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Difendere la natura per difendere se stessi

Pubblicato il Pubblicato in Gaia, Recenti, Scienza e Salute

<<La terra, dunque, non fu aggiunta all’improvviso come un corpo estraneo, scagliata da un altrove, ma fu concepita analogamente agli altri elementi fin dall’origine del mondo, al quale appartiene come le membra del corpo appartengono a noi>>.

cacciatore-770x574E’ da questa citazione tratta dal De Rerum Natura di Lucrezio, formulata volutamente in modo da poter essere oggetto di una miriade di interpretazioni estensive, che ogni uomo dovrebbe partire qualvolta pensa erroneamente di essere padrone dell’universo e da cui noi, oggi, vogliamo partire per parlare di quell’arroganza che porta l’uomo a non rispettare l’ambiente, a distruggere quel suolo che implora quotidianamente pietà e si sforza di lanciargli dei segni per aiutarlo a comprendere quando possa essere elemento di aiuto per lui e indispensabile ai fini della sua sopravvivenza. Ci spingiamo più in là per trarre, da questa frase, degli spunti per parlare di un fenomeno divenuto dilagante e praticamente insostenibile: quello dell’attività venatoria.

Com’è ormai prassi affermata per tutte le questioni di emergenza (compresa questa) la società si divide in due parti, entrambe estreme e poco credibili, suscettibili da obiezioni di ogni genere ed entrambe poco utili al prospetto di una soluzione per il becero fenomeno del reale maltrattamento degli animali. Da una parte, infatti, troviamo l’esagerazione che spesso sfocia nel ridicolo e che sostanzialmente offende e quasi imbarazza persino l’animale stesso, riducendolo ad essere concepito come un oggetto o a una sorta di soprammobile di cui aver una cura esasperata. Una volta messo in imbarazzo, viene privato della sua spontaneità e natura che come ben si sa è istintiva e per nulla artificiosa e costruita in un modo tale che soltanto noi uomini – da sempre maestri della finzione – riusciamo a provarne gusto. Dall’altra parte, poi, troviamo l’insostenibile, inaccettabile e terribile fenomeno dello sfruttamento: dal circo della domenica, appositamente allestito per guardare dei leoni soffrire, alla signora ipocrita che passa tutto l’anno a mettere da parte soldi per acquistare un cappotto di vera pelliccia, conscia di ciò che implichi quell’aggettivo ‘”vera” ma che poi finge di rabbrividire scandalizzata quando si parla alla tv dei processi attraverso cui quelle pellicce vengano prodotte. Fino ad arrivare al peggiore di tutti: colui che va a caccia convinto di praticare uno sport agonistico, beffardo della superiorità intellettuale di cui crede d’esser dotato in quanto essere umano, anche se a quanto pare tale superiorità non è da considerarsi un presupposto nè una conseguenza di una puntuale conoscenza del vocabolario, la quale sarebbe requisito sufficiente per comprendere che in realtà lo sport e l’agonismo sono tutt’altra cosa.

 

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Com’è possibile provare “divertimento” nel veder soffrire un altro essere vivente? Come si fa a provare tanto piacere commettendo questo tipo di violenza? Siamo proprio sicuri di essere noi i “prescelti” e di essere in grado di salvarci da soli? Oppure, più probabilmente, siamo così fragili ed insicuri che per sentirci vivi abbiamo bisogno di imporci sugli altri esseri del creato, con tutta la nostra forza? Violenza è distruggere la nostra terra per arricchirci a discapito della natura, uccidendola e rendendola fonte esauribile condannata all’impoverimento, e questo sembra averlo dimenticato anche il nostro governo che proprio pochi giorni fa ha pensato bene (bene per dire malissimo) di convertire in legge un decreto che è un oltraggio ulteriore all’ambiente oltre che una beffa dei vari comitati e delle associazioni su base mondiale come Greenpeace che si impegnano a salvaguardarlo.

Violenza è, ancora, trarre piacere nel vedere un animale soffrire per procurarci qualche ora di divertimento insano e, comunque, ad ogni modo vano. Dopo la morte di un puro sangue nel Palio di Asti, è stata chiesta l’abolizione delle restanti ed analoghe corse: Siena ha risposto invocando la presunta valenza culturale e tradizionale di tale manifestazione. Ma come si fa a difendere una gara che spaccia l’abuso per tradizione? E’ una barbarie: un capriccio dell’uomo, per l’uomo e al contempo contro l’uomo. Dopo vari anni di studio che dimostrano l’esistenza di forme d’energia rinnovabili e sostenibili, quest’ultimo ha rispolverato l’idea malsana di voler trivellare. Costui che si reputa così evoluto, si dimostra poi vittima dell’anacronismo e della tradizione, schiavo del bisogno di mietere vittime per affermarsi. E che esse siano costituite da suoi simili (come accade, ad esempio, in guerra), da bestie indifese (come nei casi citati sinora) o da terreni fertili e resi sterili dall’uomo. Questa brama di distruzione, finalizzata all’unico scopo di provare quel senso di onnipotenza e supremazia su tutto ciò che ci circonda, non fa che coincidere in verità con l’altra faccia di una grande fragilità: così temibile che potrebbe ritorcersi contro coloro si ostinano a darle sfogo.

In seguito al caso della cattura e successiva morte dell’orsa Daniza, Michele Serra esprimeva sul suo blog un bellissimo pensiero, tanto vero e triste allo stesso tempo: <<Il pianto non è per l’orsa, ma per noi stessi, che fummo natura e non lo siamo più, non è per animalismo che piangiamo ma per umanità, perché senza orso (e balena, elefante, tigre, rinoceronte) non avremo più niente da ricordare e dunque più niente da sognare>>.

Poiché la solidarietà è una virtù ormai in via di estinzione, potremmo giungere alla stessa conclusione ragionando anche in modo egoistico (cosa che ci riesce benissimo) e ricavarne comunque dei benefici altruistici: basterebbe pensare che difendere l’ambiente, proteggere la fauna e tutelare tutto ciò che di incontaminato si trova nel mondo, vuol dire difendere, proteggere e tutelare anche e soprattutto noi stessi.

 

Firefighters Tragedy in Dalian

 

 

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About Martina Cimino

COLLABORATRICE | Classe 1993 e originaria di Teggiano (SA), vive a Pisa dove studia Giurisprudenza. Appassionata di letteratura, politica, storia e cinema, sogna un mondo in cui le giornate non durino soltanto ventiquattro ore.

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