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Il matrimonio gay, secondo il Parlamento Europeo

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti
Le strade di Lubiana dopo la decisione del Parlamento sul matrimonio omosessuale
Le strade di Lubiana dopo la decisione del Parlamento sul matrimonio omosessuale

Sono bastati 51 voti positivi al Parlamento di Lubiana, per approvare la norma che riconosce a pieni diritti il matrimonio omosessuale in Slovenia. Proposto dal partito d’opposizione della Sinistra Unita e successivamente appoggiato sia dal partito centrista che da quello socialdemocratico (entrambi inclusi nella coalizione di Governo), il testo ha fatto sì che anche le coppie omosessuali possano sposarsi, acquisendo così tutti i diritti e i doveri di cui godono le coppie eterosessuali, sia dal punto di vista giuridico che economico e sociale. Inoltre, tra i diritti delle coppie gay c’è anche la possibilità di adozione dei bambini. I voti contrari sono giunti prevalentemente dall’opposizione di centro-destra, secondo la quale la nuova norma minaccia la famiglia tradizionale. Ed i malumori si sono manifestati anche sotto forma di un’iniziativa popolare che ha già chiesto un referendum per l’abrogazione della norma: infatti, contemporaneamente alla votazione, duemila persone si sono ritrovate fuori dal Parlamento per manifestare contro l’emendamento. Alla notizia dell’approvazione, è stato annunciato che verrà organizzata una raccolta firma per un referendum abrogativo. Già nel 2012 si tenne un referendum per cercare di intercettare gli umori della popolazione in materia di matrimonio gay, e il 55% dei votanti si disse contrario – anche se è corretto ricordare che all’epoca partecipò un numero di poco superiore al raggiungimento del quorum.

Al momento, più recenti sondaggi danno invece l’approvazione per il 60% dei cittadini sloveni, e sebbene l’ultima parola non sia assolutamente ancora detta sembra improbabile che l’emendamento, ormai arrivati a questo punto così avanzato della procedura legislativa, possa esser vittima di un colpo di scena tale da determinarne l’annullamento.
stock-footage-realistic-d-detailed-slow-motion-europe-gay-flag-in-the-wind-seamless-looping-isolated-on-whiteIl caso sloveno è solamente un tassello di un mosaico più ampio, in quanto il riconoscimento del matrimonio omosessuale sta avanzando a livello istituzionale in tutta Europa. Non più tardi di qualche giorno fa l’Unione Europea, infatti, si è pronunciata attraverso il Parlamento sulle unioni tra persone dello stesso sesso, difendendole come un diritto politico ed umano. Il Parlamento Europeo ha approvato con larga maggioranza la Relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo, redatta dall’europarlamentare del Partito Democratico Pier Antonio Panzeri, con 390 voti positivi a fronte di 151 no e 97 astensioni; si è preso atto <<della legalizzazione del matrimonio e delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in un numero crescente di Paesi nel mondo” e si incoraggia dunque attraverso questo documento gli Stati membri “a contribuire ulteriormente alla riflessione sul riconoscimento del matrimonio o delle unioni civili tra persone dello stesso sesso in quanto questione politica, sociale e di diritti umani e civili>>.

Un documento così importante ha finito, però, col dividere proprio gli italiani. Secondo Daniele Viotti, co-Presidente dell’Intergruppo LGBTI al Parlamento Europeo, oggi l’Europa <<ha fatto importanti passi in avanti sul fronte dei diritti LGBTI e la parità’ di genere>>, ma sono tuttavia da registrare dei malumori all’interno dell’ala cattolica proprio del Partito Democratico: in particolare, il voto sull’articolo riguardo le unioni civili ha spinto all’astensione la capodelegazione Patrizia Toia e l’europarlamentare Caterina Chinnici. Mentre Silvia Costa ha deciso di non prendere parte alla votazione e due sono stati i contrari, ossia Luigi Morgano e Damiano Zoffoli. Sul testo finale, invece, Costa, Toia e Chinnici hanno votato sì, mentre si sono pronunciati ancora una volta contrari Morgano e Zoffoli. <<Ho approvato l’intera relazione che e’ un ottimo testo. Mi sono astenuta – spiega Toia – sul punto delle unioni civili, una formulazione troppo squilibrata sulla parità’ tra unioni civili e matrimonio>>.

Morgano, uno dei neo arrivati dal Partito Democratico, ha così motivato la sua presa di posizione: <<Le decisioni su queste materie delicatissime, che toccano i principi e i valori di ogni persona, il modello di famiglia e di società che vogliamo costruire sono proprie degli Stati membri e non delle istituzioni europee>>. Purtroppo, una tale opinione non stupisce più di tanto: l’Italia rimane difatti uno dei pochi Paesi dell’Unione Europea (ad oggi 9 Nazioni su un totale di 28) a non prevedere alcun tipo di tutela per le coppie omosessuali.

Cosa dobbiamo dedurre dalle qui presenti posizioni, se non una costante volontà italiana di non riconoscere ciò che nella maggioranza degli altri Paesi viene invece riconosciuta da anni, ossia la pari validità dei matrimoni gay e quelli etero? Mi chiedo quando e soprattutto se l’Italia sarà mai pronta a compiere tale passo, pur essendo ben conscia dell’influenza politica e sociale della Chiesa sul territorio. Senza dubbio, la presa di posizione ufficiale da parte delle istituzioni europee rappresenta un passo in avanti significativo, in quanto pone delle fonti sovraordinate necessarie ad ulteriori sviluppi in materia.

 

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About Cecilia Moroni

COLLABORATRICE | Nata a Voghera (PV) nel Dicembre 1990, dopo aver terminato gli studi di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano (e una breve parentesi olandese) si trasferisce a Stoccolma nell'estate 2014. Appassionata di politica, viaggiatrice in solitaria, innamorata della Scandinavia, convinta europeista.

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