0221

Isn’t the same old story: alla ricerca di emozioni

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

Miei cari lettori, quest’oggi voglio parlarvi di un particolare dibattito culturale (almeno così viene definito) che sto avendo modo di riscontrare un po’ ovunque: nei social network e nei vari forum, ma soprattutto nella vita reale di tutti giorni. L’argomento principale di questa discussione consiste nella valutazione di un particolare oggetto d’intrattenimento/culturale e valutarlo superiore ad un altro.
Traduzione: avete presente quando andavate a scuola e c’era sempre quella compagna di classe, magari occhialuta e con voti più alti rispetto agli altri, che per dimostrarsi una vera intellettuale esprimeva dei giudizi poco sinceri del tipo: <<No, io non vado al cinema, io leggo libri. Le storie dei libri sono le più belle. I libri sono superiori a tutto>>, e molto altro ancora…

 

kathy-beth-terry-occhiali

 

Non pensate che con questo esempio io sia un maschilista: non ho fatto l’esempio col mio sesso semplicemente perché la maggior parte di noi maschietti leggeva pochi libri o nulla e basare dunque una discussione su di un volume, ai tempi della scuola, non era proprio l’ideale. E’ giusto precisare, comunque, che quando queste persone parlano di libri in realtà si riferiscono solo ed esclusivamente ai romanzi, quindi a delle storie narrate. E ahimè, non sono mica le uniche persone: c’è anche chi è appassionato di serie tv e le reputa, difatti, superiori ad altre forme d’intrattenimento narrativo. E ancora chi applica questo ragionamento al mondo del cinema, dell’animazione etc. Non mi sto riferendo, ovviamente, a coloro che amano i romanzi per la qualità della loro scrittura, il cinema e le serie per la regia e la colonna sonora o a chi, magari, in un prodotto d’animazione ne apprezza la comicità e l’azione. Costoro sono liberi di preferire una storia narrata con particolare gusto narrativo ad una storia narrata con una buona regia, e viceversa. La mia analisi critica è invece rivolta a quegli individui che si limitano ad apprezzare le varie forme di intrattenimento, riferendosi soltanto alla loro “storia”, reputandola con presunzione di una tipologia superiore a tutto il resto.
Ebbene, miei cari lettori, se siete una di quelle persone che come me semplicemente apprezzano la qualità di una narrazione con qualunque mezzo venga narrata, potete semplicemente fermare qui la vostra lettura e, se riponete fiducia nelle mie parole, magari consigliare quest’articolo a chi non la pensa come voi, cercando di fargli cambiare idea. Se invece anche voi siete in disaccordo con me, allora non mi resta altro che tentare di convincervi con una semplice e banale argomentazione. Partendo dal presupposto che sia i romanzi che le varie forme di narrazione multimediale, così come le commedie teatrali, sono nate esclusivamente per l’intrattenimento del pubblico, vorrei porvi un quesito: avete mai pensato a cosa sarebbe successo se qualche scrittore del passato, che amate e di cui lodate le storie, fosse vissuto nel presente? Rilego la domanda esclusivamente sugli scrittori (di libri), poiché appare chiaro che i registi, gli sceneggiatori ed i fumettisti hanno scelto personalmente i loro mezzi narrativi semplicemente in base ai propri gusti (per narrare le loro storie potevano infatti scriverle, più semplicemente, anziché girarle). Ma la domanda si potrebbe anche porre al contrario e cioè “Se i registi fossero nati prima dell’invenzione del cinema?”, per poi farvi lo stesso ragionamento che applicherò, giungendo alle medesime conclusioni. Partendo quindi dalla prima domanda, proviamo ad immaginare cosa sarebbe successo se alcuni grandi scrittori del passato fossero nati ai giorni nostri e avessero creato le medesime storie, con la piccola differenza che anziché scegliere di narrarle sotto forma di romanzo od opera teatrale, avessero preferito invece un altro mezzo di narrazione, proprio dei nostri giorni. Ecco a voi alcuni esempi: nei testi di Plauto, commediografo latino per eccellenza, traspare una comicità assurda e capace di far ridere in tutte le epoche (per chi non ha mai letto una sua commedia, consiglio di rimediare: vi sbellicherete dalle risate). Le sue semplici commedie hanno però un difetto, ovvero i protagonisti sono quasi sempre gli stessi: lo schiavo furbo e intelligente, il figlio del padrone con ridotte capacità mentali e facile da abbindolare ed altri ancora. Ebbene, se fosse nato ai nostri giorni credo che difficilmente avrebbe scritto commedie teatrali: le sue opere convertite in film cinematografici potevano benissimo sostituire i cinepanettoni di Neri Parenti e abituarci ad andare al cinema nel mese di Dicembre sicuri di divertirci (perché, siamo sinceri, anche nei film di Parenti i personaggi sono sempre gli stessi, ma a differenza sua Plauto fa ridere). Oppure chissà, per alcune situazioni assurde delle sue storie (come uno schiavo ubriaco che rutta in faccia al padrone e poi si fa portare in spalla) e per la caratteristica stereotipata dei suoi personaggi potrebbe benissimo diventare uno sceneggiatore da sit-com televisiva o, qualora fosse riuscito a disegnare, avremmo visto la sua serie accanto alle celebri opere di Todd McFarlane e Matt Groening.

