Referendum campaign posters that reads "No" (R) and "Yes" (L) in Greek are seen on a bus stop in Athens, Greece, July 4, 2015. If a 'No' in Sunday's referendum eventually takes Greece out of Europe's single currency, any "new drachma" or temporary payment unit could be worth as little as a fifth of the euro now in circulation.   REUTERS/Jean-Paul Pelissier

#GreekReferendum del 5 Luglio: molto rumore per nulla?

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#GREEKREFERENDUM DEL 5 LUGLIO: MOLTO RUMORE PER NULLA?

(Articolo scritto prima del risultato finale del referendum svoltosi in Grecia)

3500Siamo cosi arrivati al fatidico giorno del #GreekReferendum di cui tutta l’Europa attende l’esito con il fiato sospeso. Tra all’incirca un’ora, in questa torrida Domenica di inizio Luglio, si chiuderanno finalmente quei seggi adibiti in fretta e furia nel corso della settimana appena passata. La domanda a cui sono chiamati a rispondere i greci è la seguente:

<<Referendum del 5 Luglio 2015. Deve essere accettato il progetto di accordo presentato da Commissione Europea, BCE e FMI nell’Eurogruppo del 25 Giugno 2015, composto da due parti che costituiscono la loro proposta? Il primo documento è intitolato Riforme per il completamento dell’attuale programma ed oltre ed il secondo Analisi preliminare per la sostenibilità del debito>>. Risposta: OXI (ochi, No – prima opzione), NAI (ne, – seconda opzione).

Per essere considerato valido il voto deve essere espresso con una croce romana (quindi non la X che siamo soliti usare in Italia per intenderci). l testi sono consultabili online sul sito creato appositamente per l’occasione (http://www.referendum2015gov.gr/en/). Facciamo comunque qualche passo indietro per avere una panoramica del processo che ha portato il Primo Ministro greco Alexis Tsipras ad annunciare nella notte tra il 26 ed il 27 Giugno questa urgente e frettolosa chiamata alle urne:

– Nell’Autunno del 2009 l’allora primo ministro George Papandreou rivela che l’ingresso della Grecia nella Zona Euro è stato possibile solamente grazie alla presentazione di bilanci economici falsificati (dai precedenti Governi) per aderire ai criteri di accesso portando quindi la Grecia sul rischio della bancarotta. Inizia cosi una rapida ascesa del debito pubblico correlata al calo di fiducia degli investitori fino a raggiungere il livello critico di titolo pubblico ad altissimo rischio nell’Aprile 2010 ;

– Parte cosi nel Maggio 2010 il primo Programma di Salvataggio (previsto per 3 anni), ovvero un prestito di 110 miliardi di euro da parte dei Paesi dell’Eurozona e del Fondo Monetario Internazionale (FMI) a patto di adottare compensatorie misure di austerity (prevalentemente tagli alle pensioni e tasse sugli immobili) per compensare il default già parzialmente avvenuto ;

– Il primo programma non risulta sufficiente. Viene istituita la troika – composta da FMI, Commissione Europea (CE) e Banca Centrale Europea (BCE) – che convince la Germania ad attivare il Fondo salva-Stati a favore della Grecia ;

– Nell’Ottobre 2011 l’Eurozona offre dunque un prestito da 130 miliardi di euro comprensivo di un ulteriore morsa di austerità. Il Primo Ministro Papandreou tenta di porre al referendum la questione. Il referendum, previsto per il Gennaio 2012, viene poi annullato apparentemente a fronte della possibilità/minaccia di sospensione degli aiuti da parte dell’Eurozona. Il Premier si dimette e viene formato un Governo di unità nazionale guidato da Loucas Papademos, mentre si acuisce il rischio di default ;

– L’operazione di salvataggio viene, infine, ratificata nel Febbraio 2012 causando proteste civili e violente manifestazioni nei giorni successivi. Nel patto si legge: <<Se la Grecia riuscirà a soddisfare tutti gli obiettivi economici delineati nel piano di salvataggio, un ritorno pieno all’uso di capitali privati per la copertura di fabbisogni finanziari futuri sarà possibile nuovamente nel 2015>>. In tal senso, una lieve crescita (0,7%) si registra a fine 2014 ma si interrompe con le elezioni del Gennaio 2015 che portano al Governo Tsipras, leader del partito ΣΥΡΙΖΑ, il cui scopo primario è quello di allentare le misure di austerità e rinegoziare il debito con la troika ;

