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“Jeremy spoke in class today”: i Pearl Jam e la malinconia degli anni ’90

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“Ten” è il primo album in studio del gruppo musicale statunitense Pearl Jam, pubblicato negli USA il 27 Agosto del 1991

Siamo negli anni ’90. Nei meravigliosi anni ’90. Probabilmente una delle migliori annate di sempre per la musica e, in particolar modo, per il rock ‘n roll. Gli anni della pistola di Kurt Cobain e del suo amore disperato, travagliato e profondo per Courtney Love. Gli anni del Mad Fer It, dei fratelli Gallagher e delle loro rivalità con i Blur. Gli anni in cui il grunge era ai suoi massimi livelli, e l’atmosfera da pub americano con freccette, birra alla spina e barista dalla camicia da boscaiolo riempiva i locali di tutto il mondo. Erano gli anni degli Unplugged di MTV, quando YouTube non esisteva ancora e gli adolescenti, qualunque fosse la loro lingua o la loro nazionalità, sognavano con le loro cuffie enormi e i walkman gialli, con la testa appoggiata al finestrino e l’ansia del compito di matematica. I riff delle telecaster diventavano la colonna sonora di un’intera generazione. E non solo.

Gli Stati Uniti restavano un mito, nonostante i mille scheletri nell’armadio, come le questioni delle armi da fuoco e della sicurezza, strettamente correlate a quella dei ragazzini che, in preda ad un delirio di follia, decidevano di seminare terrore e morte nei posti che li hanno visti crescere, approfittando della facilità con cui è possibile reperire una pistola. Uno di loro è Jeremy, Jeremy “the wicked”, un 16enne texano che si spara in classe davanti alla sua professoressa, macchiando di sangue il viso dei suoi compagni di classe, increduli di fronte ad una tale ed inaspettata tragedia. Lo stesso sangue dei suoi genitori che rifiutavano di ascoltarlo, nonostante le sue urla e le sue richieste di attenzione. Ma quelle grida di dolore vennero recepite da un ragazzo dell’Illinois, trapiantato in California, e dalla sua band di Seattle, una città tanto cupa quanto attivissima sul fronte musicale, fucina di talenti indimenticabili e di capolavori senza tempo. Un ragazzo con l’aria da surfista, i capelli lunghi e la voce impressionante, che per sbarcare il lunario fa il benzinaio a San Diego. E’ il 1991 e basta un piccolo paragrafetto su un giornale statunitense a colpirlo ed a convincerlo a dare un sottofondo musicale alle frustrazioni del giovane Jeremy, e ad includere il brano nell’album di esordio, uno dei migliori prodotti musicali di questa stupefacente annata: Ten.

 

 

Il dado è tratto: l’uso prominente del basso, grazie alle dodici corde di Jeff Ament, contribuisce alla drammaticità e all’intensità del brano, mentre le parole taglienti e dirette colpiscono l’ascoltatore (<<And the dead lay in pools of maroon below, […] Jeremy spoke in class today>>) che vuole sapere a tutti costi cosa disse il ragazzino quel giorno. Jeremy nel video appare, in alcuni fotogrammi, come avvolto da una bandiera statunitense, e imbraccia un’arma dal peso maggiore del suo gracile corpicino: provocazione che farà da preambolo ad altre, diventando un segno distintivo di una band che farà del political engagement uno dei tratti fondamentali. Non a caso Eddie Vedder e compagni più volte manifestarono il dissenso nei confronti della politica estera di Bush figlio durante i loro concerti, soprattutto nel 2003, con uno stile sobrio ma coinvolgente, deciso a convincere gli americani a voltare pagina, a ripudiare qualsiasi guerra una volta per tutte. Una band che decise di non farsi trasportare nelle frivolezze mediatiche dello showbiz.Una band che nonostante l’odio per la notorietà e tutto ciò che la riguarda, mantenne un rapporto sano e vivo con i suoi amatissimi fan, che apprezzarono la concretezza delle loro performance e il rigetto del culto della celebrità.

Ten divenne una sorta di monumento musicale. La chitarra di Alive ha accompagnato i viaggi on the road di tantissimi giovani, compreso me. Una canzone che va cantata a squarciagola con i propri amici mentre le colline della Toscana, i deserti del New Mexico o i paesaggi innevati della Scandinavia si succedono uno dopo l’altro, al di là del finestrino. Un grido di dolore che assomiglia un po’ a quello di Jeremy: il protagonista viene a sapere dell’esistenza del suo vero padre quando ha ormai 13 anni e lui è già morto, <<but I… I am still alive>> canta Eddie, con tutta la rabbia che ha dentro. E noi possiamo sentirla, condividerla, quella rabbia. Perché nonostante la sua voce raggiunga note impensabili per noi essere umani, sentiamo il bisogno di immedesimarci in lui, e allora cantiamo, e poi simuliamo una chitarra con le nostri mani mentre l’assolo di Mike McCready ci fa chiudere gli occhi d’istinto, per assaporarne meglio l’intensità: <<Do I deserve to be alive?>>.

 

 

Un altro capolavoro, Yellow Ledbetter, avrebbe dovuto far parte dell’album Ten, ma venne rilasciata come B-Side del singolo Jeremy. Nonostante ciò, i fan la ricordano come una delle più belle canzoni mai scritte. A contribuire al suo fascino, il fatto che il testo non sia mai stato precisato: Eddie e gli altri membri della band lo cambiano molto spesso durante le esibizioni live, non esistendone uno ufficiale. Di conseguenza il significato pare essere avvolto nel mistero, rendendo Yellow Ledbetter unica e bellissima nella sua incertezza. Ad alcuni piace immaginarla come un inno contro la guerra: il protagonista della canzone riceve una lettera in cui viene informato della morte del fratello in una guerra oltreoceano. A me, invece, piace pensare che sia una canzone per tutti.

Una canzone che coinvolge chiunque voglia farla sua, chiunque abbia un po’ di malinconia addosso e ha voglia di andare via, senza lasciare traccia di sé, se non una scritta sulla sabbia che verrà cancellata dal vento, mentre tanti granelli di sabbia vengono trasportati via.

<<I don’t wanna stay… at all>>.

 

Pearl-Jam

 

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About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

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