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Corrida de toros: uno spettacolo in crisi

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“Corrida de toros” in Spagna: (colori principali) in rosso le Regioni dove è legale, in viola quelle dove sono proibite ma vengono tutelate per legge altre attività in cui i tori vengono torturati, in blu quelle dove sono proibite in ogni caso

<<Il toro: cultura, libertà e radici di un popolo>>. Con questo slogan, migliaia di persone hanno manifestato ieri nella città spagnola di Valencia in difesa della più famosa espressione della tauromachia, la corrida de toros (trad: corsa di tori). Gente comune, appassionati, allevatori e toreros hanno chiesto a gran voce che si rispetti l’antica tradizione del combattimento fra uomini e tori. Una pratica che i movimenti ambientalisti ed animalisti definiscono barbara e crudele, ma che secondo i sostenitori è un elemento importantissimo della tradizione spagnola.

Nella Plaza de toros di Valencia, dov’erano riunite circa dodicimila persone per un concorso di recortadores (un tipo di corrida non cruenta), il matador Enrique Ponce ha letto un manifesto in cui si sottolineava che la tauromachia è <<un bene culturale, difeso dalla Costituzione>> e che la corrida è <<portatrice di valori sociali ed umani, un supporto basico alla biodiversità del Paese>>. Contemporaneamente, movimenti animalisti mostravano il proprio dissenso in una manifestazione che chiedeva l’abolizione delle corse di tori a livello nazionale.

Sono anni che il dibattito fra contrari e favorevoli alla corrida anima la società spagnola. Il fronte del no, formato soprattutto da movimenti animalisti ed appoggiato dalla sinistra politica, è aumentato negli anni ed è riuscito a far proibire gli spettacoli con uccisione di tori in Catalogna (anche se rimangono feste locali molto controverse, come il violento e crudele Toro embolado). Questo risultato è stato raggiunto nel 2010 grazie a una iniziativa di legge popolare, votata poi dalla maggioranza del parlamento catalano – in particolare dai partiti di sinistra e dall’indipendentista Convergència i Unió (trad: Convergenza e Unione). Anche nelle Isole Canarie gli spettacoli di tori sono proibiti, in questo caso fin dal 1991.

Il fronte del sì non era mai sceso in piazza negli anni passati, ma ha iniziato a farlo negli ultimi tempi in seguito al crescente rifiuto verso la tauromachia. Lo scorso anno erano stati in seimila a scendere per le strade di Castellón de la Plana a difesa delle corridas. La manifestazione di ieri a Valencia ha visto riunirsi poche migliaia di persone, molte meno di quelle scese in piazza a Madrid – nella stessa giornata – in difesa del lupo iberico. La manifestazione pro-corrida ha però ricevuto grande spazio da parte dei media spagnoli ed ha mostrato che esiste una Spagna che non vuole rinunciare alle sue antiche tradizioni. <<Libertà, libertà!>> e soprattutto <<rispetto!>> chiedevano a gran voce i manifestanti, esprimendo così la volontà di esser lasciati liberi di esercitare una pratica così antica e di non essere umiliati con l’etichetta di torturatori di animali.

I favorevoli alla corrida affermano che si tratta di uno spettacolo che affonda le sue radici nella tradizione spagnola, una pratica talmente radicata nella cultura rurale da costituire un elemento di identità. Si è scritto tantissimo sui significati della corrida, sui riti ancestrali che la animano, che affondano le radici nella notte dei tempi. Tuttavia negli ultimi decenni gli spettacoli di tori hanno perso quella originale genuinità, andando incontro ad una forte spettacolarizzazione e diventando terreno per un business milionario.