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Banche chiuse a Salonicco e in tutto il Paese: la disperazione di un pensionato greco

– Il tentativo di quest’ultimo di rinegoziare il debito e di attenuare le misure di austerità tuttavia fallisce, impedendo così di scongelare un ulteriore pacchetto di aiuti da parte dell’Eurozona (appunto il progetto di accordo del 25 Giugno 2015) – che permetterebbe peraltro di pagare la molto vociferata rata da 1,6 miliardi di euro al FMI (scadenza 30 Giugno 2015). Tutto il negoziato si protrae per giorni con numerosi alti e bassi, ma non giunge a buon fine dal momento che le richieste dei creditori (FMI, CE, BCE) risultano insostenibili per Atene. Tanto che il 26 Giugno all’Eurogruppo vengono presentate due proposte distinte. La notte stessa, Tsipras ritorna ad Atene da Bruxelles ed annuncia in diretta in televisione un referendum per esprimersi sulla proposta messa sul tavolo dai creditori, mentre il 27 Giugno si chiude l’Eurogruppo senza alcuna proposta di aiuti e senza la presenza greca. Passano alcuni giorni, si giunge al 30 Giugno, data in cui il mancato pagamento al FMI coinciderebbe con il default dello Stato ellenico. Qualche ora prima del default, però, arriva una nuova proposta da Atene: un programma completamente nuovo che prevede la ricostruzione del debito, ma i creditori non accettano negoziati prima dell’esito del referendum. Nel frattempo, le banche rimangono chiuse una settimana a partire da Lunedì 29 Giugno, con un limite di prelievo di 60 euro (120 per i pensionati e nessun limite per carte straniere) mentre la liquidità viene garantita temporaneamente dall’ELA (Emergency Liquidity Assistance), ovvero una manovra di assistenza di emergenza della BCE per garantire temporaneamente la solvenza delle banche svuotate dai frenetici prelievi delle ultime settimane. Ovviamente, dopo il risultato del referendum, tale assistenza sarà completamente da rivalutare ed è davvero questa la maggiore preoccupazione dei greci in questo momento .

Ora, senza entrare nel merito delle speculazioni economiche e delle teorie di cospirazione che ho sentito e letto nei giorni passati, vorrei parlare piuttosto di come questo referendum sia stato percepito ed il possibile impatto del suo esito. In quest’ultima settimana, i greci si sono ritrovati improvvisamente divisi in due fronti: quello dell’OXI e quello del NAI. Ma “a che cosa” esattamente?

Per la verità, ognuno sta interpretando il quesito a modo proprio – ovvio, dal momento che mancando la proposta da parte dei creditori (l’Eurogruppo del 27 Giugno si è concluso con un nulla di fatto) manca anche una questione effettiva all’interno del quesito stesso. In ogni caso, anche se Tsipras ha più volte detto pubblicamente che per l’ OXI non si intende l’uscita dall’euro ne tantomeno dall’Europa, i sostenitori del NAI hanno invece basato la propria campagna proprio su questo punto (NAI alla Grecia, NAI all’Euro); dall’altra parte vi è chi dice OXI all’austerità ma vuole rimanere nell’euro, ed anche chi dice OXI all’Europa in tutti i suoi aspetti. Insomma, un bel argomento di dibattito. Da una settimana a questa parte, ciascuno ha una sua opinione al riguardo e la difende con forza. Del resto, in uno Stato in default sul limite del precipizio e con la tragica domanda: <<Riapriranno le banche Martedì?>>, chi non l’avrebbe?

Questa, dunque, è la situazione generale: giornali e televisioni accese ovunque in attesa di seguire gli ultimi sviluppi. Quello che vorrei sottolineare, a questo punto, è che per il momento la situazione non sembra essere cosi tragica come alcuni reporter la vorrebbero pitturare. Le code agli sportelli ci sono (eccome) ma i greci in realtà hanno iniziato a prelevare i propri risparmi ancor prima dei risultati delle elezioni di Gennaio. Oltretutto, stanno subendo tutta la situazione con una dignità impressionante – da un giorno all’altro è stato imposto il controllo dei capitali e non si è ancora assistito ad una manifestazione contro il Governo, che per la Grecia è un fatto davvero insolito, che denota la grande fiducia e speranza che la popolazione ha riposto in Tsipras.

Vorrei adesso ribadire quello che ne penso io, di positivo e di negativo, su questo referendum. Innanzitutto, però, ecco quello che auspico: l’OXI. Non tanto per l’ideologia della liberazione dalla morsa tecnocratica delle istituzioni europee e dall’austerità imposta alla Grecia, liberazione che comunque auspico, ma più che altro per l’impatto pragmatico che potenzialmente comporterebbe. Mi spiego: NAI significherebbe, in termini pratici, l’accettazione delle ulteriori misure restrittive richieste dai creditori – proposta che tuttavia manca oramai dal tavolo. L’ipotetica accettazione di tale accordo comporterebbe, oltretutto, una crisi di Governo seguita certamente da rivolte civili (anche più violente di quelle del 2012) – tutto questo senza la certezza della riapertura delle banche e di un accordo su un programma di aiuti. Dall’altra parte, l’OXI darebbe maggior sostegno al Governo donandogli anche maggiore forza negoziale (per la proposta last-minute del 30 Giugno) pur nel rischio di reazioni negative da parte dei creditori di fronte alla vittoria dell’OXI. Sembra a questo punto una situazione in cui davvero il popolo greco non ha più nulla da perdere.

Oltretutto, è spuntato nei giorni scorsi un rapporto proprio del FMI che delinea l’insostenibilità del debito greco e la necessita di ristrutturarlo, richiesta su cui premono appunto Tsipras ed il Ministro delle Finanze greco Yanis Varoufakis. Detto questo, il referendum porta con sé anche degli aloni. Innanzitutto, il modo e la tempistica in cui è stato annunciato. Tralasciando il fatto che la questione verte su una non-questione, i greci in una settimana soltanto sono stati chiamati a decidere su una questione in cui i negoziati non sono riusciti a trovare l’accordo e con conseguenze totalmente – allora e tuttora – incerte. Oltretutto fu lo stesso Tsipras a dimostrarsi contrario al referendum annunciato da Papandreou nel 2012, affermando che il Primo Ministro di allora ponendo il popolo di fronte al dilemma tra euro/austerità e Grexit avrebbe portato al collasso dell’economia prima ancora delle elezioni (previste allora per l’Aprile 2012) e che non si sarebbe trattato effettivamente di un referendum ma piuttosto di lanciare pericolosamente la propria Nazione come se fosse un dado.

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Da sinistra verso destra: Yanis Varoufakis, Alexis Tsipras

A cosa serve, dunque, questo referendum? Il Governo vuole farlo passare come elemento di rafforzamento per i negoziati mentre l’opposizione premendo per il NAI allerta che comporterà l’uscita della Grecia dall’Eurozona. Il fatto oscuro è proprio questo, anche se l’OXI a questo punto è auspicabile per evitare la crisi interna, questo referendum rischia di diventare un pericolo strumento di legittimazione popolare e un via libera a delle negoziazioni su un futuro e su una materia assolutamente incerti. Saranno i prossimi giorni, se non addirittura le prossime ore, effettivamente a dimostrarci se ne è davvero valsa la pena o se si è trattato di molto rumore per nulla.

Ma una cosa è certa: ricorderò per sempre quest’Estate ellenica, come quel momento in cui la Grecia ha messo in discussione la validità dell’Unione Europea in quanto unione economica ma ha rafforzato invece la componente umana – l’unione dei popoli – visti i movimenti di solidarietà dei giorni scorsi. Concludendo, vorrei proporre infine una riflessione del tutto personale. Ho rispolverato il TUE (Trattato sull’Unione Europea) per ricercare quelli sono gli obiettivi dell’UE ed all’articolo 3 leggo:

<<1. L’Unione si prefigge di promuovere la pace, i suoi valori e il benessere dei suoi popoli.

2. L’Unione offre ai suoi cittadini uno spazio di libertà, sicurezza e giustizia senza frontiere interne, in cui sia assicurata la libera circolazione delle persone insieme a misure appropriate per quanto concerne i controlli alle frontiere esterne, l’asilo, l’immigrazione, la prevenzione della crimi nalità e la lotta contro quest’ultima.

