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Il “nemico” del MoVimento Cinque Stelle

Pubblicato il Pubblicato in Politica ed Economia, Quorum, Recenti

di Marco Pucciarelli

Con questo articolo volevo allontanarmi dal mio solito campo specifico (ossia gli argomenti storici) e sbarcare, invece, su questioni molto più contemporanee e di natura sociale/politica.

Vorrei discutere con voi del ruolo del nemico politico per questa nuova fazione sociale, ossia il Movimento Cinque Stelle, e capirne in che modo vengono viste, combattute e  vissute le lotte e gli scontri con quest’ultimo. Il ruolo di un “nemico” è fondamentale in un panorama di scontri e di lotte. È il movente e il motivo della lotta, è il differente da eliminare, è colui che rema contro le nostre ideologie. Oggi, più di chiunque altro, è il M5S a porre la lotta, il cambiamento, il rinnovamento al centro del suo dibattito, con evidenti esattezze e inesattezze su diversi punti. Ora, tralasciando l’argomento politiconi cui non voglio imbattermi per svariati motivi, il Movimento cinque stelle è stata la fazione che più ha giovato dallo scontro con un nemico.

E qual è il loro nemico? Indubbiamente la Casta (o Kasta, ribattezzata da molti), ovvero quell’insieme di mala politica, intrighi, favoritismi e parentele che ha mosso i fili del nostro paese per svariati anni, portandolo allo sfascio. Il M5S tramite questa propaganda “anticasta” è riuscito a prendersi alla prima esperienza elettiva nazionale, un punteggio molto vicino al 25%, diventando la prima unità politica (non contando le alleanze, nonché il voto estero) in Italia, nonché la terza forza politica in Parlamento. Son numeri che ci torneranno utili su altri punti in seguito. Ora non stiamo parlando di bazzecole, il M5S, in uno scenario di astensioni e di sentimento apolitico, ha sbancato! La scelta di individuare un nemico è stata vitale, poiché su questo nemico è stata creata tutta la loro credibilità politica. L’avere un nemico comporta che tra le due fazioni ci sia una battaglia. Poi, che questa battaglia venga combattuta è tutto da vedere, ma dimostra che i due schieramenti sono in gara, uno contro l’altro.

Un nemico losco, profittatore, maligno, che compie le peggiori nefandezze (e da un lato è pure vero) contro l’eroe del popolo, che nonostante la palese inferiorità numerica, la persistente imparità di rango, di ceto e di finanze, la continua solitudine in un mondo popolato da alleati, fa sì che da questo eroe non ci si possa aspettare nulla, soltanto il sogno che quest’ultimo possa riuscirci. La vittoria sarebbe tanto eclatante, se dovesse avvenire, quanto improbabile, poiché in pochi hanno il coraggio di schierarsi con l’eroe per sostenerlo. Questo movimento non può stare senza nemici e la questione che più mi fa paura è proprio quella che, per una sua salvaguardia, non potrà mai liberarsi di tali nemici. Un dualismo terribile che lega il movimento, in un abbraccio mortale, al suo rivale. Questo loro essere apolitico necessita forzatamente, purtroppo, proprio della mala politica. Non metto in dubbio i pensieri e le idee dei suoi militanti (quantomeno non quelle di tutti), sono idee buone e positive, ma non possiamo dimenticarci due grosse figure, ingombranti e famose, Grillo e Casaleggio. Ora arriveranno le parole dei penta stellati che prenderanno le distanze da una qualsiasi subordinazione loro a queste due figure. Ma parliamoci chiaro, senza queste due figure il Movimento 5 Stelle non esisterebbe nemmeno e senza questi due uomini l’idea dell’antipolitica, posta in questi termini di lotta, non sarebbe mai arrivata a generare un tale organismo, funzionale al suo interno, senza il megafono del più popolare tra i due fari: Beppe Grillo.

Ripeto, non penso che il bacino elettivo dei Cinque stelle abbia doppi fini o strani piani nella testa, ma al limite è solo stanco di questa situazione odierna, bramando il “cambiamento”. Forse io sarò in malafede a causa di una scarsa fiducia nelle figure politiche, ma temo che nei piani alti pentastellati non ci sia poi un sentimento così genuino di rinnovo, ma più che altro di tornaconto. Se queste persone fossero veramente a favore di una scalzante rivolta popolare, affinché “la casta” venga eliminata e cancellata, si sarebbero fatte altre scelte. Veramente si sarebbe puntato sulla estraneità del Movimento dalla vita politica, ossia si sarebbe lasciato il Movimento con una matrice sociale, fuori dalla stanza dei bottoni ad infiammare la gente e a scagliarla contro i luoghi di potere. Dal momento in cui questa forza politica, eletta da una grossa fetta del popolo italiano, è entrata nel Parlamento, ogni sua estraneità alla vita politica è venuta a meno. Ci sono svariati punti che ancora non mi sono chiari, o che non riesco a comprendere. Troppi, da elencare e spiegare qui. Io non sto vedendo questa esperienza pentastellata come quell’esperienza di cambiamento utile alla nostra Italia, per cui vedo la scelta nel nemico, ossia la lotta alla mala politica, come ad una scelta fine a se stessa, poiché oggigiorno va di moda e quant’altro.

In sostanza, la scelta di questo nemico è lecita e plausibile, ma la considero un po’ carente di contenuti e fatti, per non parlare delle tante occasioni sprecate. Il ruolo del nemico, nel panorama politico dei Cinque Stelle, pare che sia solo una scusante per non perdere lo status odierno. Magari in attesa di qualcosa, chissà, come una riorganizzazione interna che possa donare al movimento una vera e propria identità, una sua tradizione e una sua storia. Ciò non elimina il fatto che comunque, il movimento, era nato per combattere proprio questo nemico. Un nemico da cui sembra impossibile sottrarsi.

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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