Siria

Decisioni e responsabilità internazionali: niente è come sembra

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“National September 11 Memorial & Museum” di New York – USA

Avevo dieci anni quando capii il significato della parola terrorismo. Erano le tre del pomeriggio circa. Alla TV trasmettevano le Twin Towers in fiamme e, ad intervalli più o meno regolari, si sentiva il tonfo sordo dei corpi che, come mosche, cadevano sull’asfalto. Il mondo guardava in diretta la distruzione di uno dei simboli di Manhattan ed io – insieme ad altri milioni di telespettatori – seguivo, senza capire, le immagini di una strage. Allora, però, non potevo immaginare cosa si nascondesse dietro l’11 Settembre. A distanza di mesi e di anni, altri attentati, altre morti. E ancora una volta il mondo restava a guardare. I leader politici si riunivano per discutere le misure da prendere per fronteggiare la minaccia e contrattaccare a loro volta. Altri morti, altri innocenti, tra le masse del terrore.

Qual è la logica degli attentati? Quando l’Occidente bombarda un intero Continente, nessuno osa dissociarsi. Quando l’Occidente viene ferito a morte nel cuore della sua civiltà, il nemico diventa nemico dell’umanità. Quando l’Occidente si rende autore di genocidi in nome della sicurezza pubblica, in difesa della sua democrazia, le sue gesta vengono osannate. Niente sensi di colpa per i civili sterminati in nome di un valore tutto occidentale. I bambini in Medio Oriente vengono fatti saltare in aria ogni giorno, ma nessuno si indigna. Nessuna commemorazione in onore dei bambini di Gaza bruciati dal fosforo bianco, eppure anche loro sono fatti di carne e sangue. Non ricordo di cerimoniali e servizi giornalistici sulle stragi dei popoli africani, solo sporadici e superficiali resoconti dei morti. Nessuno parla mai dei volontari nelle zone di guerra, nelle zone in cui molti Paesi (adesso nel mirino del terrorismo) hanno costituito il loro prestigio ed accumulato ricchezze. Tutti, invece, ricordano i civili europei e nordamericani morti in casa propria, ad opera di vigliacchi attentatori di vite. Demonizziamo una cultura per giustificare il passato, così: i media e i notiziari si affrettano ad estrapolare dalle agenzie notizie utili, ricamandovi all’occorrenza campagne propagandistiche contro un Islam che con il terrorismo non ha nulla a che vedere.

L’attentato di Parigi del 13 Novembre è l’ultimo esempio di un’occidentalizzazione delle notizie, nonché di politiche sature di errori diplomatici e militari. Lo stato di allerta generalizzato in Europa è il risultato di mal Governi che per decenni – per non dire secoli – hanno virato sulla mistificazione dell’ideologia musulmana, dell’Islam e, in generale, sulle divergenze culturali come fattore di convenienza per dichiarare una Guerra Fredda a chi, in qualche modo e con il potere di una logica estremista, potesse destare l’ombra di un pericolo imminente per i bianchi continentali. Il potere acquisito dai governanti più influenti al mondo è macchiato del sangue di coloro che, per uno sfortunato gioco del destino, nascono e muoiono in terre desolate, dove la fortuna è misurata in relazione alla propria capacità di sopravvivenza senza nessuna possibilità di scalate sociali. Quest’ultime, qualora avvengano, sono sorrette da rapporti fiduciari e criminali.

Gazabambini
Una bambina di Gaza – Territori palestinesi

La maggior parte delle tragedie, che naturalmente coinvolgono civili e nelle quali raramente vengono giustiziati i mandanti, vedono all’origine delle politiche complottiste; in molti casi i Governi sanno già quel che accadrà alle propria gente, ma viene considerato un male necessario, a fondamento della loro autorità e credibilità. Al contempo però, nessuno direbbe mai, per esempio, che una data sventura sia stata pianificata o messa in conto come sua concretizzazione; altresì nessuno direbbe mai che un Capo di Governo, un Presidente e il suo entourage sapessero già della probabilità di un attentato. Tuttavia, in alcuni casi, questi vengono addirittura commissionati dagli stessi per legittimare le loro poltrone. E così facendo consolidano le loro politiche egemoniche, coprendo i fallimenti diplomatici, soffocandoli nel sangue. Per concludere, la popolazione civile altro non è che una pedina di un sistema che ha come suo obiettivo la realizzazione degli interessi dei governanti.

Chi è che decide il destino dell’umanità? Tutto è stabilito a tavolino. La brama di potere è al centro delle dinamiche decisorie. E così i ricchi bianchi hanno costituito nel tempo il diritto internazionale, si è creata l’Unione Europea per rendere le alleanze diplomatiche più solide e frenare le minacce di crescita ed espansione degli “imperi” d’oltreoceano. Ne è venuto fuori un diritto frammentario e, per alcuni versi, inefficiente. L’UE nasce e muore come accordo economico, nonché politico. D’altro canto, la cittadinanza europea è un elemento secondario e strumentale al rafforzamento delle Nazioni del Vecchio Continente. Curioso è il fenomeno ONU. L’Organizzazione delle Nazioni Unite venne fondata nel secondo dopoguerra, il 25 Aprile del 1945, allo scopo di: creare alleanze ferme e decise per combattere l’insorgere di guerre, promuovere la pace e la sicurezza internazionale e, tra le altre, di sviluppare le relazioni amichevoli tra le Nazioni sulla base del principio di uguaglianza tra gli Stati e l’autodeterminazione dei popoli.

Sono cinque i Membri permanenti dell’organizzazione, nonché componenti del Consiglio di Sicurezza. Questi sono i principali cinque Stati usciti vincitori dal Secondo Conflitto Mondiale: Cina, Francia, Regno Unito, Russia e Stati Uniti. Si noti bene come, già dalle prime impostazioni, la struttura abbia sofferto di una contraddizione di base a giustificazione dell’ipocrisia, e per molti versi inutilità dell’istituto, con riguardo alla finalità con la quale venne ideata. E proprio i cinque Membri permanenti hanno contribuito alla pianificazione degli assetti geopolitici attuali, spartendosi strisce di territorio come fossero figurine, senza tener conto dei bisogni delle popolazioni, delle identità culturali e religiose del luogo, rendendosi protagonisti incontrastati di una belligeranza sfrontata. Ogni Membro permanente, inoltre, gode del diritto di veto per mezzo del quale si impedisce l’adozione di determinati provvedimenti anche contro il parere favorevole dei rimanenti quattordici Membri; ciò paralizza il seguito delle procedure, costituendo un limite per gli accordi su determinati punti fondamentali delle relazioni internazionali. Incongruenza che continua ancor oggi ad imporsi sugli altri Stati Membri che, dal canto loro, lasciano correre. Sono proprio questi aspetti che hanno impedito in passato, e tuttora impediscono, al Consiglio di Sicurezza di funzionare.

Diffidate di tutto ciò che vi propinano i giornali, i politici e gli esperti. Fatevi sempre delle domande, prendete in considerazione la storia, perché è da lì che si capisce il presente. E’ una ricchezza, è una risorsa. E’ l’unico modo che ci libera dall’ignoranza, la stessa ignoranza oscurantista che nutre i nostri “regimi” democratici.

E’ intuibile, quindi, come a decidere il destino della popolazione mondiale siano pochi eletti che da sempre, contando sulla forza del loro potere, sulle dimensioni demografiche e dei loro confini, sfidano le leggi della natura. Giocando a fare dio.

Il dado, dunque, è stato tratto da tempo.

 

Q_001_Alcuni_Atti_Terroristici

 

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About Benedetta Caccavo

COLLABORATRICE | Classe 1991, calabrese. Studentessa di Giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Firenze. Sognatrice solitaria, crede fermamente nel valore e nella forza della giustizia sociale. E' appassionata di telefilm, cinema e musica. Nutre una profonda ammirazione per Charles Bukowski e la sua scrittura. Prova a scrivere dall'età di sei anni, una passione che l'accompagna da tutta una vita. Amante dei gatti e della buona cucina.

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