The Secret History - Donna Tartt

Il consiglio del libraio: “Dio di illusioni” di D. Tartt

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<<Chi disse “Preferisco avere fortuna che talento” percepì l’essenza della vita. La gente ha paura di ammettere quanto conti la fortuna nella vita. Terrorizza pensare che sia così fuori controllo. A volte in una partita la palla colpisce il nastro e per un attimo può andare oltre o tornare indietro. Con un po’ di fortuna va oltre e allora si vince. Oppure no, e allora si perde>>.

Donna Tartt by Beowulf Sheehan
Donna Tartt (1963), è una scrittrice statunitense

Eccomi di nuovo qui. Nuovo libro, nuova recensione. Questa volta ho deciso di iniziare con una citazione presa da uno dei miei film preferiti: Match Point, di Woody Allen. Vi starete chiedendo cosa c’entri con il libro di cui parlerò oggi. L’ho scelta proprio perché nella lettura del romanzo ho trovato molti punti in comune con questo film. Se ricordate la pellicola infatti ( e per chi non l’abbia vista, consiglio vivamente di farlo), essa gira tutta intorno agli scherzi del destino e alla fortuna. Non racconterò la trama per non spoilerare (una delle mie attività preferite), ma partirò da qui per analizzare il romanzo che questa volta si è aggiudicato la mia attenzione. Ho voluto effettuare, nella scelta, una sorta di ritorno alle origini, scegliendo un’autrice di cui ho già parlato nella mia prima recensione per La Voce del Gattopardo, e cioè: Donna Tartt.

Dio di illusioni (The secret history in inglese, e pubblicato in Italia dalla casa editrice Bur), è il primo romanzo che la Tartt ha scritto e pubblicato alla giovane età di ventinove anni. Come Il Cardellino, si tratta di un romanzo di ben 622 pagine. Non che l’ampiezza mi spaventi, anzi ogni volta li prediligo abbastanza lunghi, ma Dio di illusioni possiede un ritmo molto lento, ricco di descrizioni, da non essere adatto a persone prive di pazienza o abituate a romanzi pieni di azione e dialoghi brillanti. Leggendolo ho provato una sensazione di calma, come se tutto procedesse a rilento. È stato come abbandonare il mondo esterno per entrare in questo universo letterario creato dalla scrittrice.

Fatta questa premessa, cominciamo a parlare del libro.

Si tratta di un romanzo insolito. Sin dall’inizio infatti veniamo a conoscenza del fatto che è stato commesso un omicidio e che i responsabili dell’omicidio sono i cinque ragazzi protagonisti. La storia è infatti una sorta di memoir, raccontata in prima persona da Richard Papen, ragazzo californiano della città di Plano, che un giorno decide di lasciare la sua famiglia e di andare a studiare in un college universitario in Vermont, Hampden, dove spera di poter cambiare la sua vita, fino a quel momento ordinaria, in qualcosa di emozionante e soprattutto studiando letteratura greca. Arrivato ad Hampden viene subito informato dell’impossibilità di poter studiare greco, dato che il docente effettua una sorta di cernita tra i suoi studenti, e solo pochi fortunati hanno la possibilità di entrare a far parte di questo gruppo esclusivo. I primi giorni dunque si svolgono all’insegna di lezioni noiose che non vuole frequentare e di festini universitari dove l’alcool e la droga circolano liberamente. Fino a quando, un giorno, riesce a far colpo sugli alunni di Julian Morrow (questo il nome del docente) e finalmente anche lui entra a far parte dei privilegiati. Da questo momento comincerà per Richard una sorta di ‘iniziazione ai misteri’ greci, che lo condurranno alla perdizione. Infatti, frequentando le lezioni di Julian, farà la conoscenza di quelli che diventeranno i suoi migliori amici: Henry, Francis, Bunny, i gemelli Camilla e Charles. Sono tutti ragazzi benestanti in confronto a lui, e tutti con una spiccata intelligenza e conoscenza del greco, soprattutto antico. Tutti quanti sono plasmati dalle parole e dagli insegnamenti di Julian, che esercita su di loro un’influenza particolare e riuscirà a contagiarli con l’amore per l’irrazionale e il dionisiaco:

<<È un’idea tipica dei greci, e molto profonda. Bellezza è terrore. Ciò che chiamiamo bello ci fa tremare. E cosa potrebbe essere più terrificante e più bello che perdere ogni controllo?>>.

