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Irène Némirovsky: non solo “Suite Française”

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Irène Némirovsky (1903-1942) è stata una scrittrice francese di origini semite

L’Estate, si sa, è quel periodo dell’anno in cui – teoricamente – le persone vanno in ferie e possono dedicarsi a tutte quelle attività che hanno abbandonato durante la stagione invernale. Si abbandona il letargo dei mesi freddi e ci si apre al tepore estivo, a quel caldo che non ti permette neanche di pensare. In pratica, però, ci sono persone che continuano a lavorare anche in Estate, concedendosi solo poche ore di mare e pochi passatempi, che magari hanno avuto l’opportunità di coltivare anche durante l’Inverno. Per quanto mi riguarda, io appartengo alla seconda categoria. Con un’unica eccezione. Se durante l’Inverno riesco a leggere quasi due libri al mese (dipende giustamente dalle dimensioni e dalla pesantezza), in Estate la quantità può aumentare a dismisura. Ecco, quest’anno ho letto (e non voglio assolutamente essere presuntuosa) almeno una quindicina di libri. Alla faccia di chi dice che gli italiani non leggono! Le mie letture non si sono interrotte nemmeno in vacanza. Ben due sono stati i romanzi che ho portato con me per una sola settimana di ferie. Il Nord Europa mi aspettava e il viaggio era troppo lungo per sprecarlo dormendo. Così, mentre aspettavo di conoscere la cultura nordica, continuavo a coltivare la mia, di cultura. Tuttavia, mentre mi trovavo dentro l’Ermitage o davanti la bellissima chiesa del Salvatore sul Sangue Versato e cercavo di stare dietro ad una guida che parlava di Zar, rivoluzione, congiure di palazzo e amanti (si, anche di quelli), mi sono resa conto della mia ignoranza in ambito storico. Tornata così in terra natia, dopo varie delusioni sentimentali, ho deciso di abbandonare i romanzi per un po’, quei romanzi che per troppo tempo hanno nutrito la mia immaginazione e hanno sconvolto la mia realtà. Ho realizzato, in un attimo di lucidità, che la vita non è un romanzo, e per quanto si possa sperare che le cose che succedono nei libri avvengano anche nella vita vera, purtroppo non è così. Ho deciso così di acquistare un libro di storia russa, La storia della Russia, dalle origini ai giorni nostri di Nicholas V. Riasanovsky, per cercare di allargare ancora di più i miei orizzonti. Ammetto di averne letto ancora solo metà, arrivando a Caterina la Grande e al suo regno, ma mi sono fermata, perché mi sono ritrovata come una drogata in crisi di astinenza. Ad un certo punto, lavorando in una libreria, il richiamo dei romanzi è stato più forte di qualsiasi altra cosa. Ho ripreso in mano quei libri che avevo deciso di abbandonare per un po’, ed è stato come ritornare a casa, o come essere abbracciati dopo una giornata pesante.

Perché vi ho raccontato tutto ciò? In realtà non lo so. Ma c’è un collegamento con i libri di cui vi parlerò oggi. Si, avete capito bene, ho detto libri, perché sono due i romanzi di cui vi voglio parlare. E cioè: Les chiens et les loups (trad: I cani e i lupi) e Les feux de l’Automne (I falò dell’Autunno, nella traduzione di Adelphi). Entrambi sono stati scritti dalla mia amata Irène Némirovsky. Dopo un anno e mezzo dalla laurea, i nostri destini si sono di nuovo incrociati, stavolta consolidando ancora di più quello che pensavo di lei e del suo modo di scrivere, e addirittura elevandola al pantheon dei miei scrittori preferiti. Il collegamento alla storia russa è dato naturalmente dal fatto che Irène nacque in quella che alle origini era la prima capitale dello Stato russo, e cioè Kiev.

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“I cani e i lupi”, nella prima versione Adelphi

