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Dopo il cinema di propaganda… Benvenuto, Neorealismo!

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Quando nel 1922 Mussolini ha raggiunto il potere in Italia,  ha pubblicamente affermato la sua visione del cinema come <<l’arma più forte dello Stato>>. L’anno successivo è stato fondato l’Istituto Luce per la produzione di documentari e cinegiornali. Tutta la produzione era destinata a fornire al pubblico italiano e straniero una precisa documentazione sui successi dell’Italia fascista.

Benito Mussolini fu Presidente del Consiglio del Regno d'Italia dal 1922 al 1943
Benito Mussolini fu Presidente del Consiglio del Regno d’Italia dal 1922 al 1943

Il cinema è stato uno strumento determinate per la propaganda e, in particolare, un film come Scipione l’Africano ha incarnato lo scopo di Mussolini di presentare una sua Roma, che fosse la naturale continuazione dell’Impero Romano. Durante il regime, un tema particolarmente importante ha avuto a che fare con l’immagine del Duce. Egli, come leader, era mostrato fiducioso, forte, un punto di riferimento per tutti. Ad esempio con immagini dove salutava le truppe, dove visitava gli ospedali o falciava il grano. Quando il Duce recitava un discorso, la sua posa e intonazione, le sue lunghe e sapienti pause tra le parole risultavano in un abbinamento efficace per creare cinegiornali molto persuasivi.

Con Scipione l’Africano, un film realizzato nel 1937 da Carmine Gallone, Mussolini voleva che il pubblico lo identificasse come il nuovo Scipione, che rende i Romani orgogliosi dei loro sacrifici per conquistare la nuova colonia di Etiopia. Anche l’architettura, come il distretto dell’EUR creato per celebrare il ventennio del regime, viene usata per dare più forza alle storie che i registi devono raccontare, non solo negli aspetti d’avanguardia, ma anche con la presenza del passato e del classicismo, per collegare l’ antica Roma con una nuova (la cosiddetta terza Roma). Un esempio di queste volontà è la Via dei Fori Imperiali, la grande strada progettata proprio da Mussolini per collegare il Colosseo (Roma classica) a Piazza Venezia, come una forma di storia che continua in linea diretta con il suo passato.

Il Palazzo della Civiltà Italiana, nel quartiere EUR di Roma
Il Palazzo della Civiltà Italiana, nel quartiere EUR di Roma

Paradossalmente, in contrasto con tutte queste costruzioni fatte dal ventennio fascista e con questo bisogno di mostrare una certa imponenza, fortunatamente, la propaganda ha permesso la nascita del cinema neorealista, uno dei periodi più apprezzati e conosciuti del cinema italiano. Esso si contrappone alla Roma fascista utilizzando luoghi sconosciuti per decostruire l’immagine retorica data agli scorci monumentali della città. Lo scopo del neorealismo italiano diventa quello di recuperare il legame tra immagine, narrazione e realtà.

Nonostante le differenze tra gli stili di ogni autore, è possibile individuare alcuni elementi che contribuiscono a definire un nuovo modo di fare cinema ben lontano dagli studi di Cinecittà. Il cinema neorealista è girato per le strade, senza utilizzare attori professionisti, con l’idea di rappresentare una realtà priva di manipolazioni. Un cinema nuovo che descrive con grande autenticità il paesaggio sociale disperato, la tragica realtà nascosta dal fascismo. I film neorealisti sono raccontati da quell’Italia povera che sta cercando di rialzarsi.

Un esempio di personaggio neorealista è Umberto D. Il film è stato realizzato nel 1952 da Vittorio De Sica. Un mite, tranquillo pensionato non è più economicamente in grado di mantenersi e respinge la tentazione del suicidio per non abbandonare il suo amato cane.

Umberto D. (1952), diretto da Vittorio De Sica
“Umberto D.”, diretto da Vittorio De Sica – 1952

Roma qui è solo uno sfondo, con le sue piazze e le sue strade, i suoi suoni, e semplice musica che accompagna un sentimento di profonda solitudine. Le relazioni di Umberto Domenico Ferrari, il personaggio principale, mostrano al pubblico l’umanità cinica di questa realtà del dopoguerra, in cui tutti pensano solo a loro stessi. E’ la tragedia di un uomo che ha lavorato tutta la vita ed è in difficoltà finanziarie, ignorato dagli altri.

Come affermava Vittorio de Sica: <<Molti dicono che il neorealismo fu un bisogno di risparmiare: non è vero, fu un bisogno di dire la verità, il coraggio di dire la verità, e quindi portare la macchina da presa non più nelle vecchie costruzioni di cartapesta di Cinecittà, ma nella vita, nella realtà dove vivono gli uomini, dove veramente vivono gli uomini>>.

Nel cinema neorealista il pubblico non si accorge di Roma, ma solo di una città senza speranza, traumatizzata dai risultati della guerra. Il contrasto con il cinema del regime è evidente quando Umberto vuole lasciare il suo cane vicino a via Leccosa. Il posto è ritratto come un vicolo di classe inferiore, sporco e sconosciuto. Quella potrebbe essere la piccola strada di ogni città. Roma appare annullata.

Questa è la genialità del movimento neorealista che esprime con grande semplicità la realtà. Il cinema diventa un modo per condividere e raccontare momenti di vita quotidiana, e non esiste più soltanto come strumento propagandistico.

 

Vittorio De Sica, uno dei padri del Neorealismo
Vittorio De Sica, uno dei padri del Neorealismo

 

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About Corinna Rombi

REDATTRICE | Nata a Siena nel 1991, è laureata presso la John Cabot - Università americana a Roma, in comunicazioni, media e marketing. Durante gli studi vive prima a New York e poi a Miami, dove sviluppa la sua passione per la fotografia e la recitazione.

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