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Essere nerd oggi, Episodio I: La Televisione

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Qualche mese fa, il nostro Redattore Martin Ferjani scriveva dell’ascesa della figura del nerd, passato velocemente da emarginato da deridere a vero e proprio modello da seguire. Questo principalmente per due fattori: innanzitutto, la supremazia culturale ed economica di personaggi come Mark Zuckerberg e, molto prima di lui, Bill Gates, dei nerd fino al midollo che hanno creato un impero e cambiato drasticamente il nostro modo di vivere. Poi, il crescente interesse del pubblico mainstream per la cultura geek, anche a causa dello strepitoso successo dei cinecomic e di serie televisive come The Big Bang Theory.
Di conseguenza, passare ore intere davanti al computer o alla console e fare lunghe maratone di serie tv e film sono comportamenti ormai socialmente accettati, per quanto discutibili; inoltre, essere nerd è diventato un prerequisito di prestigio dal punto di vista professionale, soprattutto in un Paese come il nostro che comincia a prendere coscienza di quanto sia importante per il proprio business avere un buon sito internet ed essere presente sui social network. Fumetti e film d’animazione o d’avventura non vengono più considerati intrattenimento per soli bambini, e le schiere di appassionati che ogni anno affollano le convention dedicate sono sempre più numerose.

Ma questa nuova ossessione per gli smanettoni e i fissati (come vengono dispregiativamente definiti) spesso ha poco a che fare con la comunità geek, che rimane un movimento di nicchia, sebbene in espansione. Un’espansione che ha avuto (e continua ad avere) degli effetti positivi e negativi per i membri di questa comunità, che cercherò di analizzare mano a mano.

In questa prima parte, la mia analisi si concentrerà sulla cultura geek e sulla rappresentazione dei nerd nelle serie televisive.

 

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Da quando il nerd è diventato mainstream, la sua figura è stata inevitabilmente stereotipata e banalizzata. Se dovessi scegliere un personaggio che rappresenti la nuova concezione “di massa” del nerd, sarebbe sicuramente Sheldon Cooper, il sociopatico protagonista della già citata sit-com The Big Bang Theory. Questa serie, creata con l’intento di raccontare in modo umoristico il mondo dei nerd e amata da tantissimi che si definiscono tali – soprattutto a causa delle innumerevoli citazioni “geek”­­ in ogni episodio – ha finito per prendersi gioco in modo poco intelligente della comunità stessa, tant’è che si ride del nerd, non con il nerd. Certo, la struttura tipicamente rigida della sit-com non aiuta a sviluppare la complessità dei personaggi, che rimangono macchiette per tutta la durata delle sette stagioni, ma sembra che non ci sia nemmeno l’intento di scavare oltre la superficie, anzi, molti degli stereotipi di categoria sono stati rafforzati proprio a causa della serie. Ed è innegabile, gli ascolti stratosferici lo confermano: The Big Bang Theory è stata creata per un pubblico generalista, quindi chi se ne frega di dare un’immagine rispettosa fino a quando l’inettitudine sociale di Sheldon, Leonard, Howard e Raj e l’ottusa estranietà di Penny al loro mondo faranno ridere la gente.
Direte, è solo una comedy. Vero, probabilmente prendo le cose troppo sul serio. Eppure, ci sono tante altre serie tv comiche che raccontano la comunità nerd senza essere un’offesa all’intelligenza, ma ovviamente hanno avuto tutte meno successo di quella creata da Chuck Lorre.

 

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A partire da Spaced, gioiellino di due stagioni ideato e scritto nel 1999 da Simon Pegg e Jessica Hynes e diretto da Edgar Wright, che affronta le dinamiche fra amici tipiche della sit-com ma con un taglio non banale e facendo largo uso di un citazionismo originale e mai scontato. La serie non ha mai raggiunto largo riconoscimento ma in Inghilterra è considerata un cult, mentre in Italia – ça va sans dire – è rimasta inedita.
Sorte simile è toccata a The IT Crowd, alla quale i creatori di The Big Bang Theory hanno attinto a piene mani (per non dire copiato): ambientata nello squallido reparto informatico di una fittizia azienda londinese, la sit-com racconta le vicende dei tre dipendenti, Jen, Roy e Moss, che somigliano sorprendentemente a Penny, Leonard (con un po’ di Raj) e Sheldon. Inutile dire che la serie britannica è molto più divertente della sua brutta copia americana, ma questo potrebbe essere imputabile alla mia preferenza soggettiva per l’umorismo inglese.
Però, tornando negli USA, c’è una serie nella quale la figura del nerd è stata sviluppata in modo magistrale: si tratta di Community, comedy dell’emittente NBC che ha avuto vita a dir poco travagliata, rischiando la cancellazione per ben tre volte e poi cancellata definitivamente a causa degli ascolti bassi (la sesta stagione sarà prodotta da Yahoo). Qui Abed è il nerd della situazione, uno dei personaggi le quali caratteristiche vengono esasperate per provocare la risata, ma sempre in modo intelligente, e la serie è sicuramente una delle più geek-friendly in circolazione, con interi episodi dedicati a battaglie di paintball, partite di Dungeons & Dragons e convention sci-fi.

Quindi, nonostante le apparenze, si può dire che in televisione la vera cultura geek sia ancora distante dall’essere mainstream, nonostante l’infarinatura che può dare The Big Bang Theory al grande pubblico.

Meglio così?

 

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About Marta La Ferla

COLLABORATRICE | Classe 1993, siciliana, viaggiatrice ossessivo-compulsiva. Studia Lingue e Comunicazione presso l’Università degli Studi di Catania. Appassionata di musica, letteratura, cinema, serie tv e, suo malgrado, anche di politica.

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