Il primo romanzo, I cani e i lupi (edito da Adelphi), è ambientato proprio in questa città. Non viene specificata la data, Irène ci dice solamente che siamo all’inizio del secolo, sotto il regno di Nicola II. Il libro racconta la storia di Ada Sinner, una bambina ebrea, che insieme al padre Israel, vive nel ghetto della città. Subito notiamo la divisione che c’è tra gli ebrei poveri, che abitano nella parte bassa della città, e gli ebrei ricchi, quelli che hanno fatto fortuna, che abitano nella parte alta. Ada è una bambina particolare, segue sempre il padre per lavoro e ha un’adorazione per il nonno, un aspirante scrittore, che sta appunto scrivendo una grande storia degli ebrei: Carattere e riabilitazione di Shylock. Gli equilibri familiari vengono sconvolti quando in casa dei Sinner arrivano la zia, moglie del defunto fratello di Israel, e i due figli Lilla, più grande di Ada, e Ben, quasi suo coetaneo. La zia Raisa è una donna che non riesce ad accontentarsi mai di niente. Sin dalla giovane età possiede velleità artistiche, vuole diventare famosa, ricca, ma non ci riesce. Così, quando arriverà a casa di Ada, ormai in là con l’età, si troverà di fronte a una famiglia povera, capace solo di tirare avanti, mentre lei sogna il lusso e la bella vita. Siamo all’epoca dei pogrom e un giorno, proprio durante uno di questi, Ada e Ben si ritrovano ad andare nella parte alta della città, dove gli attacchi non arrivano. I due bambini, impauriti, chiedono aiuto all’altra famiglia Sinner, quella dei banchieri, che vivono in una casa meravigliosa e che risultano essere dei lontani parenti. I piccoli vengono presentati al capo famiglia che li accoglie, ed è proprio in questa occasione che Ada vedrà per la prima volta Harry, il piccolo Sinner, suo cugino. Da quel momento, niente e nessuno riuscirà a far dimenticare ad Ada quel suo cugino così attraente ai suoi occhi, ma di cui ha un po’ paura. Passeranno gli anni, e poiché la zia Raisa vuole una vita migliore per i suoi figli, soprattutto per Lilla, che secondo lei dovrebbe fare l’attrice, la famiglia si trasferisce a Parigi, lasciando solo Israel, di cui si perderanno le tracce, a Kiev. Ma la vita, a Parigi,  non va di certo meglio. Lilla, ormai diventata grande, comincerà a fare la spogliarellista, la zia Raisa si metterà a cucire, Ben si darà a certi affari un po’ loschi, mentre Ada diventerà una pittrice. Un giorno, ritrovandosi a parlare tutti insieme, Ada scoprirà allora che anche gli altri Sinner si trovano a Parigi, proprio vicino a loro, e riscoprirà quindi quell’amore per Harry, amore mai sopito. I due si rincontreranno e, nonostante alcuni impedimenti, riusciranno ad amarsi, sebbene i legami del sangue siano più forti di tutto.

L’altro romanzo, I falò dell’Autunno, è ambientato solo a Parigi. Non vi è alcun collegamento tra i due scritti. Quest’ultimo Irène lo scrive poco prima di essere deportata. L’ambientazione stavolta è diversa, perché Irène abbandona la sua razza, per parlare di quei parigini che in un certo senso l’avevano accolta. La storia è quella di Bernard Jacquelain, un ragazzino francese che all’età di diciotto anni decide di partire volontario per la Prima Guerra Mondiale. Bernard tornerà dalla guerra cambiato. Sua madre, la signora Jacquelain, non riconosce più in lui quel bambino calmo che amava il circo o la cioccolata. Tutto quello che Bernard vuole fare ora è divertirsi e, soprattutto, diventare ricco. Comincerà allora una storia clandestina con la moglie di un vecchio amico, diventato dopo la guerra un uomo importante in politica e negli affari esteri. A fare da contrappeso a questa vita sfarzosa, c’è Thérèse Brun, la compagna di giochi di quando era piccolo, la figlia del vicino di casa, sposata giovanissima al medico Martial, morto però prematuramente a causa della guerra. Thérèse è una ragazza d’oro. Aiuta in casa, ha sempre parole dolci per tutti, e sebbene sia vedova e potrebbe quindi cercare qualcuno con cui stare, come fanno quasi tutte le donne a Parigi all’indomani della guerra, Thérèse rimane fedele alla memoria di Martial. Fin quando sulla sua strada non riapparirà Bernard. Capirà allora che prova per lui un sentimento che va oltre la semplice amicizia. Lo ama, lo ama più di qualsiasi altra cosa, più della sua stessa vita. Ma la vita non è così semplice dopo la guerra.

