Europee: Salvini, voto a Pd o Fi è la stessa cosa

Il Front National secondo Matteo Salvini

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Il 15 Dicembre del 2013, Matteo Salvini venne nominato segretario della Lega Nord. Il processo di rinnovamento di questo Partito avvenne in maniera difficile e travagliata. Dopo il caso Belsito e le dimissioni di Bossi, la Lega arrivò ad uno dei suoi minimi storici, perdendo l’appoggio della base. Si tentò di svecchiare il Carroccio, affidandolo al più moderato Maroni, che eliminò diversi simboli storici, a vantaggio di un linguaggio più tenue rispetto a quelli delle correnti più radicali. Questa umanizzazione leghista, però, non diede i frutti sperati. Si arrivò dunque alle primarie per la segreteria e dove, per l’appunto, trionfò Salvini.

beppe-grillo
Beppe Grillo

Il successo di Matteo è curioso e quantomai improbabile se escludessimo diversi aspetti. Com’è possibile che un partito vecchissimo (il più anziano fra quelli odierni), che ha ricoperto importanti cariche governative e, dunque, partecipe dello sfacelo della Politica italiana, possa trionfare ancora e avere un tale seguito? Proviamo ad analizzare i punti chiave che stanno facendo del leghista il nuovo leader della destra italiana. Per prima cosa, non possiamo non parlare di Beppe Grillo e del suo Movimento 5 Stelle. A mio avviso il rapporto tra i due è strettissimo. Il MoVimento 5 stelle parlava e parla tutt’oggi alla pancia del paese. Lo stile di questo nuovo gruppo politico era chiaro: fomentare le angosce del popolo, le paure e strillare a destra e a manca tutte le porcate fatte negli ultimi 20 anni dalla politica. Dal “Tutti a casa!” al “Vaffanculo!”, il M5S non ha fatto altro che alzare i toni della lotta politica, portandoli a rasentare l’odio e lo sdegno degli italiani. Cavalcarono l’onda, verissimo, già la politica non veniva e non viene vista di buon occhio e loro non fecero altro che rimarcarne il concetto, restando da una posizione vantaggiosa, ovvero fuori dai palazzi del potere. Venne il tempo, però, che il M5S scendesse in campo,per dare risposte ai propri seguaci. E infatti, ottennero risultati sorprendenti. Era intuibile, oltretutto, che se questo movimento non avesse mantenuto tutte le grandi cose promesse, si sarebbe bruciato. E così, dopo divieti a presentarsi in tv, espulsioni e quant’altro, i cittadini (che storicamente ci mettono poco dall’osannare al disprezzare) accomunarono il Movimento apolitico ai vecchi partiti, ladri e corrotti. Il M5S si ritrovò di fronte alla cruda realtà: nulla era cambiato se non i toni sanguinari, che vennero scagliati pure contro di loro. Il giocattolo, da essi creato, si rivoltò contro, facendo perdere al gruppo credibilità e affetto verso gli elettori.

 

 

Ma perché abbiamo parlato del M5S? E cosa c’entra con la Lega Nord? Ebbene, il discorso è molto semplice. I pentastellati fecero leva sullo sdegno delle persone, sfruttando le praterie di voti lasciate sia a destra che a sinistra dai partiti canonici. Purtroppo, Grillo si trovò con le mani legate. Se solo avesse potuto urlare più forte! Se solo avesse potuto parlare male (con toni ben più alti di quelli usati) anche degli immigrati. Il comico genovese doveva conciliare le due, se non tre, anime del proprio movimento. Certo, erano tutti apolitici e delusi, ma gli elettori provenivano dalle vecchie idee politiche. Chi era legato alle idee di estrema destra sull’immigrazione, chi era legato a politiche sociali per i lavoratori. Tutti accomunati da un solo punto: individuare un nemico e distruggerlo. Forse, in questi momenti, il linguaggio di estrema destra è facilitato. I toni razziali, l’individuare nel diverso il problema è più facile che integrare lo stesso. Il M5S, però, non poteva permettersi di passare come gruppo di estrema destra con toni, alle volte di sinistra, o le due anime non si sarebbero mai potute fondere. Questo limite fu pagato a caro prezzo, poiché si finì con il non riuscire a dare vere risposte, nette e schiette, su svariati problemi. Un po’ come se il programma politico di Grillo fosse una coperta troppo corta che, se tirata verso la testa, scopre i piedi e viceversa.

