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I centodieci anni di Salvador Dalí

Pubblicato il Pubblicato in Letteratura e Cultura, Pathos, Recenti

Qual è la prima cosa a cui pensate quando sentite pronunciare il nome di Salvador Dalí? Di sicuro, vi verranno subito in mente i paesaggi onirici dei suoi dipinti più famosi, oppure il suo aspetto stravagante. Infatti, il celebre artista catalano è una delle personalità più facilmente riconoscibili del panorama artistico mondiale, e proprio per questo è spesso vittima di facili stereotipi e generalizzazioni. Cerchiamo, quindi, di analizzare l’immagine popolare dell’artista, e interroghiamoci sui motivi per cui, a centodieci anni dalla nascita, continui ad esercitare una forte influenza in tutti i rami dell’Arte.

Salvador Domènec Felip Jacint Dalí i Domènech nasce l’11 maggio del 1904 nella città di Figueres, in Catalogna. Di formazione accademica, il giovane Dalí si avvicina presto alle avanguardie a lui contemporanee, esplorando il cubismo e aderendo al movimento dadaista. Tra le sue amicizie spiccano quella con il regista Luis Buñuel (con il quale collaborerà per la sceneggiatura di Un chien andalou) e con il poeta Federico García Lorca. Espulso dall’Academia de San Fernando di Madrid nel 1926 perché, a detta dello stesso Dalí, nessuno in quell’istituto era abbastanza competente per sottoporre ad esame uno come lui, comincia a sperimentare per trovare il proprio stile.

Sebbene l’associazione con il surrealismo appaia automatica, e sebbene ne rappresenti senza dubbio l’esponente più celebre, i rapporti di Dalí con il teorico del ManifestoAndré Breton, e con gli altri aderenti alla corrente furono burrascosi e discontinui, soprattutto per motivi ideologici e politici. Eppure, è proprio nel surrealismo che l’artista trova la sua ispirazione e, conseguentemente, la sua fortuna, facendo suo il pensiero di Breton e sviluppandolo sulla tela grazie alla sua maestria tecnica ed immensa creatività.
Dalí fa largo uso del simbolismo, attingendo a piene mani dalla psicoanalisi, vero e proprio motore del movimento surrealista. I suoi quadri presentano diversi livelli di interpretazione, e proprio per questo risultano così attuali. A rimanere impressi nella mente sono i suoi temi ricorrenti: figure deformate (come i celebri orologi de La persistenza della memoria), cavalli, elefanti dalle zampe sottili e lunghissime, corpi scomposti, illusioni ottiche, sono tutti espedienti utilizzati dall’artista per esplorare la vastità dell’inconscio umano, unendo L’interpretazione dei sogni di Freud alla teoria della relatività di Einstein.

Tristano e Isotta
Salvador Dalí, Tristano e Isotta (1944)

L’artista catalano godette di un enorme successo commerciale – forse più per il personaggio eccentrico che si era creato che per le sue opere, fin troppo complesse per essere comprese dal grande pubblico – tanto che Breton anagrammò ingiuriosamente il suo nome in Avida Dollars, dato che lo credeva più interessato ai soldi che alla realizzazione artistica. Di sicuro, la fama conquistata aiutò Dalí a sperimentare ulteriormente, cimentandosi soprattutto nella scultura e nel design (di abiti, di gioielli, e persino di marchi: suo il logo dei Chupa Chups), collaborando con fotografi come Man Ray e Cecil Beaton, e affiancando Walt Disney nel cortometraggio Destino (rimasto incompiuto e uscito nel 2003 per volere del nipote di Walt, Roy Edward Disney), dimostrando di essere un’artista a tutto tondo.

Celebri furono pure le sue muse, soprattutto la moglie Gala, espatriata russa di undici anni più anziana di lui, che Dalí sposò con forte disappunto del padre. La loro unione durò fino alla morte di lei, nel 1982. Da ricordare pure il connubio artistico e spirituale con Amanda Lear, della quale Dalí lanciò la carriera musicale.

Salvador Dalí, quindi, non può essere definito prendendo in considerazione un solo elemento della sua arte, o della sua personalità: il talento tecnico, la fervida immaginazione, le stravaganze, le controversie politiche, l’eclettismo, fanno tutti parte dell’immagine di un artista che è riuscito a fare di se stesso un’icona, o meglio, un’opera d’arte.

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Philippe Halsman, Dalí Atomicus (1948)

Immagine di copertina da qui

About Marta La Ferla

COLLABORATRICE | Classe 1993, siciliana, viaggiatrice ossessivo-compulsiva. Studia Lingue e Comunicazione presso l’Università degli Studi di Catania. Appassionata di musica, letteratura, cinema, serie tv e, suo malgrado, anche di politica.

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