L'esterno della Banca D'Italia 23 dicembre 2013 a Roma 
ANSA/MASSIMO PERCOSSI

Il salvataggio delle quattro banche italiane: una crisi per gli obbligazionisti

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AZIONI NECESSARIE PER RISARCIRE I DANNI ED EVITARE ULTERIORI SFIDUCIE BANCARIE
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    Palazzo Mezzanotte, Piazza degli Affari – Milano

    Il salvataggio delle quattro banche italiane ha consentito di evitare il nuovo bail-in europeo ;

  • I possessori di obbligazioni subordinate stanno soffrendo e il sistema bancario richiede maggiore stabilità ;
  • è necessario un urgente aiuto alle persone in difficoltà e una ristrutturazione del sistema bancario italiano .

Salvataggio è una parola con un’accezione positiva, ma non significa che non comporta conseguenze. Dopo aver evitato il nuovo bail-in europeo – con un rapido decreto legge – quattro banche sono state salvate. Il fondo di risoluzione crisi è pronto, ma molti vincoli pesano sulle future decisioni di policy.

Gli investitori non istituzionali si sentono truffati e futuri salvataggi bancari potrebbero risultare impraticabili. Debito pubblico, vincoli europei e resilienza politica sono i primi ostacoli da superare per trovare una via d’uscita. Soluzioni politiche tradizionali e innovative sono fortemente consigliate.

 

  • EVITATO IL BAIL-IN :

Il 22 Novembre 2015, il Governo italiano ha deliberato un decreto legge. Subito dopo la sua pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, quattro banche italiane hanno evitato la loro bancarotta. Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio, Banca delle Marche, CariFerrara, e CariChieti: tutte e quattro sotto commissariamento della Banca d’Italia, hanno iniziato il processo di risanamento nel 2015. La Presidenza del Consiglio ha approvato il decreto con lo scopo di salvare i posti di lavoro delle quattro banche e i depositi bancari sopra i 100.000 € (per tutti i conti correnti di somma inferiore si applica l’assicurazione totale sui depositi). La data di inizio del risanamento è un elemento cruciale della decisione presa. Con un decreto datato 2016, i correntisti con depositi superiori a 100.000 € sarebbero stati esposti maggiormente al fallimento bancario. Le nuove normative europee in merito ai salvataggi interni bancari (bail-in) prevedono che i correntisti con depositi superiori a 100.000 € debbano essere coinvolti non solo in una eventuale tosatura dei loro risparmi, ma anche alla partecipazione di coperture delle perdite, insieme a azionisti ed obbligazionisti. Evitare il nuovo bail-in per salvare i posti di lavoro e i depositanti non coperti dall’assicurazione, è stata una priorità per il Governo.

 

  • LA DECISIONE DI SALVATAGGIO :
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Figure 1. EU legal framework on banks’ rescue (Source: Centimetri, La Stampa)

Prima di concentrarsi sui problemi e sulle soluzioni politiche della situazione corrente, è importante sottolineare il problema che ha guidato il Governo italiano ad implementare il decreto legge. L’UE vieta gli aiuti di Stato. In questo caso, inoltre, mi riferisco direttamente al contesto normativo dell’Unione Bancaria Europea. L’Unione ha stabilito la sorveglianza della BCE, il nuovo bail-in, e si sta concentrando sull’adottare il dibattuto terzo vertice del triangolo sull’assicurazione europea dei depositi. Come riportato in Figura 1, sono permessi tre procedimenti di salvataggio bancario. Il Governo italiano ha optato per il fondo di risoluzione crisi: 3,6 miliardi di euro sono stati raccolti da questo fondo con l’aiuto di una copertura anticipata da parte di UBI Banca, UniCredit ed Intesa Sanpaolo.

 

  • I PROBLEMI DA RISOLVERE :

Due sono i principali problemi che il Governo dovrebbe risolvere. Il primo riguarda le obbligazioni subordinate: decisamente il problema più urgente. Circa diecimila possessori di obbligazioni subordinate è stato mal consigliato dagli operatori finanziari nel comprare queste obbligazioni risk-free. Non sono state offerte ai clienti molte alternative, non sono stati dati suggerimenti di diversificazione e, soprattutto, non è stato garantito un maggiore premio di rischio. Un maggiore tasso di interesse visto il maggiore rischio esplicito. Le obbligazioni subordinate, da definizione, sono più rischiose vista la minore priorità di rimborso che esse prevedono in caso di fallimento. Il risultato è che una potenziale frode contro i correntisti delle banche è stata strutturata, e il Governo dovrebbe rispondere alle loro perplessità. Dov’era la supervisione della Consob? Il secondo elemento da discutere è il nuovo bail-in. Può, il sistema italiano, sopportare ulteriori salvataggi bancari?