Ed ecco dove comincia tutto. Questi ragazzi così superiori intellettualmente rispetto agli altri, che conoscono il mondo greco e vogliono farne parte, un giorno decidono di provare davvero cosa significa perdere il controllo, abbandonarsi e farsi pervadere dal divino. Decidono, dunque, di organizzare un baccanale. Per chi ha studiato greco, il termine non dovrebbe dare alcun problema. Ma per chi invece non è mai stato iniziato ai misteri di questa lingua, ecco la spiegazione: il baccanale è un culto misterico, risalente all’antica Grecia, dove delle donne, le Baccanti appunto, si lasciavano invadere da Dioniso, dio della forza vitale, dandosi alla frenesia estatica. In questi riti molto spesso le donne non erano padroni di loro stesse e commettevano azioni molto pericolose, come dei sacrifici.

secrethistory1Tornando al romanzo, l’idea del baccanale viene ad Henry, il ragazzo più vicino a Julian, quello che pende di più dalle sue labbra ed anche il più intelligente di tutti, studioso di molte lingue antiche e che va in giro sempre con un libro diverso. Durante il rito però, qualcosa va storto, e da quel momento tutto precipiterà. Bunny, forse il ragazzo meno intelligente del gruppo, che arriverete anche ad odiare in alcuni punti, non viene invitato al baccanale e solo poco dopo scoprirà cosa è successo. Ma al posto di stare dalla parte dei suoi amici, comincerà a ricattarli, facendo leva sulle loro debolezze, che conosce alla perfezione, con una sorta di violenza psicologica. Tutti arriveranno a non sopportare più il suo comportamento e decideranno di porvi fine. Anzi forse è meglio dire che Henry deciderà di porvi fine, coinvolgendo tutti gli altri. Di tutto ciò il povero Richard, che si è fatto prendere anche lui dai fumi dell’alcool e della droga, è tenuto all’oscuro. Non sa del baccanale e non sa cosa è successo realmente quella sera. Comincia solamente a notare il comportamento strano di questi nuovi amici e comincia sempre di più ad insospettirsi. Finchè, un giorno, Henry non vuoterà il sacco e metterà anche lui al corrente di ciò che da lì a poco succederà.

Detto questo, non continuerò a parlare della trama del romanzo per non svelare tutto. Voglio però porre l’accento sul titolo dell’edizione italiana, che per la prima volta considero molto più adatta di quella inglese.

Il Dio del titolo è da una parte Dioniso, <<Maestro d’illusione, rende capaci i suoi devoti di vedere il mondo come non è>>.

Egli li spinge a mettere in atto il suo culto e ad abbandonarsi alla vita. Dall’altra parte questo dio è Julian , che si rivelerà tutto l’opposto di quello che vuole sembrare. Un uomo senza cuore, cui non importa nient’altro se non se stesso, che li ha fatti vivere tutto il tempo nell’illusione di essere una famiglia, di essere accettati. Perché in fondo quello che manca a questi ragazzi è proprio una famiglia salda. Ognuno di loro ha delle situazioni particolari: genitori assenti e un’enorme disponibilità economica. Disponibilità economica che li rende annoiati e li conduce a compiere atti propri di persone viziate, che hanno tutto dalla vita e non conoscono il significato di sacrificio. Illusione, infine, è riferito anche al fatto che tutto in questo romanzo, ogni frase, ogni comportamento, tutto è l’opposto di tutto. Ogni situazione può essere ribaltata nella pagina successiva, finché non saremo più sicuri di quale sia la verità e quale la menzogna. Illusione appunto.

Arrivata alla fine della lettura, sono rimasta con l’amaro in bocca. Se Il cardellino mi ha fatto conoscere Donna Tartt e me l’ha fatta apprezzare, Dio di illusioni ha sollevato in me molte domande, cui devo provare a dare delle risposte. Domande che riguardano l’etica, cosa è giusto e cosa è sbagliato. Se è giusto andare contro i propri amici, o comunque le persone che amiamo, per salvare noi stessi o se invece dobbiamo tener conto del loro giudizio e accettarlo.

Chiudere l’ultima pagina di questo romanzo, capace di mandarti in confusione, è stato un sollievo, se non fosse che il giorno dopo ho provato l’impulso di ricominciarlo dall’inizio. Dunque, sono arrivata alla conclusione che Dio di illusioni mi è davvero piaciuto e che potevo consigliarlo a chi chiede ai libri la capacità di suscitare forti emozioni e di far riflettere, e anche a chi è disposto a lasciare per qualche giorno il mondo fuori e immergersi in un viaggio che è soprattutto dentro se stessi.

Quindi leggetelo!

 

Donna Tartt illustration

 

 

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About Rosangela Farina

COLLABORATRICE | Nata ad Augusta (SR) il 28 Gennaio del 1991, si è laureata in Lingue e Culture Europee presso l'Università degli Studi di Catania e ora lavora come libraia alla libreria Mondadori della sua città. Ha un amore incondizionato per i libri. Il suo genere preferito sono i thriller e i fantasy, con qualche eccezione per i romanzi.

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