 

simpsons1920
“The Simpsons”, di Matt Groening: la prima puntata andò in onda il 17 Dicembre del 1989

 

Tito Livio, un altro scrittore latino, veniva criticato per lo stile e la totale mancanza di veridicità storica nelle sue opere per l’appunto, “storiche”. Sono sicuro che se fosse vissuto nel nostro periodo, avremmo osservato all’opera un bravissimo regista di film d’azione. Pellicole sulla prima Guerra Mondiale, dove gli austriaci possedevano armi tecnologicamente avanzate e dove Armando Diaz fosse più forte di un Rambo e li affrontava tutti da solo. Pensate che io stia esagerando? Beh, non conoscete Livio.

 

tito_livio

 

 

 

 

 

 

 

 

William Shakespeare, colui che ha preso le regole aristoteliche delle tragedie per poi ignorarle, è considerato il miglior scrittore teatrale di sempre. Basta? Ricordiamoci che in quei tempi chiunque trasgrediva le regole aristoteliche (viste come dogma del buon teatro) veniva ignorato e il caro William fu uno dei pochi a poter ribaltare questo principio per la qualità delle sue storie. Ciononostante, pensate seriamente che qualcuno che scrivi cose come La tempesta o Sogno di una notte di mezza estate avrebbe continuato a scrivere per il teatro odierno? Penso proprio di no e ritengo che molto probabilmente avrebbe sfruttato al massimo tutti i mezzi digitali della nostra epoca per poter mostrare, con grandiosi effetti visivi più che uditivi, cose paranormali come il fantasma del padre dell’Amleto o la grande tempesta dell’omonima opera.

 

shakespeare2
Un’immagine “alternativa” di William Shakespeare, 1564-1616

 

Alexandre Dumas (padre), colui che ci ha donato personaggi così pieni di carisma al punto da colpire la mente di qualsiasi lettore (i suoi personaggi sono diventati quasi leggendari e protagonisti di una serie di storie apocrife). Figure come Il conte di Montecristo (nell’omonimo libro) e D’Artagnan del celebre romanzo I tre moschettieri non si dimenticano facilmente. E lo stesso Dumas dimostrò un forte attaccamento ai suoi personaggi, scrivendo ben due seguiti de I tre moschettieri, affidando loro molte altre avventure. Credo sia dunque molto plausibile prendere come ipotesi che, se fosse nato ai nostri giorni, probabilmente sarebbe stato un ottimo (se non il migliore) sceneggiatore televisivo. Pensate a quante altre avventure potevano prendere parte D’Artagnan e i suoi tre amici, o a quanto altro sangue dovrà spargere il Conte di Montecristo per placare la sua vendetta.

 

 

Dartagnan-musketeers
“I tre moschettieri”, di Alexandre Dumas (padre) – 1844

 

Oscar Wilde, avrebbe sicuramente scelto il mezzo narrativo che avrebbe reputato “esteticamente superiore”. Ma se pensiamo al suo unico romanzo nonché alla sua composizione, è quasi una forma teatrale (i capitoli si concludono esattamente come in una “scena” e la prima parte della storia può benissimo esser paragonata ad un “primo atto” teatrale), possiamo notare come non sia particolarmente legato alle forme tipiche ed usuali di un romanzo. Per cui, chissà, il grandissimo Wilde potrebbe benissimo essere uno sceneggiatore televisivo mancato.

 

10510143_10202226714094276_1744377184_n
“Il ritratto di Dorian Gray”, di Oscar Wilde – 1890

 

Concludo qui gli esempi. Spero abbiate intuito cosa volessi intendere (con il contributo della mia accesa fantasia) e vi lascio con un consiglio: non evitate forme di narrazione apparentemente “estranee” dalla vostra solo perché diverse (se amate i libri, dunque, perché negarsi di andare al cinema e viceversa?), potreste perdervi delle ottime storie.

E le ottime storie si traducono in belle emozioni.

About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *