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Dolls Revolution

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“Lammily doll”, ideata dall’artista Nickolay Lamm

Barbie sta per tornare e lo fa portando aria di cambiamento. Dal 1° Marzo verranno, infatti, messe in commercio i seguenti modelli: Tall (alta), Petit (minuta) e Curvy (formosa). L’obiettivo è quello di rappresentare le donne nella loro varietà e a farlo saranno ben trentatré nuove Barbie che proporranno, oltre che diverse body shape, anche vari colori della pelle e dei capelli.

Un cambiamento a dir poco rivoluzionario per un’azienda che spesso è stata aspramente criticata a causa della visione stereotipata e fuorviante dei canoni estetici che, attraverso le sue bambole, ha proposto a milioni di bambine. Ora, quei corpi irreali fatti di vitini a vespa e lunghissime gambe affusolate, si sono trasformati per abbracciare finalmente la normalità: corpi diversi e vari.

Negli anni, tanti sono stati i tentativi di creare una bambola reale, ma spesso i risultati non sono stati quelli sperati. Pensiamo per esempio alla Lammily doll, una bambola realizzata secondo le proporzioni tipiche del corpo umano per promuovere standard di bellezza realistici e aiutare le bambine a sviluppare un’immagine positiva del corpo. La bambola ha anche degli adesivi che servono per ricreare quelli che sono considerati dei “difetti” quali, per esempio, lentiggini, cellulite, smagliature, ferite etc.  Lammily è stata presentata come rivoluzionaria all’interno del mercato dei giocattoli e in effetti, sotto alcuni aspetti, lo è: nessuno aveva mai proposto delle bambole  che usano come proprio punto di forza i “difetti”. Purtroppo, però, la realistica Lammily manca di una cosa fondamentale: la varietà.

 

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Secondo il suo creatore, Nickolay Lamm, il mondo reale è fatto da ragazze paffutelle con i capelli castani. Un po’ riduttivo direi. La rivoluzione nel mondo delle bambole non è di certo finita qui, da anni ci si oppone alla bellezza irreale e artefatta di alcuni modelli e lo si fa proponendone di nuovi o lanciando delle iniziative nate più come hobby che come business.

In Australia, Sonia Singh – mamma e artista – ha creato un progetto denominato Tree Change Dolls (oggi marchio registrato) che si propone di struccare e rivestire tutte quelle bambole iper truccate e micro vestite, dando loro una nuova identità attraverso un look più naturale, fresco e realistico. Il progetto, nato come hobby, ha avuto un successo tale che una tra le bambole create ogni mese viene messa all’asta su eBay per un progetto di charity. L’idea è nata poiché, spesso, ci si ritrova a pensare alle bambole come sinonimo di femminilità o di esempio di donna reale da seguire e di fronte ad alcuni modelli appariscenti, irreali e sessualizzati è impossibile non notare come vengano subdolamente imposti degli standard che sono più votati al consumismo che al benessere della persona. Le bambine crescono con dei modelli che non le rappresentano ed proprio per questo che nasce il progetto di Susan, per mostrare un modello alternativo di ragazza e di bellezza.

 

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Progetto “Tree Change Dolls”, ideato dall’artista Sonia Singh

 

Infine, è d’obbligo e doveroso citare la campagna di sensibilizzazione riguardante i bambini diversamente abili, #toylikeme, che sta raccogliendo successo e adesioni in tutto il mondo. La campagna è stata lanciata su Facebook e Twitter, e nasce per abbattere gli stereotipi che si trovano nel mondo dei giocattoli, i quali non considerano la disabilità, escludendola completamente. Con questa iniziativa si chiede di offrire una realtà più veritiera e costruire, quindi, giocattoli che rappresentino tutti i tipi di bambini. L’azienda inglese Makies ha deciso di rispondere a questa richiesta creando, tramite l’ausilio di stampanti 3D, la prima linea di bambole con disabilità. I giocattoli sono costruiti a partire da delle fotografie di bambini e bambine che i genitori caricano sul sito www.mymakie.com. Ogni bambola ha il suo ausilio come per esempio protesi, sedie a rotelle, pompe per l’insulina o apparecchi acustici. L’obiettivo finale della campagna è quello di vedere rappresentati i circa 150 milioni di bambini disabili presenti nel mondo – grandi assenti all’interno dell’industria del giocattolo – e  far sì che finalmente possano identificarsi con i propri compagni di giochi senza sentirsi diversi o mancanti di qualcosa.

L’uscita di queste bambole ha scatenato però delle polemiche, in quanto alcuni le considerano come uno strumento di inclusione ed altri, invece, vedono l’intera campagna (e la conseguente creazione dei giocattoli) come un tentavo di strumentalizzazione della disabilità che rischia di rendere i bambini vittime di pietismo. A queste accuse hanno risposto direttamente i tanti aderenti alla campagna, con le seguenti parole: <<Vogliamo che i nostri figli possano giocare con giocattoli che davvero li rappresentino, senza che si sentano obbligati a corrispondere a modelli di bellezza e perfezione imposti dalle industrie del giocattolo>>.

Insomma, è in atto un vera e propria dolls revolution che ha come scopo quello di abbattere gli stereotipi, facendo crescere i bambini e le bambine con dei canoni di bellezza reali e tangibili. Cercando di alimentare – finalmente – l’amore nei confronti del proprio corpo.

 

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About Giuseppina Biondi

COLLABORATRICE | Nasce nel quasi lontano 1985, calabrese. Ingegnera atipica e blogger. Amante di tutto ciò che è gotico, pettinatrice di gatti, divoratrice di libri. Metallara dalla nascita e karateca. Ama il femminismo perché le parla di libertà.

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