3. L’Unione instaura un mercato interno. Si adopera per lo sviluppo sostenibile dell’Europa, basato su una crescita economica equilibrata e sulla stabilità dei prezzi, su un’economia sociale di mercato fortemente competitiva, che mira alla piena occupazione e al progresso sociale, e su un elevato livello di tutela e di miglioramento della qualità dell’ambiente. Essa promuove il progresso scientifico e tecnologico.

L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.

Essa promuove la coesione economica, sociale e territoriale, e la solidarietà tra gli Stati membri.

Essa rispetta la ricchezza della sua diversità culturale e linguistica e vigila sulla salvaguardia e sullo sviluppo del patrimonio culturale europeo.

4. L’Unione istituisce un’unione economica e monetaria la cui moneta è l’euro.

5. Nelle relazioni con il resto del mondo l’Unione afferma e promuove i suoi valori e interessi, contribuendo alla protezione dei suoi cittadini. Contribuisce alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile della Terra, alla solidarietà e al rispetto reciproco tra i popoli, al commercio libero ed equo, all’eliminazione della povertà e alla tutela dei diritti umani, in

particolare dei diritti del minore, e alla rigorosa osservanza e allo sviluppo del diritto internazionale, in particolare al rispetto dei principi della Carta delle Nazioni Unite.

6. L’Unione persegue i suoi obiettivi con i mezzi appropriati, in ragione delle competenze che le sono attribuite nei trattati>>.

Ora, se foste chiamati a rispondere a: <<l’Unione Europea ha adempito a tutti i suoi obiettivi?>>, voi che rispondereste?

 

 

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#GREEKREFERENDUM, 5th JULY 2015: MUCH ADO ABOUT NOTHING?

(Article written before the release of the official results of the referendum voted in Greece)

3500So, here we are: the day has finally come to see the results of the #GreekReferendum which the whole Europe is anxiously waiting for. In about one hour, on this hot Sunday at the beginning of July, the polling stations – prepared in such a big rush over the past week – will finally close. The question posed is the following:

<<Referendum of the 5th July 2015. Should the agreement plan submitted by the European Commission, the European Central Bank and the International Monetary Fund to the Eurogroup of the 25th June, 2015, and comprised of two parts which make up their joint proposal, be accepted? The first document is titled Reforms for the completion of the current programme and beyond and the second Preliminary debt sustainability analysis>>. Voters must check one of two boxes – OXI “not approved/no” or, below it, NAI “approved/yes” and in order to be valid the vote has to be expressed with a “roman cross” (to be clear: not the usual X form).

The texts of the proposal have been published on the apposite website (http://www.referendum2015gov.gr/en/). Let me now take some steps backward in order to present the political and economic framework that have led in the night between the 26th and 27th of June the Greek Prime Minister, Alexis Tsipras, to announce such a urgent call to vote:

– In Autumn 2009 the Greek Prime Minister – at that time – George Papandreou reveals publicly that the entry of Greece in the Eurozone has been possible only thanks to economic balances which were falsified (by the previous governments) in order to adhere to the accession criteria. Consequently, Greece finds itself on the verge of bankruptcy. Such an announcement marks the start of a rapid increase of the public debt correlated to the decrease the trust of the investors making the Greek bonds to reach the denomination of junk bonds in April 2010 ;

– Therefore, in May 2010 the first Bailout (a loan of 110 billions of euros – with a duration of 3 years) is released by the Eurozone Member States and the International Monetary Fund (IMF). However, such a proposal is offered under the strict condition of adopting counterpart measures of austerity (mainly imposing cuts to pensions and taxes on realties) in order to compensate the default already partially occurred ;

– The first Bailout appears not not be sufficient. The so-called troika is established – referring to the IMF, the European Commission (EC) and the European Central Bank (ECB) – and the first achievement is represented by the acceptance of Germany to activate the European Financial Stability Facility (EFSF) in favor of Greece ;

– In October 2011 the Eurozone offers a loan of 130 billions of euros with the prospect of another wave of austerity measures. The Prime Minister Papandreou tries to pose the question to the citizens through a referendum. The referendum, foreseen for January 2012, is then cancelled apparently due to the spectrum/threat of a suspension of the financial aid by the European Union. At this point the Premier resigns and a national coalition government is formed under the guidance of Loucas Papademos. Meanwhile the prospect of a default is even more likely ;

– The second bailout is finally ratified in February 2012 causing numerous civil protests and violent riots during the following days. In the agreement is outlined that: <<If Greece will be able to satisfied all the economic objectives – as defined in the bailout – it will be possible the full return to the use of private capitals in order to cover all the future financial requirements, from 2015 on>>. In such a sense a light growth (0,7%) is registered at the end of 2014 but then interrupted in concomitance with the political elections in January 2015, won by Tsipras, leader of the party ΣΥΡΙΖΑ, whose primary scope is to end the austerity era by re-negotiating the debt with the troika ;

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Closed banks in Thessaloniki and in the whole country: the desperation of a Greek retiree in from of one of those

– The attempt of Tsipras to re-negotiate the debt and to soften the austerity requirements fails prolonging the deadlock posed on the extension of the bailout by the Eurozone (the agreement plan of the 25th June 2015) which would also allow Greece to pay the installment of 1,6 billions of euros to the IMF, due to the 30th June. The talks go on for days with various ups and downs but no deal is reached as the creditors’ (FMI, EC, ECB) requirements are unsustainable for Athens. As a consequence, on the 26th of June two distinct proposals from the counterparts are presented on the negotiating table of the Eurogroup. On that same night Tsipras flies back to Athens to announce live on TV the call for a referendum while on the 27th June the Eurogroup concludes with neither an official proposal nor the presence of Greece. Some days later, on the 30th June – deadline for the payment to the IMF – some hours before the default to one of its creditors Athens announces a new proposal: a third bailout with a re-construction project of the debt. However, the creditors declare that they will not consider any new plan until the results of the referendum. Meanwhile the Greek Ministry of Finance announces the closure of the banks and the start of capital controls, beginning on Monday 29th June for one week, until further notice. The limit of withdraw is set up at 60 euros (120 euros for the retirees and no limit for foreign cards). At the same time the financial system is kept alive temporary by the ELA (Emergency Liquidity Assistance) an emergency maneuver by the ECB that grants the solvency of the banks, put in crisis over the last weeks due to the frenetic withdrawals of bank deposits. Obviously, the announcement of the result of the referendum will put in discussion the extension of such an assistance – and this is the real big worry of the Greeks right now .

Now, I would avoid to discuss any of the conspiracy theories or background economic speculations – that rotate around the Greek debt crisis – as I prefer to concentrate rather on the perception of the referendum and on the possible impacts of its outcome. As a matter of fact, for one week the Greeks have been suddenly divided in two fronts: OXI versus NAI. But, exactly, “to what”?

To tell you the truth everyone is interpreting the question in his/her own way – obviously, since the agreement proposal has been withdrawn from the negotiating table (Eurogroup, 27th June) it is also missing an actual substance in the question itself. However, even if Tsipras has often remarked that OXI does not coincide to the Grexit, the NAI supporters have based their campaign right on this point (NAI to Greece, NAI to Euro); on the other side the OXI front is divided among who says OXI to austerity but wants the Euro and who says OXI to the European Union as a whole. A fertile ground for debate. Over the past week everyone has developed an opinion – logically as the fatal doubt is still unanswered: <<Rill the banks open on Tuesday?>>.

The general climate is thus the following: newspapers and loud TV screens everywhere reporting the latest news. At this point, I would like to point out that as far as it regard the current situation – it is not that tragic as some foreign reporters have pictured. The queues at ATMs are a sad reality but the Greeks have the de facto started to withdraw money even before the results of the elections in January 2015. Furthermore, the Greek citizens are giving an impressive demonstration of dignity – considering that from one day to another a capital control was imposed we still have to assist to a protest against the government. Such a situation is really unusual, especially in Greece, and it is pretty indicative of the trust and hope the people have directed to Tsipras.

I would like at this point to write about what I think -both positively and negatively – of the referendum. First of all, here is what I hope for: OXI. Such a choice is not really driven by the ideology of liberation from the technocracy imposed by the European institutions and from the austerity, rather it is influenced by the pragmatic impact that potentially a OXI would have. Let me explain: NAI would mean in practical terms the acceptance of further restrictive measures as required by the creditors – such a proposal is missing, however, from the table. The hypothetic NAI to such an agreement would also imply an internal crisis within the current government followed by riots (even more violent than in 2012) – all this without the assurance of the re-opening of the banks and of the reach of a deal on a bailout.  On the other hand, OXI would give a stronger sustain and, consequently, negotiating power for the last-minute proposal of the 30th June – always bearing in mind that a negative response to the question of the referendum could provoke counter reactions from the creditors. The reality is that Greeks have nothing to loose left.

Moreover, in the last days it has started to circulate a report by the IMF pointing out the unsustainability of the Greek debt and the necessity of reconstruct it – one of the main points addressed by Tsipras and the Greek Minister of Finance, Yanis Varoufakis. Having said that, the referendum has also several halos and weak aspects. First of all the timing and the mode in which it was announced and delivered. Leaving aside that fact of the non-question posed, the Greeks have been called only within one week to decide on a issue on which the negotiating parts have failed to reach an agreement and that will have unclear consequences. In addition, Tsipras was among the ones rejecting the referendum announced by Papandreou in 2012 – affirming that the Prime Minister putting the citizensin front of such a dilemma (austerity/euro versus Grexit) was like launching his own country as a dice and bringing it to the economic collapse before the elections (planned for April 2012).

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Yanis Varoufakis, Alexis Tsipras

What is the meaning then of this referendum? The government is delivering it as a way to reinforce its position towards the negotiations of a third bailout while the NAI front fears of a Grexit. The dark side is right here: even if OXI is auspicable to avoid the internal crisis, at the same time the referendum can easily become a dangerous instrument of popular legitimization and a green light on a matter absolutely uncertain. We will see in the next days, or even within the next hours if it was – or not – much ado about nothing.

In any case, I will forever remember this Greek Summer as that moment in which Greece has put in discussion the validity of the EU as economic union but has reinforce the other component, the human one – the union of the people – seen the insurrections of solidarity towards the continent. Concluding, I would like draw the attention on a reflection totally personal. I have been looking through the TEU (Treaty on the European Union) to identify the objectives outlined and – at article 3 I read:

<<1. The Union’s aim is to promote peace, its values and the well-being of its peoples.

2. The Union shall offer its citizens an area of freedom, security and justice without internal frontiers, in which the free movement of persons is ensured in conjunction with appropriate measures with respect to external border controls, asylum, immigration and the prevention and combating of crime.

3. The Union shall establish an internal market. It shall work for the sustainable development of Europe based on balanced economic growth and price stability, a highly competitive social market economy, aiming at full employment and social progress, and a high level of protection and improvement of the quality of the environment. It shall promote scientific and technological advance.

It shall combat social exclusion and discrimination, and shall promote social justice and protection, equality between women and men, solidarity between generations and protection of the rights of the child.

It shall promote economic, social and territorial cohesion, and solidarity among Member States.

It shall respect its rich cultural and linguistic diversity, and shall ensure that Europe’s cultural heritage is safeguarded and enhanced.

4. The Union shall establish an economic and monetary union whose currency is the euro.

5. In its relations with the wider world, the Union shall uphold and promote its values and interests and contribute to the protection of its citizens. It shall contribute to peace, security, the sustainable development of the Earth, solidarity and mutual respect among peoples, free

and fair trade, eradication of poverty and the protection of human rights, in particular the rights of the child, as well as to the strict observance and the development of international law, including respect for the principles of the United Nations Charter.

6. The Union shall pursue its objectives by appropriate means commensurate with the competences which are conferred upon it in the Treaties>>.

Now, if you were asked: <<Did the European Union satisfy all the objectives?>>, what would you respond?

 

 

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About Karin Nardo

REDATTRICE | Classe 1987, con doppia cittadinanza italiana e slovacca. Ha lavorato per diverso tempo come analista in un'impresa multinazionale ad Atene dopo essersi laureata in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l'Università degli Studi di Trieste ed aver conseguito un Master in Advanced International Relations presso la Diplomatic Academy a Vienna, dove ha anche svolto dei tirocini presso diverse organizzazioni internazionali. Precedentemente Corrispondente estera dalla Grecia, da quando si è trasferita a Roma scrive su temi di geopolitica.

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