ramadan

Il tassello saudita e iraniano, nel puzzle mediorientale

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Recenti, Sguardo sul Mondo

IL TASSELLO SAUDITA E IRANIANO, NEL PUZZLE MEDIORIENTALE

protester-holds-picture-sheikh-nimr-al-nimr-during-rally-coastal-town-qatif-against-sheikhIl Medio Oriente ha iniziato il nuovo anno nel peggiore dei modi possibili, laddove una situazione congenitamente instabile ha scoperto nuove ragioni di destabilizzazione. Il 2 Gennaio, l’Arabia Saudita ha eseguito le condanne a morte di quarantasette detenuti accusati di terrorismo; tra essi, Nimr Baqr al-Nimr, imām sciita strenue oppositore del Governo saudita.
Nimr al-Nimr era stato condannato a morte nel 2014, ed allora l’Iran aveva minacciato <<gravi conseguenze>> qualora la condanna si fosse mai concretizzata. Non sorprende, dunque, che le conseguenze al gesto siano state immediate: solo alcune ore dopo l’esecuzione, su alcuni siti nazionalisti iraniani campeggiavano inviti ad andare dinnanzi al Consolato saudita di Teheran per accerchiarlo e protestare. Il giorno seguente, 3 Gennaio, un gruppo di manifestanti ha preso d’assalto l’Ambasciata lanciando bombe incendiarie e danneggiando alcune parti dell’edificio.

L’Arabia Saudita ha reagito interrompendo i rapporti diplomatici con Teheran; il giorno seguente, 4 Gennaio, il Bahrein e il Sudan hanno espulso gli ambasciatori iraniani dal proprio territorio e gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato che ridurranno i rapporti diplomatici con l’Iran. La catena di eventi con cui Arabia Saudita ed Iran hanno iniziato il 2016 esaspera una situazione geopolitica di estrema instabilità ed esacerba la polarizzazione confessionale dell’area mediorientale. Alla base dell’esecuzione di Nimr al-Nimr giacciono svariate concause di differente matrice.

 

  • IL MOSAICO RELIGIOSO :

La rilevanza di Nimr al-Nimr non risiedeva solamente nel suo ruolo di oppositore al regno saudita, ma anche e soprattutto nel rappresentare un simbolo per il mondo sciita. In questo senso, la prima causa della sua decapitazione si data 632 d.C., anno dello scisma dell’Islam nelle correnti sunnita e sciita. Quando il Profeta Maometto muore, sorge una diatriba per ciò che concerne la sua successione. Da un lato un gruppo consistente di suoi seguaci vuole che sia l’amico Abū Bakr a succedergli – questi, la maggioranza, diverranno noti come sunniti – mentre un gruppo più esiguo, gli sciiti, sostengono che Maometto stesso avesse designato suo cugino Ali ibn Abi Talib. Il volere dei sunniti prevale, ma da allora la spaccatura tra sciiti e sunniti persiste, nonostante entrambe le correnti concordino sui principi cardine della religione musulmana: Allah è l’unico Dio, Maometto il suo messaggero e il Corano è il messaggio di Allah.

Sunni-Shia-IbadiLa tensione tra sciiti e sunniti è alla base di gran parte delle violenze scaturite in Medio Oriente negli ultimi decenni e si è inasprita dopo la Rivoluzione iraniana del 1979, quando il controllo del Paese è stato acquisito dal clero sciita. I sunniti rappresentano l’85% del miliardo e mezzo di musulmani del mondo, gli sciiti il 15% (la cui maggioranza è concentrata in Iran). Per di più, a spiegare le tensioni tra Iran e Arabia Saudita gioca anche il fatto che in quest’ultima è dominante il Movimento ultraconservatore sunnita dei Wahabiti.

Tra le ragioni dell’esecuzione di Nimr al-Nimr giace dunque una componente puramente religiosa; se contestualizzata nello scenario odierno, inoltre, la scelta saudita di esecuzione di quarantasette detenuti per questioni terroristiche può essere letta come una dimostrazione di partecipazione alla lotta al terrorismo da parte di una Nazione, l’Arabia Saudita, che è stata spesso criticata per la sua accidia nei confronti del terrorismo jihadista. Ma se da un lato i sauditi devono contrastare i movimenti sunniti jihadisti senza favorire l’Iran sciita, dall’altro devono arginare l’espansione di Teheran senza favorire il terrorismo sunnita. Qui si colloca il dilemma di Riyadh, in un intreccio di annose questioni religiose e geopolitiche nelle quali si inserisce anche l’ISIS. Seppur la rivalità tra sunniti e sciiti non sia alla base della guerra fredda tra Riyadh e Teheran, la sua strumentalizzazione risulta fondamentale per gruppi terroristici quali il Daesh, alla costante ricerca di pretesti di matrice religiosa per attirare nuovi adepti tra le proprie file.

 

  • IL MOSAICO POLITICO :

Accanto al limpido messaggio lanciato dall’Arabia Saudita all’Iran, in virtù della conflittualità sunnita-sciita, ve n’è uno di matrice interna. Riyadh, a fine 2015, aveva annunciato un programma di austerità senza precedenti, riducendo drasticamente le sovvenzioni governative; ciò ha comportato l’aumento sino al 70% del prezzo di elettricità, gas, acqua e dei prodotti petroliferi. Se dunque sono gli strati sociali meno abbienti a dover pagare gli adeguamenti legati alla crisi economica, il Governo saudita ha lanciato un messaggio chiaro in particolare alle popolazioni sciite presenti nell’Est del territorio, con l’obiettivo di dissuaderle da qualsiasi possibile rivendicazione sociale. L’esecuzione di Nimr al-Nimr rappresenta un monito nei confronti della minoranza sciita del Paese, in un contesto di involuzione sociale derivato da scelte di politica economica mirate a far pesare la crisi sulle spalle dei ceti più poveri.

La decapitazione di Nimr al-Nimr rappresenta, però, solamente l’ultimo anello in una lunga catena di ostilità tra Iran e Arabia Saudita. Negli ultimi anni, infatti, i due Paesi hanno vissuto la propria conflittualità su più fronti. A partire dall’opposizione saudita all’accordo sul nucleare e alla fine delle sanzioni all’Iran, sino alle polemiche dell’ultima Mecca: Teheran aveva stigmatizzato la gestione saudita del pellegrinaggio dove, tra le numerose vittime, centinaia erano di nazionalità iraniana; ad incrementare le tensioni, anche il fatto che alcuni ufficiali sauditi erano stati accusati di aver violentato sessualmente due adolescenti iraniani. Riyadh e Teheran, inoltre, si combattono una guerra silenziosa per procura in Yemen – dove l’Iran appoggia i ribelli sciiti houthi che tentano di resistere ai raid aerei delle forze governative fiancheggiate dall’Arabia Saudita – e in Siria – dove l’Iran appoggia il Governo sciita di Bashar al-Assad mentre Riyadh è stata accusata di finanziare l’ISIS.

In questo composito scenario in cui annosi alterchi religiosi, politici ed economici si mescolano ed alimentano l’instabilità di una regione fortemente frammentata e teatro di diuturne ingiustizie sociali, la guerra fredda tra Teheran e Riyadh rende ancora più complessa una risoluzione della guerra in Siria – crocevia delle problematiche mediorientali che riecheggiano sino in Europa.

Chi sembra poterne guadagnare è l’ISIS, la cui propaganda sfrutta le conflittualità interne della regione. La cui pace appare, dopo quanto accaduto in questo inizio di 2016, sempre più distante.

 

maxresdefault

 

 

—oooOOOooo—

 

THE SAUDI AND IRANIAN PLUG, IN THE MIDDLE-EASTERN JIGSAW

protester-holds-picture-sheikh-nimr-al-nimr-during-rally-coastal-town-qatif-against-sheikhThe Middle East has started the new year in the worst way possible, whereby novel reasons of destabilisation have risen in an inherently unstable region. Saudi Arabia executed 47 inmates accused of terrorism on the 2nd of January; amongst those, the Shiite imām Nimr Baqr al-Nimr, a relentless opposer of the Saudi Arabian regime. Nimr al-Nimr was sentenced to death in 2014 and at that time Iran had threatened <<serious consequences>> if the sentence were to be carried out. Therefore, it does not come as a surprise that reactions to the imām’s death were immediate; only a few hours after, some Iranian nationalist websites encouraged people to gather in front of the Saudi embassy in Tehran to protest. The following day, the 3rd of January, demonstrators attacked the embassy throwing incendiary devices and damaging part of the building.

Saudi Arabia reacted by severing its diplomatic relationship with Tehran; on the 4th of January, other Sunni countries decided to take action – Sudan and Bahrain dismissed the Iranians ambassadors from their territory, the United Arab Emirates declared their decision to loosen their ties with Iran. This chain of events between Saudi Arabia and Iran which started the 2016 exacerbates a geopolitical scenario of extreme instability and exasperates the Middle-Eastern confessional polarization. On the ground of Nimr al-Nimr’s execution lie multifarious concurrent causes of a different nature.

