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Il finale mancante: la scomparsa di Ettore Majorana, genio della Fisica moderna

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<<Ho un solo desiderio: che non vi vestiate di nero. Se volete inchinarvi all’uso, portate pure, ma per non più di tre giorni, qualche segno di lutto. Dopo ricordatemi, se potete, nei vostri cuori e perdonatemi>>.

<<Caro Carrelli, Spero ti siano arrivati insieme il telegramma e la lettera. Il mare mi ha rifiutato e ritornerò domani all’albergo di Bologna, viaggiando forse con questo stesso foglio. Ho però intenzione di rinunziare all’insegnamento. Non mi prendere per una ragazza ibseniana (*) perché il caso è differente. Sono a tua disposizione per ulteriori dettagli>>.

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Ettore Majorana

Dal 27 Marzo 1938 si perdono le tracce del trentaduenne fisico siciliano Ettore MajoranaSulla sua scomparsa restano le notizie racchiuse nel fascicolo PS 1939-A1 redatto dalla polizia fascista dove vi troviamo tre scritte: la prima, scritta dallo stesso Duce, Voglio che si trovi; la seconda scritta dal capo della polizia I morti si trovano, sono i vivi che possono scomparire e la terza, in data 4 Aprile, radiare che archivia sotto la scritta “scomparsa a fine di suicidio” la storia di Majorana. Tale conclusione scaturisce dal ritrovamento di due lettere che il fisico fece recapitare una alla famiglia e l’altra a Carrelli, direttore dell’Istituto di Fisica di Napoli dove lui insegnava, che manifestano chiare intenzioni di suicidio. Majorana il 25 Marzo si imbarca a Napoli su una nave diretta a Palermo, portando con sé il passaporto, i risparmi e tutti gli stipendi arretrati (una cifra, ad oggi, pari a circa ventimila euro). Tuttavia non si uccide in quanto, arrivato a Palermo, invia un telegramma di smentita a Carrelli e annuncia il suo ritorno nel capoluogo partenopeo. Secondo le documentazioni della Tirrenia, Majorana s’imbarca sul postale Palermo-Napoli del 27 Marzo. Quella è la sua ultima traccia. Da quel momento non se ne sa più nulla. Solo ipotesi, dubbi e supposizioni.

Notte e mare sono l’ambientazione in cui, una mente eccellente come Ettore Majorana, decide di scomparire di lasciare incertezze ed ipotesi, di costruire una tragedia dalle trame infinite con finali tragici o risvolti con lieto fine tipici delle migliori commedie. Per questo oggi, a 108 anni dalla sua nascita, ripercorriamo la sua vita facendo scegliere a Voi lettori il finale mancante. Tutto torna in ognuna delle ipotesi ma, se ci si riflette sopra, si torna sempre al punto di partenza. Ettore Majorana ci riuscì, fece della sua vita un mito incancellabile, un mistero irrisolvibile. Ma chi era Ettore Majorana?

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Enrico Fermi (1901-1954), Premio Nobel per la Fisica nel 1938

Bambino prodigio, nato a Catania (in via Etnea, n. 251) il 5 Agosto del 1906. Da piccolo intratteneva parenti ed amici svolgendo complicate operazioni aritmetiche dettate da loro; a sette anni era un imbattibile giocatore di scacchi, tanto da meritarsi la testata di un giornale locale e, a diciassette anni, si iscrive alla Facoltà di Ingegneria di Roma ed è capace di controbattere e correggere un professore in tilt davanti ad una complicata analisi. Esemplare al riguardo l’aneddoto raccontato dall’amico Segrè, secondo cui Ettore avrebbe finito una dimostrazione di analisi matematica che l’illustre professor Severi non riusciva a svolgere, spinto dai compagni e chiamato alla lavagna dallo stesso professore. Al momento della creazione dell’Istituto di via Panisperna, e del gruppo di ricerca di Enrico Fermi, Segrè ed Amaldi furono i primi a passare da Ingegneria a Fisica, cercando di persuadere anche il giovane Ettore. Spesso Segrè raccontava a Fermi le meraviglie di questo ragazzo catanese capace di calcolare a mente, fin da bambino, complesse operazioni matematiche. Ovviamente, da grande, Ettore aveva perfezionato i suoi calcoli e riusciva in pochi passaggi a risolvere complicati limiti ed integrali. Segrè riuscì presto ad organizzare un colloquio tra l’illustre Enrico Fermi ed il giovane Ettore. A quel colloquio, Fermi parlerà ad Ettore Majorana di una tabella di calcoli alla quale lavorava da settimane, ma del cui risultato era incerto. Ad Ettore bastò uno sguardo a quell’equazione, ventiquattro ore di calcolo e l’indomani, senza troppi giri di parole, si presentò da Fermi per confrontare le due tabelle. Ma egli era certo dei suoi calcoli, volle solo vedere i calcoli che fece Enrico Fermi.

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Leonardo Sciascia (1921-1989): eccelso scrittore, ha militato nel Partito Radicale ed è stato Onorevole in Parlamento, presso la Camera dei Deputati

Leonardo Sciascia, parlando di Majorana, disse: << […] gli altri nella scienza cercavano, lui trovava>>. Così, dopo quest’incontro con Fermi, Ettore divenne il teorico del gruppo de I ragazzi di via Panisperna beccandosi il nomignolo di Grande Inquisitore. Possedeva un carattere cupo, solitario, ma nel contempo esibizionista; adorava sottolineare gli errori di amici e colleghi ma la voglia di pubblicare i suoi studi era inversamente proporzionale allo spirito critico che aveva per gli altri. Era solito appuntare i suoi brevi calcoli nei pacchetti di sigarette che poi, con la disperazione di amici e colleghi, finivano gettati nei cestini della facoltà. Anche il suo modo così schivo fu alla base del suo imparziale inserimento nel gruppo di ricerca di via Panisperna e del suo continuo atteggiamento di sfida nei confronti di Enrico Fermi. Ma del suo carattere difficile sparivano le tracce, quando, con gli amici più cari si ritrovava a Villa Borghese o al Caffè Faraglino. Con loro, lontano dalla fisica e dai calcoli, sfoggiava lo stesso spirito critico, figlio di un carattere contraddittorio a volte pieno di pessimismo e timidezza, altre volte sfacciato che pareva quasi esibizionismo. Nonostante si divertisse a sfoggiare la sua abilità, Ettore forse non era sempre in grado di sopportare il genio che possedeva. Forse risentiva ancora delle “esibizioni” di calcolo mentale a cui veniva sottoposto da bambino. Eccellente al riguardo è l’osservazione di Erasmo Recami, il quale sostiene che il muro verso cui si voltava Majorana durante le sfide di calcolo con Fermi, fosse l’equivalente del tavolo nel quale il piccolo Ettore si rifugiava quando parenti ed amici andavano a sentire l’enfant prodige.

Nel 1933 si reca a Lipsia presso i laboratori del fisico W. Karl Heisenberg, di cui qualche mese prima aveva anticipato il principio di indeterminazionePremio Nobel, anno 1932 – ma che non volle pubblicare. Con Heisenberg nascerà una profonda amicizia, e, dalle lettere di Majorana durante il soggiorno in Germania, qualcuno fa emergere qualche simpatia filo-nazista che il fisico avrebbe potuto nutrire (a breve ci tornerà utile). Dopo Lipsia, il viaggio prosegue verso i laboratori di Niels Bohr, padre del modello atomico. Un ultimo saluto all’amico Heisenberg ed Ettore torna in Italia. Al ritorno da Lipsia, per Majorana comincia un periodo di detenzione volontaria: egli, per più di quattro anni, si chiude in casa studiando, ma non si sa a che cosa. I capelli gli allungarono in maniera così anormale che, nonostante le sue proteste, qualche amico gli mandò un barbiere in casa. La svolta si ha nel 1937, e cioè alla morte di Corbino quando, il gruppo sta per sciogliersi, Fermi non succede al trono di Corbino e Segrè istituisce un concorso per la cattedra di fisica. Quando i colleghi sfiduciati non se lo aspettavano più, Majorana rientra in quella che Amaldi chiamava vita normale. Ma c’era un significato più profondo alla candidatura al concorso per quella cattedra: era già noto che tra i vincitori del concorso ci sarebbe stato Giovanni Gentile Junior e così, Ettore, per prendersi gioco dell’amico si candidò scompigliando i giochi. Il concorso venne sospeso e per non alterare le cose ad Ettore Majorana venne assegnata la cattedra partenopea per le sue ottime competenze. Il suo stesso scherzo si prese beffa di lui. Cominciò un importante e modernissimo corso di fisica, poco affollato e quindi buona cosa per lui, come dirà in una lettera ai genitori. Dal 27 Marzo 1938 il fisico però scompare, destando dubbi e perplessità in ognuno di noi e lasciando un alone di mistero nella sua vita che però diede inizio alla leggenda Majorana.

Indubbiamente la vicenda Majorana è animata da uno spirito fortemente ideologico: la tesi di un rapporto tra scienza e storia indissolubile, che vede gli scienziati della prima metà del ‘900 coinvolti in scelte eticamente discutibili, come quella dell’uso dell’energia nucleare e quindi della futura costruzione della bomba atomica. La tesi sostenuta è che la scomparsa di Majorana fu certamente voluta, studiata e realizzata come forma di estremo rifiuto, perché la sensibilità del suo genio avrebbe percorso i tempi, portando alla certezza che anche la scienza avrebbe conosciuto di lì a poco… il peccato.

1. Majorana come Mattia Pascal? Ipotesi plausibile dato che amava leggere Pirandello è che Majorana abbia deciso di sparire da una realtà che egli stesso non era più capace di sostenere, appunto, come fece Mattia Pascal. Allora si può pensare che Ettore abbia abbandonato la città in cui risiedeva con un pretesto per poter cambiare identità e vivere da un’altra parte. <<Chissà quanti sono come me, nelle mie stesse condizioni, fratelli miei. Si lascia il cappello e la giacca, con una lettera in tasca, sul parapetto d’un ponte, su un fiume; e poi, invece di buttarsi giù, si va via tranquillamente: in America o altrove>> (Luigi Pirandello – Il fu Mattia Pascal, 1904).

2. Fuga in Argentina? Dopo qualche anno dalla scomparsa qualcuno sostenne di averlo visto in Argentina. Questo significherebbe che Ettore Majorana di sua spontanea volontà decise di farsi credere morto da parenti ed amici per poter vivere tranquillamente nella solitudine che egli amava tanto. Quest’ipotesi giustificherebbe il prelievo di tutti i suoi risparmi dal conto corrente il giorno prima della partenza e anche il ritiro del passaporto.

3. “Tratta” dei fisici? Allettante risulta anche l’ipotesi di una tratta dei fisici durante la corsa alle armi della Seconda Guerra Mondiale. In effetti l’America grazie o per colpa di Enrico Fermi riuscì ad avere la bomba atomica. La Germania no. Anche se, voci del periodo, dicevano che dell’invenzione di nove armi per la Germania se ne occupasse uno scienziato dalle grandi doti, ma non si sapeva il vero nome. Ipotesi che si ricollegherebbe alle presunte simpatie filo-naziste del Majorana e ad una foto trovata di recente. In questa foto assieme ad un generale nazista è ritratto un misterioso uomo con occhiali scuri. I due sono a bordo di un mercantile che trasporta ex nazisti in Argentina…

4. Ritiro spirituale? Durante il corso delle indagini venne pubblicata un inserzione nella rubrica Chi l’ha visto? della Domenica del Corriere in cui si reclamava la scomparsa del giovane fisico. A questa, rispose un frate del Convento dei Gesuiti di Napoli che sosteneva di aver ricevuto un giovane dall’aspetto molto simile a quello di Majorana che aveva chiesto informazioni per l’ospitalità. Majorana da piccolo aveva frequentato le scuole dai Gesuiti… allora il viaggio in nave era un depistaggio? Quest’ipotesi è quella sostenuta da Leonardo Sciascia nel suo romanzo La scomparsa di Majorana

Tommaso Lipari
Tommaso Lipari, presso Mazara del Vallo (TP)

5. chi è Tommaso Lipari? C’è chi sostiene di aver visto la figura di Ettore Majorana nei panni di un certo Tommaso Lipari che girava per le strade di Mazara del Vallo (in Provincia di Trapani), dove morì il 9 Luglio del 1973. A supporto di questa svariata ipotesi vi sono svariati elementi; si trattava di un barbone, dalle eccellenti doti in matematica e fisica tant’è che aiutava i ragazzi del paese a svolgere calcoli e problemi complicati. Camminava con un bastone con su inciso 5 Agosto 1906 – la data di nascita di Ettore Majorana – ed aveva una vistosa cicatrice sulla mano destra, proprio come il giovane fisico. Ma a smentire l’ipotesi furno delle indagini condotte dall’allora Procuratore di Mazara del Vallo, Paolo Borsellino. E d’altronde come dicono i suoi stessi colleghi, <<con la sua intelligenza, una volta che avesse deciso di scomparire o far scomparire il suo cadavere, Majorana ci sarebbe certo riuscito>>.

Di certo sappiamo che, per quanto possa essere stata breve la sua vita a noi accomunata alla scomparsa, per giunta in mare come un Ulisse, grazie alle nostre ipotesi ed agli indizi da lui lasciati oggi costruiamo una leggenda irrisolvibile che continuiamo a essere come una tela di Penelope.

About Chiara Grasso

COLLABORATRICE | Classe 1991, studia legge presso l’Università degli Studi di Catania ed è militante nei GD. Il suo sogno è una Sicilia dove si possa respirare il fresco profumo della libertà, liberi dalle mafie.

Un pensiero su “Il finale mancante: la scomparsa di Ettore Majorana, genio della Fisica moderna

  1. Cara Chiara Grasso, lei ha scritto un bellissimo articolo, molto completo.
    Ma è evidente che non ha ancora letto il libro di Stefano Roncoroni del 2013.
    La invito a farlo anche se è un libro pesantissimo. Solo dopo averlo letto, potrà capire e certamente condividere il mio parere. Roncoroni è un parente di Ettore; ha potuto con molto ritardo attingere agli svariati archivi di tutti gli zii di Ettore. Zii, che facendo parte di una famiglia supponente e molto boriosa, verbalizzavano tutto quanto li riguardava, proprio come se fossero stati una famiglia regnante. Ognuno dei fratelli poi apponeva le proprie correzioni, perciò vi sono svariate copie ognuna con le correzioni ritenute necessarie.
    Loro ambivano ad essere annoverati fra le “grandi famiglie di Sicilia” e quindi, quando qualcuno di loro raggiungeva un obiettivo di prestigio, si scrivevano l’elogio da soli e inviavano la velina ai giornali.
    Se il giornale aveva già , di suo, scritto qualcosa, ma loro si ritenevano insoddisfatti, con finta modestia, inviavano al giornale la loro versione….. a complemento – dicevano loro – di quanto già stampato!
    Bene, per farla breve, Ettore ERA STATO TROVATO dopo qualche tempo. Ma si rifiutò categoricamente di rientrare in famiglia. E CI CREDO!!!
    Erano un branco di falsi, orgogliosi, boriosi e arroganti. La dice lunga il fatto che non hanno MAI rivelato che Ettore era ancora vivo!!! Questo perchè, per i loro canoni pseudo morali, si vergognavano di un familiare che era fuggito proprio da loro!!!
    Continuavano a dire che il Vaticano non aveva li aveva mai aiutati nelle loro ricerche e invece non era vero. E così l’hanno abbandonato a sè stesso.
    Tanto che suppongono sia morto un anno dopo (1939) ma non lo sanno neppure con precisione……
    Tristissima e squallida conseguenza di tutto ciò è che il povero Ettore non ha neppure una tomba e non ha ricevuto alcuna celebrazione.
    Lui che era il più grande scienziato di tutti i tempi!
    Che immensa vergogna!!
    Se vorrà dialogare con me dopo aver letto il libro, mi farà davvero piacere.

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