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“Il Ragazzo Invisibile”: recensione

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, Settima Arte

Lo scorso Dicembre è uscito nelle sale Il Ragazzo Invisibile, ultima fatica del maestro Gabriele Salvatores. Il film in questione si presenta come un cine-comic supereroistico. Ne varrà la pena o sarà solo un’altra delusione? Noi siamo qui per darvi una risposta.

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“Il Ragazzo Invisibile”, diretto da Gabriele Salvatores – 2014

Iniziamo dicendo che i dubbi intorno all’opera erano tanti e, per tal motivo, ci siamo avvicinati ad essa con qualche sospetto. Non certamente dei dubbi riguardo il talento del regista: Salvatores, infatti, è acclamato in tutto il mondo e vanta dalla sua un Premio Oscar. Piuttosto riguardo la sua inadeguatezza a creare un film supereroistico, rivolto al pubblico giovanile. Possiamo dire, con franchezza, che queste perplessità cadono nei primi cinque minuti di proiezione, in cui col brano Clint Eastwood dei Gorillaz assistiamo alla sfortunata vita del protagonista, Michele Silenzi, vittima di beffe e derisioni da parte dei compagni (e di un negoziante). Non vi sono dialoghi in questo inizio, ma soltanto le note dei Gorillaz: lo spettatore viene quindi proiettato, fin da subito, all’interno del film e reso partecipe della vita del protagonista.

I dubbi lasciano spazio al talento: Salvatores ci sa fare e si dimostra alquanto eclettico. La regia trascina un pubblico di tutte le età, ma soprattutto chi si trova in età adolescenziale: i principali destinatari a cui il film intende rivolgersi. Ritornando al protagonista, possiamo dire come egli sembri quasi invisibile, non grazie a un qualche super-potere, piuttosto al suo passare inosservato (e, quando riesce a farsi notare, non avviene di certo per cose piacevoli). Siamo resi partecipi del fatto che Michele ha una cotta per Stella, la quale sembra però non accorgersi di lui, che nel mentre subisce atti di bullismo dai due compagni Martino Breccia e Brando Volpi. Il suo status sociale ricorda molto quello dei tipici eroi americani: inizialmente non molto popolari, con una situazione familiare anormale (in questo caso vi è un solo genitore) e, nel caso specifico di Michele, vi è anche un’intelligenza sulla media. Non è un genio come Peter Parker, ma ha paura del compito di matematica come qualsiasi e normalissimo tredicenne.

Ed è qui che si trova uno dei punti forti del film: la normalità, per l’appunto, di Michele. Benché abbia il potere di diventare invisibile – a dispetto dei classici film Marvel in cui i protagonisti perdono tre quarti d’ora di pellicola per ottenere i loro poteri, qui il protagonista lo ottiene quasi subito – Michele resta pur sempre un tredicenne. E da tale si comporterà. Non dichiarerà istantaneamente lotta al crimine per dei nobili ideali, ma dedicherà inizialmente il suo potere alla dolce vendetta verso i suoi compagni di classe, non utilizzerà immediatamente tutti i vantaggi che un adolescente può ottenere da quel potere (non deve essere certo difficile immaginare cosa possa fare un ragazzino dal potere di diventare invincibile). La sua muscolatura, poi, è sulla media: non possiede dunque una grande forza fisica e dunque, quando si ritrova ad essere quasi sempre sconfitto negli scontri diretti, è costretto ad agire silenziosamente e con discrezione.

Uno dei punti di forza emerge, dunque, nella vicinanza delle azioni dei personaggi più simili alla realtà che a un mondo idealistico ed eroico. Ed anche la trama, d’altro canto, si sviluppa con una certa originalità, riuscendo ad anteporre al nostro protagonista non un semplice nemico ma un’intera e potente organizzazione che, a sua volta, oltre ad affrontare il nostro eroe dovrà vedersela con dei nemici più canonici come la polizia (ricordiamo nuovamente che Michele ha pur sempre 13 anni; non sta a lui occuparsi di criminali e di organizzazioni di questo tipo).  Durante l’ora e mezza circa di proiezione, il film scorre tranquillamente, con una tensione crescente man mano che ci si avvicina il finale, con colpi di scena parecchio interessanti, che vi faranno rimanere con gli occhi fissi sullo schermo.

L’opera sarà in grado di farvi tornare ragazzini, di farvi divertire e persino sognare. Spererete in un suo seguito e lascerete la sala pienamente soddisfatti. Se si sorvola su alcune performance – sono pur sempre attori alla loro prima esperienza e la qualità recitativa, in fin dei conti, non è affatto male – focalizzandosi su altri aspetti come l’originalità complessiva, l’ottima regia e il sapiente utilizzo delle colonne sonore, Il Ragazzo Invisibile verrà certamente più di un semplice blockbuster d’autore, regalandovi dunque emozioni uniche, aiutandovi a comprendere che il cinema italiano ha ancora qualcosa da raccontare.

 

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Da sinistra verso destra: Ludovico Girardello, Gabriele Salvatores

 

 

 

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About Martin Ferjani

COLLABORATORE | Classe 1992, siciliano. Studente di Lingue e Culture Europee, Euroamericane ed Orientali presso l’Università degli Studi di Catania. Le sue passioni sono la musica, il disegno e le belle storie.

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