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“I falò dell’Autunno”, nella versione Adelphi

Queste sono in breve le trame dei due libri. Sono romanzi che si leggono molto velocemente, sia per il numero di pagine, che si aggira intorno alle duecento, sia per la scrittura abbastanza scorrevole dell’autrice, che riesce a trascinarti facilmente con il suo fiume di parole all’interno delle due storie, senza mai essere banale. In essi Irène scrive dei due temi principali di tutta la sua opera. Se da un lato ci parla degli ebrei, di quello che significava essere ebrei in un periodo in cui questa razza veniva già perseguitata, dall’altro ci parla dei suoi genitori adottivi, quei parigini che, come ci insegna la sua storia, ben presto le volteranno le spalle. Sono due romanzi duri: I cani e i lupi perché, nel descrivere la sua razza Irène è molto realista. Gli ebrei di cui ci parla sono come degli stereotipi, sono i classici ebrei con i nasi aquilini e attaccati troppo al denaro. Anche se esiste una differenza tra gli ebrei del ghetto, “i cani”, e quelli della città alta, ‘i lupi’, tuttavia esiste un legame tra di loro, una legame di sangue che in un certo senso li rende molto simili. Ada è forse l’unica a rimanere pura di cuore, in mezzo a tutta quella avidità e menzogna. Sarà contesa tra Ben ed Harry, ma il suo amore per il cugino ricco rimarrà saldo fino alla fine. Crederà di essere felice, per poi tornare di nuovo al punto di partenza, perdendo tutto, tranne il suo amore per Harry:

<<Ho sempre vissuto così. Perché attaccarsi a ciò che si deve perdere?>>

<<Ma perché lo si deve perdere, Ada?>>

<<Non lo so. È il nostro destino. Mi è sempre stato strappato tutto>>

<<E io, allora? E io? Mi ami, non è vero? Tieni a me?>>

<<Tu sei un’altra cosa. Sono andata avanti per anni senza vederti, quasi senza conoscerti, e tu eri mio esattamente come adesso. Io, che sono abituata ad aspettarmi il peggio, non ho paura di perderti. Puoi dimenticarmi, abbandonarmi, lasciarmi, sarai sempre mio e solo mio. Ti ho inventato io, amore mio. Sei molto più che il mio amante. Sei una mia creatura. È per questo che mi appartieni, quasi tuo malgrado>>.

Dall’altro lato, I falò dell’Autunno è un libro molto arrabbiato. Si sviluppa tra le due guerre ed Irène, che le ha viste bene tutte e due, usa il suo miglior tono pungente. Ce l’ha con la dissolutezza della vita dei parigini dopo la guerra, contro quell’incapacità dei veterani di godersi le piccole gioie della vita. Riprende il tema del denaro e del lusso, di matrice differente in questo caso, ma sempre portatore di sventura. E come nel primo romanzo l’unico personaggio puro era Ada, qui è Thérèse che riesce a mantenere i piedi ben saldi per terra, che, nonostante i tradimenti del marito Bernard, nonostante quello che succederà alla sua famiglia, riuscirà a sopportare tutto con la testa alta, aspettando il momento in cui tutto sarà purificato e la vita tornerà a scorrere come prima del disastro:

<<Sprofondò in un sonno breve e leggero e si ritrovò in un luogo sconosciuto dove vedeva Thérèse venirle incontro. Lei la prendeva tra le braccia, le accarezzava il viso e le diceva… oh, con quanta saggezza le parlava! Le spiegava il presente; le svelava il futuro. La prendeva per mano e camminavano insieme attraverso grandi campi in cui ardevano dei falò. «Vedi», le diceva, « sono i falò dell’autunno; purificano la terra, la preparano per nuove semine. Voi siete ancora giovani. Nella vostra vita, questi grandi falò non hanno ancora cominciato ad ardere. Si accenderanno. Devasteranno molte cose. Vedrete, vedrete…>>.

Irène Némirovsky è stata una scrittrice prolifica, sebbene la maggior parte delle sue opere sia stata riscoperta solo dopo la sua morte. Ho letto ancora poco per poter dare un giudizio complessivo positivo, ma per quello che ho letto fino a questo momento, posso dire che il mio amore nei suoi confronti sta andando solamente ad aumentare. Questi due romanzi mi sono piaciuti molto, in modo differente. De I cani e i lupi ho amato il personaggio di Ada, in cui mi sono riconosciuta particolarmente, il suo modo di amare e di soffrire sempre a testa alta. De I falò dell’Autunno ho apprezzato soprattutto l’aspetto psicologico e la capacità di introspezione dell’autrice, che riesce a narrare benissimo le sensazioni dei suoi personaggi, i loro desideri e i loro patimenti.

Sono due romanzi che meritano davvero di essere letti. E che, dopo le varie disgrazie narrate, riescono alla fine a donare la speranza. La speranza in qualcosa di buono.

 

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Irène Némirovsky, in compagnia del marito Michel Epstein

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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