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FIFA World Cup Brazil 2014: palla al centro, si comincia

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Ci siamo: tra poche ore partirà la 20ª edizione del Mondiale di calcio organizzato dalla FIFA in Brasile, casa della Seleção. Un campionato del mondo più volte contestato e segnato dalle innumerevoli proteste dei cittadini brasiliani, per i costi e gli investimenti esorbitanti che mal coincidono con le riforme politiche di cui necessiterebbe il Paese sudamericano in questione, membro dei cinque Stati in via di sviluppo sintetizzati con l’acronimo BRICS (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e la cui espansione economica sembra non riuscire a trascinare la popolazione nel suo intero in quel processo di crescita volgarmente riassunto con la definizione di ascensore sociale – favorendo così l’instaurazione del ceto medio e borghese – ma che addirittura rischia di opprimere le famiglie e i quartieri di periferia meno abbienti, appesantiti da una forbice di diseguaglianza economica che distanzia i (sempre più) poveri dai (sempre meno) ricchi.

 

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Scontri di piazza, Brasile

 

Le ristrutturazioni e le costruzioni dei nuovi stadi non ancora completati e testati alle loro piene capacità (violando, difatti, le normali procedure di sicurezza riguardanti l’apertura al pubblico di un impianto sportivo nonché il soldout matchday experience ideato dalla FIFA per dare l’ok ad una nuova struttura adibita alle manifestazioni sportive), il dispiegamento di circa 170mila unità tra polizia, professionisti provenienti dalle forze pubbliche di sicurezza, esercito e guardie per le dodici città che ospiteranno il Mondiale, ma anche l’alto livello di corruzione nella gestione degli appalti e nelle fasi dei lavori nei cantieri – in Italia ne sappiamo qualcosa in merito – hanno provocato un incremento del costo finale che si aggira intorno agli 8-10 miliardi di euro (quando il Brasile fu scelto come Paese ospitante il 30 Ottobre del 2007, in qualità di unico candidato rimasto per l’America del Sud, il costo previsto si aggirava attorno ad un 1 miliardo di euro) e che sfora quasi del triplo la cifra stimata in corso d’opera di 3 miliardi di euro, scatenando l’ira dei brasiliani che han dovuto subire dei rincari su alcuni servizi primari come il trasporto pubblico, la sanità che diventa per pochi ed ancora le manifestazioni, gli scontri nelle piazze, i perpetui scioperi dei sindacati per gli stipendi dei lavoratori dimezzati.

 

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Lo Stadio Manaus, che Sabato 14 Giugno ospiterà la partita di esordio tra Italia ed Inghilterra, non è ancora pronto: il prato sembra in precarie condizioni, quasi bruciato (immagine prelevata da France Presse)

 

La città degli affari in Brasile, São Paulo, per tale motivo è quella che risente maggiormente dei problemi e delle ipocrisie di un Governo (esiste una Pagina Facebook della rivolta brasiliana, Black Bloc Brasil, in cui recentemente sono stati resi noti i nomi degli hotel in cui alloggeranno le nazionali di calcio dei vari Paesi), nelle mani del suo Presidente Dilma Rousseff, che seppur rischia costantemente di perdere il controllo – e si prepara alle Elezioni Presidenziali 2014, nel mese di Ottobre – tenta in tutti i modi di tenere alto il profilo della Nazione agli occhi del mondo che si ridarà appuntamento fra soli due anni qui per i Giochi della XXXI Olimpiade nella dinamica ed irrefrenabile Rio de Janeiro, città simbolo del Paese per le sue bellezze naturalistiche e paesaggistiche, le sue potenzialità ricettive e turistiche, le sue povertà e disparità nelle favelas.

 

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Brasile, contrasto tra progresso e favelas

 

Un Mondiale che paradossalmente, or dunque, sembrerebbe fare quasi del male al suo Paese ospitante: il divario tra i diritti dei cittadini, le infrastrutture carenti per le dimensioni del suo territorio, le grandi piaghe irrisolte dei fenomeni della prostituzione e dello sfruttamento minorile, i tanti bambini che vivono in condizioni disagiate (argomento in parte affrontato dalla cantante Shakira nel suo ultimo singolo per la campagna a favore del World Food Programme) e l’ardente desiderio di presentarsi nel panorama mondiale come una delle Nazioni che con i suoi 200 milioni di abitanti potrà decidere le sorti del globo, con la sua influenza economica e politica (con particolare riguardo al Fondo Monetario Internazionale e all’ONU), sembrerebbe dilatarsi in una cicatrice che il Brasile non potrà nascondere e reprimere per sempre, con formazioni supplementari ed ingenti acquisti delle attrezzature e delle soluzioni tecnologiche più all’avanguardia per la polizia. Sono stati previsti, inoltre, quasi un milione di turisti che arriveranno nel Paese per assistere alla manifestazione e seguire la propria compagine calcistica: se questo dato, da un lato, è indubbiamente positivo per le casse brasiliane e dei suoi commercianti, dall’altro può rendere ancora più difficili le operazioni di monitoraggio delle infiltrazioni criminali tra le masse, degli abusi sessuali, del traffico illecito di sostanze stupefacenti.

Ciononostante, benché i rischi sopracitati finora siano non poco indifferenti, il Mondiale porta con sé delle possibilità che potrebbero comunque fare del bene al Brasile: se utilizzate con criterio, le vetrine internazionali possono tramutarsi in ottimi strumenti di informazione e sensibilizzazione sociale, risaltando i problemi per provare a risolverli con l’aiuto degli organi sovranazionali preposti. Una buona riuscita del campionato del mondo aumenterebbe poi la fiducia dei capitali e degli investimenti esteri che hanno già scommesso sul territorio di un Paese che, come ricordato in precedenza, nel 2016 dovrà affrontare la fatidica sfida delle Olimpiadi estive e che dunque nutre tutto l’interesse nel continuare a mantenere alta la propria appetibilità internazionale.

Mancano poche ore all’inizio della partita inaugurale tra i pentacampioni del Brasile e la Croazia nel Gruppo A, prevista all’Arena Corinthians di São Paulo. Conosciamo tutti le favorite per la vittoria finale, gli infortuni degli ultimi giorni, le scelte degli allenatori riguardo le liste dei giocatori che disputeranno il torneo: ma si sa che, per scaramanzia, noi italiani preferiamo tenere la bocca cucita e che persino qualcuno si cimenta con i pellegrinaggi nei santuari in loco o si affida all’acqua santa da versare sul prato erboso in cui tutto verrà deciso. Ed è proprio da quel prato che noi tutti vorremmo vedere maggior attenzione e vicinanza alla rivendicazione dei diritti dei tifosi brasiliani che, nonostante tutto, proveranno a sognare per un mese assieme ai verdeoro, guidati dalla loro stella di nome Neymar.

 

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Neymar, attaccante del Barcelona FC e stella della nazionale brasiliana

 

L’auspicio, quindi, è quello di riuscire a vedere un bel Mondiale dentro e fuori dal campo: per un Brasile meno iniquo e più democratico, per un mondo meno indifferente e più sano.

Palla al centro, si comincia.

 

About Emanuele Grillo

DIRETTORE RESPONSABILE | Classe 1991, siciliano fino al midollo. Studente di Giurisprudenza, ha frequentato il Liceo Classico della sua città. Appassionato di scrittura, ha vinto numerosi premi. Immerso nella musica sin da piccolo, suona il pianoforte e ha maturato una certa esperienza in ambito corale-polifonico. Idealista, sognatore e pragmatico all'occorrenza, aspira a cambiare il mondo e a tirar fuori il meglio dalle persone; nel tempo libero, comunque, ritorna coi piedi per terra. Europeista ed antifascista convinto, progressista, crede nella giustizia sociale e nel rispetto degli ultimi. Ritiene che la legalità non sia mai un optional. Ama i viaggi, la lettura, la sua terra, il mare e i boschi. Di fede juventina da quando ha memoria, fotografo a fasi alterne, nutre un amore nascosto per l'Oriente.

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