Young arabian woman in hijab with sexy blue eyes

Le donne di Teheran

Pubblicato il Pubblicato in Agenda, Costume e Società, Recenti

La chioma liscia e fluente delle donne di Teheran è un tabù millenario. Il Governo ha censurato la donna in quanto essere vivente, perché pericolosa per l’uomo; la sola vista di una caviglia o dei capelli potrebbe infatti eccitare gli animi maschili. Lungo le strade di Teheran, per i negozi, i manichini sono tutti con la testa mozza. I manichi-donna ovviamente. Se ci fossero i capelli sarebbero da coprire con il velo e qualora un commerciante se ne dimenticasse, o semplicemente non volesse, succederebbe il finimondo: tutti gli uomini sarebbero davanti quella vetrina per vedere qualcosa che non hanno mai visto. I capelli sono censurati, dicono, dal Corano; mentre studiosi rispondono che nel Corano, invece, viene professata la libertà di giudizio e il libero arbitrio in materia di vestiario. Nel Corano, infatti, non esistono norme che dichiarino la superiorità maschile sul sesso femminile. Il Governo proibisce alle donne anche l’ingresso negli stadi, a meno che non ci siano tribune separate, appositamente, come ghetti per questi esseri. Anche nello sport le donne sono vittime di censura. Nessuna parte del corpo all’infuori di mani e viso può uscire dal velo e devono necessariamente indossare, le donne, abiti di estrema larghezza e innaturale mascolinità. Nel calcio, nel nuoto, nella pallavolo in qualsiasi altro sport le donne devono indossare sempre il velo e nascondere il corpo. Nel nuoto, poi, oltre che la censura, le donne devono subire anche il pericolo incombente della morte; nuotare con vesti ingombranti e col capo coperto non è certo consigliato dalle più magistrali scuole di nuoto. Vista la censura in cui incorrono, l’unica parte del corpo che resta da poter curare bene è il viso. Dal 2000 a oggi sono stati milioni i casi di chirurgia plastica al naso, diventando inevitabilmente e praticamente lo stesso per tutte. Rifarsi il naso, specie per le giovani donne, è una forma di trasgressione, è un modo per dire di essere un po’ uscita dal ghetto, ma sono solo misere illusioni, purtroppo.

E lungo le strade del centro di Teheran si trovano casi isolati di donne che osano, ogni giorno, magari facendo uscire dal velo un ciuffo di capelli, magari indossando pantaloni un poco più corti del solito. Sono donne coraggiose, donne che rischiano tutti i giorni di andare in galera. Il Governo ha perfino istituito delle speciali pattuglie di polizia che si preoccupano di far rispettare l’obbligo del velo alle donne impudiche. Sconcertante e sconfortante per quanto sia, le donne lottano attimo dopo attimo per la loro individuale libertà. Fece clamore, per esempio, anni fa, l’arresto di una fanciulla che si era travestita da ragazzo con tanto di berrettino per andare a vedere la sua squadra del cuore allo stadio. Tanto per citare altri casi di restrizioni e censure: tempo fa l’EU aveva accusato, a ragione, l’Iran di perseguitare e torturare gli omosessuali. Così aveva risposto il Presidente: “Noi non perseguitiamo, né tanto meno, torturiamo gli omosessuali, semplicemente per il fatto che in Iran non esistono queste persone!”. Storie di omosessuali che di certo non stupiscono visto l’alto tasso di omofobia che si riscontra, ancora, in larga parte del mondo. In Italia ci troviamo, ancora, a parlare di quote rosa e di lotta alle discriminazioni, ma in realtà siamo solo incapaci di vedere l’abisso infernale nel quale stiamo gettando la nostra evoluzione civile. Quando qualcuno chiede il miglioramento dei diritti fondamentali, gli italiani, semplicemente, dicono che ci sono “altre priorità”.

Ed è per questo che gli oppressi, a Teheran e nel resto del mondo, diventano sinonimo di molle, motori in grado di cambiare le epoche e gli avvenimenti. Le donne in particolare, saranno motore del mondo, perché di certo in Iran, come in molti altri paesi del mondo, sono esse le censurate e le più acclamate nel resto del mondo. Esse sono il centro della rivolta, al potere, all’istituzione corrotta, non alla religione, che, a modo suo, può essere accettata o meno. Se fosse stato per lo meno interpretato bene, oggi il Corano sarebbe il fondamento davvero saldo per una vera e piena convivenza civile, che non distingua sessi, scelte sessuali, religioni, popoli. Insomma un mondo in cui davvero la donna figuri come genitrice di alti valori e di profondi cambiamenti morali, per dare alle donne il posto in prima fila che spetta loro, mentre gli uomini di Teheran se ne stanno davanti le vetrine ad aspettare ancora un manichino con i capelli.

Young arabian woman in hijab with sexy blue eyes

[foto da qui]

About Filippo Giampapa

COLLABORATORE | Nato in Sicilia nel 1990, coltiva da sempre l'amore per l’arte in genere, soprattutto per la scrittura. Dal 2009 studia presso l'Università degli Studi di Torino. "Germogli Secchi" e "Numeri" sono le sue pubblicazioni disponibili su Amazon in ebook e brossura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *