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Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

Era il 1983 quando Brian De Palma portava nei cinema mondiali una delle pellicole più famose mai realizzate, sto parlando nient’altro che di Scarface, chiunque l’abbia visto sa bene che è uno di quei film che non si dimenticano facilmente, soprattutto se viene considerata la magistrale interpretazione dell’attore protagonista Al Pacino. Che si sia visto il film o se ne sia solo sentito parlare, è innegabile il fatto che sia ormai uno di quei masterpiece entrati nell’immaginario collettivo. Basti pensare alle varie citazioni del film in videogiochi o videoclip (GTA: Vice City e Jack Sparrow – Pirates of the Caribbean dei The Lonely Island sono solo alcuni esempi).

Tuttavia, in pochi sanno che in realtà il film altro non è che il remake di un film omonimo molto più vecchio, cioè Scarface di Howard Hawks, anno 1939. Per chi non lo sapesse, occorre precisare che si utilizza il termine “remake” per indicare il rifacimento di un’opera, che può essere un film, una serie tv, un videogioco o quant’altro. Ritornando al film, si possono già notare notevoli differenze: per esempio il film di De Palma è ambientato a Miami e tratta del traffico di droga (problematica di quella città negli anni ’80), mentre quello di Hawks era ambientato nella Chicago degli anni del proibizionismo. Questa è soltanto una differenza di ambientazione, ma già di per sé può far intendere che il remake può anche essere un riadattamento di una vecchia opera in chiave moderna. Esempi a riguardo, nuovamente, ve ne sono a bizzeffe (Total RecallI sogni segreti di Walter MittyArturo etc.) soprattutto perché, come è noto, avanzando con gli anni il cinema si “evolve”, migliorando così gli effetti speciali che rende possibile la creazione di nuovi effetti visivi, prima del tutto inimmaginabili. Ma non tutti i remake devono per forza modernizzare l’ambientazione, si può ricorrere benissimo ad uno shot-for-shot per indicare i film riadattati e uguali fotogramma per fotogrammainquadratura per inquadratura all’opera originale. Le uniche differenze sono, ovviamente, il cambio di attori e le ambientazioni differenti (ma che richiamano in tutto e per tutto quelle originali). Questo tipo di rifacimento si utilizza quando si considera l’opera originale perfetta in tutto ma troppo vecchia, in modo da far conoscere al pubblico una vecchia opera con una nuova veste (esempi di ciò sono i riadattamenti di Psycho di Hitchcock e Lolita di Kubrick, entrambi grandi maestri del cinema) o magari è lo stesso regista del vecchio film che decide d’applicarne un remake shot-for-shot. Ciò può accadere (come nel caso diMichael Haneke e del film Funny Games) quando un cineasta raggiunge la fama internazionale soltanto dopo molti anni di lavoro e decide così di far conoscere al pubblico internazionale alcune fra le sue prime opere.

 

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Scena del film “Psycho”, diretto da Alfred Hitchcock, 1960

Vi è poi un’altra categoria di remake, che non detiene un nome specifico ma viene realizzata quando si intende riadattare un film “passato in sordina” dal pubblico, probabilmente perché proveniente da un paese visto all’estero conpregiudizi. Non mi credete? Beh, conoscerete senz’altro il film Benvenuti al Sud. Quando uscì nelle sale, il botteghino registrò fin da subito degli ascolti allucinanti (io stesso ci andai) ed altro non era che il remake del film francese Bienvenue chez les Ch’tis (traduzione: Giù al Nord), anno 2008. Questo film è uscito anche nelle sale nostrane, ma probabilmente siamo stati gli unici al mondo a non degnarlo. Altri esempi sono The Departed di Martin Scorsese, film del 2006 e remake del film cinese Infernal Affairs Andrew Laued Alan Mak. Certo, l’impronta scorsesiana si intravede già dai primi minuti di film rispetto alla pellicola originale, ma la trama è pressoché identica ed il film originale non ha un riscosso grande successo da parte del pubblico americano. Il remake di Scorsese, invece, ha avuto un destino differente: vincitore di unOscar al miglior film, anno 2007.

 

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Martin Scorsese, vincitore dell’Oscar al miglior film, anno 2007

Vi è poi un’ultima categoria , un po’ diversa da quelle precedenti, chiamata“reboot”. Si tratta del riavvio di una storia, come in una sorta di universo alternativo. I personaggi sono gli stessi, mantengono intatti i loro ruoli, ma cambiano decisamente i rapporti fra di loro e, sopratutto, nelle loro azioni. La celebre serie tv Smallville, per fare un esempio, è una sorta di reboot delle avventure del super-eroe Superman. I film sono il campo meno investito dai reboot poiché, per quanto i film, applicare un reboot equivale a raccontare una storia da un punto di vista differente. Ciò in quanto una persona è differente da un’altra ed è proprio per questo che la trilogia The Dark Knight (Il Cavaliere oscuro) di Christopher Nolan è molto diversa dai precedenti film concentrati su Batman. Ciascuno di noi possiede, dunque, un modo diverso di narrare una storia.

 

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The Dark Knight (Il Cavaliere oscuro), secondo episodio della trilogia di Christopher Nolan.

Il campo più investito dai reboot sono invece i video-giochi. Dato che si trattano di opere la cui narrazione è secondaria alla giocabilità, elaborare ilrebook di un’opera di questo tipo diventa un ottimo sistema per riproporre la stessa pietanza, ma in altre salse. Ma tutto questo parlare di remake e direboot… riuscite ad intuirne il perché? Altrimenti, vi basti accendere la televisione o informarvi sulle ultime uscite sui giornali, su internet o tramite qualsiasi mezzo dei media e vi renderete conto che la quasi totalità delle opere altro non sono che remake o reboot di opere antecedenti.

Dov’è finita la creatività? Ma sopratutto, non ci rendiamo conto che ci viene propinata sempre la stessa pietanza, la stessa salsa? Siamo così pigri che anziché andare alla ricerca dell’opera originale, ci accontentiamo di trovarcela pronta in tavola, col pericolo che difficilmente riusciremmo mai a capire il vero intento di colui che ha creato l’opera di riferimento?

Perché si sa che in fondo, ogni opera, appartiene solo e soltanto a colui che l’ha creata.
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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

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