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I beni confiscati alla mafia sono “cosa nostra”: intervista ad Alfio Platania

Pubblicato il Pubblicato in Human Rights, Politica ed Economia, Recenti

Ci sono amicizie belle da morire, che possono durare in eterno. Questo è possibile quando i nostri amici hanno passioni ed obiettivi convergenti ai nostri. Io ne ho uno, che stimo ed ammiro tantissimo, che quotidianamente volge il suo impegno nella lotta alla mafia. Ha rischiato e continua a rischiare tanto, ma questo non gli fa paura. Si chiama Alfio Platania, ha solo 23 anni e della lotta alla mafia ne ha fatto uno scopo di vita. L’ultima colazione fatta insieme al bar l’ho trasformata in un’intervista. È stato divertente, strano, e ho il piacere di condividere con voi lettori una lotta che Alfio sta portando avanti da mesi: si parla di beni confiscati alla mafia e del loro possibile riutilizzo.

D: Alfio, cosa sono i beni confiscati alla mafia?
R: I beni confiscati alla mafia sono tutti quei beni mobili (automobili, azioni, denaro etc) ed immobili (case, capannoni, terreni etc) che sono stati confiscati a soggetti condannati per Associazione mafiosa ai sensi dell’art. 416-bis del codice penale vigente. Il reato di associazione mafiosa venne introdotto nel nostro codice grazie alla legge Rognoni-La Torre prevedendo appunto il sequestro del patrimonio dei condannati. Attualmente il patrimonio mobiliare ed immobiliare confiscato in Italia corrisponde a migliaia di unità di beni per un valore economico di circa 5 miliardi di euro.

D: Chi si occupa dei beni confiscati alla criminalità organizzata?
R: L’Agenzia Nazionale per gli Immobili Confiscati e Sequestrati alla criminalità organizzata, nata durante l’ultimo Governo Berlusconi, con sede a Reggio Calabria e sedi distaccate a Roma e Palermo. La scelta di collocare la sede a Reggio Calabria è anche simbolica, volta appunto a contrastare la ‘ndrangheta, e per sottolineare che non si tratta solo di mafia. L’agenzia si occupa di censire e dopo affidare tali beni ad Enti quali Comuni, Forze dell’Ordine, Prefetture…

D: Gli enti che compito hanno?
R: Gli enti hanno il compito di riutilizzare questi beni per scopo sociale. Dobbiamo far diventare opinione comune che il bene confiscato alla mafia è un bene di cui ci stiamo riappropriando, una res che ci è stata sottratta dalla criminalità e che dobbiamo riutilizzare.

D: Tu hai realizzato una bozza di regolamento comunale per la concessione in uso dei beni immobili confiscati alla mafia. In cosa consiste?
R: Ho notato che molti Comuni che avevano assegnati beni confiscati erano sprovvisti di un regolamento per la loro la concessione in uso. Ho realizzato tale bozza di regolamento, aiutato da un legale, principalmente per il mio Comune, Belpasso, che è il terzo comune per numero di immobili confiscati alla mafia nella provincia di Catania. Successivamente molti comuni del circondario si sono interessati al regolamento e ne hanno fatto oggetto di studio. Questa bozza di  è suddivisa in 13 articoli in cui si disciplinano i criteri ed i procedimenti di assegnazione del bene a terzi; gli obblighi del concessionario; i requisiti richiesti per gli enti beneficiari e molto altro…

D: Hai preso a cuore un argomento che per molti ancora rappresenta qualcosa di sconosciuto. È bello apprendere che molti comuni del tuo hinterland abbiano apprezzato il regolamento da te ideato e ne abbiano fatto oggetto di studio.  Quanti sono questi comuni?
R: Trentatré Comuni tra la Sicilia e la Calabria hanno deciso di porre attenzione alla bozza da me ideata. Inoltre, mi fa piacere sottolineare che, ad Adrano i Giovani Democratici- dopo la vicenda degli atti intimidatori a danno dell’imprenditore Giuseppe Toscano raccontati nel tuo articolo Il coraggio di Cambiare – hanno presentato all’Amministrazione Comunale alcune proposte sulla legalità tra cui il regolamento in questione.

D: Bene. Il regolamento rappresenta un duro attacco alla criminalità organizzata. Era questo l’obiettivo che miravi a raggiungere?
R: Sì. I beni confiscati sono un patrimonio della collettività. I mafiosi, i camorristi ed in genere il mondo della corruzione, devono capire che ci riappropriamo di quello che in questi anni ci hanno tolto e parliamo di cifre che ammontano ai miliardi di euro. Su questo fronte apprezzo la proposta lanciata dal Vice Sindaco del Comune di San Gregorio ( Provincia di Catania) che chiede di far trasferire gli uffici del Giudice di Pace all’interno dell’ ex-abitazione del boss Nitto Santapaola, un chiaro segnale che la legalità vince e sarà sempre capace di vincere se la società civile e la politica presteranno la giusta attenzione al concetto di immobile confiscato.

D: Già. La politica in tutto ciò come si comporta?
R: Ci sono Amministratori che si sono resi subito disponibili e sono disponibili a portare avanti il concetto di legalità e di lotta alla mafia; altri, invece che negano ancora oggi l’esistenza della mafia a dimostrazione che c’è ancora tanto lavoro da fare.

D: Della lotta alla mafia ne hai fatto uno scopo di vita ed è una decisione da un lato difficile, dall’altro giusta. Hai mai pensato di tornare indietro?
R: Assolutamente no, perché credo che opporsi all’illegalità sia prima di tutto un dovere morale di ogni cittadino. Inoltre perché non dobbiamo mai perdere la speranza che il fresco profumo della libertà, come diceva il Giudice Borsellino, possa riappropriarsi della nostra terra, delle nostre Istituzioni e sia capace di allontanare il puzzo dell’illegalità e della corruzione.

D: Noi del Gattopardo ti auguriamo di avere sempre la stessa dose di coraggio con cui quotidianamente combatti. L’augurio più grande è che il tuo regolamento sia ben recepito da tutte le amministrazioni non solo locali, ma nazionali.
R: Grazie, spero che la bozza del regolamento sia ben recepita e sono a completa disposizione di chi leggendo quest’intervista voglia saperne di più.

 

 

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About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

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