 

  • OSTACOLI :
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Figure 2. EU legal framework on investors’ rescue (Source: Centimetri, La Stampa)

Molteplici sono i vincoli che pesano sulle soluzioni politiche. L’Italia ha un enorme debito pubblico da sostenere (156% del PIL, 2014, OECD Database). È il secondo debito pubblico europeo, dopo la Grecia. Questo opera da forte freno nelle strutturali ed urgenti decisioni di policy. Aiuti agli obbligazionisti truffati, nonché una politica di prevenzione su futuri scossoni, soffrono la crisi di bilancio. Ulteriori restrizioni provengono dal contesto europeo. La normativa UE proibisce il rimborso di Stato e l’aiuto umanitario agli investitori (Figura 2). Il settore pubblico può solo provvedere alla costituzione di una corte di risoluzione delle controversie, deputata a fare giustizia sui i casi in oggetto. La resilienza politica al cambiamento, poi, è un altro fattore da considerare. Strutturare una riforma bancaria per evitare future crisi, può far emergere diversi interessi bancari che frenerebbero il cambiamento. Il ruolo di banche guidate da fondazioni di matrice politica è una delle maggiori criticità in questo contesto. Cambiare le regole del gioco può comportare uno scontro con la governance bancaria, le autorità di sorveglianza e le relazioni tra di esse. Infine, il fondo di risoluzione crisi non può essere considerato un ordinario strumento di salvataggio bancario. In questa occasione, tre banche hanno aiutato anticipando la copertura; ma in futuro, come procedere?

 

  • SUGGERIMENTI PER UNA STABILIZZAZIONE :

Sono necessarie tempestive soluzioni per alleviare il problema degli obbligazionisti subordinati. Gli azionisti possiedono un capitale di rischio ben definito, ma gli obbligazionisti non istituzionali non sono stati informati adeguatamente riguardo ai loro rischi. Sono arrabbiati: molteplici le proteste in diverse piazze e l’impatto mediatico è ai massimi. In particolar modo, dopo il suicidio del pensionato di Civitavecchia – che ha perso circa 110.000 € di risparmi presso Banca Etruria – le risposte devono arrivare. Ugualmente, un’agenda politica con lo scopo di prevenire simili scenari deve iniziare.

 

  • COSTITUZIONE DI UNA CORTE DI ARBITRATO :

Il primo provvedimento immediato da prendere è la costituzione di una corte di arbitrato, e su questo il Governo si sta muovendo nella direzione corretta. L’urgenza sta nell’identificare le responsabilità e nell’implementare le relative azioni di rimborso appena possibile. La corte avrà il ruolo cruciale di riconoscere la situazione di lacuna informativa dei rischi. Questo è il primo passo da adottare entro l’ordinamento giuridico. I processi richiedono tempo (soprattutto in Italia) e quindi, prima si inizia, meglio è. La chiarezza sui fatti sarà affidata all’indipendenza della corte.

 

  • RICHIESTA DI UNA PICCOLA VIOLAZIONE :
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Figure 3. Subordinated bonds’ holders (Source: Ansa, Centimetri, La Stampa)

