The War On Drugs - Lost In The Dream - Back

Il disco dell’anno

Pubblicato il Pubblicato in Musica e Arti Visive, Recenti, The Musical Box
Kurt Vile, ex membro della band
Kurt Samuel Vile (1980) è un cantautore e musicista statunitense, conosciuto per essere stato membro del gruppo musicale “The War on Drugs” e per la sua attività da solista

Il 2014 musicale ha regalato diverse sorprese, qualche delusione e, per fortuna, svariati album da ricordare. Fra gli italiani, senza dubbio il ritorno di Edda con il devastante Stavolta come mi ammazzerai?, Museica di Caparezza e il sorprendente lavoro dei C’mon Tigre (ok, per questi ultimi più che di Italia dovremmo parlare di “mondo”). All’estero da lodare Benji dei Sun Kil Moon, Luminous degli Horrors, St. Vincent con l’opera omonima e il grande Damon Albarn con Everyday Robots. Ma c’è un disco che ha saputo battere tutta la concorrenza nella mia classifica personale.

Si tratta di Lost In The Dream, di Adam Granduciel e i suoi War On Drugs. Praticamente un plebiscito, vedendo il successo riscosso dalla band statunitense alle orecchie della critica mondiale: 86/100 è il “punteggio” calcolato da Metacritic. Ma si sa, queste valutazioni lasciano il tempo che trovano. Allora cos’è che rende questo album il migliore del 2014?

Prima di tutto, l’elaborazione del materiale di partenza. Perché la base qui è la più americana possibile, figlia di uno spirito ben radicato nelle coscienze di chi la modella. E’ lo stesso spirito del Bruce Springsteen di The River e di Tom Petty, una tradizione che Granduciel trasforma in qualcosa di nuovo, allontanandola dal contesto originario. E’ un disco di chitarre, sì, ma anche di sintetizzatori. Come se i Dire Straits avessero preso una grossa sbornia psichedelica, come se i Fleetwod Mac fossero emigrati nello spazio. C’è qualche sfumatura di Echo & The Bunnymen, note che rimandano persino ai Pink Floyd. C’è una forte matrice heartland rock, ma sfumata, resa onirica (il titolo, in questo senso, è molto appropriato). Certi pezzi, come Eyes to the Wind o la bellissima An Ocean in Between the Waves, sarebbero perfetti per la colonna sonora di un On the Road del nuovo millennio. Sì, ascoltandoli sembra quasi di essere seduti accanto a Kerouac e Ginsberg, dentro un affascinante bar di un’altra galassia.

Un grande gioco di citazioni, quindi? Non proprio. D’altro canto, il tutto è di gran lunga superiore alla somma delle parti. Che Granduciel fosse un talento puro, disturbato e fragile come solo i veri artisti possono essere, lo sapevamo bene da qualche anno. Dopo l’abbandono del co-fondatore Kurt Vile nel 2009 c’era ben più di un dubbio sulla sopravvivenza della band, ma Slave Ambient, album uscito nel 2011, era riuscito a convincere tutti i detrattori. E’ la croce del compagno sfigato, messo accanto a quello figo. Credevamo che Vile fosse il vero genio fra i due, e guardate un po’ adesso chi ha vinto la scommessa. Questo terzo disco in studio affina ulteriormente il suono del gruppo, adesso più omogeneo, appuntito, coerente. Progressi maturati anche sotto il piano della scrittura.

 

Cover di 'Lost In The Dream'
“Lost In The Dream”, l’ultimo album del gruppo musicale “The War on Drugs” – 2014

 

Prendiamo Red Eyes, semplicemente IL singolo. Un secondo prima che la voce languida del cantante si palesi, nel nostro cervello qualcosa fa ‘clic’, come se stessimo per ascoltare un motivo conosciuto, una strofa rimasta nascosta nell’inconscio:

<<Come and see/
Where are we, is everything/
On my way/
To beat it down, to get to my soul/
Against my will…>>

Qual è il significato di tutto ciò? Non è dato saperlo, ma sembra che stia parlando di me, di te, di tutti noi (se si vuole, qualcosa di simile ai testi dei R.E.M. di inizio anni Novanta). Qualcosa che suona al tempo stesso grandioso e intimo, per poco più di cinque minuti di capolavoro. E’ perfetta per un giorno di pioggia con i fulmini all’orizzonte, ma anche per una corsa in macchina con il sole estivo. Provate a guardarvi due o tre versioni live su youtube: Granduciel la interpreta in modi sempre diversi, uno più bello dell’altro.

Poi c’è la struggente Suffering, il viaggio folk di Burning, Disappearing che inizia come un pezzo di David Gilmour e trasporta in una dimensione parallela:

<<When we were the same/
We stroked our arms and we wore them thin/
Ah, the sadness it was in/
You don’t miss it, man/
You got it all like a memory/
Now it’s living under your skin>>

Questa è la title track, che procede con la verve di una ballata di Bob Dylan, colma di romanticismo. E’ forse il pezzo più classico, “vecchio” nel senso più meraviglioso del termine. Profuma di ferrovie e di tramonti, di corde e amori scomparsi. Potrebbe piacere ai vostri padri, a patto che facciano i conti con la malinconia. E poi l’epica. Non quella degli eroi antichi, e neanche quella springsteeniana, operaia. Questa è un’epica fatta a pezzi, astratta dal mondo quotidiano, codificata nel linguaggio dei sogni.
Se avete già ascoltato Lost In The Dream probabilmente avrete voglia di ascoltarlo di nuovo. Non vi biasimo.

Per me è il disco dell’anno.

 

The-War-On-Drugs_Independent_WM-6

 

 

——————–

Immagine in evidenza: clicca qui

Fonti Immagini:

n.1 -> clicca qui

n.2 -> clicca qui

n.3 -> clicca qui

About Mr. Tambourine Man

Chi è Mr. Tambourine Man? Nessuno lo sa con certezza. Intorno a lui aleggia un'aura di mistero: per alcuni è un ex chitarrista dei Nirvana reso nostalgico dall'età, per altri un giovane rapper dal sound elettronico, per altri ancora una cantante di opera lirica con la passione per la pop dance. O forse lo stesso lettore. Mr. Tambourine Man vi guiderà in un viaggio mistico attraverso la musica.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *