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Guardate le stelle invece dei vostri piedi: il genio di Stephen Hawking

Pubblicato il Pubblicato in Eureka, Recenti, Scienza e Salute

<<Per quanto difficile possa essere la vita, c’è sempre qualcosa che è possibile fare. Guardate le stelle invece dei vostri piedi>>.

 

Stephen Hawking in compagnia dell'attore premio Oscar Eddie Redmayne
Stephen Hawking in compagnia dell’attore premio Oscar Eddie Redmayne

Lo scorso 15 Gennaio è uscito nelle sale cinematografiche La teoria del tutto, tratto dalla biografia Travelling to Infinity: My Life With Stephen scritta da Jane Wilde Hawking, ex-moglie del celebre astrofisico Stephen Hawking. Il film, che ha incassato circa 81 milioni di dollari in tutto il mondo, è uno di quelli che vale la pena vedere, anche per la brillante interpretazione dell’attore inglese Eddie Redmayne nei panni dello scienziato, già premiato con un Golden Globe, con un BAFTA e, soprattutto, con il premio Oscar come migliore attore protagonista. In questo articolo non farò la recensione del film, ma cercherò di delineare la figura di una delle poche persone che godono della mia più totale ammirazione, sperando di suscitare in voi lettori curiosità e desiderio e di approfondire gli argomenti di carattere scientifico che mi limiterò ad accennare.

Era il 1963 quando al giovane Hawking, allora 21enne, fu diagnosticata la malattia che per il resto della vita lo avrebbe costretto su una sedia a rotelle. Il medico che fece la prima diagnosi affermò che si trattava una malattia degenerativa dei motoneuroni (le cellule nervose che ci permettono di controllare i muscoli e quindi di compiere dei movimenti) e che allo scienziato restavano appena 2 anni di vita. Fortunatamente la prognosi si rivelò errata, trattandosi di una forma di SLA (sclerosi laterale amiotrofica) a decorso atipico. Così il Mondo ha tuttora il privilegio di avere con sé uno degli scienziati più brillanti. Nonostante la malattia, Hawking non ha mai perso il suo senso dell’umorismo (non posso esimermi dal citare la sua partecipazione alla serie tv di successo mondiale The Big Bang Theory) e ha trascorso una vita piena ed intensa: due ex-mogli, tre figli, tre nipoti e la cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge (dal 1979 al 2009), la stessa che più di 300 anni fa fu di Isaac Newton.

La copertina di 'A Brief History Of Time', uno dei saggi più famosi di Stephen Hawking
La copertina di “A Brief History Of Time”, uno dei saggi più famosi di Stephen Hawking

Hawking ha focalizzato i suoi studi nel campo della gravità quantistica e della teoria cosmologica. Insieme al matematico e fisico Roger Penrose ha sviluppato un nuovo modello matematico, dedotto dalla teoria della relatività generale elaborata da Albert Einstein, che ha permesso la dimostrazione di uno dei tanti teoremi (siamo nel 1971) sull’esistenza delle singolarità gravitazionali e sullo spaziotempo. Il nome dello scienziato inglese, però, rimane indissolubilmente legato alla teoria sui buchi neri. Insieme ai colleghi Jim Bardeer e Brandon Carter ha proposto le quattro leggi sulla termodinamica dei buchi neri ed ha ipotizzato, non senza manifestazione di dissenso da parte di alcuni scienziati dell’epoca, che da un buco nero (per definizione una regione dello spaziotempo con un campo gravitazionale così forte e intenso tale che nulla al suo interno possa uscire) siano in grado di sfuggire particelle subatomiche. Per ogni particella che fugge da un buco nero, esso perde una piccola quantità di energia sotto forma di radiazione termica (la radiazione di Hawking) ed è quindi come se a poco a poco lo stesso evaporasse.

<<[…] Com’è possibile che un buco nero sembri emettere particelle quando sappiamo che nulla può evadere dall’interno del suo orizzonte degli eventi? La risposta, ci dice la teoria quantistica, è che le particelle non provengono dall’interno del buco nero, bensì dallo spazio «vuoto» che si trova subito fuori dall’orizzonte degli eventi del buco nero! […]>>.

Era il 1974 quando l’astrofisico dimostrò l’esistenza di questa radiazione, di cui però ancora oggi non si hanno evidenze sperimentali. Risale agli anni ’80 il lavoro che Hawking svolse insieme al fisico statunitense James Hartle e che portò allo sviluppo di un modello cosmologico in cui l’universo non ha confini nello spaziotempo.

Stephen Hawking ha ricevuto il premio Wolf per la fisica nel 1988
Stephen Hawking ha ricevuto il premio Wolf per la Fisica nel 1988

<<[…] L’idea che lo spazio e il tempo possano formare una superficie chiusa senza confini ha profonde implicazioni anche sul ruolo di Dio nelle vicende dell’universo. […] Ma se l’universo è davvero autosufficiente e tutto racchiuso in se stesso, senza un confine o un margine, non dovrebbe avere né un principio né una fine: esso, semplicemente, sarebbe. Ci sarebbe ancora un posto, in tal caso, per un creatore?>>.

Le citazioni presenti in questo articolo sono state tratte da un saggio scientifico destinato al vasto pubblico che Hawking pubblicò nel 1988 e che in breve tempo divenne assai popolare: A brief history of time (nella versione italiana: Dal Big bang ai buchi neri. Breve storia del tempo). E’ un’opera che ho letto un paio di anni fa e che consiglio vivamente a tutti coloro che come me si nutrono di scienza e conoscenza. Nel mese di Gennaio Stephen Hawking ha compiuto 73 anni, quindi vorrei concludere questo articolo porgendogli i miei migliori auguri:

My best wishes for your 73rd birthday and many more to come, Professor Hawking!

 

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About Deborah Crifò

COLLABORATRICE | Nata nel Dicembre del 1991, da ragazzina sognava di diventare un'archeologa. Per questo, fu ben lieta di iscriversi al Liceo Classico "Gorgia" di Lentini (SR) per studiare latino e greco. Ma questa scelta, della quale non si è mai pentita, l'ha portata in realtà ad appassionarsi alle scienze, in particolar modo alla Fisica ed alla Biologia. Oggi è laureata in Scienze Biologiche e frequenta il corso di laurea specialistica in Biologia Cellulare e Molecolare presso l'Università degli Studi di Catania.

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