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Eurovision 2015: tra barbe e politica

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Gli ABBA all'ESC nel 1974, anno in cui hanno vinto con "Waterloo"
Gli ABBA all’ESC nel 1974, anno in cui vinsero con la canzone “Waterloo”

Siamo a fine Maggio e, come consuetudine, Sabato si è tenuta la finale dell’Eurovision. Quest’anno siamo volati tutti a Vienna, paese vincitore della scorsa edizione con la mai troppo discussa Conchita Wurst e conseguentemente ospite della kermesse che da decenni mette alla prova i migliori (?) artisti europei. Ma c’è ben altro da ricordare quando si parla di Eurovision, ossia l’importanza politica che si cela dietro alle bandiere e al televoto.

L’Eurovision Song Contest (ESC) nasce nel 1955 e la primissima edizione si tiene a Lugano, con solamente 7 Paesi inclusi nella competizione: se dapprima la partecipazione era limitata alla sola area europea, ad oggi possono prendervi parte anche Stati esterni all’Unione come Russia, Turchia ed Israele. La sua popolarità è cresciuta di anno in anno fino ad attirare, ad oggi, centinaia di milioni di persone sintonizzate per la grande finale.

Nel corso degli anni, il fenomeno si è imposto a tal punto da interessare numerosi studiosi; diversi economisti e sociologi hanno analizzato il contest e, basandosi sui grafici risultanti dalle votazioni del periodo 1975-2005, hanno notato come si siano venuti a formare tre blocchi geopolitici ben distinti tra di loro: un’area prevalentemente “occidentale”, una mediterranea ed infine una scandinava. Le tre zone non sono ovviamente riconosciute in modo ufficiale, ma sono presenti a tutti gli effetti e hanno fortemente influenzato le dinamiche delle varie edizioni: Norvegia, Svezia e Danimarca tendono a votarsi a vicenda, idem per il blocco balcanico costituito da Romania, Serbia ed Albania. La Grecia e Cipro hanno da sempre una palese preferenza reciproca e tendono a penalizzare la Turchia. Mentre Gran Bretagna, Irlanda e Malta si schierano compatte forti del loro continuum culturale. L’Eurovision rappresenta inoltre un rito di passaggio per molti Paesi, specialmente per quelli che da pochi anni sono entrati a far parte dell’UE liberandosi dell’oppressione post caduta del muro: vedasi l’Estonia, diventata indipendente nel 1991, che ci fornisce l’esempio perfetto dell’importanza che un tale evento mediatico può avere sulle dinamiche economiche e politiche del Continente: appena tre anni dopo la vittoria del Paese all’Eurovision, quest’ultimo entrò a far parte dell’Unione.

Slay, queen!
Conchita Wurst (1988) è una cantante austriaca. Si è aggiudicata l’Eurovision Song Contest nell’edizione 2014 a Copenaghen, Danimarca

E come non ricordare l’edizione 2014, che ha visto l’Europa schierarsi apertamente contro la propaganda russa anti-LGBT facendo non vincere, bensì trionfare una drag queen? Le farneticazioni ed i tentativi di boicottaggio di Putin avevano addirittura promosso una raccolta firme per chiedere al Ministero delle Comunicazioni russo di boicottare e vietare la diffusione via tv dell’evento perché Conchita rappresentava uno stile di vita inaccettabile per la società: sull’onda della crociata della sacra famiglia come ultimo baluardo della tradizione contro la perversione europea, il vice Premier russo Dmitry Rogozin si era esposto su Twitter condannando l’Unione ad un futuro tetro e disastrato, sentenziando: <<Ha mostrato ai sostenitori dell’integrazione europea il loro futuro: una donna barbuta>>. In realtà, in Austria il suo talento artistico e la sua immagine sono motivo di orgoglio, tanto da spingere il Presidente Heinz Fischer a rilasciare un comunicato ufficiale dopo la premiazione: <<Non è soltanto una vittoria per l’Austria ma innanzitutto per la diversità e la tolleranza in Europa>>.

L’importanza mediatica e politica dell’ESC è, dunque, innegabile. E la scorsa edizione si è fatta portavoce di una visione europea condivisa in favore della tolleranza e della solidarietà: non a caso, infatti, il motto di quest’anno è stato building bridges: ponti che sono arrivati a collegare l’Europa con un Paese apparentemente distante ma parte della finale di ieri, l’Australia. Infine, congratulazioni al mai troppo inquadrato Måns Zelmerlöw ed alla Svezia, che in quanto Paese vincitore ospiterà l’edizione 2016.

Che dire, ci vediamo lì. Anche se ormai vincere sta diventando un’abitudine da queste parti.

 

 

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About Cecilia Moroni

COLLABORATRICE | Nata a Voghera (PV) nel Dicembre 1990, dopo aver terminato gli studi di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano (e una breve parentesi olandese) si trasferisce a Stoccolma nell'estate 2014. Appassionata di politica, viaggiatrice in solitaria, innamorata della Scandinavia, convinta europeista.

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