Violent G8 Protests

Diaz: quel sangue è ancora fresco, non lavatelo

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<<La più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la Seconda Guerra Mondiale>>. (Amnesty International)

Genova, 21 Luglio 2001, ore 22:00.

Questa storia parte da qui; il contesto è il capoluogo ligure in cui si sta svolgendo l’attesissimo e allo stesso tempo contestatissimo summit tra gli otto paesi più industrializzati al mondo. In una cornice di violenti scontri tra una frangia violenta di manifestanti e le forze dell’ordine, avviene uno dei fatti più gravi della storia italiana; un episodio di violenza tanto inaudita quanto ingiustificata che, tuttavia, siamo già riusciti a dimenticare con disarmante facilità. Le scuole Diaz, Pertini e Pascoli durante tutto il corso del G8 costituivano la base operativa del Genoa Social Forum, movimento NO GLOBAL tra i più attivi durante le manifestazioni. Quella sera in quelle scuole ci si accingeva a prepararsi per l’ennesimo giorno di proteste; quella però,non sarà una sera come tutte le altre.

 

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Mappatura della divisione in zone della città di Genova durante il vertice del G8 del 2001; sono visibili le aree con differenti restrizioni di accesso: zona rossa e zona gialla – fonte: Wikipedia

 

Tra le ventidue e la mezzanotte di quel maledetto 21 Luglio, i Reparti Mobili della Polizia di Stato di Milano, Roma e Genova (346 poliziotti e 149 carabinieri addetti alla cinturazione degli edifici) fanno irruzione in quei luoghi. Il bilancio è di 93 attivisti fermati, 61 portati all’ospedale, 3 in prognosi riservata e uno in coma. Non si riesce a parlare a cuor leggero di quella che è stata definita dal vicequestore Fournier “una macelleria messicana” ma è necessario farlo analizzando i fatti. Ciò che si sa per certo, in mezzo ad una situazione che si è cercato in tutti i modi di coprire, è che la nostra Polizia di Stato entrò con forza in quelle scuole quella notte, sorprendendo molti dei manifestanti nel sonno; cercavano evidentemente quei famigerati Black Bloc che fino a quel momento avevano messo a ferro e fuoco la città. Il problema fu che non trovarono né loro né armi o qualsiasi oggetto che potesse costituire una prova che quei manifestanti fossero dei violenti.

Tuttavia la violenza c’è stata lo stesso ma dalla parte sbagliata. Quella notte, secondo le carte processuali, avvenne un vero e proprio pestaggio indiscriminato nei confronti di chi aveva come unica colpa quella di essere nel posto sbagliato al momento sbagliato. Chi non fu portato all’ospedale ebbe un destino, se è possibile, ancora peggiore; 19 manifestanti furono infatti portati alla caserma di Bolzaneto dove passarono l’intera notte tra umiliazioni e tortureIl tentativo a dir poco grossolano di giustificare quelle operazioni vide alcuni responsabili delle forze dell’ordine portare alcune bottiglie molotov, che in realtà erano state rinvenute il pomeriggio nei pressi di un luogo dove avvenne una manifestazione, all’interno della scuola Diaz; tale tentativo fu prontamente smascherato dalla magistratura come la maggior parte dei tentativi di giustificazione da parte di chi, quella sera operò.

Nel Luglio del 2011 si è definitivamente messa la parola fine a questa storia, almeno da un punto di vista giudiziario. La Cassazione, infatti, a 10 anni dall’accaduto, confermò le condanne della Corte d’Appello per falso aggravato solo per alcuni dei responsabili di quello scempio. Molti altri, ad oggi, non possono essere identificati in nessun modo e probabilmente non pagheranno mai. Le condanne furono giudicate da alcuni molto lievi ma questo è un giudizio che ognuno può crearsi leggendo la sentenza della Suprema Corte. Ciò che rimane è una notte di violenze, una sospensione dei diritti democratici in un Paese come l’Italia che si vanta di essere un baluardo della difesa di tali diritti; quella notte lascia in eredità alla storia uno dei momenti più bui dell’intera società occidentale e getta un enorme discredito sull’immagine dell’Italia all’estero.

Quella notte infine ci lascia due interessanti opere per chi, come il sottoscritto non ha voglia di dimenticare: un interessante film del regista Daniele Vicari dal titolo Diaz – Don’t Clean Up This Blood,  la cui storia è interamente basata sui fatti emersi dagli atti processuali e il controverso libro scritto da Vincenzo Canterini, comandante del reparto Mobile di Roma, uno dei responsabili dell’irruzione afferma che:

<<La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti>>.

 

 

Oggi è il tredicesimo anniversario di quella notte; la storia si studia per non ripetere più i vecchi errori ed è nostro dovere morale, di cittadini e di italiani ricordare quei fatti perché non accadano più.

Parafrasando il film di Vicari, <<quel sangue sui muri della Diaz è ancora fresco, non lavatelo>>.

 

#nonlavatequestosangue

 

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About Fabiano Catania

COLLABORATORE | Classe 1990, siciliano di nascita ma pisano di adozione. Station Manager di RadioEco, radio dell'Ateneo di Pisa, da sempre ha una grande passione per la scrittura e l’informazione libera. Si interessa di musica indipendente ed è un appassionato del cinema d’autore.

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