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Diritto allo studio e ISEE 2015: l’Italia è un Paese per studenti?

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In un Paese in cui il diritto allo studio era già un tasto dolente, in un Paese in cui le continue riforme sulla scuola continuano a non apportare nessun sostanziale miglioramento, le stime di quest’anno su benefici e servizi in favore degli universitari – a causa del nuovo calcolo ISEE – risultano ancora più deprimenti. Dagli ultimi dati risulta infatti che più del 25% degli studenti universitari, che fino all’anno scorso erano idonei per presentare domanda per una borsa di studio, da quest’anno non lo sono più. Le polemiche, manco a dirlo, fioccano.

Ma prima facciamo un passo indietro. Che cos’è il diritto allo studio? Nell’ordinamento italiano, per diritto allo studio universitario (DSU) s’intende <<un diritto soggettivo che trova il suo fondamento nei comma 3 e 4 dell’art. 34 della Costituzione nei quali si afferma il diritto dei capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi economici, di raggiungere i gradi più alti degli studi nonché il dovere della Repubblica a rendere effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze da attribuire mediante concorso>>.

Qui da noi, in realtà, c’è chi dubita – da ormai molto tempo – dell’efficienza di questo sistema piuttosto malconcio. In Italia, infatti, negli ultimi anni la percentuale degli idonei non ha registrato nessun aumento, anzi il numero di studenti che oggi percepisce una borsa di studio è calato dell’8%. Più in generale, il numero di studenti beneficiari, secondo il Rapporto sulla Condizione Studentesca del 2015, è fermo a circa il 2,5%, a dispetto degli altri Paesi europei la cui percentuale non scende mai al di sotto del 20% – per non parlare poi di paesi come l’Olanda in cui i beneficiari arrivano a superare addirittura il 90%.

In più, secondo le ultime stime, in questi anni non è stato eliminato, né tantomeno ridotto, il gap tra quanti hanno diritto alla borsa (e ai benefici ad essa connessi) e quanti, in realtà, ne usufruiscono. A coloro che rispondono a determinati requisiti economici e di merito, infatti, la normativa riconosce il diritto a beneficiare della borsa, ma paradossalmente non ne garantisce l’erogazione, la quale dipende esclusivamente dalle risorse predisposte dallo Stato e dalle regioni. Insomma, per farla breve, nelle graduatorie annuali degli enti per il diritto allo studio, finisce sempre che siamo pieni di studenti idonei non beneficiari. Come la mettiamo?

Alla questione borsa di studio si aggiunge, poi, quella dei posti letto per gli studenti fuori sede che si presenta ancora più drammatica: solo il 4% degli studenti che richiede questo tipo di agevolazione ha poi effettivamente la possibilità di usufruirne. In un momento di crisi che vede sempre più studenti pendolari e fuori sede – soprattutto studenti che dal Sud si spostano verso il Nord – questa mancanza rischia di tarpare le ali a molti che, pur avendone diritto, non riescono ad usufruire del beneficio. Anche le agevolazioni per i trasporti e per la ristorazione, negli ultimi anni, hanno subito forti tagli. Le tasse, nel frattempo, aumentano.

A migliorare una situazione già tragica e per niente supportata dalle riforme degli ultimi dieci anni, a dare il colpo di grazia quest’anno arriva il nuovo calcolo ISEE 2015, che ad oggi ha escluso circa il 25% degli attuali borsisti.

5014397171_45c7aa5423_oI nuovi criteri di calcolo dell’ISEE che hanno fatto esultare il Governo e il Ministro del Lavoro Giuliano Poletti per il calo degli indigenti e per aver smascherato parecchi furbastri, ha invece danneggiato diverse categorie di cittadini. Se da un lato, dall’inizio di quest’anno, la maggior parte di coloro che prima non dichiaravano di avere conti correnti o depositi bancari al fine di ottenere agevolazioni economiche sono stati smascherati, dall’altro moltissimi italiani si sono ritrovati più ricchi rispetto all’anno precedente senza aver visto sostanziali cambiamenti nel loro guadagno. Il motivo è che, pur essendo aumentato il nuovo valore reddituale, le Regioni non si sono attivate affinché i parametri che danno diritto ad agevolazioni e benefici fossero ridefiniti dagli enti locali. Migliaia di famiglie rischiano così di non potere ricevere le prestazioni sociali di cui necessitano.

La categoria più colpita da questo nuovo calcolo ISEE è, tanto per cambiare, quella degli studenti universitari, in particolare quella di coloro che hanno sempre usufruito della borsa di studio e del posto alloggio e che, da quest’anno, non riescono addirittura a presentare la domanda.

Sul web si sono già scatenate le polemiche. Tra tweetbombing e gruppi su Facebook, è già partita la campagna dall’hashtag #iononrinuncio, che si muove dalla denuncia di migliaia di studenti esclusi, i quali tramite una petizione intendono chiedere al MIUR spiegazioni, chiarimenti, ma soprattutto una soluzione per una situazione impietosa. Io ho fatto un giro tra i vari gruppi sui social, e moltissimi sono stati i ragazzi disposti a raccontare la propria esperienza.

Chiara C., studentessa palermitana, frequenta la magistrale in Scienze Economiche e Finanziare nella sua città, e quest’anno non ha potuto presentare domanda per la borsa di studio presso l’ERSU per poche centinaia di euro. <<Fino all’anno scorso riuscivo a fare richiesta, ma da quest’anno, pur essendo rimasta invariata la mia situazione patrimoniale, no>>, mi dichiara delusa. Pur avendo studiato sodo per riuscire ad ottenere tutti i CFU necessari per fare domanda, Chiara quest’anno non potrà concorrere per ottenere i benefici che le spettano.

Anche Elide G., laureanda in Scienze e Tecniche del Servizio Sociale a La Sapienza di Roma, quest’anno è risultata esclusa dai benefici del LAZIODISU. Elide ha i genitori separati e, quest’anno, oltre all’ISEE della madre al cui nucleo familiare appartiene, le è stato conteggiato anche l’ISEE del padre che ha uno stato di famiglia a sé e da cui non percepisce alcun tipo di mantenimento.  <<Il risultato – afferma incredula Elide – è che mi ritrovo con una DSU di oltre 20.000 euro, e che per lo Stato risulto una benestante in grado di pagarsi gli studi di sola. La verità è che non lo sono affatto e che con l’ISEE ordinario del mio nucleo familiare rientrerei perfettamente nei limiti per richiedere la borsa>>.

11987020_607818462654392_1393759764484492921_nNon mancano situazioni decisamente più tragiche, che hanno per protagonisti studenti che rischiano di dover rinunciare alla propria carriera universitaria per mancanza di effettivi mezzi economici che sostengano gli elevati costi universitari.

Alessandra P., ad esempio, studia Medicina e Chirurgia al San Raffaele di Milano, e racconta: <<Ho iniziato gli studi al San Raffaele perché credo che sia una delle migliori università nel mio settore, ho passato un test selettivo e ho accettato di farmi carico della retta altissima solo perché con i parametri precedenti avevo la certezza di poter contare su un aiuto economico. Quest’anno mi ritrovo con un ISPE più alto e non posso più usufruire dei benefici. Rischio di dover cambiare università>>.

Anche Giada P., studentessa di Medicina e Chirurgia a Cagliari, rischia di dover interrompere la propria carriera universitaria a causa della supervalutazione dei propri immobili che, quest’anno, ha fatto salire il suo ISPE alle stelle. <<Vengo da una famiglia umile e il mio sogno è quello di fare il medico. Ho tutti i crediti necessari e una media molto alta, ma rischio di dover rinunciare a tutto quello per cui ho lavorato duramente in questi anni. Per me e la mia famiglia è stato un duro colpo>>, racconta sconfortata.

Le testimonianze di studenti e studentesse esasperati e incolleriti sono numerosissime, e tutti reclamano risposte e collaborazione da parte dei rispettivi enti. Ad oggi niente di concreto è stato fatto, sebbene in questi ultimi giorni si parli di alcune interrogazioni parlamentari per esercitare pressioni sul Governo e di rassicurazioni da parte del MIUR che garantirebbe una soluzione che riesca a contenere il danno a partire già da quest’anno accademico. Il morale degli studenti, però, non è alle stelle, e l’ottimismo scarseggia. <<Stiamo organizzando manifestazioni e assemblee, ma siamo scoraggiati. La nostra situazione sembra essere ignorata>>, mi confessa Giada. Per farsi sentire ci vogliono i numeri, e attualmente risulta sempre difficile radunare ragazzi che abbiano voglia di farsi sentire. La categoria degli studenti – o forse più in generale quella dei giovani? – appare oggi sinceramente demotivata. Ci si sente abbandonati, soli, e in un Paese che fa poco e niente per tutelare la propria risorsa più grande: i giovani.

E allora, alla luce di tutto ciò, viene da chiedersi: l’Italia è un Paese per studenti? L’Italia è un Paese per giovani?

 

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About Antonietta Bivona

COLLABORATRICE | Nata il 16 Aprile del 1993, in Provincia di Catania. Dopo gli studi classici, si è laureata in Lingue e Culture Europee Euroamericane ed Orientali presso l'Università degli Studi di Catania, con una tesi su Cesare Pavese e il Mestiere di vivere. Attualmente è impegnata con un master in Global Marketing. E' una grande appassionata di letteratura, italiana e straniera. Ama la scrittura, l'arte ed il cinema. Sociopatica, bibliofila e femminista.

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