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Elezioni in Polonia: la democrazia è veramente in pericolo?

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Centro storico di Varsavia

Senza dubbio quest’anno, per l’Europa, il 2015 ha rappresentato un periodo intenso di elezioni. Alcune di queste cruciali come in Regno Unito o in Catalogna, altre invece abbastanza scontate o marginali come quelle in Azerbaigian o in Portogallo. Si è appena votato in Turchia  e rimangono ancora le elezioni cruciali in Spagna. Insomma, una di quelle annate che avranno effetti per diverso tempo. Una di queste tornate elettorali importanti è stata quella polacca. La Polonia, infatti, da Paese di confine dell’Unione Europea e piuttosto marginale, si è trasformato in una Nazione cruciale e con un potere decisionale ben maggiore rispetto a vecchi membri come la stessa Spagna. Retta per otto anni dal partito di centro-destra PO (Platforma Obywatelska, trad: Piattaforma Civica) e membro dell’euro-gruppo EPP (European People’s Party, trad: Partito Popolare Europeo), il Paese ha conosciuto un periodo di crescita economica sorprendente. Dall’ingresso nell’UE, la Polonia è cresciuta del 37% e la disoccupazione che negli Anni ’90 era tra le più alte del Vecchio Continente, ora si aggira attorno alla media europea del 12%. Una perfomance economica tale da diventare perfino meta di immigrazione di diversi giovani del Sud Europa, in cerca di fortuna. Secondo i dati dell’AIRE, per esempio, la comunità italiana in Polonia è stata quella che ha registrato un tasso di crescita più elevato rispetto ad altre mete più classiche come Germania o Argentina. Dal 2012 al 2013, infatti, la comunità italiana è cresciuta del ben 10%. Numeri ancora modesti se si guarda in cifra assoluta, ma se pensiamo alla terribile situazione  economica di vent’anni fa è senza dubbio sorprendente. Nonostante i grandi progressi, il Paese però subisce ancora il peso dei pregiudizi e dei luoghi comuni, ed infatti i giornali nostrani hanno dato troppo poco spazio a delle elezioni che potrebbero addirittura influenzare l’assetto europeo. Ma andiamo con ordine.

Come era pronosticato alla vigilia, Piattaforma Civica (alleato cruciale della CDU nei giochi europei) ha perso le elezioni a favore del PiS (Prawo i Sprawiedliwość, trad: Diritto e Giustizia) di Jarosław Kaczyński. Nonostante la sconfitta fosse alquanto prevedibile, gli osservatori europei sono rimasti comunque sorpresi da due fattori: la vittoria schiacciante del partito che ora sarà capace di fare un Governo monocolore (non si vedeva in Polonia dal crollo del Regime Comunista) e la scomparsa della sinistra (una prima assoluta nell’Europa democratica). Tutti i partiti che sono entrati in Parlamento, infatti, sono tutti di orientamento di centro o di destra. Dopo questi risultati, molti hanno parlato di rischio di deriva autoritaria e c’è chi ha inventato il neologismo per l’occasione parlando di rischio di “orbanizzazione” della Polonia in “omaggio” al Primo Ministro ungherese Viktor Orbán.

Ma siamo sicuri che queste minacce siano fondate? E come mai Piattaforma Civica ha perso, nonostante le eccellenti perfomance economiche del Paese?

Piattaforma Civica ha perso le elezioni per tre ragioni: la mancanza di leadership, gli scandali di corruzione e (ironia della sorte) la situazione economica. Sul primo aspetto, il PO ha agito in modo incredibile, disfacendosi volontariamente di tutte le sue figure carismatiche: Donald Tusk è stato spedito a Bruxelles per essere il nuovo Presidente del Consiglio d’Europa, Elżbieta Bieńkowska (la vice di Tusk), ha fatto le valigie essendo stata nominata commissaria per la giunta di Jean-Claude Juncker, Radoslaw Sikorski è stato silurato per via di uno scandalo che ricorda molto l’affaire scontrini di Marino. In conclusione, il PO si è trovato con Ewa Kopacz che non ha mai brillato ed ha avuto una politica ambigua sia dal punto nazionale che europeo. Basti pensare alla crisi dei rifugiati in cui il Governo inizialmente si era schierato contro l’accoglienza ed infine la proposta Juncker è riuscita a passare proprio grazie alla Polonia: una tecnica che, poi, si è rilevata suicida. Gli scandali di corruzione hanno solo peggiorato un quadro di per sé già critico, in particolare lo scandalo intercettazioni in cui venne coinvolto mezzo Governo e che ha dimostrato come il partito fosse profondamente diviso al suo interno. Infine, c’è l’aspetto economico.

Benché il Paese non sia in crisi come gli altri Stati dell’Unione, durante la sua fase di grande crescita le differenze tra ricchi e poveri è aumentata considerevolmente. Se analizziamo il coefficiente di Gini, per esempio, la Polonia è tra le ultime in Europa. In particolare sono stati gli anziani ed i giovani per ragioni differenti ad essere in gran parte esclusi da questo miracolo economico e per questo hanno deciso di riporre fiducia al partito Diritto e Giustizia che ha un programma economico sostanzialmente di sinistra, promettendo sovvenzioni ed aumento di pensioni.

Va ricordato, inoltre, che Kaczyński ha ricevuto fin dall’inizio il supporto della potente Chiesa polacca, che poco ha da condividere con la visione di Papa Francesco. Basta ascoltare una volta Radio Marija per capire che tra Varsavia ed il Vaticano la distanza è ormai abissale ed infatti non pochi Vescovi polacchi mostrano malumori verso l’idea di rinnovamento di Bergoglio. Giusto per dare l’idea, l’Arcivescovo Tomasz Peta lo ha accusato di essere un Papa eretico affermando di recente dopo l’ultimo sinodo: <<Il “fumo di Satana” è entrato in Vaticano con il sinodo e precisamente attraverso la proposta di ammettere alla Sacra Comunione chi è divorziato e vive in una nuova unione civile; l’affermazione che la convivenza è un’unione che può avere in se stessa alcuni valori; l’apertura all’omosessualità come qualcosa dato per normale>>.

Con questa vittoria, quindi, c’è  il rischio di una deriva autoritaria? E’ probabile che sia una esagerazione, anzi da un certo punto di vista è una fortuna che Diritto e Giustizia sia riuscito ad ottenere la maggioranza assoluta. L’alternativa era un Governo di coalizione ed il rischio tangibile era che Kaczyński, pur di non allearsi con Piattaforma Civica, decidesse di stringere un patto col terzo arrivato Lista Kukiz. L’opzione sarebbe stata un vero disastro, dato l’orientamento di estrema destra del partito populista e personalista del cantante rock Paweł Kukiz. Giusto per dare un’idea, un quarto dei suoi deputati provengono dalle file del partito Narodowa Demokracja (trad: Democrazia Nazionale), un partito che ha compiuto molte azioni comuni a livello europeo con Jobbik o Forza Nuova.

Jarosław-Kaczyński-PiS
Jarosław Kaczyński (1949) è un politico polacco. È il Presidente del partito PiS (“Prawo i Sprawiedliwość”, trad: “Diritto e Giustizia”) di cui è il cofondatore. È stato il Primo Ministro della Polonia dal 14 Luglio 2006 al 16 Novembre 2007; dopo la sconfitta alle Elezioni Parlamentari del 21 Ottobre 2007, ha rassegnato le dimissioni

La storia ci insegna che una coalizione di questo tipo difficilmente può fare bene al Paese. Senza dubbio, il Governo di Diritto e Giustizia non farà alcun progresso sulle libertà civili, né l’aborto o il matrimonio omosessuale: sarebbe contro natura. Inoltre, ci possiamo aspettare una maggiore attenzione in politica estera maggiore per i partner del Gruppo di Visegrád (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) per bilanciare lo strapotere della coppia franco-tedesca. Ma ci sono importanti cambiamenti che fanno sperare ad un governo diverso rispetto al disastroso tandem dei fratelli Kaczyński. Il primo è che in Diritto e Giustizia c’è una nuova generazione di politici molto più moderata e pragmatica sui temi europei, prima tra tutti Andrzej Duda (Presidente della Repubblica) e poi Beata Szydlo (neo Primo Ministro). Kaczyński ha dimostrato di aver imparato la lezione ed ha notato che la sua figura rischiava di essere un peso per il partito durante le elezioni e così si è messo da parte: anche se adesso bisognerà vedere se l’operazione sia stata solo di facciata oppure no.

Il secondo elemento è la guerra in Ucraina. Già in precedenza, dopo l’incidente aereo di Smolensk, Diritto e Giustizia voleva il pugno duro contro Mosca, ed ora questo sentimento si è ulteriormente rafforzato. Ciononostante, l’unico modo per la Polonia di poter contrastare la Russia nella vecchia CSI è quella di riuscire ad essere sostenuta dall’UE, e quindi Kaczyński non potrà fare una politica isolazionista come Orbán perché rischierebbe di fare il vaso di coccio tra i due vasi di ferro.  E’ difficile, quindi, che il nuovo Governo avvierà purghe contro l’opposizione come fu la lustracja dieci anni fa, perché questo provocherebbe le ire di Bruxelles e questa volta al PiS non conviene irritare i suoi alleati. In conclusione, è evidente che avremmo un nuovo PiS diverso dal passato e se la rivoluzione moderata avrà successo sarà un problema per Piattaforma Civica in piena crisi di identità, che deve fare già i conti con il nuovo partito centrista Nowoczesna dell’economista Ryszard Petru. Più tangibili, invece, le critiche mosse da alcuni economisti che un PiS porterà ad una esplosione del debito pubblico se mantiene le promesse fatte in campagna elettorale bruciando quindi i progressi fatti in questi ultimi anni. Anche in questo caso, possiamo ritenere la minaccia forse sovrastimata, considerando che anche la prima volta che il PiS governò molte delle promesse sociali fatte non vennero poi mantenute.

Nonostante queste assicurazioni, non significa che dobbiamo sovrastimare la situazione. Nulla vieta, infatti, che Kaczyński decida di prendere le redini del Governo e di fare una politica suicida isolazionista. E d’altronde, non sarebbe né il primo leader né l’ultimo a condannare il suo Paese al disastro: basta guardare Benjamin Netanyahu in Israele, ad esempio. Inoltre, dobbiamo stare attenti all’ennesimo campanello d’allarme che queste elezioni hanno mandato sia alla dirigenza polacca che a quella europea. La performance dei partiti di estrema destra (Lista Kukiz e la coalizione per una nuova Polonia di Janusz Korwin-Mikke) è stata sorprendente ed hanno ottenuto insieme il 13,57%. Percentuali che ricorda da vicino l’Ungheria con lo Jobbik attestarsi al 16% e quindi non è scontato che il PiS, in caso di peggioramento della crisi economica, decida di seguire questo elettorato, con effetti devastanti.

In conclusione, il rischio di una nuova Ungheria alle porte d’Europa per ora non c’è, ma il nazionalismo polacco è una bomba che può esplodere in modo inaspettato e, se questo avverrà, sarà una rovina per la Polonia e per l’intera Europa.

 

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About Cristoforo Simonetta

COLLABORATORE | Nato a Bagno a Ripoli (FI), il 31 Dicembre del 1991. Frequenta gli Studi Europei-Relazioni Internazionali presso l'Università degli Studi di Firenze. Ha partecipato in diversi progetti e programmi di interscambio all'estero, per cercare di conoscere e comprendere un mondo sempre più globalizzato e più vicino di quanto si possa credere. E' attivista presso l’organizzazione ambientalista "Amici della Terra".

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