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Democrazia e commercio, il piano svedese per il 2020

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Nei prossimi mesi, a Primavera inoltrata, verrà reso pubblico il nuovo progetto di export da parte del Governo svedese: entro il 2020 saranno ventisei i nuovi Paesi che entreranno a far parte della cartina delle esportazioni della potenza scandinava, aree selezionate in base alle dimensioni dei loro mercati e del potenziale di crescita economica. Tuttavia, le scelte del Ministro dell’Economia, Mikael Damberg, sono già state aspramente criticate. Appare infatti una scelta abbastanza curiosa per uno Stato fortemente democratico come la Svezia andare ad includere nei propri piani di sviluppo, oltre ad Algeria e Cina, Paesi come Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, realtà che come si sa violano spesso i diritti umani basilari. Sulla lista si trova anche il Kazakistan, che l’organizzazione anti-corruzione Transparency International individua come uno dei Paesi più corrotti del mondo.

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Il Riksdag, palazzo del Parlamento a Stoccolma

In una società attenta ed attiva nella realizzazione della parità dei sessi e nel rispetto dei diritti come quella svedese, appare inconcepibile la volontà del Ministro di pianificare un allargamento degli scambi commerciali che possano andare a beneficiare aree che, al contrario, si contraddistinguono per corruzione ed oppressione. Tuttavia Damberg sembra intravedere in questa espansione una nuova via per la democrazia: per il Governo rafforzare i legami  commerciali con questi Paesi potrebbe infatti presentarsi come un’occasione per poter esportare fuori dall’Unione Europea gli ideali democratici e solidali caratterizzanti del mondo occidentale, nell’ottica della creazione di un sistema universale fondato sul rispetto della libertà e della vita umana. C’è da dire che, con alcuni di questi Paesi, non si tratterebbe di instaurare rapporti totalmente nuovi: nel solo 2011, per fare un esempio, il volume del commercio tra Svezia e Arabia Saudita è stato pari a 12 miliardi di corone e inoltre la famiglia reale si è più volte recata, nel corso degli anni, nelle terre dell’ormai deceduto sovrano Abdullah, intrattenendo con quest’ultimo rapporti di amicizia reciproca. Le relazioni tra Arabia Saudita e Svezia sono una costante: nell’Autunno 2011 il Re svedese Carlo Gustavo XVI ha onorato il sovrano saudita della Bronsvargen, medaglia di bronzo dell’Organizzazione Mondale del Movimento Scout, assegnata per meriti individuali straordinari. La famiglia reale svedese si è inoltre recata in Arabia Saudita nello scorso mese di Gennaio, dopo la morte del sovrano saudita. Ulteriore segnale dello stretto legame tra le due dinastie.

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Da sinistra verso destra: Re Carlo XVI Gustavo di Svezia e l’ex sovrano dell’Arabia Saudita Abdullah

Le critiche più aspre al progetto sono giunte non inspiegabilmente dai partiti della sinistra più radicale, sebbene lo stesso Damberg faccia parte del partito socialdemocratico. Nemmeno diverse associazioni umanitarie si sono levate contro questa decisione, ad esempio Amnesty International ha sottolineato l’importanza di dettare delle linee guida per gli scambi commerciali che possano includere, tra le condizioni necessarie, il rispetto per le minime condizioni lavorative della manodopera. Il rischio principale sarebbe infatti quello di andare a supportare direttamente regimi dittatoriali, senza ottenere parallelamente un generale miglioramento delle condizioni di vita in questi Paesi. Il Ministro non ritiene che sia questo il caso, al contrario favorire gli scambi e i contatti può essere un valido metodo per evidenziare il deficit di democrazia che affligge le popolazioni di tali aree, agli occhi della comunità internazionale.

Oltre alla questione democratica, un ampliamento di mercato significherebbe per la Svezia anche un miglioramento della propria presenza nei mercati extra-europei: sebbene sia da molto tempo attiva nelle piazze occidentali, le grandi aziende svedesi in passato hanno perso l’occasione di lanciarsi nelle grandi aree emergenti tra cui Ghana, Nigeria e Sudafrica; inoltre alcune note compagnie come Telia Sonera ed Ikea sono accusate di corruzione rispettivamente in Uzbekistan e in Russia rispettivamente, e un potenziale ingrandimento del proprio potenziale di mercato potrebbe consentire una rivalorizzazione dell’immagine commerciale del colosso scandinavo. Ovviamente le aziende svedesi non avranno di fronte a sé un percorso di ambientazione molto semplice in zone così complesse e necessiteranno, quindi, di un aiuto consistente per poter svolgere appieno il proprio lavoro e la propria missione.

Spesso la mano invisibile di stampo Smithiano si è dimostrata un approccio fallimentare nel tentativo di sradicare i regimi totalitari e di implementare sistemi più democratici, esempio cinese in primis: tuttavia l’introduzione del libero mercato e della competizione in aree altrimenti chiuse potrebbe essere un ottimo primo passo per una graduale apertura futura, questo se la Svezia sarà capace di presentare un progetto veramente lungimirante e se avrà la forza di implementarlo al meglio.

E questo dipenderà anche dalla stabilità politica del Regno, che negli ultimi mesi è stata messa a dura prova.

 

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About Cecilia Moroni

COLLABORATRICE | Nata a Voghera (PV) nel Dicembre 1990, dopo aver terminato gli studi di Relazioni Internazionali all'Università Cattolica di Milano (e una breve parentesi olandese) si trasferisce a Stoccolma nell'estate 2014. Appassionata di politica, viaggiatrice in solitaria, innamorata della Scandinavia, convinta europeista.

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