 

 

Sarebbe sbagliato e banalizzante riassumere tutto il dibattito fra favorevoli e contrari in una contrapposizione politica fra destra e sinistra, ma è quanto accaduto in buona parte negli ultimi anni. Il fronte favorevole alla tauromachia è stato rappresentato soprattutto dalla destra politica, in particolare dal conservatore Partido Popular (PP, trad: Partito Popolare). Questo partito, al Governo dal 2011, ha cercato in ogni modo di tutelare la pratica della corrida, arrivando a definirla per legge <<patrimonio culturale immateriale>> e chiedendo all’UNESCO il riconoscimento come Patrimonio dell’Umanità. È stato sempre il Governo di Mariano Rajoy a far tornare la corrida in televisione, con scarsi risultati.

Sono state invece le formazioni di sinistra a farsi portavoce di quella parte di Spagna che vede nelle corridas una pratica barbara da superare. Una tortura inflitta ad un animale davanti a migliaia di spettatori, un caso istituzionalizzato di <<maltrattamento animale>> che non può avere spazio nel mondo moderno.

Alle accuse di perpetuare una pratica barbara, i favorevoli alle corride rispondono argomentando che senza di loro il toro de lidia (così si chiama la razza usata per gli spettacoli di tauromachia) si estinguerebbe, perché allevato appositamente per gli spettacoli. Inoltre accusano di ipocrisia i contrari, visto che l’industria della carne porta all’uccisione di migliaia di capi di allevamento ogni giorno. In realtà, ribattono a loro volta i contrari alla corrida, la razza del toro de lidia potrebbe esser salvata dall’estinzione semplicemente allevandola in zone protette. Per quanto riguarda il paragone con l’industria della carne, argomentano, il punto più controverso della corrida non è tanto l’uccisione quanto la lunga sofferenza dell’animale che la precede. Una sofferenza causata dalle numerose ferite che gli vengono inflitte durante lo spettacolo con lance e altre armi bianche, fino all’uccisione finale.

Nella Spagna degli Anni ’10 del XXI secolo, dove iniziano a farsi strada le prime condanne per maltrattamento animale (un uomo è finito in carcere ad Ottobre per aver ucciso a bastonate il suo cavallo da corsa), la corrida ha comunque sempre meno spazio. Al di là degli schieramenti attivi dei gruppi politici animalisti, della società moderna cresciuta nelle città, di chi vive dell’allevamento e del business degli spettacoli di tori e di chi è attaccato culturalmente ad una tradizione popolare antichissima, sono i numeri a parlare.

I grandi eventi taurini sono crollati del 60% dal 2008 al 2015 – un crollo alimentato anche dalla crisi economica – e si sta assistendo ad un calo continuo degli spettatori. La corrida interessa sempre meno gli spagnoli (secondo un sondaggio del 2006, il 72% degli spagnoli non aveva nessun interesse per questo tipo di spettacoli) e soprattutto fra i giovani riveste scarsissimo successo (meno del 15% dei giovani è interessato).

Nel ‘900 artisti ed intellettuali spagnoli ed internazionali si sono fatti ispirare dalla corrida: Federico García Lorca la definiva <<ricchezza poetica e vitale della Spagna>>, Pablo Picasso la ritrasse in alcune sue opere famose e lo scrittore americano Ernest Hemingway la rese celebre all’estero nel saggio Morte nel pomeriggio. Per decenni è stato impossibile parlare di Spagna senza parlare di corrida, e ancora oggi il toro è un segno distintivo della Spagna all’estero. La pratica del combattimento fra uomo e toro ha senza dubbio radici profondissime, che affondano in un mondo contadino esistito per millenni.

Tuttavia la Spagna, come il mondo, è cambiata. Se il trend di diminuzione degli spettatori continuerà, è probabile che le corride spariranno molto presto e le Plazas de toro spagnole si trasformeranno in musei del passato.

 

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“La Corrida” (1901) – Pablo Picasso

 

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About Lorenzo Pasqualini

COLLABORATORE | Nato a Roma nel 1985, è laureato in Geologia con specializzazione in Idrogeologia. Giornalista pubblicista, cura il sito "El Itagnól". Da anni vive in Spagna, Paese con cui ha uno stretto legame dal 2007. Dal 2009 ha scritto per diversi giornali, occupandosi soprattutto di ambiente, territorio e scienze.

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