Come detto, il processo richiede tempo. Ciononostante, ulteriori misure sono percorribili per placare il panico e l’urgenza. 10.559 sono i detentori delle obbligazioni subordinate che si sono, inaspettatamente, ritrovati senza speranze. Circa l’1% dei clienti delle quattro banche salvate. Com’è possibile notare dalla Figura 3, il numero totale di euro investiti da questi diecimila investitori raggiunge, all’incirca, trecento milioni. 8.065 hanno investito più di 100.000 €, in una percentuale minore del 30% dei loro risparmi. 1.484 clienti hanno investito meno di 100.000 €, che costituiscono per loro una percentuale tra il 30 e il 50% dei loro risparmi. Mentre, 1.010 obbligazionisti hanno investito più del 50% dei loro risparmi, risultando la categoria più esposta. Anche se l’UE vieta il rimborso di Stato o l’aiuto umanitario per il salvataggio degli investitori, il Governo italiano dovrebbe – a mio parere – contrattare con le autorità europee (chiarendo la situazione) nella direzione di aiutare gli investitori fortemente deboli. L’ammontare di questo aiuto è ridicolo. Si parla di 27,4 milioni di euro per il gruppo di investitori maggiormente colpito. Il Governo italiano dovrebbe comunicare la necessità di questo piano e mettere a bilancio almeno la copertura della fascia più debole. 120,8 milioni, in caso di copertura anche del secondo gruppo più esposto. Il riferimento è di circa 0.0010% del PIL italiano. Come promessa, il Governo italiano anticipa in soldi in attesa della decisione definitiva della corte sulle soggettive responsabilità. Nel caso l’establishment europeo non acconsentisse, il Governo italiano potrebbe valutare il trade-off tra pagare una penale e salvare 1,010 vite.

 

  • RISTRUTTURAZIONE DELLA SORVEGLIANZA E DELLA GOVERNANCE BANCARIA :

Risolto il problema più urgente, il legislatore dovrebbe lavorare anche ad ulteriori regole per la stabilizzazione del sistema bancario. Come il Prof. Guiso ho proposto, in prima battuta, un elemento da introdurre a livello nazionale (ed europeo) è la gestione della transizione per l’introduzione del nuovo bail-in. Un’informativa bilaterale aiuterebbe, in futuro, gli investitori non professionisti. Inoltre, la sorveglianza dei comportamenti bancari sembra proprio non aver funzionato. Una definizione attenta dei confini di allocazione delle obbligazioni dovrebbe passare attraverso la sorveglianza della Consob. Ulteriormente, una protezione top-down dei risparmiatori potrebbe aiutare gli stessi a controllare i suoi rischi. L’idea è di seguire l’esempio americano del Consumer Financial Protection Bureau. È un’agenzia statale, con lo scopo di aiutare la scelta consapevole ed informata dei consumatori finanziari. Attraverso regole più effettive e facendo rispettare le normative, si stimolando gli investitori ad assumersi maggiori responsabilità nei controlli delle loro decisioni finanziarie. Infine, il governo del sistema bancario deve essere riconsiderato. La presenza di plurime fondazioni – con legami politici nei vertici bancari – ingessano la struttura e la espongono a maggiori probabilità di corruzione. Noti sono i casi di Banca Monte dei Paschi di Siena e Banca Carige. Nel caso in oggetto, due delle quattro banche coinvolte nella recente crisi erano controllate da fondazioni e le altre due erano popolari. Il Governo italiano ha approvato una prima riforma sulle banche popolari (L. 24 marzo 2015, n. 33), ma si è dimostrata poco incisiva. Le fondazioni, invece, devono essere eliminate dall’influenza bancaria. E qui serve la mano forte di un governo. Per concludere, il d.l. 22 Novembre 2015 non può essere considerato un errore perché ha disinfettato le ferite di una situazione in declino per quattro operatori finanziari. Ciononostante, sono molte le responsabilità ex-ante di Banca d’Italia, Consob, Governo ed Unione Europea sulla loro vigilanza che non ha costituito uno scudo protettivo per i consumatori. Sarà ora responsabilità della corte verificare le responsabilità: indietro non si può tornare.

Quello che il Governo, invece, deve accelerare sono la risoluzione degli effetti ex-post. Dai più urgenti, ad una riforma più ampia. Sui passi della riforma delle banche popolari, ma con maggiore incisività.

 

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FILE UTILI :

  1. Policy Brief Italian banks, a cura di Francesco Polo .

 

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About Francesco Polo

COLLABORATORE | Coneglianese DOCG, classe 1992. La vita da Ragionier Fantozzi gli stava stretta, quindi sposta gli studi verso una laurea in Economia pura all'Università Commerciale Luigi Bocconi di Milano, con una tregua alla Warsaw School of Economics. Studia ora il MSc in Economia e Amministrazione Pubblica sempre alla Bocconi, con un gelido periodo all'Università Presidenziale di Mosca. Si interessa di tutto ciò che può essere studiato non solo a parole, ma che contenga almeno un dato statistico.

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