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Dirigenti universitari senza laurea: l’ennesimo scandalo di un sistema che non scandalizza più

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Ci sono notizie che, da studentessa universitaria, non vorrei mai leggere. Notizie che preferisco lasciare in un limbo,  sospese nell’aria, tanto è il magone che mi provocano. Ci sono notizie che, sempre da studentessa universitaria, mi fanno andare di traverso la generosa tazza di caffè che sono costretta ad assumere come droga ogni santissima mattina, per buttarmi poi a capofitto nel libro di storia che mi è costato quanto un biglietto per un concerto (e che non aprirò più, una volta finito). Ci sono notizie che, insomma, non dovrebbero esistere. E invece, purtroppo, fanno parte della nostra quotidianità.

L’ultima, fresca fresca, sta rimbalzando in questi giorni nel web come una bomba: il direttore generale del più grande ateneo d’Italia, La Sapienza, non è laureato. Non solo non è laureato, ma è pure indagato per abuso d’ufficio. Non solo non è laureato ed è indagato, ma svolge questo incarico da ben 14 anni. Non solo non è laureato, è indagato e svolge questo incarico dal 2001, ma percepisce uno stipendio di circa 200.000 euro annui.

Questo signore si chiama Carlo Musto d’Amore e, pensate un po’, è riuscito ad ottenere dalla Pubblica Amministrazione un nuovo contratto quadriennale, nonostante fosse già in pensione. Che lavoratore instancabile. Nato ad Avellino 57 anni fa, diploma di Geometra, nel 1989 riesce a vincere un concorso nazionale per dirigenti universitari e, dopo un periodo trascorso alla Federico II, approda con i suoi tentacoli alla Sapienza.

L'Università La Sapienza di Roma, nella top 50 degli atenei nel mondo per numero di iscritti
L’Università La Sapienza di Roma, nella top 50 degli atenei nel mondo per numero di iscritti

Il suo lavoro consiste nell’assegnare appalti, ed è talmente bravo che nel 2007 viene nominato Ufficiale della Repubblica. La sua famiglia è così piena di talenti che pure la figlia, 22enne, lavora alla Sapienza come segretaria (sempre senza laurea) e il cugino, Sergio Musto D’Amore, si è specializzato in cardiologia proprio a Roma (attualmente è indagato per omicidio colposo).

Insomma, una famiglia modello.

Ogni volta che mi ritrovo sbattute in faccia queste notizie, mi viene voglia di raccogliere tutti i libri di studio e farne un grande falò, raccoglierne le ceneri e spargerle nell’oceano, come si fa con i defunti. La vita di noi studenti non è mai stata facile: tra scuole fatiscenti con i muri che stanno insieme per grazia divina, professori con due, tre lavori, figli di papà che inspiegabilmente hanno una media altissima nonostante non siano in grado di collegare quei pochi neuroni ancora rimasti nel loro cervello per produrre frasi di senso compiuto. Immersi in un clima generale che tende all’appiattimento culturale, abbiamo sempre stretto i denti e camminato avanti. Ci siamo diplomati e siamo sbarcati all’università con tanta speranza e tanti sogni che puntualmente si sono infranti tutti. Non parlo dei professori o dei singoli atenei: mosche bianche ce ne sono tante, per fortuna ce ne sono tante; parlo di quanto siamo lasciati alla deriva di noi stessi, proprio noi che un giorno dovremo traghettarvi tutti verso un futuro migliore.

Quando parlo del mio futuro, la frase che mi sento ripetere è <<Vai all’estero, in Italia non potrai mai fare carriera>>, ma io non voglio. E non perché mi faccia paura o perché la lontananza da casa potrebbe farmi scendere più lacrime di quante ne abbia: non voglio perché credo con tutta me stessa che di me, in Italia, ci sia bisogno. Mi sembra di essere tornata al tempo di Hobbes e della sua guerra di tutto contro tutti, dove lo stato di natura non esiste e ognuno sente suo il diritto di avere tutto e fare tutto, dove vince la legge del più forte (in questo caso, del più ricco) e tutti gli altri restano a bocca aperta a guardare.

Che tristezza.

Non accetto che il mio Paese, la mia terra, si riduca così. Altro che rom, clandestini e ladri: non sono loro il problema, non lo sono mai stati. A volte bisogna avere il coraggio di riconoscere un capro espiatorio di circostanza e di lasciarlo perdere, per concentrarsi sulle cose che davvero non funzionano. Ma dove vogliamo andare senza un sistema scolastico adeguato? Senza una Scuola che sappia esaltare le particolarità di ogni studente? A tutte queste domande, risponde Calvino: <<Un Paese che distrugge la sua scuola non lo fa mai solo per soldi, perché le risorse mancano o i costi sono eccessivi. Un Paese che demolisce l’istruzione è già governato da quelli che dalla diffusione del sapere hanno solo da perdere>>.

Ecco, allora,  prima di tornare a studiare, vorrei raccontarvi la mia idea di Scuola, perché a volte, per sbaglio o per caso, i sogni si avverano. E le favole mi insegnano che i sogni si avverano quando si combatte per essi.

scuole-fatiscentiSogno una Scuola laica, libera e aperta, dove gli studenti non sono nomi sull’elenco ma persone. Sogno una Scuola che ascolta, che favorisce il dibattito, che studia l’attualità e ne discute. Una Scuola dove i programmi sono sviluppati in modo tale da riuscire ad affrontare anche gli ultimi decenni di Storia. Sogno una Scuola dove l’inglese viene insegnato parlando, facendo scambi, guardando film. Una Scuola dove le discipline umanistiche non sono relegate a semplice passatempo ma costituiscono uno dei pilastri fondamentali per la formazione. Una Scuola dove la Fisica, la Chimica e la Biologia si studiano in laboratorio. Sogno una Scuola dove si parla di problemi reali, come omofobia, bullismo, mafia, corruzione, fanatismo religioso. Sogno un’Università che apra la mente, che mi costringa a confrontarmi con i miei limiti mentali. Un’Università che avvantaggi lo studente e non lo affossi. Sogno (e questo so che piacerà a molti) una segreteria studenti comprensiva e competente. Sogno un’Università che mi faccia diventare adulta senza togliermi mai la curiosità e la leggerezza, che mi insegni a girare intorno ad ogni problema per cercarne una soluzione alternativa, che mi formi come persona e non mi tratti come numero di matricola. Sogno una Scuola che si regge in piedi, che non crolla sulla testa degli studenti, che non rischia di frantumarsi per un terremoto. Sogno dei professori che sentono una vocazione per il loro lavoro, che lo prendono come una missione e una responsabilità.

Sogno tutto questo e prometto a me stessa che lotterò per realizzarlo. E so che non sono sola in questa battaglia.

 

UNIVERSITA': CALO ISCRITTI, 'SCOMPARSO' INTERO GRANDE ATENEO

 

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About Francesca Cimò

COLLABORATRICE | Classe 1991, toscana. Studentessa di Filosofia, le interessa tutto ciò che riguarda la cultura, la politica, la società. Ogni tanto si sente una 24enne spensierata ma poi le passa. Suoi sono diversi pezzi di attualità.

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