spesso e volentieri trasmettono pubblicità che esortano a comprare gli snack ed a frequentare i ristoranti che derivano tutti dai sopracitati modelli. L’obiettivo comune che viene proposto, quello del mantenimento di un corpo magro e perfetto, spinge al consumo di cibi a basso contenuto di grassi da un lato, a cui si contrappone però un altissimo utilizzo di dolci, barrette e hamburger, i cosiddetti junk-food. Come se non bastasse, sta crescendo anche in Italia l’uso di alcolici in età sempre minore, seppur non ancora ai livelli di altri stati europei, causa di oltre un milione di morti ogni anno.

Emergono quindi delle abitudini completamente sbagliate per quanto riguarda i giovani. Pensiamo mai che in alcune parti del mondo si muore di fame? La situazione si rivela molto più drammatica se pensiamo che circa 25.000 persone al giorno soccombono al loro triste destino, inermi davanti al loro grido disperato. In occasione di carestie, guerre ed epidemie, si cercano delle soluzioni transitorie come quelle di inviare ai Paesi in particolare difficoltà degli aiuti alimentari o finanziari; ma è chiaro per tutti che queste forme di solidarietà non risolvono il problema, anzi, se divenissero permanenti, molti Paesi poveri diventerebbero ancora più dipendenti da quelli ricchi. Gli interventi più validi devono prefiggersi di aiutar ciascun Paese a raggiunger la capacità di produrre da sé quanto gli è necessario. Per raggiungere questo obiettivo molti avanzano proposte di tipo più definitivo, realizzabili però solo con l’aiuto dei Paesi ricchi: campagne di alfabetizzazione, scuole e università per il Terzo Mondo, aiuti mirati a migliorare i metodi di coltivazione, impianti di irrigazione, centrali elettriche che forniscono l’energia necessaria per produrre fertilizzanti, per il trasporto, per la lavorazione e la distribuzione dei prodotti agricoli, sono solo alcuni esempi. A questo aggiungiamo il fatto che la troppa alimentazione dei Paesi ricchi ed il tempo che diventa sempre più insufficiente, porta anche a una modificazione degli spazi dove consumare i pasti: tra chi mangia a scuola o al lavoro o al fast food, sommando il tutto, il risultato è che ogni componente della famiglia si ritrova a mangiare in un luogo ed in un momento diverso rispetto agli altri. Si può dire, senza troppo rischio di sbagliare, che questo disordine nel campo del cibo non possa che far male.

È provato che lo squilibrio nell’alimentazione crea malattie di diverso tipo, in base alla direzione verso cui è accentuato. In America, per esempio, dati statistici riportano che vengono spesi periodicamente, con cadenza annuale, oltre 300 milioni di dollari per combattere problematiche legate al cibo. L’anoressia è una di queste. Gli anoressici sono coloro che decidono di dimagrire e mostrano un’irrazionale paura di recuperare il peso perduto, anche se denutriti; a volte l’anoressico si arrende al senso di fame e, paradossalmente, potrebbe diventare bulimico, cioè chi è ossessionato dal controllo del peso, ma portato periodicamente a cedere allo stimolo e ad abbuffarsi. Dal lato opposto c’è l’obesità, spesso spia di una vita sedentaria e di una dieta esageratamente abbondante. Altre malattie, meno direttamente in simbiosi con il cibo ma ancora strettamente collegate, sono il diabete o i vari problemi cardiaci e circolatori. È indubbio come la causa principale di tutto questo caos nell’alimentazione siano i condizionamenti psicologici attuati da questa società telematica, che propone mode alimentari che arrivano da lontano alla cui diffusione tutti, i giovani i particolare, si adeguano in automatico, senza lo spirito critico che li porterebbe verosimilmente a rifiutarle, mode che hanno poco a che vedere con la buona nutrizione, ma che sono parecchio convenienti per il modello proposto dall’industria alimentare di massa.

Assodato che il nutrimento è uno dei fattori fondamentali del benessere o, in certi casi, del malessere del corpo umano, la direzione presa è probabilmente quella sbagliata e bisognerebbe spingere sul tasto dell’educazione e dell’informazione per attuare un cambio di marcia.

About Gabriele Cisternino

COLLABORATORE | Nato a Nardò (LE) nel 1994, ha frequentato il Liceo Classico. A Settembre si trasferisce a Siena per studiare Giurisprudenza con il sogno di entrare in polizia giudiziaria. Coltiva varie passioni, una tra tutte lo sport e il calcio, che pratica sin da piccolo a livello dilettantistico. Ogni tanto ama sbizzarrirsi scrivendo bozze su temi d'attualità, per conoscere e far conoscere meglio la realtà d'ogni giorno.

3 pensieri su “Junk food: quando il cibo nuoce alla salute

  1. Articolo ben congegnato e sicuramente di medio rilievo. Anche se, secondo me, potreste fare di meglio. Complimenti allo scrittore che, sebbene la sua tenera età, ha utilizzato un buono e vasto bagaglio lessico-culturale.

    ἄνευπόλις

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