Alla folla piace fare la rivoluzione, ma preferisce che a farla siano altri e che queste persone abbiano le idee chiare. Certo, la casta fa schifo, ma il negher che si siede vicino a me sull’autobus  fa schifo in egual modo. Ed ecco che entra in scena Salvini. Lui sì che può sfruttare appieno i toni estremizzati da Grillo. Lui sì che può davvero parlare al cuore della pancia. Lui è un leghista e più nessuno si stupisce quando uno di loro spruzza dell’igienizzante su di un sedile, dopo che un africano si è seduto. Ma, se un tempo a pensare tutto ciò erano un discreto numero di persone, ora, dopo le vicissitudini della nostra penisola e dopo l’avvento del linguaggio grillino, queste perle piacciono a tanti. Piacciono a tutti quelli che cercano il vero colpevole ma che, purtroppo, non sanno guardare oltre il proprio naso. Questo genere di persone è tornato in auge. Salvini non se la prende soltanto con la Kasta, ladra e corrotta. Salvini se la prende pure con il marocchino che, sicuramente, fra qualche mese mi ruberà il lavoro, se non l’ha già fatto.

Ed ecco che la Lega si è trovata al posto giusto, col segretario giusto. Grillo e il suo Movimento hanno spianato la strada (forse inconsapevolmente). Fatto sta che i Penstastellati hanno messo in piedi un progetto più grande di loro e, l’unico partito in grado di camminare su questo populismo, col passo più veloce del loro, è questa Lega tutta nuova e rinvigorita. Un segretario giovane che non insegue più le utopie trite e ritrite del secessionismo. Un segretario che vuole vendere il sogno padano a tutta l’Italia, dall’Alpi a Sicilia.

Foto di Salvini con la Le Pen
Da sinistra verso destra: Marine Le Pen, Matteo Salvini

Come se non bastasse, dalla Francia, giunge il vero modello, il faro illuminante del Front National di Marine Le PenLa nuova Lega ha abbandonato i fazzoletti verdi e ha deciso di prendersi pure il bianco e il rosso, poiché il vento ora tira verso questo progetto e si è scoperto che il popolo italico non vuole morire padano o terrone ma italiano. La Lega, grazie a Grillo, ha visto moltiplicarsi il proprio elettore tipo, a patto che essa diventi credibile in tutta la Nazione. Per questo Matteo vuole estendere l’ideale leghista ovunque, perché ovunque c’è bisogno della Lega. Ovunque c’è bisogno di uno che indichi il tuo nemico. Il nemico, oggi come un tempo, è l’immigrato, che lavori al Nord o che sbarchi al Sud. Tutti hanno un conto in sospeso con lui e la Kasta non fa nulla per cambiare le cose, mentre Salvini potrebbe tranquillamente affermare, senza fare scalpore alcuno, che bisogna difendere militarmente le frontiere marine.

La Lega di Salvini ha perso la sua natura territoriale, a vantaggio di una prospettiva nazionale. Sempre più simile al Front National non mi stupirei che, se il progetto della Lega Sud andasse a buon fine, si possa pensare pure ad un cambio del nome, rendendolo più appetibile alla nuova utenza, violenta e ottusa, che guarda il dito quando indichi la Luna. Questo è il fallimento della politica.

Una politica corrotta, che non offre da nessuna parte rappresentanza, se non nell’indicare qualcuno da “eliminare”. Questa deriva, che sta sfociando pericolosamente in una violenza insensata, non mostra i veri nemici, poiché troppo nascosti e lontani, aiutandoli a continuare nelle loro malefatte e, chissà, magari a renderli ancora più pericolosi.

 

Salvini

 

 

 

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About Marco Pucciarelli

REDATTORE | Classe 1991, piemontese. Studente di Lettere Moderne presso l'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" di Vercelli. Ha la passione per la storia, specie per quella romana.

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