 

  • THE RELIGIOUS MOSAIC :

Nimr al-Nimr was not only a symbol of opposition to the Saudi reign, but above all a symbol for the whole Shiite world. In this regard, the first reason for his decapitation dates back to 632 A.D., the year of Islam’s schism into Sunni and Shiite movements. When the Prophet Muhammed dies, a contention about his successor rises. On the one hand, numerous groups of his votaries want his friend Abū Bakr to succeed him – those, the majority, will become known as Sunnis – whereas a smaller group, the Shiites, maintains that Muhammed himself had appointed his cousin Ali ibn Abi Talib. The Sunni’s will prevails, but ever since then the divide between Sunnis and Shiites has remained, despite both movements agreeing on the main principles of the Muslim religion: Allah is the only God, Muhammed is his messenger and the Quran is Allah’s message.

Sunni-Shia-IbadiThe tension between Sunnis and Shiites is behind a great deal of the violence that has been raging in the Middle East over the last few decades and was exacerbated following the 1979 Iranian revolution, when the Shiite clergy seized control of the country. Sunnis represent 85% of the 1 and a half billion Muslims in the world, Shiite only 15%. (the majority of whom is concentrated in Iran). Moreover, the fact that the ultra-conservative Sunni movement of the Wahabiti is dominant in Saudi Arabia explains the tension between the latter and Iran.

Therefore, amongst the reasons for Nimr al-Nimr’s execution lies a merely religious motive; if contextualized in the current scenario, the execution of 47 inmates related to terrorism also represents the demonstration of active participation in the struggle against terrorism by a country, Saudi Arabia, which has often been stigmatized for its sloth towards Jihadi terrorism. Herein lies Riyadh’s dilemma, in a web of age-old religious and geopolitical issues in which IS takes part. Even though the Sunni-Shiite issue is not on the ground of the cold war between Riyadh and Teheran, its exploitation yields to the development of the so-called Islamic State, which tries to take advantage of religious expedients to attract new devotees.

 

  • THE POLITICAL MOSAIC :

Besides the overt message delivered by Saudi Arabia to Iran due to the contention between Sunnis and Shiites, there is another one of internal political nature. Riyadh, at the end of 2015, had issued a programme of austerity without precedent, by slashing governmental grants; this entailed the rise in cost of electricity, water, gas and petrol products, with prices going up by up to 70%. Forcing the lower social classes to pay for the economic crisis, the Saudi government delivered a clear message particularly to the Shiite population living in the east of the country, aiming to deter them from having any social revendication. Nimr al-Nimr’s execution stands as a warning to the minority of the country, in a context of social involution stemming from economic choices aimed at making the poorest social classes pay for the crisis.

Nimr al-Nimr’s beheading is just the last act in a chain of conflicts – blatant or subtle – between Iran and Saudi Arabia. In fact, over the last few years these two countries have lived through many periods of struggle. Starting from the Saudi opposition to the nuclear agreement and the end of the sanctions on Iran, to the dispute about the last Mecca: Teheran had stigmatized the Saudi management of the pilgrimage where, amongst all the casualties, hundreds were Iranians. For the tensions to increase, the fact the some Saudi officials were accused of raping two Iranian teenagers. Moreover, Riyadh and Teheran fight a silent proxy war in Yemen – where Iran endorses the Shiite Houthi rebels, who try to withstand the air strikes by the government flanked by Saudi Arabia – and in Syria – where Teheran supports Bashar al-Assad’s Shiite government and Riyadh has been reportedly funding IS.

In this composite scenario in which age-old religious, political and economic disputes blend and fuel the instability of a strongly fragmented region and theatre of endless social injustices, the cold war between Teheran and Riyadh makes a resolution of the war in Syria even more difficult – crossroads in Middle-Eastern issues which re-echo as far as Europe.

The one who seems able to gain an advantage from all this is IS, whose propaganda exploits the internal disputes of the region. Whose peace appears, after what happened at the outset of 2016, further away.

 

maxresdefault

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Silvio Grocchetti

COLLABORATORE | Classe 1991, genovese. Studia Giornalismo ad Edimburgo, dove tenta di sviscerare la natura di un nazionalismo dai connotati puramente romantici. Lettore accanito, anela la scoperta di Macondo e tenta, con risultati contrastanti, di perseguire la massima di Immanuel Kant: "Non cercare il favore della moltitudine: raramente esso si ottiene con mezzi leciti e onesti. Cerca piuttosto l'approvazione dei pochi; ma non contare le voci, soppesale".

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *