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“Fa’ la cosa giusta 2015”: la fiera del vivere sostenibile

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portello_fiera_milano_city1Dal 13 al 15 Marzo 2015 ha avuto luogo la dodicesima edizione della Fiera Nazionale del consumo critico e sostenibile “Fa’ la cosa giusta”, a Fieramilanocity di Milano. Il progetto, focalizzato sul consumo critico e sugli stili di vita sostenibili e rispettosi dell’ambiente, è nato nel 2004 nel capoluogo lombardo, in seno alla casa editrice Terre di mezzo. La rilevanza regionale dell’evento, la cui portata e partecipazione espositiva erano inizialmente limitate, ha registrato negli ultimi anni una crescita esponenziale di partecipazione sul territorio nazionale, coinvolgendo Trento, Umbria e Sicilia. Tale diffusione viene in qualche modo influenzata dal crescente interesse, internazionale e nazionale, verso i cambiamenti climatici, l’erosione del suolo e le varie e differenti tematiche ambientali, sempre più attuali.

“Fa’ la cosa giusta” si propone come valida alternativa a scelte di consumo e pratiche produttive dannose e scorrette per l’ambiente e per l’uomo, configurandosi come polo d’attrazione per i piccoli produttori, le comunità locali e le associazioni che promuovono uno stile di vita più “verde”.

Numerose tematiche ed iniziative sono entrate a far parte del circuito espositivo, che l’anno scorso ha coinvolto 70.000 visitatori e 300 appuntamenti culturali. Fare la cosa giusta coinvolge molte sfere dell’attività umana, tra cui spiccano la produzione alimentare ed artigianale, che necessitano di un sempre più tutelato e certificato made in Italy; i viaggi sostenibili, che fanno della natura, della bicicletta e delle escursioni i migliori compagni di viaggio; l’istruzione, vero e proprio punto di partenza per promuovere e consolidare scelte di vita sostenibili e una nuova attenzione alle realtà locali italiane.

Proprio quest’ultima tematica è il leitmotiv dell’esposizione 2015, in linea con le direttive ONU, che identificano il 2015 come l’anno dedicato al suolo e alla sua difesa. La dimensione locale si delinea sempre più come punto di partenza necessario per invertire l’allarmante tendenza della desertificazione sociale, che si configura attorno al 60% del territorio nazionale italiano. Il monito lanciato durante i numerosi eventi della fiera è, pertanto, quello di ripopolare i paesaggi e i paesi dimenticati, per ripensare la realtà locale italiana e per promuovere un’economia solidale.

italia a rischioFiore all’occhiello della fiera è la sezione espositiva “territori resistenti”, emblema della Rete del Ritorno ai luoghi abbandonati, che vede tra i collaboratori università italiane e centri di ricerca, quali l’Università di Urbino, Crissa (centro studi sullo spopolamento calabrese) e l’Associazione Thara Rotas, con lo scopo di favorire, promuovere ed unire “i ritorni” alla terra e alle piccole comunità locali. Focus dell’incontro di “territori resistenti”, che si è tenuto Sabato 14 Marzo, è il caso dei territori appenninici, che negli ultimi anni hanno sofferto di un forte abbandono, oltre che di un’allarmante erosione territoriale, dovuto ad una scorretta, o molto spesso, assente, gestione territoriale comunale, e alle recenti emergenze ambientali. Le aree appenniniche sono, infatti, territori fragili e, per certi versi marginali, particolarmente soggetti all’abbandono delle piccole comunità, ma in realtà in grado di offrire un’alta qualità della vita, a differenza dei grandi agglomerati urbani. Progetti ed esperienze personali sono stati portati da Agata Cleri della Cooperativa di comunità dei cento laghi (Parchi del Ducato, Parma) e da Anna Kauber, architetto e studiosa del paesaggio agrario.

In seguito al terremoto che aveva colpito il territorio parmense nel 2008 e che aveva reso inagibili la scuola materna e il Castello, le comunità dell’Appennino parmense si sono costituite come forza motrice per promuovere il benessere delle popolazioni locali, incentivando un turismo sostenibile e dialogando attivamente con le autorità e le istituzioni competenti. Grazie all’iniziativa di 52 donne di Torrechiara (Comune di Langhirano), è stata creata nel 2010 la cosiddetta Rete Ape – Assapora Appennino Parma Est, che ha promosso ed esteso la cooperazione e la solidarietà dall’ambito locale a quello territoriale dell’Appennino.

Il progetto di Rete Ape annovera ad oggi 50 aderenti, tra cui artigiani, ristoratori, enti pubblici, aziende agricole e albergatori e punta i riflettori sul turismo, in quanto punto di forza della Regione e delle piccole comunità, nonché motore economico per una rinascita sociale. Secondo Agata Cleri l’azione comune dei territori è necessaria per ridare slancio economico e culturale e per favorire il “ritorno” partendo “dal basso”, a cui deve seguire un sempre maggiore e proficuo dialogo con lo Stato, la Regione e i Comuni, secondo il motto espresso da Agata Cleri: <<l’Appennino non vuole assistenza, ma vuole poter lavorare>>. Anna Kauber sottolinea la necessità di coinvolgere altri settori per favorire e promuovere il “ritorno”, quali istruzione ed agricoltura.

Parchi-del-DucatoNumerosi progetti familiari ed iniziative, con l’ausilio di enti e consorzi locali, mirano a creare una sorta di “scuola del ritorno”, secondo cui l’istruzione deve assumere una connotazione “pratica” e un ruolo attivo per favorire una sempre maggiore spinta culturale e coinvolgimento dei giovani. Secondo Anna Kauber, l’elemento cultura va di pari passo con quello “valoriale”: l’affermazione della qualità della vita e la “resistenza sulla terra” devono riguadagnare centralità nell’esistenza e nell’azione dell’uomo, nelle quali riveste un ruolo sempre maggiore l’agricoltura. Essa si configura, infatti, come elemento culturale e artistico, che lega la popolazione al suo territorio.

Sebbene il paesaggio agricolo italiano sia diametralmente opposto alla visione di wilderness e di “terre incontaminate” che caratterizzano, per esempio, i grandi parchi nazionali americani e che attraggono milioni di visitatori, è proprio la specificità territoriale italiana dei piccoli borghi agricoli ad essere la chiave di volta per favorire il ritorno alla terra.

Le emergenze internazionali di erosione del suolo e i casi sempre più diffusi di land grabbing denunciano la necessità e l’urgenza di ritornare e di ripensare la terra ed il nostro legame con essa. Il punto di partenza deve essere la dimensione locale, la sola in grado di comprendere e di esprimere quelle che sono le esigenze, i valori e le prospettive che legano una comunità al suo territorio, tramite accordi o partner territoriali, consorzi ed associazioni. Nel contempo diventa, però, sempre più urgente il coinvolgimento delle autorità e della politica, che spesso ignorano le problematiche locali.

Agricoltura, istruzione, cultura e turismo sono, quindi, le vere “armi” dei “territori resistenti”, in cui i giovani e le donne stanno assumendo sempre più un ruolo chiave.

 

Link utili:

–> http://falacosagiusta.terre.it/

–> http://retedelritorno.it/

 

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About Roberta Ghiglietti

COLLABORATRICE | Viaggiatrice, sognatrice, amante della natura ed appassionata di tematiche "ambientali e non". E' nata nel 1990, nel cuore della nebbiosa pianura padana, in Provincia di Lodi. Laureata in Lingue Straniere e Politiche Europee ed Internazionali presso l'Università Cattolica di Milano, grazie al programma di doppia laurea con la Martin Luther Universität di Halle-Wittenberg ha maturato un'esperienza annuale di studio in Germania, che le ha permesso di svolgere un intenso ed appassionante stage di sei mesi nel Parco Nazionale della Foresta Bavarese, a stretto contatto con la natura.

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